L'immagine di sfondo di questa pagina, raffigurante piazza delle Ville ad Anticoli Corrado, è un dipinto dell'artista danese Viggo Rhode (1900-1976). L'ha segnalata a ScuolAnticoli il signor Peter Holck. Rielaborazione grafica di Luigi Scialanca.

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ottobre 2008

 

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mercoledì 22 ottobre 2008

 

Le belle facce degli aspiranti teocrati italiani: il signor Antonio Sciortino, direttore di "Famiglia cristiana"

L'Italia nella morsa della Teocrazia?

Le belle facce degli aspiranti teocrati italiani: don Walter Veltroni, arciprete del Pidì

Le belle facce degli aspiranti teocrati italiani:

il signor Antonio Sciortino, direttore di Famiglia cristiana, e don Walter Veltroni, arciprete del Pidì

 

Faranno dell’Italia una Teocrazia?

 

Il signor Antonio Sciortino ― che alcuni chiamano don ― è il direttore di una rivista, Famiglia cristiana (il cui nome ci piacerebbe poter definire un ossimoro) che ad agosto suscitò le ire della Destra e gli entusiastici applausi della finta “sinistra” con queste audaci parole: Speriamo che non si riveli mai vero il sospetto che stia rinascendo da noi sotto altre forme il fascismo.

 

Rispondemmo: Anche se fosse, preti e monache possono solo far danni. Badate ai (divini) fatti vostri, ché a difenderci da Berlusconi ci pensiamo noi.

 

Lo Sciortino non se ne diede per inteso (forse perché Dio gli ha negato la grazia di conoscere ScuolAnticoli) e il giorno dopo, al giornalista de La Repubblica che gli domandava se davvero ritenesse possibile l’avvento di un nuovo fascismo, rispose: Sì, lo penso: ci sono in Italia prese di posizione autoritarie. Per questo, prima che la tela si strappi, vorrei un patto per l’Italia. Persino, perché no?, un governo di unità nazionale.

 

Commentammo: La “montagna” dell’“antifascismo” da sacrestia ha partorito il suo topolino: l’inciucio. Anzi: il suo ratto. (Sottovalutavamo il pericolo. Qui non di ratti si tratta, ma come minimo di tirannosauri).

 

Per un mesetto, dello Sciortino non seppe più nulla chi non è di famiglia abbastanza cristiana per leggere Famiglia Cristiana. Poi, il 25 settembre, ecco il Nostro cogliere i frutti del suo audace e poderoso affondo anti-berlusconiano: niente di meno che un articolo sulla prestigiosa rivista MicroMega, in uscita il giorno successivo in tutte le edicole e le librerie di questo povero Paese; e, per chi fosse così ansioso di leggerlo da non poter attendere quelle ventiquattr’ore, un ampio stralcio del medesimo, intitolato Il passo breve verso l’autoritarismo, niente di meno che su La Repubblica.

 

Di quel testo ― che ci sottoponemmo alla noiosa impresa di leggere per poi riferirne, su ScuolAnticoli, ai quattro o cinque che volentieri lasciano a noi queste fatiche ― ci siamo appuntati tre passaggi. Eccoli: 1. ...I politici (soprattutto quelli “nuovi”, che non provengono da una lunga formazione ma dalle scuole del marketing) ritengono che i cittadini abbiano firmato loro una delega in bianco e si sentono legittimati a fare tutto ciò che le regole (sic) della soddisfazione dei desideri impongono, quasi che l’esercizio nobile dell’arte della politica sia definito dalla migliore e scintillante soluzione dei desideri di ognuno. 2. ...La scomparsa delle ideologie non ha assolutamente semplificato il quadro politico. Ha solo prodotto maggiore difficoltà nella comprensione e nell’elaborazione del pensiero politico, che sembra debba inseguire solo i desideri della gente. 3. ...La parola più indicata per definire tutto ciò è populismo, che insegue e accarezza i desideri.

