L'immagine di sfondo di questa pagina, raffigurante piazza delle Ville ad Anticoli Corrado, è un dipinto dell'artista danese Viggo Rhode (1900-1976). L'ha segnalata a ScuolAnticoli il signor Peter Holck. Rielaborazione grafica di Luigi Scialanca.

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La Terra vista da Anticoli Corrado

 

diario del Prof (scolastico e oltre)

 

aprile 2010

 

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giovedì 29 aprile

 

Un Papa tra le sue Pecorelle (a sinistra) e (a destra) un Innamorato con la sua Pecorella.

Un Papa tra le sue Pecorelle (a sinistra) e (a destra) un Innamorato con la sua Pecorella.

Un Papa tra le sue Pecorelle (a sinistra) e (a destra) un Innamorato con la sua Pecorella.

 

Papa di Pecore?

 

Tutto quello che avete sempre desiderato sapere sul sesso ma non avete mai osato chiedere è il titolo di un film di Woody Allen del 1972 in cui ne succedono di tutti i colori: un giullare (Woody) non riesce a liberare la mano dalla cintura di castità della moglie del re; una mostruosa tetta gigante creata da uno scienziato pazzo sfugge al suo controllo e fa più danni di King Kong; uno spermatozoo pusillanime (Burt Reynolds) trema di paura al momento di “lanciarsi” all’esterno del pene... E un medico apparentemente “normale”, il dottor Ross (interpretato da un grandioso Gene Wilder) sinnamora perdutamente di una bellissima pecora e per lei abbandona la famiglia, perde il lavoro e finisce sul lastrico.

 

Povero, simpatico e del tutto pazzo dottor Ross! Non la sua pecora era irresistibile, ma lui incapace di distinguere una Donna da una mammifera non umana! Si dice che talvolta accadesse anche ai pastori, un tempo, quando restavano soli col gregge per tutta l’estate in mezzo alle montagne...

 

Eppure, benché gli scienziati non siano ancora riusciti a mettersi d’accordo su che cosa ci distingua dagli altri animali ― leggere Human, dell’illustre professor Michael S. Gazzaniga, Raffaello Cortina editore, per una carrellata di 600 pagine, aggiornata al 2009, su tutte le ipotesi attualmente in ballo... tranne una ― alla stragrande maggioranza di noi l’idea di far l’amore con le pecore non passa neanche per l’anticamera del cervello: pur non essendo ben certi di che cosa esattamente ci distingua dagli ovini, siamo quasi tutti così sani di mente da non far confusione almeno su questo!

 

Ci stupisce, quindi, che un signore di grande esperienza e (dicono) saggezza come Joseph Ratzinger, alias Benedetto XVI, si ostini invece a chiamar pecore gli Esseri Umani: I pastori devono impegnarsi in combattimenti per difendere il loro gregge dal male, ha detto pochi giorni fa. Il buon pastore custodisce con immensa tenerezza il suo gregge, e solo in lui i fedeli possono riporre assoluta fiducia...

 

Sarà un caso ma soltanto gli ecclesiastici, all’alba del Terzo Millennio, perseverano in questo brutto vizio come se fossimo ancora all’anno 1000. E Ratzinger dà il cattivo esempio. Ma come fa a non capire (ammesso e non concesso che sia in buona fede, e che sinceri siano i suoi sforzi per liberare la Chiesa dalla pedofilia e da altre nefandezze) che parlare di Noi come di pecore significa accreditare (e da un altissimo pulpito) proprio l’idea che nient’altro che pecore dopo tutto siamo, e che da pecore, dunque, possiamo e addirittura dobbiamo essere trattati?

 

No, “cari” Ratzinger e Bertone e dipendenti vari: è inutile (e perfino ridicolo, in un certo qual tragico modo) che parliate di voi stessi come degli unici (che modestia!) in cui i fedeli possano riporre assoluta fiducia ― gli unici, cioè, che abbiano per Noi, in quanto Esseri Umani, la più alta e assoluta considerazione ― e intanto continuiate imperterriti a sostenere che esista “un essere superiore” (al quale Noi saremmo inferiori) e che sotto tale “essere superiore” vi siano dei “pastori” dei quali Noi non saremmo che le “pecore”! È inutile (e può sembrare perfino ridicolo) ma in realtà è assolutamente tragico, poiché così facendo siete proprio voi a creare (e ad aizzare) contro di Noi i “lupi” e le “iene”; e desta grande meraviglia che con tutta la vostra esperienza e (dicono) saggezza e (dicono) intelligenza, voi non riusciate a capire una cosa così semplice.

