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Libera Scuola di Umanità diretta da Luigi Scialanca

 

Ricordi Immaginari - Spiegare un Film a un Bambino

 

Bashu, il piccolo straniero

 

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Perché, quando Bashu racconta come sono morti i suoi familiari, Naii lo capisce anche se parla una lingua diversa?

(Giampaolo, a.s. 2012-2013)

 

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Titolo: Bashú, il piccolo straniero

Titolo originale: Bashú, gharibeh kuchak

Regista: Bahram Beizai (1938 - vivente)

Paese di produzione: Iran.

Anno di produzione: 1986-1989

Attori principali: Sussan Taslimi (Naii, la donna), Adnan Afravian (Bashú), Parviz Purhosseini (il marito di Naii).

Durata: 1h 57’

 

Il regista

 

Bahram Beizai

 

Il film

 

Durante lo spaventoso conflitto tra Iran e Iraq (che si protrasse per tutti gli anni ’80 e causò milioni di morti) un bambino di otto anni, di nome Bashù, perde la famiglia nel corso di un terribile bombardamento che distrugge completamente il suo villaggio, nel sud del paese. Senza farsi vedere, Bashù sale su un camion in fuga e riesce a raggiungere una località sicura del nord. Lì, però, la sua pelle nera non piace alla gente, che vorrebbe cacciarlo via; ma Nail, madre di due bambini un po’ più piccoli, decide di accoglierlo lo stesso sfidando coraggiosamente i pregiudizi dei compaesani, e tra mille difficoltà si prende cura di lui come se fosse suo figlio. Un film commovente, in cui l’immagine del bambino è anche l’immagine di ciò che per ogni popolo costituisce il bene più prezioso: la conferma e la perpetuazione dell’identità umana, che a tutti i costi, contro tutto e contro tutti, dev’essere protetta e salvata.

Il commento di Luigi Scialanca

 

Ci si accorge della guerra solo quando non si può più far finta che non ci sia: quando esplode in tutta la sua mostruosa ferocia, quando distrugge, massacra, tortura. Allora ci rendiamo conto che la guerra non è scomparsa dalla faccia della Terra, che non è stata davvero ripudiata e confinata nei libri di Storia, che può di nuovo raggiungerci e stritolare tutto quello che ci è caro e le nostre stesse vite.

 

È una terribile sorpresa. Credevamo, infatti (soprattutto dopo la fine del cinquantennale confronto tra gli Stati Uniti e l’Unione Sovietica che chiamavamo Guerra Fredda) che la guerra fosse una follia in estinzione, destinata ben presto a sparire anche dai pochi luoghi del pianeta, remoti e sfortunati, in cui ancora ci si ostinava a praticarla. Ma ci sbagliavamo, e il nostro errore scaturiva dal non capire che la guerra è molto più che un conflitto armato tra due o più nazioni, più o meno circoscritto nel tempo e nello spazio, per il controllo delle risorse economiche o per il trionfo di una religione o di un’ideologia su un’altra. La guerra è un fenomeno molto più diffuso, molto più presente, in corso in tutto il mondo: anche nel nostro Paese, nella nostra città, talvolta perfino nelle nostre case. Si svolge intorno a noi e fra noi in ogni momento delle nostre giornate, e coinvolge, suo malgrado, anche chi finge di non vederla.

 

Poiché la guerra, appunto, non è “solo” quella che si combatte con le armi. Guerra sono tutti i comportamenti, gli atti e le parole che si rivolgono o si riferiscono a uno o più esseri umani come se umani non fossero, o lo fossero meno di altri. Guerra è imbrogliare e derubare un essere umano come se valesse meno di chi lo danneggia. Guerra è non rispettare i diritti di un essere umano e le leggi che sono state promulgate per difenderli. Guerra è sfruttare il lavoro di un essere umano come se fosse il lavoro di un animale. Guerra è usare il corpo di un essere umano come se fosse un oggetto. Guerra è danneggiare l’ambiente in cui un essere umano vive. Guerra è diffondere l’odio contro chi è diverso come se la diversità lo rendesse meno umano. Guerra è tentare di impedire a un essere umano di manifestare il suo pensiero come se le sue idee e le sue parole non fossero, anch’esse, le creazioni di una mente umana.

