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Ricordi Immaginari - Spiegare un Film a un Bambino

 

Sette spose per sette fratelli

 

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Titolo: Sette spose per sette fratelli

Titolo originale: Seven brides for seven brothers

Regista: Stanley Donen

Paese di produzione: U.S.A..

Anno di produzione: 1954

Attori principali: LE SETTE SPOSE: Jane Powell (Milly Pontipee), Julie Newmar (Dorcas Gailen), Nancy Kilgas (Alice Elcott), Betty Carr (Sarah Kine), Virginia Gibson (Liza), Ruta Lee (Ruth Jackson), Norma Doggett (Martha). I SETTE FRATELLI: Howard Keel (Adam Pontipee), Jeff Richards (Benjamin Pontipee), Matt Mattox (Caleb Pontipee), Marc Platt (Daniel ‘Dan’ Pontipee), Jacques d’Amboise (Ephraim Pontipee), Tommy Rall (Frankinsence ‘Frank’ Pontipee), Russ Tamblyn (Gideon Pontipee).

Durata: 1h 43’.

 

Il regista

Stanley Donen

 

Il film

 

I sette fratelli Pontipee (Adam, Benjamin, Caleb, Dan, Ephraim, Frank e Gideon) hanno un problema: non solo son tutti maschi (nel senso che non hanno sorelle) e tutti scapoli, o celibi che dir si voglia (nel senso che non hanno mogli), ma sono anche tutti orfani, nel senso che non hanno più la mamma. E perciò non hanno qualcuna che lavori per loro, mentre loro lavorano. Finché Adam, il maggiore, un bel giorno decide di recarsi in città per trovarvi una moglie. Una che sia carina, né troppo magra né troppo “in carne”, gentile, allegra, spiritosa, e soprattutto robusta e lavoratrice: una, insomma, che faccia per lui, e per i suoi fratelli... tutto ciò che i Pontipee non vogliono o non sanno fare.

L’impresa è coronata da un successo di gran lunga superiore alle aspettative: Adam non trova solo una moglie, Milly, ma molto di più: trova una donna. Onde per cui il problema dei Pontipee, anziché risolversi, si aggrava: Milly, in quanto donna, in men che non si dica li affascina, li conquista, li trasforma profondamente tutti quanti. E i sei fratelli di Adam (affascinati, conquistati e trasformati da Milly) sono colti all’improvviso, chissà perché, da un irresistibile desiderio di sposarsi anche loro.

Ci saranno altre sei spose, in città? Tutte belle, simpatiche, affettuose, intelligenti e forti come Milly? Be’, per esserci ci sono sì, e come... Ma i loro padri, fratelli e corteggiatori non hanno alcuna voglia di lasciarsele portar via dai fratelli Pontipee: son pronti a tutto, pur di impedirlo, anche alla guerra!

E guerra, in effetti, sarà. Ma una guerra senza morti né feriti, in cui nessuno si farà male (giacché i pugni, in questa valle incantata, fanno solo rumore, e i fucili servono solo per andare a caccia) nessuno verserà una lacrima (poiché qui si sorride anche quando si piange) e perfino le valanghe staranno attente ad abbattersi dove non c’è nessuno, a metà strada fra le due schiere avversarie, e quindi a portar loro la pace anziché la morte: sarà una guerra, cioè (come la guerra tra i sessi che Milly e Adam combattono parallelamente a quella tra i Pontipee e il resto del mondo) in qualche modo gentile, affettuosa, nel corso della quale si continua a volersi bene anche quando (per un po’) ci si odia.

Se le cose vanno così, per le sette spose, i sette fratelli e chiunque abbia che fare con loro, è perché questa valle incantata è la Valle del Musical, dove niente può accadere senza che la musica e la danza, abbracciandolo e accompagnandolo, lo accordino con tutto il prima, tutto l’ora e tutto il poi. Poiché musica e danza sono armonia e accordo, si sa: e quando ci sono armonia e accordo, come ci si può far male?

Il commento di Luigi Scialanca

 

Sette spose per sette fratelli dice che l’amore è una forza così potente, che non solo è in grado di trionfare su qualsiasi ostacolo, ma può pervadere e rasserenare l’intera Società umana.

 

Nel corso dei loro viaggi in città, i sette fratelli Pontipee – e poi, dopo che li hanno incontrati, anche le sette spose – più che agire per amore sembrano agiti dall’Amore: come in un mito antico, cioè, essi sono una sorta di “veicoli” di cui l’Amore si serve per imporre il suo dominio e la sua legge su tutta la comunità. Dovunque vadano, i sette fratelli portano l’Amore con sé; qualsiasi cosa facciano, come per magia si tramuta in Amore: perfino i cazzotti, perfino i sequestri di persona, perfino i cataclismi naturali! E al mondo non resta che sottomettersi: l’Amore trionfa, e grazie a esso ogni problema è risolto, ogni tensione si allenta, ogni conflitto si dilegua: regna la Pace, piena di vita, di passione, di allegria. Se vi guarderete bene intorno, sembra voler dirci il regista, scoprirete che il mondo è fatto proprio così. E se da qualche parte non è ancora così, è perché l’Amore, lì, non domina ancora le esistenze umane.

