L'immagine di sfondo di questa pagina, raffigurante piazza delle Ville ad Anticoli Corrado, è un dipinto dell'artista danese Viggo Rhode (1900-1976). L'ha segnalata a ScuolAnticoli il signor Peter Holck. Rielaborazione grafica di Luigi Scialanca.

ScuolAnticoli

Libera Scuola di Umanità diretta da Luigi Scialanca

 

La Terra vista da Anticoli Corrado

 

diario del Prof (scolastico e oltre)

 

agosto 2010

 

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mercoledì 18 agosto

 

Gli uomini si dividono in due categorie: questi son di quelli che si reincarnano all’infinito. Poi ci sono gli unici e irripetibili.Gli uomini si dividono in due categorie: questi son di quelli che si reincarnano all’infinito. Poi ci sono gli unici e irripetibili.

 

Matto? Forse. Ma più lucido di un serial killer

 

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La Repubblica del 18 agosto 2010 senza mezzi termini descrive il defunto Cossiga come un matto. Fu un depresso per tutta la vita, scrive Eugenio Scalfari. La capricciosità depressiva del suo carattere rendeva precario e rischioso ogni rapporto. Era imbottito di farmaci e non sempre con successo. Come tutti i ciclotimici alternava fasi di cupa tristezza e atonia a fasi euforiche e attivissime. Di grande intelligenza appoggiata tuttavia a una piattaforma psichica del tutto instabile, come ha potuto percorrere una carriera politica di quel livello? Giuliano Amato descrive una dimensione politica e pubblica investita pesantemente dalle traversie personali e psicologiche: da una parte una condizione psicologica difficile, dall’altra una grande lucidità. E Filippo Ceccarelli parla esplicitamente di follia in un paginone aneddotico che è una sorta di galleria, anche fotografica, di mezzo secolo di pagliacciate più o meno macabre.

 

Lì per lì la cosa ci ha sorpreso: non perché fossimo all’oscuro delle condizioni psichiche dello scomparso, ma perché di solito quel poco che rimane dell’antica pietas, soprattutto verso i morti eccellenti, induce i media a un qualche riserbo sulle loro malattie, soprattutto se mentali. Per il Cossiga invece non è stato così, e sospettiamo che anche altri quotidiani si siano comportati allo stesso modo.

 

Ma lo stupore è durato poco, perché la spiegazione dell’apparente mancanza di riguardo è semplice: ritrarre il defunto come un matto che si comportava come tale, indipendentemente dal tono pietoso o sarcastico del ritratto, mira a occultare ― forse non solo a chi legge, ma anche a colui che scrive e ha paura di scoprirlo ― quel che la malattia mentale del Cossiga può invece mostrare con grande evidenza: e cioè che la vera malattia mentale non consiste nella stranezza più o meno inquietante o buffonesca di un comportamento quale che sia, ma nel segreto rigorosamente mantenuto ― non per niente il Cossiga era un feticista del segreto ― di un pensiero che lungo l’intera esistenza si svolge assolutamente razionale, lucidissimo, perfettamente coerente, ma invisibile, e che poi all’improvviso dà di fuori in azioni spaventose pur avendo sempre lasciato e lasciando così intatto, così “normale” il comportamento, da permettere al malato qualsiasi carriera, anche suprema, e agli altri di stupirsene soltanto dopo, come sempre fanno non solo i grandi editorialisti ma tutti i vicini di casa intervistati dopo un’esplosione di follia.

 