 

Non vi fa arrossire, “cari” Ratzinger e Bertone e dipendenti vari, che perfino certe maestrine delle elementari siano più intelligenti di voi? Come dite? Quali maestrine? Ma quelle della Scuola Giovan Battista Vico (potenza dei corsi e ricorsi storici!) in piazzale degli Eroi, a Roma, che nei giorni scorsi hanno regalato braccialetti colorati alle bambine che avevano fatto la “prima comunione” e non hanno regalato un fico secco a quelle che non l’avevano fatta. Dove ci son pecore ci sono anche pecore nere, vedete? Ed è chi Ci chiama pecore, dunque, che soprattutto insinua in certe teste l’idea delirante di poter dividerCi, tosarCi e sbranarCi.

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martedì 6 aprile

 

 

Più niente da ridere

(Un nuovo programma per una Nuova Sinistra)

 

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Non piangeremo, no. Non on line e coram populo, almeno. Ma neanche per non piangere possiamo continuare a ridere: la rubrica Meglio Ridere chiude, e non sappiamo se (e quando) riaprirà. Le puntate precedenti rimarranno raggiungibili ― sono state 26, una al mese, dal febbraio 2008, quando la dissennata astuzia veltroniana aveva appena fatto cadere Prodi in modo che la colpa ricadesse sulla Sinistra, al marzo 2010, quando la Lega ha conquistato il Nord e il controllo di fatto del governo del Paese ― e il link per arrivarci sarà sempre in homepage... Ma non ve ne saranno altre.

 

Quelle pagine, del resto, hanno adempiuto così bene al loro compito (non solo registrare lescalation di violenza psicologica, mediatica, “culturale” e legislativa dell’Estrema Destra al governo contro i Bambini, le Donne, i Lavoratori, i Migranti, l’Ambiente, i Beni e i Servizi pubblici, in una parola contro gli Esseri Umani, ma anche dar conto e dimostrare, idiozia per idiozia, astuzia per astuzia, la stupidità o la complicità della banda di capibastone di vario calibro che da un quarto di secolo è alla guida e alla rovina della Sinistra italiana) che vogliamo poter tornarvi ogni volta che su individui come la Gelmini e il Fioroni, il Maroni e il Violante, il Berlusconi e il DAlema, vorremo rinfrescarci la memoria.

 

Ma perché continuare ad aggiornarle, con gran dispendio d’intelligenza e di tempo, se le colpe di quasi tutta la nostra classe politica sono ormai più che dimostrate? Sarebbe come tirar in lungo un processo per non arrivar mai alla sentenza: sarebbe da Berluscìsti. Mentre la sentenza è già scritta, e da un pezzo, da noi come da ogni Italiano sano di mente: la Destra e la finta “sinistra” hanno portato il Paese così vicino al Disastro (con la D maiuscola, perché sia chiaro che non lo nominiamo alla leggera) che non c’è più bisogno di particolare acume per capire quel che su ScuolAnticoli scriviamo da due anni.

 

Solo un Massimo Giannini (ineffabile vicedirettore de La Repubblica) può ancora scrivere, il giorno dopo le elezioni, baggianate come: C’è da sperare che la vittoria della Lega sia foriera di qualche novità positiva: il “fattore di stabilità” di questo centrodestra scosso dalle spallate destabilizzanti e dalle sfuriate eversive del Cavaliere (La Repubblica, 30 marzo 2010). Perfino il Fioroni, mentre da quellavvoltoio che ogni “bravo” chierichetto dev’essere si avventa contro Bersani accusandolo di ciò che in primo luogo è colpa sua, dei Rutelli, dei Fassino, dei Veltroni e dei Franceschini (Non possiamo far finta che per il Pd non ci sia un problema. Nessuno vuol mettere in discussione la leadership di Bersani, però l’astensionismo quasi raddoppiato, il fenomeno Grillo che in Emilia raggiunge il 7%, il trionfo della Lega che cannibalizza il Pdl, non possono non farci riflettere) riesce tuttavia a comprendere (e per lui è tutto dire) che la Lega Nord non è un fattore di stabilità e che non possono venirne novità positive!

 

I commentatori davvero intelligenti, però, capiscono di più. Dicono anche loro, finalmente, ciò che noi sosteniamo da tempo: Forse alla Lega non importa, scrive il professor Adriano Prosperi, se moriranno le immigrate (abortendo clandestinamente, n.d.r) per definizione senza diritti e senza voto. Ma ci aspettiamo che gli uomini delle istituzioni, i garanti dei diritti costituzionali, le forze di un’opposizione finora incredibilmente timida su questo terreno facciano sentire la loro voce prima che si riproduca, nello scenario italiano, lo spettacolo della fanatizzazione deliberata delle masse (La Repubblica, 2 aprile 2010). Riflettiamo sull’ultimo concetto: la fanatizzazione deliberata delle masse. Per l’Estrema Destra al governo, i mass media di cui ha il controllo pressoché totale son proprio questo: strumenti per fanatizzare le masse. Ma con una fondamentale differenza: mentre il Berlusconi e la sua corte di lacchè e di donnine aizzano il “Partito dellAmore” contro i “comunisti” per i propri interessi, la Lega Nord fanatizza le masse (spinge cioè le Donne e gli Uomini di cui le masse si compongono a modellarsi su immagini disumane) in maniera del tutto disinteressata. Per fede. Per puro odio contro gli Esseri Umani.