 

È guerra, tutto ciò? Sì, lo è, anche se questi comportamenti, atti e parole non feriscono e non uccidono. Poiché sono comportamenti, atti e parole che a poco a poco infondono e diffondono l’idea che certi esseri umani siano meno umani di altri; o che addirittura non lo siano affatto; o perfino che siano mostri, creature demoniache; e che pertanto si possa e si debba combatterli e ucciderli come animali nocivi.

 

Dunque, chi considera e tratta un essere umano meno di come un essere umano dev’essere considerato e trattato, è lui che prepara la guerra e la inizia, è lui che per primo la dichiara silenziosamente tra sé. E quando la guerra infine esplode, e da qualche parte si comincia a ferire, torturare, uccidere, la colpa è sua: di chi, con i suoi comportamenti, atti, parole, ha colpito e indebolito l’Umanità.

 

È orribile, la guerra, non c’è dubbio. Ma ancora più orribile è il continuo preparare e attizzare la guerra da parte di quelli che intorno a noi sciupano, disprezzano, umiliano, maltrattano, svalutano, sfruttano, derubano e violentano gli esseri umani. Mentre noi li lasciamo fare. Mentre noi fingiamo di non vedere. Per poi piangere e disperarci quando la guerra, così a lungo e accuratamente preparata approfittando anche del nostro tacere e non reagire, alla fine esplode e devasta anche le nostre vite.

 

Eppure, per quanto possa sembrare incredibile, c’è qualcosa che è peggio della guerra che si scatena in tutta la sua mostruosa ferocia e distrugge, massacra, tortura. E peggio, anche, del continuo preparare e attizzare la guerra da parte di chi ogni giorno tratta gli esseri umani come se non siano umani...

 

È la guerra contro i bambini.

 

Se è vero, infatti, che l’uso delle armi è l’ultimo atto e la deflagrazione finale di una guerra ben più vasta e feroce, ma segreta, che è in corso in ogni luogo e ogni giorno intorno a noi, e se è vero che questa guerra più vasta e feroce è la guerra contro l’Umanità di chi non la riconosce e la odia nei propri simili, allora è anche vero che la guerra contro l’Umanità è in primo luogo contro i bambini. Poiché sono i bambini che sempre e comunque la rappresentano meglio, l’Umanità, non avendo avuto ancora il tempo di rendersi umanamente irriconoscibili. E dunque sono i bambini i più odiati da chi è ormai solo l’ombra dell’essere umano che anch’egli era il giorno in cui venne al mondo.

 

Quando chi non vuol più essere umano dichiara guerra all’umano, novantanove volte su cento chi non vuol più essere umano ha più anni dell’umano. Son quasi sempre bambini, ragazzi, giovani, che ogni giorno devono affrontare un mondo adulto che li delude, li fa impazzire, li violenta. Son quasi sempre bambini, ragazzi, giovani, che ogni giorno devono lottare, per conservarsi umani, contro un mondo adulto che odia il proprio essere umano e non vuol più esserlo. E così sono bambini, ragazzi, giovani, quelli che il mondo adulto manda a uccidere e a morire in tutte le guerre, dichiarate o segrete che siano.

 

Bashú, dunque, è un piccolo straniero soltanto per chi, resosi estraneo all’Umanità, è diventato capace di non riconoscersi negli altri. Per Naii, invece, la giovane madre che si prende cura di lui, e per tutti noi, Bashú è l’essere umano bambino in cui vediamo come noi stessi siamo: l’essere umano che non vogliamo rovinare e distruggere in noi, e con il quale ci comportiamo dunque umanamente per un unico, fondamentale motivo: per conservare umani noi stessi.

 

Chi non si riconosce in Bashú è chi odia la propria umanità e l’umanità di tutti.

 

Chi, a sé stesso e a tutti, dichiara guerra.

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Le migliori domande dei bambini sul film

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(Le schede di Spiegare un film a un bambino sono per bambini e ragazzi di Quinta elementare, Prima, Seconda e Terza media.

Sono scritte, perciò, il più semplicemente possibile. Ma non sono affatto... semplicistiche.

Vuoi servirtene? Fai pure. Ma non spezzettarle, non alterarle e non dimenticare di citarne l’autore!)

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