1976. Francesco Cossiga diventa ministro degli Interni. 1977. Francesco Cossiga manda i carri armati a Bologna e uno studente, Francesco Lorusso, viene ucciso da un colpo di fucile sparato da un carabiniere; a Roma, poche settimane dopo, durante una manifestazione indetta per ricordare la vittoria nel referendum sul divorzio, uomini in borghese mai identificati sparano ad altezza d’uomo dall’interno dello schieramento di polizia e uccidono Giorgiana Masi. 1978. Francesco Cossiga “non riesce” a salvare Aldo Moro. 2008. Francesco Cossiga, a proposito delle manifestazioni studentesche contro la cosiddetta “riforma” Gelmini, dichiara: Maroni dovrebbe fare quello che feci io quand’ero ministro degli Interni... Lasciarli fare. Ritirare le forze di polizia dalle strade e dalle università, infiltrare il movimento con agenti provocatori pronti a tutto, e lasciare che per una decina di giorni i manifestanti devastino i negozi, diano fuoco alle macchine e mettano a ferro e fuoco le città. Dopo di che, forti del consenso popolare, il suono delle sirene delle ambulanze dovrà sovrastare quello delle auto di polizia e carabinieri. Nel senso che le forze dell’ordine non dovrebbero avere pietà e mandarli tutti in ospedale. Non arrestarli, che tanto poi i magistrati li rimetterebbero subito in libertà, ma picchiarli e picchiare anche quei docenti che li fomentano. Soprattutto i docenti (La Repubblica, martedì 28 ottobre 2008). E dieci giorni dopo, temendo forse di non essere stato abbastanza esplicito, invita il capo della polizia Antonio Manganelli a non intervenire per un po’, lasciando che gli studenti facciano danni, auspica che l’escalation degli scontri (anche contro l’arcivescovado di Milano) si concluda con un morto, meglio se un bambino, e conclude che solo a quel punto dovrebbero intervenire massicciamente e pesantemente le forze dell’ordine contro i manifestanti.

 

Dov’è il mattocchio? Dove l’incoerenza, lo sragionare, lo straparlare? L’individuo è di una coerenza estrema: i morti, meglio se bambini, auspicati nel 2008, fanno da macabro pendant ai morti in carne e ossa di trent’anni prima: neanche Hegel era così coerente, o gli storici della Filosofia non avrebbero riscontrato alcuna evoluzione fra i suoi scritti degli ultimi anni del ’700 e quelli degli anni ’20 dell’800. Ci sono stati i morti nel 1977-78 e si son sperati i morti nel 2008: incoerente è il mondo, non Cossiga.

 

Molti commentatori ed elogiatori funebri, naturalmente (a partire da quel prodigio di longevità che il Berlusconi dice di essere) non parlano che di profondo dolore e altissima stima e si guardano bene dall’alludere alla malattia mentale dello scomparso. Ma si sente che sono frasi di circostanza, fredde. I soli che con sincerità si riferiscono a Cossiga come a un uomo nel pieno possesso delle facoltà mentali, oltre che di straordinaria intelligenza e acume politico, sono gli ex brigatisti “rossi” e Giulio Tremonti. Un caso? Noi non lo crediamo tale: né che siano proprio loro a farlo, né che siano insieme a farlo.

 

Dice Valerio Morucci, ex brigatista “rosso” sequestratore di Aldo Moro e complice dei suoi assassini: Provo dispiacere per la morte di Francesco Cossiga: è stato l’unico a riconoscerci la dignità di nemici politici della nazione; per lui non eravamo criminali senza scopo, come la politica per necessità ci aveva etichettati. Quattro anni fa andai a trovarlo nel suo ufficio al Senato, tra nemici dopo una guerra si può parlare in maniera tranquilla proprio perché la guerra è finita. Dopo una guerra non si può diventare amici, però ci si può riconoscere la dignità di nemico, la dignità degli scopi e degli intenti, cosa che la politica nega. Credo fosse un politico che aveva compreso interiormente il significato della gestione del potere, necessariamente cinica nei confronti dei cittadini, tanto più se cittadini rivoltosi. Ma guarda un po’: gratta gratta, se il Morucci non erra, verrebbe fuori che i terroristi e il Cossiga erano dello stesso stampo e coltivavano lo stesso segreto pensiero, sotto l’ineccepibile comportamento imposto dalla clandestinità contro lo Stato o da quella dell’antiStato nello Stato: entrambi cinici manipolatori di Esseri umani perché entrambi delirantemente certi che il potere renda superiori agli Esseri umani, cioè non umani. Ma Cossiga più coerente, Cossiga davvero irriducibile: cinico manipolatore di Esseri umani ancora nel 2008, come i consigli a Manganelli certificano. Straordinaria rivelazione? Immenso stupore? No: i sani di mente intuivano già nel 1978 che qualcosa univa contro Moro i suoi ladri e le sue guardie.