 

E nel segno della sua fede dodio la Lega Nord vince e trionferà, se non la fermeremo: perché i Berluscìsti come la finta sinistra (gli uni avallando e incoraggiando le peggiori fantasticherie dell’Elettorato di destra e al contempo lasciandogli platealmente intuire di strumentalizzarlo, l’altra diffondendo l’incultura del fondamentalismo liberista e la superstizione religiosa e infliggendo alla parte sana del Paese continue delusioni) altro non sono che due mostruose fabbriche di un crescente delirio che solo nella Lega Nord finisce per intravedere il porto in cui trovare sfogo non più soltanto nelle risse di chiacchiere dei talk show, ma finalmente nella pratica dell’odio contro chi si ostina a rimanere umano.

 

Se ne accorge anche Gad Lerner (al quale va comunque dato atto di esser da tempo uno strenuo avversario dei Leghìni-nordini): La militanza leghista si manifesta nella predicazione capillare di “valori” e nellindicazione di “nemici” molto più che nel riformismo locale... Il senatur si concentra sul profilo identitario, esalta l’appartenenza a un popolo “sano”... Altro che concretezza, altro che territorio: Bossi incanta la folla descrivendo una missione quasi religiosa della Lega (La Repubblica, 3 aprile 2010). E Giorgio Bocca (capendo meglio tardi che mai di dover scusarsi per aver inneggiato alla Lega Nord, nel 1993, al grido di Forza barbari!: Un giorno, racconta, mi trovai su un aereo diretto a Berlino assieme al professor Gianfranco Miglio, lo scomparso teorico della Lega. Uscimmo dall’aeroporto e Miglio si fermò nel piazzale, respirò a lungo e profondamente l’aria un po’ elettrica della Prussia, poi mi guardò e disse: “La Germania, che grande Paese”. Il partigiano rimasto in me ebbe un trasalimento (ibidem). E Marco Revelli, figlio del partigiano e scrittore Nuto, docente di Scienza della politica: La Lega non è un partito come gli altri, è un partito da repubblica di Weimar. Nel senso che ha una vitalistica carica violenta, una sua corporeità. La concretezza della Lega è fatta da un impasto antropologico molto inquietante, di... identità etnica aggressiva e di una quotidianità rancorosa, che non è fatta solo di interessi come il Pdl, è qualcosa di più. È un composto razziale che spende il suo elevato peso specifico, questa densità materiale, quotando alla borsa della politica i sentimenti peggiori di una composizione sociale sradicata, spaventata, che vive da anni in crisi di identità (left 13, venerdì 2 aprile). Finalmente è chiaro a tutti, dunque (tranne che ai Giannini): siamo sull’orlo di un nuovo nazismo, che già dilaga anche a sud della cosiddetta “Padania” (l’1,4% perfino ad Anticoli Corrado alle Europee del 2009) e i Berluscìsti e buona parte della classe dirigente del Partito democratico seguitano come dementi a spingere il Paese verso l’abisso

 

Ci vuole una Nuova Sinistra, anche questo è ormai chiaro ed evidente a tutti. Meno chiaro ed evidente, però, è cosa significhi nuova. Significa, certo, che debbono andare a casa dritti filati tutti i bolliti dirigenti della vecchia (intendendo per bolliti, secondo l’amara ma esattissima copertina di left 13, da sinistra a destra: D’Alema, Bersani, Bindi, Letta, Veltroni e Franceschini, anche se noi avremmo da aggiungerne un’altra dozzina) ma poi? Che altro vorrà dire nuova, una volta pensionata la vecchia?

 

In primo luogo, non significa solo giovane. Non basta esser giovani e spigliati (alla Serracchiani, per intenderci) né tanto meno giovani e furbetti (alla Renzi, per dire il più furbetto) per esser davvero nuovi. Ci vogliono anche idee. Non una fede, sia chiaro (le fedi, tutte, son l’opposto assoluto delle idee: si fondano sul credere ― sull’abdicazione, cioè, a quel che ci distingue dagli altri animali ― anziché sull’immaginare e cercare e capire e pensare) ma certo idee forti, generose, vitali, possenti: solo idee così ― solo idee vere ― possono sconfiggere la fede d’odio dei Leghìni-nordìni.

