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Libera Scuola di Umanità diretta da Luigi Scialanca

 

L'immagine di sfondo di questa pagina, raffigurante piazza delle Ville ad Anticoli Corrado, è un dipinto dell'artista danese Viggo Rhode (1900-1976). L'ha segnalata a ScuolAnticoli il signor Peter Holck. Rielaborazione grafica di Luigi Scialanca.

La Terra vista da Anticoli Corrado

nel novembre del 2016

 

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Anticoli Corrado sul Corriere della sera del 24.11.2016:

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(Lunedì 21 novembre 2016. Luigi Scialanca, scuolanticoli@katamail.com).

 

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Con buona pace di Machiavelli...

(Mercoledì 16 novembre 2016. Luigi Scialanca, scuolanticoli@katamail.com).

 

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Per la serie Esilarante religione:

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Un Dio che avrebbe potuto creare i propri figli capaci solo di bontà, e ha scelto invece di renderli capaci anche di cattiveria.

Un Dio che avrebbe potuto farli tutti felici, e invece ha deciso di non farne felice quasi nessuno.

Un Dio che ha dato loro la capacità di apprezzare la vita, per quanto amara, ma che avaramente ha fatto sì che la vita sia breve.

Un Dio che ha donato ai suoi angeli, che non la meritavano, la felicità eterna, ma ha preteso che tutti i suoi figli la guadagnassero duramente.

Un Dio che ha dato ai suoi angeli una vita senza dolore, ma ha maledetto tutti i suoi figli con penose disgrazie e malattie del corpo e della mente.

Un Dio che parla di giustizia e ha inventato l’Inferno, che parla di Regole Auree, e di perdono moltiplicato sette volte sette, e ha inventato l’Inferno.

Un Dio che parla agli altri di morale, ma non ne ha una per sé.

Un Dio che si adira per i crimini commessi, ma lui stesso li commette tutti.

Un Dio che ha creato l’uomo senza che questi glielo chiedesse e poi cerca di far cadere sull’uomo tutta la responsabilità delle azioni umane, invece di attribuirla a chi spetterebbe di diritto: a sé stesso.

Infine, un Dio che, con un’ottusità davvero divina, invita i suoi poveri schiavi seviziati ad adorarlo!

Ora capisci che tutto questo è impossibile, tranne che in un incubo.

Capisci da te, ora, che queste non sono altro che sciocche creazioni di un’immaginazione che non si rende conto dei mostri che crea...

(Da Lo straniero misterioso, Roma, Nobel, 2011, pp 284-285).

 

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(Martedì 15 novembre 2016. Luigi Scialanca, scuolanticoli@katamail.com).

 

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Chi, da sinistra – e sottolineo da sinistra – aveva previsto la sconfitta di Hillary Clinton, prova oggi un senso di amara, cupa, insopportabile “soddisfazione”. E sottolineo: Amara. Cupa. Insopportabile.

“Soddisfazione” per non aver sbagliato. Per aver sentito, visto, capito. Ma insopportabile, poiché sbagliare sarebbe stato così bello!

Sarebbe stato bello, in America e ovunque, scoprire di avere una Sinistra vera. Non religiosamente e ideologicamente antiumana, non calcolatrice, non prostituita alle tirannie finanziarie, non ignorante, non stupida. Non mediocre. Una Sinistra vera avrebbe vinto, in America e ovunque, e chi aveva previsto la vittoria di Trump avrebbe oggi la splendida “delusione” di dover scoprire di non aver sentito, non aver visto, non aver capito un’acca.

Il fatto è che dirigere la Sinistra non è cosa da fasulli e/o venduti e/o pretonzoli e/o furbastri pagliacci più o meno “carismatici”. Non è cosa da umanamente falliti. Mai lo è stata. Nel dirigere la Sinistra si sono dimostrati inadeguati e hanno causato tragici disastri – anche se per motivi di volta in volta assai diversi e talora opposti – leader come Marx, Engels, Lenin, Togliatti, Mao, Berlinguer. Figuriamoci individui senz’arte né parte come Blair, Veltroni, Hollande, Renzi, Clinton!...

Questa “sinistra” fasulla non può che: 1. Deludere e disperdere i “suoi”, facendo impazzire i più fragili tra essi; 2. Far mancare alla destra un avversario umanamente e politicamente abbastanza forte da essere “terapeutico” nei suoi confronti, spingendola pertanto a disumanizzarsi sempre più e a far emergere i suoi elementi peggiori; 3. Seguitare così all’infinito, sorda e insensibile più della pietra, rendendo sempre più gravi i danni di cui ai punti 1 e 2.

Duecento anni di Storia hanno dolorosamente dimostrato che dirigere la Sinistra è un’impresa difficilissima, delicatissima, che non si può compiere senza toccare profondamente, attimo per attimo, per anni e per decenni, gli affetti, i desideri, i timori, le speranze, le idee, le storie talora felici e talora disperate di milioni e milioni di esseri umani, unendoli tutti, cuore per cuore, mente per mente, in un’opera grandiosa di realizzazione. Un’impresa in cui fallire significa aggredire e non di rado distruggere gli esseri umani migliori. A milioni.