 

E il Tremonti? Come la pensa il Tremonti sugli Esseri umani? Diversamente dal Morucci e dal Cossiga? O né più né meno come loro? Lasciamolo dire a lui: I politici si dividono in due categorie: gli uomini e gli altri. Francesco Cossiga era un uomo. Come si vede, l’ideologia è esattamente la stessa ed è altrettanto pericolosa: vi sarebbero, secondo il lucido pensiero del Tremonti, Esseri umani che sono Esseri umani ed Esseri umani che invece non lo sono. Per il Morucci e il Cossiga, i secondi possono essere manipolati e addirittura uccisi, perché la gestione del potere è necessariamente cinica. E per il Tremonti?

 

L’idea antropomorfa della politica non mi appartiene, ha dichiarato poche settimane fa. Traduzione: la politica è necessariamente superiore agli Esseri umani e ne fa quel che vuole.

 

Come dice l’antico adagio? Morto un Cossiga, se ne fa un altro.

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domenica 15 agosto

 

Barack Obama, presidente degli Stati Uniti d'America.

 

È ancora sostenibile la Democrazia?

 

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“In quanto cittadino, e in quanto presidente, credo che in questo Paese i musulmani abbiano lo stesso diritto di chiunque altro di praticare la propria religione. E ciò include anche il diritto di costruire un luogo di culto e un centro comunitario su un’area di proprietà privata a Lower Manhattan, in ottemperanza alle leggi e alle ordinanze locali. Ecco, questa è l’America. Il nostro impegno per la libertà religiosa dev’essere incrollabile. Il principio in base al quale le persone di ogni confessione religiosa sono ben accette in questo Paese, e non saranno discriminate dal loro governo, è legato all’essenza stessa di ciò che noi siamo. Le parole scritte dai Fondatori devono durare nel tempo.” (Barack Obama, da La Repubblica di domenica 15 agosto 2010. Traduzione di Elisabetta Horvat).

 

Con queste parole ― dei Fondatori e sue ― il presidente degli Stati Uniti ha espresso parere favorevole alla costruzione di una moschea a Ground Zero, a New York. Per farlo, scrive Vittorio Zucconi, ci volevano fegato, enorme coraggio civile e un pizzico di vocazione al suicidio elettorale.

 

Se le cose stanno davvero così, se davvero siamo al punto che un basilare Diritto umano come il Diritto a professare liberamente la propria religione, o a non professarne alcuna, rischia di essere (per ora implicitamente, domani chissà) annullato dalla maggioranza dei Cittadini mediante l’esercizio, contro chi lo difende, del proprio non meno fondamentale Diritto di voto ― e davvero siamo a questo, purtroppo, negli Stati Uniti e in Europa ― come non domandarsi se la Democrazia sia ancora sostenibile?

 

È ancora sostenibile la Democrazia che sta per essere annientata dall’esercizio di essa? È ancora sostenibile in un Paese in cui la maggioranza dei Cittadini impazzisce d’odio, di stupidità, di disperazione, di ignoranza? Non sarebbe più lungimirante (per evitare la catastrofe a cui una tale pazzia non può non condurre) sospenderla per il tempo necessario al rinnovarsi, in quella maggioranza, di una fondamentale sanità mentale? È lecito ― ma soprattutto: si può realisticamente immaginare come possibile ― salvare la Democrazia mettendola agli arresti? O non sarebbe che un diverso modo di distruggerla?

 

La Costituzione della Repubblica italiana non prevede una simile possibilità. Per introdurvela si dovrebbe, per esempio, modificare l’articolo 60 (La Camera dei deputati e il Senato della Repubblica sono eletti per cinque anni. La durata di ciascuna Camera non può essere prorogata se non per legge e soltanto in caso di guerra) mediante l’aggiunta delle seguenti parole: o nel caso che nuove elezioni, a giudizio di almeno i due terzi del Parlamento, possano mettere in pericolo i fondamentali Principi sanciti dai primi dodici articoli della Costituzione. Ma una modifica del genere, è ovvio, sarebbe pericolosissima, poiché metterebbe capo a una dittatura, le cui buone intenzioni quale garanzia di essere mantenute potrebbero mai offrire? Le cosiddette democrazie popolari dell’Unione Sovietica e dei suoi Paesi satelliti si fondarono su buone intenzioni di quel genere, e sappiamo tutti cosa riuscirono a farne.

