Libera Scuola di Umanitą diretta da Luigi Scialanca
Alla Sča con Gianni
domenica 12 ottobre 2014
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1. Il prof (a sinistra) e Gianni Grifoni (incidentalmente a destra) in cammino verso la Sča.
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2. I monti Ruffi. |
3. Dove non mancano gli strapiombi di decine di metri. |
4. Una villetta tra i monti. |
5. Lultimo tratto di strada carrozzabile... |
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6. ...diventa ben presto un sentiero nella boscaglia. |
7. Un abbeveratoio rudimentale. |
8. Recinzione di un uliveto. |
9. Ulivi. |
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11. Dinanzi a Gianni tutte le brande, anzi: le porte, si aprono! :) |
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13. Il sentiero č ora meno agevole... |
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14. ...ma in certi tratti č dotato di scalini. |
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16. La magia del bosco. |
17. Un melo abbandonato, ma carico di frutti saporitissimi. |
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18. Una bella quercia sovrasta il sentiero.
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19. Mele non cosģ belle come quelle in vendita, ma pił buone e... gratuite. |
20. Perfino quelle a terra. |
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28. Un fungo (NON mangereccio). |
29. Il lavoro del ragno. |
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31. Un recinto (e una giacca) abbandonati. |
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32. Astratto... naturale. |
33. Un accenno di autunno. |
34. Arrivo alla Sča. |
35. Gianni, giustamente soddisfatto. |
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36. La Sča!
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37. I tre scalini scavati nella roccia. |
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39. Gianni sulla Sča. |
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41. La Sča. |
42. La zampa della Sča. |
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44. Marano Equo dalla Sča. |
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45. La Madonna della Quercia dalla Sča. |
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48. Il prof sulla Sča. |
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49. Il prof sulla Sča. In basso, i tre scalini.
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50. Passaggio pecore. |
51. Il metanodotto. |
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56. Il gatto della Sča. |
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57. Il panorama dalla Sča. A sinistra, alcune case di Anticoli Corrado, Roviano e Arsoli. A destra, Marano Equo.
la Sča raccontata da Marco Occhigrossi
(da Marano Equo, di Marco Occhigrossi e Cesare Panepuccia, 1990, pp. 77 - 79. Per gentile concessione di Marco Occhigrossi)
Si dice che la Madonna, mentre peregrinava sui nostri monti in cerca di un luogo degno di una chiesa che portasse il suo nome, si fermasse in unamena e solatia vallata, sita in territorio anticolano, poco al di lą del confine con Marano.
Un panorama splendido le apparve dinanzi agli occhi, tanto che, indecisa di fronte a tale straordinaria bellezza, raggiunse, risalendo scale che si formavano per il divino incedere nella viva roccia, la sommitą di un dirupo. Da qui, sedutasi su una pietra modellatasi in trono regale e appoggiato il gomito sul bracciolo, scorse dimprovviso un piccolo colle poco sopra Marano, sul quale dominava, sontuosa, una quercia secolare dai rami robusti e dalle chiome folte. Vi sinvolņ, ringraziando il Creatore per tanta meraviglia.
Dopo il miracolo accorse sul luogo grande moltitudine di gente da Marano e molti pastori del vicino territorio di Anticoli.
Si decise, di comune accordo, di erigere in sito una chiesa che ricordasse ai posteri il grande evento. Si discusse sulla consistenza della fabbrica e sulla posizione che essa dovesse assumere per meglio proteggere i due paesi. Vi furono animati scambi di opinioni, giacché i Maranesi pretendevano che fosse rivolta verso il loro paese e gli Anticolani verso il loro. Ma unabbondante nevicata, sebbene fosse il mese di agosto, ne stampņ il disegno con la facciata principale su Marano. La divina sentenza pose fine a ogni dubbio, ma gli Anticolani, terminata la costruzione, ne rivendicarono la proprietą poiché la Madonna, dicevano, era pervenuta in questo luogo dal territorio di Anticoli, dove, per altro, aveva lasciato segni tangibili sulla pietra.
A calmare gli animi intervennero i parroci delle due comunitą, i quali, affidandosi alla sorte, decisero che si preparassero due processioni con vestiario solenne e stendardi che, partendo dai rispettivi paesi, si dirigessero verso il santuario; e che quella che lo avesse raggiunto per prima ne diventasse proprietaria e custode.
Cosģ fu fatto, ma la processione proveniente da Marano raggiunse il santuario poco prima di quella di Anticoli. Si dice, anzi, che quando lultimo dei confratelli di Marano entrņ nella chiesa chiudendosi dietro la porta, apparve lo stendardo di Anticoli.
[...] Quel chč certo č che esiste, nella toponomastica delle contrade agricole di Anticoli, la localitą della Sča (sedia), formata da un bellissimo altipiano, nelle vicinanze di Valle Frasso, a non pił di mezzo miglio in linea daria dal santuario della Madonna della Quercia. In tale localitą si puņ ammirare, scolpita nella roccia, una sedia con braccioli dalla quale, seduti comodamente, si scorge, sorvolando una fitta schiera di castagni che dalla depressione del fioggio risale il colle di Santa Maria, il santuario in tutta la sua maestosa bellezza. E vi si possono ammirare anche le scale, che appaiono perfettamente scolpite nella roccia.
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