L'immagine di sfondo di questa pagina, raffigurante piazza delle Ville ad Anticoli Corrado, è un dipinto dell'artista danese Viggo Rhode (1900-1976). L'ha segnalata a ScuolAnticoli il signor Peter Holck. Rielaborazione grafica di Luigi Scialanca.

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La Terra vista da Anticoli Corrado

 

diario del Prof (scolastico e oltre)

 

marzo 2011

 

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martedì 22 marzo

 

Libia o non Libia?

 

Non è questione di stabilire se dovevamo o non dovevamo andare in Libia.

È questione di capire, una buona volta, che con un governo come il nostro,

all’Italia non può che andar male qualunque cosa. Un esempio per capire meglio?

Eccolo qui: è la bella vignetta di Staino su L’Unità del 22 marzo.

 

La bella vignetta di Staino su "L'Unità" del 22 marzo 2011.

 

Mentre quella sotto è la vignetta di Staino

come sarebbe potuta essere se in Libia non ci fossimo andati.

 

La vignetta di Staino come sarebbe potuta essere se in Libia non ci fossimo andati.

 

Chiaro, no?

Finché non ci liberiamo del berluscìsmo, niente può andarci bene.

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mercoledì 16 marzo

 

 

Bertinotti ad Anticoli senza ridere e senza piangere

 

Con un intervento di Anna Rita Tola

 

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Giulio Tremonti è un berluscìsta e un leghìno che vorrebbe sembrar diverso dagli altri. Non sbraita, non urla, non insulta. Tradisce di rado (“Robe come la 626, la legge sulla sicurezza nei luoghi di lavoro, sono un lusso che non possiamo permetterci”, ha dichiarato pochi mesi fa) l’odio che i camerati esibiscono con bieco compiacimento. E invece è il peggiore: il “campione” pragmatico e ideologico dell’antiStato dei prepotenti e degli affaristi che giorno per giorno, da vent’anni, sta distruggendo il Paese.

 

Che c’entra con Bertinotti? Molto. Perché Fausto Bertinotti, il 14 marzo, presentando nel Civico museo d’Arte moderna e contemporanea di Anticoli Corrado il suo libro Chi comanda qui? – Come e perché si è smarrito il ruolo della Costituzione, a un certo punto, non so se per faccia tosta o per quell’“incontinenza” ch’è tipica dello snob, confida al folto pubblico presente che lui, Bertinotti, di Tremonti è amico.

 

Amico?

 

Ma come si fa, se non si è come Tremonti (e Bertinotti certamente non lo è) a essere amici di Tremonti?...Come si fa a frequentarlo, ad andare a cena, a conversare come se niente fosse, o anche a discutere con lui, pur sapendo (e Bertinotti certamente lo sa) quali colpi, forse mortali, Tremonti intanto sta infliggendo a tutti noi e ai nostri figli che suoi amici non siamo?

 

Si fa, penso io, se Bertinotti, per Tremonti, non è capace di sentire l’antipatia che sentiamo noi. Se Bertinotti, cioè, dinanzi a un Tremonti può valersi delle notevoli doti culturali e polemiche di cui anche ad Anticoli ha offerto brillantissima prova, ma non di quei normali, onesti sentimenti (come li chiamava Gaber) che perfino il più goffo e ignorante di noi naturalmente prova alla sola idea di trovarsi vicino a un uomo come quello, col quale già tollera a fatica di condividere la nazionalità.

 

Penso, cioè (e lo penso lì, in sala, e pensandolo capisco il mio disagio e lo sento ancora di più) che Bertinotti, molte delle cui idee condivido e le cui parole a difesa della Costituzione intanto apprezzo e insieme a tutti applaudo, politicamente è un impotente perché, benché sappia molto, non sente niente.

 

Ecco, mi dico, come fa quest’uomo a frequentare ogni talk show televisivo, anche i più inqualificabili, e a dibattere le più importanti questioni con i frequentatori di tali salotti, anche i più squallidi, senza mostrare la minima insofferenza. Non prova avversione (né, quand’è il caso, simpatia) poiché non è davvero lì. E questa “insensibilità” ― questa distanza della mente da ciò che il corpo sta vivendo ― benché a discutere lo “aiuti” rendendolo più lucido, più esatto, più tagliente, gli toglie però la potenza affettiva che lo renderebbe efficace, verso gli interlocutori e gli avversari, come lui certamente vorrebbe essere, poiché è un uomo sincero, crede in quel che dice, e perciò forse soffre, addirittura, constatando che ovunque vada, e qualunque cosa faccia, niente cambia in meglio. E molto, qualche volta, cambia in peggio.

 

È quel che accade, puntualmente ― il microcosmo del paese rispecchiando il macrocosmo del Paese ― anche ad Anticoli Corrado. Fausto Bertinotti, che certamente sa che fra due mesi si vota in centinaia di comuni, non si domanda se si voterà anche qui. O, se lo fa, non si chiede chi sia all’opposizione e chi amministri, non se costoro abbiano amministrato bene o se il paese, quasi abbandonato a sé stesso, marcisca da dieci anni, non se la sua venuta sarà d’aiuto o di ostacolo, e come, e a chi, non se si sia avuta l’elementare cortesia di invitare anche i consiglieri di minoranza alla presentazione del suo libro o invece si sia inflitto loro lo sfregio di far come se non esistano... Non se lo chiede? Non è questo il punto. Il punto è che Fausto Bertinotti, qualsiasi domanda si ponga su Anticoli Corrado e su di noi, non si appassiona alla nostra situazione nemmeno quel poco che basterebbe per soffrirne o gioirne. Viene ad Anticoli, appunto, come nel vecchio gioco da bambini si veniva da Gerusalemme: senza ridere e senza piangere. Lui, del resto, non viene (anche) dal monte Athos? Solo che nel gioco si fingeva di non avere emozioni, mentre qui è la dura verità. E dunque come può Fausto Bertinotti accorgersi di aver accanto, tra gli altri, mentre mirabilmente ci spiega l’assalto alla Costituzione, persone che da dieci anni sono per Anticoli, nel loro piccolo, quel che l’amico Tremonti (e l’amico dell’amico Berlusconi) sono per l’Italia?