 

Dobbiamo dunque rassegnarci ― dopo secoli di lenti e dolorosissimi progressi ― a vederci ridurre in schiavitù da maggioranze di schiavi ormai incapaci anche solo d’immaginare di non esserlo? Forse, senza toccare le Costituzioni, basterebbe abolire per legge la tv e vietare l’utilizzo commerciale dei media (ma garantendo a tutti i Cittadini il libero accesso alla Rete e l’istruzione per poter servirsene) per avviare molti a ritrovare sé stessi e gli altri. Più l’obbligo di leggere almeno un libro al mese, a propria scelta, e di sostenere su di esso un esamino via Internet. Con multe per gli inadempienti...

 

Sogni? Può darsi. Ma chissà, verrà forse il tempo in cui saranno prescrizioni mediche.

 

Nell’attesa, grazie, caro presidente Obama, per aver osato essere impopolare in difesa dei Diritti umani. Solo una Democrazia impopolare, al punto in cui siamo, può salvare la Democrazia. Forse.

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domenica 8 agosto

 

 

Qualcosa di Nuovo, ad Anticoli a sinistra?

 

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Piazza delle Ville, chi non è di Anticoli, la guarda dando le spalle a via Roma. Ai miei colleghi insegnanti, per esempio, se vuoi spiegare dov’è l’edicola, devi dire: “In piazza a destra” perché essi, appunto, come ho fatto anch’io per tanti anni, guardano Anticoli “da fuori”, venendo da via Roma.

 

Per gli Anticolani, invece, piazza delle Ville si guarda affrontando via Roma, e con via Roma tutto ciò che da Roma, e non solo da Roma, può arrivare ad Anticoli Corrado di buono o di meno buono. E poiché Anticoli è degli Anticolani, è come loro la guardano che bisogna guardarla.

 

In piazza delle Ville, dunque, a Sinistra per chi guarda, fra le altre porte c’è quella del circolo del Partito democratico. Si chiamava, una volta, Sezione P.C.I. Anticoli C. “Palmiro Togliatti”, con tanto di falce, martello e stella, tutto in rosso; e quella vecchia targa, pesante, di pietra, c’è ancora benché nascosta dall’insegna di plastica tricolore del Partito democratico: se ti fai sotto, ma proprio sotto, la vedi.

 

Il cambiamento ci voleva: non possiamo più essere comunisti. Non perché sbagliammo a esserlo ― fu il massimo dell’amore, dell’intelligenza e del coraggio per più generazioni ― ma perché c’era qualcosa che non andava, nel comunismo, per cui fallimmo, fummo sconfitti: il mondo rimase ed è tuttora nelle mani di uomini e donne pieni d’odio contro la propria e l’altrui Umanità, ed essi erano e sono tuttora così potenti ― più ancora che per il denaro, nel condividere e far leva su una millenaria “cultura” della disperazione nei confronti dell’Essere umano ― che anche molti comunisti, in molti Paesi, non solo fallirono ma tradirono, e tra chi odia l’Umanità finirono per schierarsi. Poiché il comunismo fu non solo impotente, come ogni religione, a cambiare il mondo in meglio, ma dove governò lo peggiorò addirittura, come fa ogni religione dove arriva al potere. Dunque il cambiamento ci voleva, era necessario, improcrastinabile. Ma non è stato fatto. Son cambiate quasi solo le targhe. E con targhe più brutte. Ecco perché, quando la Sezione P.C.I. Anticoli C. “Palmiro Togliatti” si è tramutata nell’attuale circolo del Pd, per la Sinistra anticolana son venuti i tempi più bui e le sconfitte più brucianti: non per il cambiamento, ma perché il cambiamento... non ha cambiato alcunché: niente, in noi, di quel che ci faceva fallire o addirittura tradire. E il vecchio, come non può non accadere al vecchio quando niente di nuovo avviene, è diventato anzi perfino peggiore: peggiori i fallimenti, peggiori le sconfitte, peggiori gli avversari.