Ci vorrebbero donne e uomini della levatura umana, affettiva e intellettuale di Antonio Gramsci. E ci sono, non possono non esserci! Ma la “sinistra” fasulla è ormai una macchina per individuarli, emarginarli e, se ci riesce, per annientarli umanamente. La “sinistra” fasulla, ormai, al pari delle Chiese e delle centrali ideologiche della “cultura” mainstream, è un’agenzia di disumanizzazione di massa.

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(Mercoledì 9 novembre 2016. Luigi Scialanca, scuolanticoli@katamail.com).

 

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John Kennedy, democratico, dal 1961 al 1963, e Richard Nixon, repubblicano, dal 1969 al 1974, furono gli ultimi presidenti degli Stati Uniti che pretesero di esercitare un potere effettivo, tale da consentire loro di lasciare un’impronta nella Storia. Per fermarli, e per inculcare in ogni futuro presidente la convinzione della pericolosissima illusorietà di tale pretesa, Kennedy fu assassinato e Nixon costretto a dimettersi con ignominia.

La loro uscita di scena (tragica per l’uno, grottesca per l’altro) mise in chiaro una volta per tutte che il presidente degli Stati Uniti non è un “monarca repubblicano” ma, se non proprio un burattino del potere vero, tutt’al più una “maschera” dell’oligarchia più o meno ristretta e variabile (economica, politica, militare, “accademica”, ma tutta religiosa fino al fanatismo) rispetto alla quale i presidenti non sono i Capi dell’Esecutivo (nemmeno Reagan lo fu, checché se ne dica) ma solo i capi degli esecutori dei suoi voleri.

Rebus sic stantibus, che mai potrà fare Donald Trump, se l’8 novembre vincerà le elezioni, se non ubbidire (né più né meno di Bill Clinton, George Bush e Barack Obama) a coloro che in quell’istante diverranno i suoi padroni?

Se fosse così stupido da tentare di disubbidire (e Trump, in effetti, ha tutta l’aria di esserlo) subirà una lezione forse perfino più dura o più amara di quella che subirono Kennedy e Nixon. E se non lo fosse si renderà talmente ridicolo, e deluderà a tal punto i suoi elettori, che la marea di fascismo che ne conseguirà farà sembrare l’attuale poco più che una tempesta in un bicchier d’acqua.

Hillary Clinton, invece, può rivelarsi un osso un po’ più duro per l’oligarchia. Non perché sia “di sinistra”: lo è solo a parole. Ma perché è (o almeno mi sembra) una donna davvero. (Non, per esempio, come fingeva di esserlo Condoleezza Rice). E l’oligarchia finanziario-politico-militare-“intellettuale” (ma tutta fondamentalista cristiana) che domina gli Stati Uniti e il mondo, per quanto dotata di “attributi” molto convincenti contro qualsiasi presidente maschio, potrebbe scoprirsi storicamente, psichicamente e fisicamente impreparata ad affrontare una donna presidente.

(Venerdì 4 novembre 2016. Luigi Scialanca, scuolanticoli@katamail.com).

 

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Evgeny Morozov – sociologo, esperto di tecnologia e informazione, autore fra l’altro di Silicon valley: i signori del silicio (Codice, 2016) – ha scritto un interessante articolo per Internazionale (n°38, 28 ottobre): I limiti della nuova filantropia tecnologica. Eccone un estratto:

“L’impegno di Zuckerberg nel campo dell’istruzione è un segno di cosa ci riserva il futuro. Dopo che Zuckerberg ha personalmente donato cento milioni di dollari alle scuole del New Jersey, la Chan Zuckerberg initiative ha investito in attività che vorrebbero espandere le opportunità scolastiche nei paesi in via di sviluppo. [...] Si tratta di una missione nobile, ma la verità è che ad attrarre Zuckerberg, per sua stessa ammissione, è [...] soprattutto la scelta di affidarsi all’apprendimento personalizzato, che naturalmente rende necessaria un’enorme raccolta e analisi di dati. [...] Insieme al resto dell’élite della Silicon valley, da Bill Gates a Laurene Powell Jobs [...], Zuckerberg è tra i finanziatori della AltSchool, una startup fondata da un exmanager di Google, che porta l’apprendimento personalizzato a un livello ancora più estremo. In perfetto stile taylorista, le classi della AltSchool sono dotate di telecamere e microfoni in modo da poter analizzare ogni aspetto del percorso di apprendimento [...] formando individui dallo spirito razionale, imprenditoriale e quantitativo, che accolgano a braccia aperte ogni genere di personalizzazione. Dobbiamo stare estremamente attenti a non cadere vittime di una forma perversa di sindrome di Stoccolma simpatizzando con chi ha preso in ostaggio la nostra democrazia [corsivi miei].