 

Com’è possibile? Come può l’Amore, per quanto potente esso sia, far apparire gioiose e piene di armonia le immagini di una rissa o di un rapimento? Grazie alla musica e alla danza.

 

Sono la musica e la danza che conferiscono all’Amore la capacità e la forza di penetrare dappertutto, di invadere e conquistare i cuori e le menti, di permeare in un lampo ogni azione umana rendendola aggraziata, generosa, amorevole e inoffensiva, non violenta, qualunque essa sia. La musica, cioè, insieme alla danza che essa suscita e accompagna, entra in noi e “ci muove dentro”, ci “costringe” a provare certi affetti e non altri, ci fa vedere come vuole lei le immagini e le scene a cui assistiamo.

 

Ma che cos’è la musica? E come fa, a farci quel che ci fa?

 

La musica, come ogni altra arte, è un’espressione dell’immaginazione che è solo umana.

 

Molti, nel corso dei secoli, hanno creduto che essa, come la pittura e la scultura, raffiguri la realtà; che con la musica, cioè, si possa “dipingere” quel che esiste, proprio come lo si fa col pennello su una tela. E ci sono stati compositori, anche grandi, che hanno tentato di dipingere con la musica lo scorrere di un fiume, o la vita di campagna, o il tumulto e il fragore di una battaglia.

 

Ma non è così: la musica ― come, ognuna a suo modo, la pittura, la scultura, la poesia ― non imita la realtà, la crea: crea l’invisibile “immagine” sonora di un moto interno del corpo, di un sentimento.

 

Anche se restiamo immobili e perfino quando dormiamo, le nostre sensazioni sono continuamente in moto. Un moto che, a seconda di come reagiamo a quel che accade, talora è quasi impercettibile, talora quasi violento, in certi momenti caotico, insopportabile, in altri calmo, e in altri possente e irresistibile come la marea. Ebbene: la musica riproduce questo moto interno del corpo. Anzi: poiché la musica è opera dell’immaginazione, non è esatto dire che lo riproduce: in realtà, lo crea essa stessa.

 

Il compositore crea un moto interno del corpo, l’orchestra lo tramuta in suoni; e noi, ascoltando la musica, lo viviamo come nostro. La musica ci muove dall’esterno, come se fossimo burattini. Con la differenza che i “fili”, in questo caso ― cioè i suoni ― non muovono gli arti ma, all’interno del corpo, la rete di centinaia di miliardi di neuroni che è la mente. (Anche se, non di rado, il moto interno è così irresistibile, che erompe all’esterno e ci fa danzare. O almeno ci fa battere il piede per terra).

 

Le sette spose, i sette fratelli e i loro compaesani sono pieni del medesimo amore e pervasi dalla benevolenza che esso ispira: è per questo, perché sentono tutti allo stesso modo, che vanno sempre d’accordo, qualsiasi cosa facciano e anche quando litigano. E l’armonia che li unisce come un solo essere è la musica, che li fa cantare e danzare allo stesso ritmo perfino mentre se le danno di santa ragione.

 

Quella musica che, nei migliori musical, non è mai solo una “colonna sonora”, un semplice “accompagnamento” dell’azione, ma un vero e proprio “film sonoro” che si fonde col film visivo e ne realizza ed esprime la verità umana. Un film sonoro i cui “attori” sono i sentimenti dei personaggi, e al quale non assistiamo solo con gli occhi ― che da soli sarebbero freddamente razionali ― ma con tutto il corpo.

 

Ma c’è una musica nel mondo reale? E se c’è, può fare a tutti i fratelli Pontipee, le spose e i compaesani del mondo quel che fa a chi li impersona in Sette spose per sette fratelli?

 

Ebbene: la “musica”, nel mondo reale come nei mondi immaginari, è Milly. La musica, cioè, ovunque noi siamo, è la donna. È la donna, se rimane umana come l’evoluzione l’ha fatta, che può muovere ovunque e in ognuno l’amore che è in lei. E, se non sempre riesce a spostar le montagne e a muovere le valanghe, con chi ce la vogliamo prendere se non con quelli di noi ― certe donne comprese ― che si son lasciati ridurre perfino più rozzi, più ottusi, più insensibili e anaffettivi dei fratelli Pontipee?

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(Le schede di Spiegare un film a un bambino sono per bambini e ragazzi di Quinta elementare, Prima, Seconda e Terza media.

Sono scritte, perciò, il più semplicemente possibile. Ma non sono affatto... semplicistiche.

Vuoi servirtene? Fai pure. Ma non spezzettarle, non alterarle e non dimenticare di citarne l’autore!)

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