 

(Peggiori gli avversari ― dobbiamo capirlo e riconoscerlo, per doloroso che sia ― soprattutto per lo spettacolo di fallimento che noi abbiamo dato a chi prima seguiva capi e capetti meno pazzi e violenti).

 

Adesso, però, qualcosa di nuovo ad Anticoli a Sinistra sta finalmente accadendo: dopo quattro anni di preparazione, che in realtà sono stati molti di più ― dopo quattro anni di ScuolAnticoli, intendo, che culturalmente è di gran lunga ciò che di più nuovo è accaduto ad Anticoli da molto tempo ― l’autore di queste righe ha dato inizio il 21 maggio a una serie di Incontri che per la prima volta da anni hanno riportato nel circolo del Pd donne e uomini di tutte le età venuti con interesse ad ascoltare e a parlare e a discutere: ragazze e ragazzi, donne e uomini, giovani e adulti e anziani, per la prima volta da anni venuti a cercare qualcosa di nuovo ad Anticoli a Sinistra.

 

Gli Incontri finora sono stati sei, e ognuno ha avuto un titolo: Quanto vale un Anticolano?, il 21 maggio; Che cos’ha di speciale un Anticolano?, il 5 giugno; Che cos’ha in mente un Anticolano?, il 25 giugno; Si può controllare un Anticolano?, il 10 luglio; Ha o non ha diritti un Anticolano?, il 24 luglio; Come dorme, e sogna, un Anticolano?, il 7 agosto. E il 21, sempre alle 18, ci sarà il settimo: Come cambia un Anticolano?. Ma, come tutti ormai sanno, ad Anticoli a Sinistra non parliamo “solo” di Anticolani ― “solo” tra virgolette, ché parlare anche di un unico Anticolano sarebbe già materia per incontri virtualmente infiniti ― ma per Anticolani intendiamo gli Esseri umani, cioè tutti i nati da Donna di tutti i tempi e i luoghi, e dunque è di Esseri umani che da filosofi e storici e artisti parliamo in questi Incontri: poiché niente cambieremo in meglio, ad Anticoli e in Italia e nel mondo, se non con idee realmente nuove sugli Esseri umani. Se non immaginando, cioè, in modo realmente nuovo noi stessi, tutti, in quanto Esseri umani: non in massa ma uno per uno, ognuno immaginando sé stesso e tutti immaginando tutti.

 

Presto non sarà più necessario, quindi, che gli Incontri abbiano un titolo: un sabato sì e uno no ad Anticoli a Sinistra parleremo di noi in quanto Esseri umani finché non avremo esaurito l’argomento, che è tale che esaurirlo è impossibile, perché la creatività che ci distingue da ogni altro animale rende impossibile circoscrivere ed esaurire non solo l’“argomento” Esseri umani, ma ogni argomento che noi, Esseri umani, sfioriamo con l’immaginazione che ci distingue. E faremo questo non “semplicemente” perché ci piaccia parlare insieme ― anche per questo, naturalmente! ― ma soprattutto perché vogliamo che qualcosa cambi davvero, dovunque le vecchie targhe della Sinistra sono state sostituite da targhe che sembravano nuove ma non lo sono; perché vogliamo che la Sinistra si riprenda dalle sconfitte, anticolane e italiane e mondiali; e perché sappiamo ― e pretendiamo che tutti sappiano ― che niente cambia né cambierà mai, senza idee nuove su tutti e ciascuno di noi cui il cambiamento è affidato.