 

Sia chiaro: in passato ho stimato molto quest’uomo. Gli ho dato il voto, nel 2008, senza ascoltare la sirena veltroniana che m’insultava e ricattava definendolo “utile”. Ho dedicato una pagina di ScuolAnticoli alle Sette domande rivoltegli nel 2004 in un Incontro con l’Analisi collettiva. E lo stimo ancora oggi, in qualche modo, poiché quest’uomo è (anche) un grand’uomo. Ma è un grand’uomo che non può avviare alcuna trasformazione reale, come tutta la sua storia politica dimostra; e il 14 marzo, nel Civico museo d’Arte moderna e contemporanea di Anticoli Corrado, finalmente ne capisco il perché: poiché non si accorge, non sente, che ai cittadini di Anticoli Corrado tutti, comunque la pensino e votino, farebbe bene (e avvierebbe in Anticoli una trasformazione reale) vedere e soprattutto sentire Fausto Bertinotti che tratta alcuni di quelli che gli sono accanto con una certa severità, facendo loro capire che non gli ispirano simpatia, facendo loro un po’ soffrire la sensazione di un rifiuto. Chissà, potrebbe perfino far bene anche a loro, se alla fin fine non sono poi così berluscistizzati da non sentir più nemmeno le cannonate. Ma Bertinotti non fa una piega. E non, ripeto, perché sia un vile. Non perché non sia così intelligente da capire queste cosette in fondo semplici. Ma poiché di noi non gliene importa abbastanza per sentirci.

 

Chissà: forse sbaglio. Forse son io che nella sala del Civico museo non sento che Fausto Bertinotti, invece, mentre piove su di me la manna dei suoi concetti assolutamente veri e coltissimi e straordinariamente ben espressi che io tuttavia, essendo di sinistra, conosco già benissimo ― mentre, cioè, mi elargisce consolanti conferme che non avviano in me alcuna trasformazione reale ― intanto però, senza che me ne accorga, arriva dritto al cuore di quelli che ha intorno con i quattro o cinque bei “ceffoni” affettivi che essi inconsapevolmente bramano da lui. Mai disperare, si dice. E io infatti spero, uscendo dal Civico museo di Anticoli mentre Fausto Bertinotti va a cena con chi, ancora una volta (è la storia della sua vita politica, e non solo della sua) si congratulerà con lui, ridendo sotto i baffi, perché lui sì che è un comunista come si deve, mica come quegli altri (ricordi, quando eravamo piccoli, quanto ci erano antipatici i coetanei “come si deve” e ancor più antipatici i melliflui adulti che li definivano tali?): spero, mentre me ne torno a casa già vedendo con gli occhi della mente queste righe, che di qui a pochi giorni dovrò rimangiarmele dalla prima all’ultima poiché alcuni di quei signori, e magari il “signorino”, trafitti da qualche rifiuto di cui io non sono a conoscenza (che so, magari all’ultimo momento l’ex presidente della Camera non ha stretto loro la mano) saranno entrati in crisi e ci avranno chiesto ― con la virile fermezza che li contraddistingue, certo, ma anche con occhi leggermente lucidi ― di voler loro così bene da prenderci cura noi, per i prossimi dieci anni, di questo bistrattato paese e di loro stessi.

 

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Un intervento di Anna Rita Tola

 

Caro professore e cara ScuolAnticoli, voglio approfittare dello spazio concessomi per esprimere alcune valutazioni nel merito dell'incontro con il presidente (e compagno) Bertinotti organizzato dal Comune e dal Museo civico del nostro paese.

 

Non entro nel merito della discussione, che trovo essere stata di grande forza intellettuale e morale, né posso esimermi dal sottolineare la notevole capacita del prof. Bertoletti di individuare le giuste problematiche da porre al relatore.

 

La questione che io pongo è in stretta relazione con le regole della democrazia, seppur oggi post, che discendono anche dalla nostra Costituzione: mi riferisco al fatto, sorprendente, che non vi è stato alcun invito formale ai rappresentanti dei partiti e dellopposizione nel Consiglio comunale, che avrebbero dovuto sedere, peraltro, al tavolo di presidenza.

 

Non è una questione di lana caprina, soprattutto se sottolineata da una persona come me, che per lunghi anni ha rivestito ruoli istituzionali anche a livello nazionale e conosce bene a quali regole ci si debba attenere in merito. Credo che il grande e bello sventolio di bandiere in corso nel Paese ed anche ad Anticoli per i nostri 150 anni e in difesa della Costituzione imponga pratiche che sostengano coerentemente i valori fondanti della nostra democrazia. Perchè tali comportamenti educano le persone, e soprattutto i giovani, al rispetto non solo e non tanto delle regole, quanto soprattutto del pensiero altro.

 

So che la barbarie in cui è precipitata la nazione non può non contaminare anche un piccolo paese come Anticoli e la sua amministrazione. Sta però al singolo cittadino, quale io sono, sottolineare questo contagio che non prelude a niente di positivo, soprattutto in vista del prossimo turno elettorale.

 

Spero  di suscitare una qualche riflessione in tutti noi che ci aiuti ad uscire da questo pantano in cui tutto è uguale e tutto è consentito. Con affetto,

 

Anna Rita Tola

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