 

Si può essere più chiari? La fertile mente del signor Sciortino ha finalmente individuato (si fa per dire, in realtà è un “pensiero” vecchio di migliaia di anni) la causa dei mali della Nazione (e probabilmente del mondo) e con generosità e sprezzo del pericolo condivide con noi (al modico prezzo di un paio di comparsate su MicroMega e su La Repubblica, organi della “sinistra” dalla bocca buona) la straordinaria “scoperta” che il “male”... è nei desideri di ognuno, nella soddisfazione dei desideri, nellinseguire e accarezzare i desideri.

 

Come gatti in calore, supponiamo.

 

I “don” di “sinistra” (i “don” che piacciono alla nostra ineffabile quanto finta “sinistra”) sono convinti che i desideri umani siano folli e perniciosi, e che ciò che conta, per “l’esercizio nobile dell’arte della politica”, prim’ancora di che cosa si fa, è che mai e poi mai lo si faccia per inseguirli, per accarezzarli, per soddisfarli. Niente di sano né di buono può scaturire dai sentimenti, dalle passioni, dallirrazionale umano. Niente di buono né di sano può offrire al Paese una politica che non li aborra.  Perché? È ovvio. Perché la natura umana è bacata dalle fondamenta, signora mia! Perché gli esseri umani (secondo i “don” di tutte le risme) vengono al mondo malati di mente, e malati restano. Li si può tutt’al più sorvegliare, controllare ― stando ben attenti a non inseguire, a non accarezzare, a non soddisfare i mostri che gli si agitano nelle viscere ― ma curarli è impossibile. Che ci vogliamo fare? Siamo nati per soffrire, signora mia.

 

Contrariamente a quel che può sembrare, dunque, il “sospetto di nuovo fascismo” che le politiche del Berlusconi e dei berlus-cloni suscitano nei cogitabondi cervellini di questi “don” non assomiglia in alcun modo al sospetto nostro (o per meglio dire alla nostra certezza) che la Destra, aggredendo e depotenziando la Costituzione della Repubblica che formalmente rispetta, abbia già iniziato a limitare i diritti fondamentali di noi tutti, a demolire le difese dei lavoratori dalla prepotenza dei padroni, a distruggere lo Stato sociale e la Scuola a favore delle tirannie private, ad aizzare le menti più fragili contro gli Immigrati, contro i Dipendenti statali, contro i Ragazzi... Tutto questo, in fondo, ai “don” potrebbe anche andar bene (o almeno non impressionarli più di tanto) purché avessero la certezza che il Pidièlle e la Lega non lo fanno per inseguire, accarezzare e soddisfare i desideri (poiché i “don” ― ribadiamolo ― hanno un’immagine così pulita della natura umana, da credere che si possa “desiderare” di veder distrutta la civiltà di una nazione) ma perseguendo lucidamente e con rigore, a freddo, un disegno di smantellamento e ricostruzione della cultura, del costume, della politica, dell’economia del Paese ― in due parole: delle menti e dei rapporti ― su basi severamente razionali. Su basi religiose, insomma. Sul modello, magari ― così invidiato, da qualche tempo in qua, anche in ambienti apparentemente “insospettabili” ― delle teocrazie islamiche.

 

Per un programmino di tal fatta, a quanto sembra, i “don” come il signor Sciortino ritengono il Pidì più affidabile della Destra.

 

La Destra, evidentemente, sembra loro troppo “desiderosa” e “appassionata”, troppo prepotente, troppo “luciferina”, nella sua bramosia di rivincita sulle conquiste culturali e sociali degli ultimi due secoli, per garantire al progetto teocratico ― alla rifondazione razional-religiosa dell’etica sociale, economica e politica italiana e occidentale ― la totale indifferenza (camuffata da affabilità), l’inconscia ferocia (ammantata di rigore logico), la ferrea insensibilità all’umano (vissuta in buona fede come adesione al metodo scientifico), senza le quali il progetto stesso diventa addirittura inconcepibile. La cattiveria della Destra, striata di brutale ma carnevalesca allegria, sa troppo di umano per non far temere ai “don” alla Sciortino che alle debolezze” della “carne” la Destra medesima possa un domani “sul più bello” cedere trasformando “il duro cammino verso la salvezza” in una delle sue solite (e talvolta lugubri) pagliacciate.