 

Gli Incontri hanno successo? Sì, un grande successo: come si è detto, partecipano a essi ― ascoltando e parlando e discutendo ― ragazze e ragazzi, donne e uomini, giovani e adulti e anziani: alcuni son venuti tutte le volte, altri una volta sì e una no, ma tutti, anche quelli che si son fatti vedere a un solo Incontro e solo per qualche minuto, hanno dimostrato un forte interesse per l’idea che un discorso nuovo sia possibile, sugli Anticolani e sugli Esseri umani: chi con le cose che ha detto, chi con le emozioni che ha lasciato trasparire, chi con lo sconcerto e perfino con l’ira e la fuga, ma nessuno è rimasto indifferente. Per questo è corretto, io penso, parlare di grande successo: perché son bastati sei incontri di due ore l’uno per constatare che non solo chi entra e resta, ma anche chi fa solo capolino non riesce a restare freddo dinanzi al tentativo di alcuni di fare un discorso nuovo sugli Anticolani e sugli Esseri Umani.

 

Perfino donne e uomini di Destra hanno tradito un certo interesse: se non altro, con domande o battute sui titoli degli Incontri, ideati proprio per suscitare anche in loro un certo interesse. Ma le donne e gli uomini di Destra, ad Anticoli Corrado come nel resto del Paese, in questi anni stanno così male ― nel senso che sono arrivati ad attribuire un così scarso valore a sé stessi, in quanto Esseri umani ― che non riescono quasi più neanche a immaginare di poter essere liberi senza andare incontro alla rovina. E credendo ciò ubbidiscono agli ordini del grande capo nazionale o del piccolo capo locale (sì, anche ad Anticoli ce n’è uno, e non è certo il sindaco, poverino) ― scelto a guidarli, più che per il suo denaro e il potere, soprattutto per il suo condividere e far leva, appunto, sulla loro disperazione ― come neanche un bambino piccolo ubbidisce ai genitori; poiché un bambino, buon per lui!, non immagina nemmeno alla lontana l’abisso di rovina individuale e collettiva in cui le donne e gli uomini di Destra son convinti che precipiterebbero, se disubbidissero agli ordini dei capi. Perciò è così compatta, la Destra; e c’è proprio niente da invidiarla, poiché è la compattezza dei terrorizzati. Anche, nel suo piccolo, ad Anticoli Corrado: dove il capetto locale ― dopo aver inutilmente inviato un intermediario a tentar di convincerci a spostare il luogo degli Incontri da Anticoli a Sinistra ad Anticoli a Destra ― ha dato ordine che nessuno dei “suoi” intervenisse agli Incontri. E compattamente è stato ubbidito. Malgrado ci siano, come abbiamo detto, Anticolani di Destra attratti e interessati. Che sta a noi riuscire a interessare così tanto, che l’attrazione vinca la paura. Poiché anche per essi è vitale un discorso nuovo sugli Esseri umani, che li liberi dall’odio e dal disprezzo e dalla paura di sé che li consegnano a capi e capetti che stanno molto peggio di loro.

 

A Sinistra, invece, chi ha cercato e cerca di far fallire gli Incontri, a chi ubbidisce? Poiché non vi sono capi, a Sinistra, né ad Anticoli né in Italia, non ubbidisce ad alcun altro che a sé stesso.

 

Immaginavamo che la Sinistra, ad Anticoli Corrado, avrebbe accolto con piacere, oltre che con interesse, qualcosa di nuovo a Sinistra ad Anticoli Corrado. Ma così non è, finora. Il grande successo degli Incontri è dovuto a ragazze e ragazzi, donne e uomini, che tuttavia numericamente sono una “piccola” parte della Sinistra anticolana, benché la più vitale e creativa. Su tutti gli altri, non solo non ha avuto alcun effetto l’attrazione e l’interesse per il primo evento culturale davvero nuovo verificatosi ad Anticoli a Sinistra (e, come abbiamo visto, in un certo senso anche ad Anticoli a Destra) da parecchi anni a questa parte, ma nemmeno ― più “terra terra” ― l’idea e il desiderio di mostrare alla Destra, a un anno dalle elezioni comunali del 2011, la vitalità e la creatività e la capacità di mobilitazione che si sarebbe potuto dimostrarle facendo sì che il circolo del Pd non bastasse a contenere gli intervenuti.