Poche pagine dopo, come se ciò non bastasse, mi sono imbattuto nell’articolo La parola alle macchine, di Will Knight, tratto dalla statunitense Mit Technology Review, e in particolare nelle seguenti parole: “Ora che i software d’intelligenza artificiale stanno diventando più sofisticati e complessi, è difficile immaginare come collaboreremo con loro senza il linguaggio. [...] «C’è una domanda che ci assilla» spiega Terry Vinograd, informatico e docente all’Università di Stanford: «cosa succederebbe se esistessero cose intelligenti, nel senso di efficaci, ma totalmente prive di empatia nei nostri confronti? Possiamo immaginare macchine che non si basano sull’intelligenza umana ma sui big data e comandano il mondo» [corsivi miei].

Il punto è proprio questo: dotare i computer di intelligenza umana ci sarà possibile (e allo stesso tempo ciò vorrà dire renderle capaci di parlare umanamente) solo se riusciremo a dotarle di empatia. Ma come ci riusciremo, se perfino restituire l’empatia a certi esseri umani (politici, boss della finanza globale, ecc.) si sta dimostrando estremamente difficile?

Il problema, voglio dire, non è che non riusciamo a rendere i computer (= gli algoritmi) empatici perché non riusciamo a farli parlare (e ascoltare) “come noi”, come sembra credere il professor Vinograd, ma precisamente l’opposto: non riusciamo a farli parlare (e ascoltare, e capire) perché non abbiamo la minima idea di come renderli empatici! Anzi: non sappiamo ancora nemmeno cosa sia l’empatia, né come “funzioni”. Siamo ben lontani dall’aver compreso la mente umana fino a questo punto.

Potremmo non riuscirci mai?

Forse. Potremmo, quanto meno, non riuscirci finché non riusciremo a fabbricare computer di carne. Computer corporei, fisicamente umani.

Nel frattempo, li stiamo rendendo sempre più capaci di “apprendere” dall“esperienza”. Ma quale esperienza? Lalgida “esperienza” dei big data, cioè dell’immensa (virtualmente infinita) quantità di informazioni che generiamo momento per momento.

Ammettiamo pure che tale “esperienza” arrivi ad acquisire, momento per momento, gli stati fisici e soprattutto affettivi di ogni essere umano sulla Terra (battito cardiaco, espressioni del viso e quant’altro): ciò renderebbe forse più empatici, nei nostri confronti, gli algoritmi che sulla base di quei dati, ma senza poter sentirli, decideranno delle nostre vite?

Forse sì. Ma solo nel caso in cui (1) una decisione politica umana (che già oggi sembra quasi impossibile ottenere) imponga di ricalcolarli in modo che tengano conto più dei dati emotivi (o, per meglio dire, contrassegnati come emotivi) che dei dati – che so? – dei flussi finanziari. E solo nel caso in cui (2) le macchine decisionali basate sui big data, un po’ come le banche, non siano nel frattempo diventate too big to... essere manomesse senza causare sfracelli globali.

Fantascienza? Può darsi. Anzi: me lo auguro con tutto il cuore. Ma considerate, per fare un solo esempio, che già oggi è un algoritmo a decidere quali Scuole chiudere e quali no (sulla base, ovviamente, di leggi antiumane) nei piccoli paesi come Anticoli Corrado. Nessuno viene a parlare con nessuno (proprio come se anche noi non sapessimo più parlare). Nessuno fa domande agli interessati, nessuno si interessa ai loro sentimenti e alle loro storie, nessuno dà loro la possibilità di far “scaturire una risonanza empatica” dai cuori e dalle menti di qualcuno.

Riuscite a immaginare un mondo di relazioni interumane diretto così? No? Eppure non è difficile: quel mondo è (quasi) già questo.

E una Scuola così? C’è chi si sta dando alacremente da fare (coadiuvato da non pochi docenti rassegnati e/o stupidi) perché anch’essa sia qui fra non molto.

La paura, a questa idea, diventa terrore.

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(Martedì 1° novembre 2016. Luigi Scialanca, scuolanticoli@katamail.com).

 

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(Lunedì 31 ottobre 2016. Luigi Scialanca, scuolanticoli@katamail.com).

 

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Ricordate quella sera?

Era il 20 agosto 2010, si concludeva la cosiddetta Festa dell’Unità democratica di Anticoli Corrado, e qualcuno stava pensando: L’anno prossimo, i corni li voglio suonare io! (cit.).

Intanto era cominciata la crisi economica globale, e con essa lo strangolamento dei Comuni da parte dei governi asserviti alle tirannie finanziarie globali.

Ma non ad Anticoli. Ad Anticoli, per cinque anni che nessuno potrà più restituirci, si è continuato a illudere gli Anticolani col miraggio che con le tasse, i tributi e le tariffe si potesse seguitare a venire a patti (più o meno disuguali) come si faceva allora.

Perché? Probabilmente per l’idea (chiamiamola così) che bastassero i corni a perpetuare il miraggio, e con esso il potere, fino al ritorno delle vacche grasse.

Ora, finalmente, il miraggio si è dissolto insieme al potere che su di esso si fondava. Ora ci viene detta la verità: dobbiamo tutti contribuire ognuno, naturalmente, secondo il proprio reddito e i propri beni a risollevare il nostro amato Paese dall’abisso di miseria in cui è precipitato inseguendo quel miraggio.

(Domenica 30 ottobre 2016. Luigi Scialanca, scuolanticoli@katamail.com).

 

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