 

Il Pidì, ai “don”, appare più “religioso”, più “spirituale” di una Destra che si finge devota fino al grottesco, ma solo per il suo materialissimo tornaconto. La Destra, ai “don”, ricorda i falsi preti beoni e donnaioli che essi odiano più di qualsiasi altra cosa. Il Pidì, invece ― se solo riuscisse a liberarsi dei residui di “laicismo” che ancora talvolta lo inducono a commuoversi dinanzi al pullulare dei “desideri” umani, alle “sfrenate” fantasie di liberazione che scaturiscono da quella che per i “don” è la nostra “imperfezione” ― sarebbe un Torquemada perfetto, molto più efficace di quello dell’Inquisizione spagnola. Non del tutto privo di cultura (anche religiosa), ben educato, gentile, buonista, il Pidì assai più della Destra sarebbe in grado non solo di fare quel che dev’essere fatto senza alcuna pietà per gli Uomini, le Donne, i Bambini reali (cosa di cui è capacissima anche la Destra) ma lo farebbe senzaccorgersi di non aver pietà, serenamente persuaso di agire per il loro bene, freddo come un chirurgo, e perciò senza permettere neanche alle vittime di riconoscerlo con certezza come un carnefice. Poiché i buonisti sorriderebbero, facendo dolcemente a pezzi il corpo vivo della Società e riassemblandolo razionalmente come un manichino, e in quanto buoni e sorridenti come potrebbero supporre di esser loro a farci urlare di dolore e di paura? Noi stessi faticheremmo a crederlo!

 

La cosa migliore, per il signor Sciortino, sarebbe che il Pidièlle e il Pidì si unissero. In un governo di unità nazionale. In un patto per l’Italia. In un “felice” matrimonio tra l’indomabile furia regressiva del Pidièlle (fino al Medio Evo e oltre, verso l’infinito) che ha bisogno di chi la renda lucida e fredda come un bisturi, e la siderale, “olimpica” distanza dei dirigenti del Pidì dai nocivi e incontenibili desideri” ― dalla percezione e comprensione reale degli Uomini, delle Donne, dei Bambini ― che ha bisogno di chi la guidi perché, frigida e inerte com’è, niente l’attrae in un senso o nell’altro e non vede dove va.

 

È davvero così il Partito democratico? Ha ragione, lo Sciortino, di ritenerlo non solo utile, ma addirittura indispensabile al disegno teocratico? Più e meglio della Destra, che invece lo farebbe fallire per leccessiva sua propensione alla violenza che il nostro “don” scambia per eccessiva “indulgenza” verso i “desideri”?

 

Speriamo di no. Speriamo che il Pidì si liberi dall’ipnotico torpore dei sentimenti e della fantasia in cui ha finito di sprofondarlo il veltro-fioronismo, e che ritrovi sé stesso anche a dispetto del fatto che sé stesso, forse, non lo è più stato dal giorno in cui il fascismo incarcerò Antonio Gramsci. Speriamo che una Sinistra Vera possa ancora nascere e farsi forte, in Italia, e col contributo di un Pidì nuovamente capace di immaginazione.

 

Anche se... l’altro giorno, leggendo su La Repubblica che se la sinistra riformista si disintossicasse dai germi massimalisti e il centro cattolico si depurasse dalle scorie berlusconiane, allora sarebbe fatta (parola di Massimo Giannini), quelle metafore di stampo nazista (disintossicarsi, germi, depurarsi, scorie) sputate così freddamente contro esseri umani colpevoli solo di non pensarla come l’articolista... be’, ci hanno fatto temere che il signor Sciortino, quando si permette di avanzare certe sconce proposte a quella che ancora vorremmo credere la sinistra italiana, conosca i suoi “polli” molto meglio di quanto pensiamo, purtroppo.

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