 

Poiché nessuno, nella Sinistra anticolana, ha dato l’ordine che la Destra anticolana ha ricevuto dal suo capetto ― fate fallire quegli Incontri! ― come mai la maggioranza della Sinistra anticolana sta cercando anch’essa di sedare, se non addirittura di terminare, il primo suo sussulto di nuova vita culturale e politica dai tempi in cui fu splendidamente creata l’immagine del Paese Immaginario?

 

Che una mamma o un papà di Destra, nella loro disperazione, impazziscano fino al punto di volere che nemmeno i propri figli si realizzino, è cosa che purtroppo si constata di frequente e in qualche modo, tra virgolette, si riesce anche a “comprendere”, se ci si mette umanamente nei loro panni. Ma perché anche una “mamma” o un “papà” di Sinistra dovrebbero voler uccidere questo “bambino”?

 

È ora dunque ― veramente, è ora da un bel pezzo! ― che i concetti di “Destra” e di “Sinistra”, per quanto dolorosa sia l’operazione, vengano ridefiniti proprio così: in base a quel che le donne e gli uomini, indipendentemente da quale sia il lato di piazza delle Ville dove dicono e credono di situarsi, fanno per o contro i bambini che vengono al mondo da loro e tra loro. Molti ― anche “insospettabili” ― dovranno cambiare lato... Speriamo però che non accada che entrambi i lati si rivelino inabitabili, per noi che abbiamo cominciato a incontrarci per parlare in modo nuovo degli Anticolani: speriamo, intendo, di non dover provvederci di una nuova saletta tutta nostra, se dovessimo concludere che a Sinistra di piazza delle Ville ― come a Destra, anche se senza capi e capetti ― niente di nuovo si vuole che viva.

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mercoledì 4 agosto

 

 

Lavorare bene tra berluscisti e marchionnisti? Solo un matto.

 

In Italia la produttività del lavoro è sempre più bassa, annuncia lIstat. Tra il 1980 e il 2000 cresceva ogni anno dell1,2%: poco, ma cresceva. Dal 2000 a oggi, invece da quando governano i berluscisti, cioè la produttività del lavoro è sempre calata, e dal 2007 cioè da quando il berluscismo ha lanciato l’attacco finale al cuore della Democrazia e dei Diritti dei Lavoratori il calo delle quantità prodotte per ogni unità di lavoro è diventato un crollo: meno 2,7% all’anno.

 

Eppure a nessun commentatore tra girandole di cifre e indicatori d’ogni sorta viene in mente che i Lavoratori italiani possano essere solo” demoralizzati troppo depressi, cioè, per rendere” sul lavoro quanto e più dei Lavoratori di altri Paesi.

 

Una spiegazione che pecca per semplicismo? Può darsi. Come può darsi, invece, che i suddetti commentatori e studiosi di Economia siano troppo volgarmente” materialisti per ammettere che un dato statistico possa subire gli effetti del disagio psichico. Troppo razionali per comprendere che affettivamente (affettivamente, con la a”) non è possibile a meno di una forza interiore, una capacità di resistenza e un amore per il proprio lavoro eccezionali, che una parte dei Lavoratori certo avranno lavorare con entusiasmo mentre Destra e finta sinistra” da quindici anni combattono i Lavoratori e i Diritti umani dei Lavoratori con ogni mezzo.

 

Ci pare di vederlo, il ghigno sarcastico di qualcuno dei suddetti cultori di economia dinanzi all’idea che gli affetti dei Lavoratori abbiano qualcosa a che vedere con la produttività dei medesimi. Gli suggeriamo, per togliersi quel ghigno dalla faccia, un semplice esperimento (solo mentale, per carità): il cultore ad alto livello di studi economici prenda a schiaffi ogni giorno uno dei propri figli per quindici anni. Senza alcun motivo, solo per fargli capire quanto gli è antipatico. E poi, quando la produttività” scolastica dell’infelice figliolo registrerà un calo, si domandi come mai.

 

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Post scriptum: sul caso Nicola Nichi Vendola, invece, per ora abbiamo niente da aggiungere. Salvo consigliare a tutti di dare una scorsa all’interessante articolo che Gianluca Santilli, dell’esecutivo del Pidì di Roma, ha scritto su left di venerdì scorso, 30 luglio. Lo si può leggere anche su ScuolAnticoli, cliccando qui, e lo si potrebbe intitolare, volendo, Padre Pio e Frate Nichi.

 

Padre PioFrate Nichi

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domenica 1° agosto

 

2 agosto 1980 - 2 agosto 2010: le 2 Italie.

2 agosto 1980 - 2 agosto 2010: le 2 Italie.

 

2 agosto 1980 - 2 agosto 2010: le 2 Italie

 

Commenti? Bastano i fatti. Sabato 2 agosto 1980, alle 10.25, una bomba fascista (fascista per sentenza definitiva) esplode nella sala d’aspetto della stazione di Bologna uccidendo ottantacinque Esseri umani e ferendone duecento. Individui della loggia P2 tentano, invano, di depistare le indagini. Trent’anni dopo, nessun ministro del governo berluscìsta, attuatore del programma della loggia P2, partecipa alla commemorazione delle vittime della strage.

 

Ma non accade “solo” questo, trent’anni dopo la strage di Bologna. Accade anche, a l’Aquila, che il giudice per le indagini preliminari ― che deve decidere se rinviare a giudizio per omicidio colposo i cosiddetti vertici berluscìsti della Protezione civile per non aver valutato correttamente il rischio nei mesi precedenti il sisma ― riceve una perizia dalla quale risulta che a uccidere 150 Esseri umani su 308, durante il terremoto, furono il cemento “scadente” impiegato nella costruzione delle loro case, gli “errori di progetto e di calcolo delle strutture” e la “violazione delle norme antisismiche” ben trentanni prima della strage di Bologna. Commessi da chi? Dai predecessori, se non dai padri e dai nonni, della “cricca” di mascalzoni che la notte del terremoto ridevano al telefono pensando ai soldi che avrebbero fatto sulla pelle degli Aquilani e di tutti gli Italiani.

 

Ma non accade “solo” questo, trent’anni dopo la strage di Bologna e sessant’anni dopo la costruzione all’Aquila (e chissà in quante altre città) delle case della morte. Accade anche, ad Afragola, che una bambina di dieci anni viene salvata “per miracolo” ― miracolo un cavolo, la salvano la generosità, il coraggio e la professionalità di soccorritori che certo non fanno parte dei cosiddetti vertici della Protezione civile berluscìsta ― dalle macerie di uno dei milioni di edifici abbandonati a sé stessi in migliaia di vie di centinaia di città e cittadine abbandonate a sé stesse di questo povero Paese consegnato all’antiStato.

 

Ma non accade “solo” questo, trent’anni dopo la strage di Bologna venuta trent’anni dopo i primi preparativi della strage dell’Aquila. Accade anche che un ministro della Repubblica col cui nome non vogliamo imbrattare questa pagina, mentre la bambina di Afragola geme sotto le macerie, mentre gli Aquilani lottano perché gli sia restituito almeno il cadavere della loro città mal costruita, sfruttata e sequestrata per arricchirsi, farsi propaganda e sperimentare uno “stato di emergenza” liberticida, mentre i sopravvissuti e gli orfani di Bologna piangono per la trentesima volta i propri morti insieme a tutti gli Italiani per bene, alzi il dito medio e dica: La Lega Nord ha venti milioni di uomini pronti a battersi fino alla fine!” (La Repubblica, 1° agosto 2010).

 

Commenti? Non servono. A questo punto (se non ora, quando?) ci vogliono i fatti: a sessantacinque anni dalla Liberazione dal nazifascismo, a trent’anni dalla strage di Bologna, è ora, o mai più, che i venti milioni pronti a battersi ne trovino altrettanti pronti a battersi più di loro. Pronti a fargli tirar fuori i moccichini verdi per asciugarsi le lacrime, se ancora sono Esseri umani capaci di piangere.

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Questo sito non costituisce testata giornalistica, non ha, comunque, carattere periodico ed è aggiornato secondo la disponibilità e la reperibilità

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