 

Un’idea così ― un’idea vera ― esisterebbe già. Ed esisterebbe in tutti. O almeno: in tutti quelli che non l’hanno perduta. Vale a dire nella stragrande maggioranza delle Donne e degli Uomini di Sinistra ― di Sinistra vera ― che sono ancora (per poco) decine di milioni, in questo povero Paese. Un’idea vera, forte, generosa, vitale; un’idea che esiste già; e un’idea che esiste già in decine di milioni di Donne e di Uomini, a saperla cercare e ritrovare e restituire ognuno a sé stesso e a ogni altro in tutta la sua forza, generosità e vitalità: l’idea di Diritti. Di Diritti umani. Di Diritti fondamentali degli Esseri Umani.

 

Una Nuova Sinistra, una Sinistra vera, nascerà e vincerà quando cercherà, ritroverà e restituirà a sé e a noi un’idea nuova, scientifica e progressiva, di Diritti umani. E quando capirà e saprà che i Diritti (come dicono delle loro credenze Joseph Ratzinger e i suoi dipendenti) non sono negoziabili.

 

Perché questo accada, è necessario: primo, che dell’idea di Diritti umani si cominci finalmente a comprendere il vero significato; secondo, che essa sia conseguentemente distinta, una volta per sempre e in modo inequivocabile, da quella sua penosa parodia che è l’idea religiosa di “diritti” “umani”.

 

Qui non c’entrano la sincerità, la generosità e il coraggio di tanti Sacerdoti e di tante Donne e Uomini per bene, che conosciamo e stimiamo e non saremo certo noi a mettere in dubbio. Qui il fatto è che l’idea di Dio ― quale che sia la sua forma e indipendentemente delle intenzioni di chi le si affida ― è essa stessa antiumana e non può e non potrà mai non esserlo, poiché per essa l’Essere Umano è, per natura, inferiore al “divino” ― il suo “Creatore” ― e il “divino” ha sulla “creatura” una superiorità infinita.

 

(Gravissimo, a questo proposito, per l’implicito razzismo che contiene e veicola dal pulpito più alto, è il discorso pasquale del Ratzinger: Rimaniamo per natura uomini e donne, ma riceviamo la missione di angeli, messaggeri di Cristo: è data a tutti con Battesimo e Cresima. In modo speciale, col sacramento dell’Ordine, la ricevono i sacerdoti (La Repubblica, 6 aprile 2010). Battezzati e cresimati sarebbero cioè superiori agli Umani “comuni” “limitati” alla propria natura, sarebbero “angeli” ― la nuova “razza eletta”? ― mentre i preti, più eletti ancora, sarebbero una sorta di “superangeli”...)

 

Ma allora di che cosa parliamo, davvero, parlando di Diritti umani? Su che cosa si basano, da che cosa traggono la propria assoluta indisponibilità, se non da Dio?

 

Un brutto giorno, tre-quattro lustri or sono, in un momento di stupidità ingiunsi di tacere alla figlioletta di pochi anni. “Ma che, si è rovesciato il mondo,” ella disse, “ché non posso più parlare?”

 

Ecco: un Diritto umano ― in quel caso, il Diritto che chiamiamo Libertà di Espressione ― altro non è che una delle (probabilmente infinite) possibili rappresentazioni verbali (e in seguito legislative) dell’incommensurabile valore che ogni Essere Umano scopre nell’immagine di sé che fin dai primi anni inizia a creare e a comprendere, e che poi conserva e arricchisce e difende per tutta la vita, se la sua immaginazione non viene sconvolta. Ogni Essere Umano intravede e sente i propri Diritti e li traduce in parole e atti fin dalla più tenera età, né più né meno come ogni Essere Umano tenterebbe di fabbricar cassaforti fin dalla nascita, se venisse al mondo portandovi con sé un tesoro assolutamente unico e infinitamente prezioso e a poco a poco se ne rendesse conto. Nessuno, dunque, ha il merito esclusivo di aver scoperto (né tanto meno inventato) i Diritti umani, poiché ognuno ogni volta li riscopre da sé: non può non scoprirli ― ripeto: se la sua immaginazione non si deteriora ― a mano a mano che intuisce il proprio infinito valore rispetto a tutto ciò che non è umano e si rende conto che il valore di ogni altro non può che essere parimenti infinito. Il che non vuol dire, è ovvio, che meriti non ci siano. C’è il merito immenso delle Donne e degli Uomini che non violentano l’immaginazione dei Piccoli. C’è il merito di chi per i Diritti combatté e non di rado sacrificò la vita. C’è il merito di chi li trascrisse nelle Costituzioni e di chi, ancora oggi, lotta ogni giorno perché siano sempre rispettati. Ma il merito di scoprirli no: quello è di tutti.

 

Non può che esservi opposizione assoluta, dunque, fra l’idea laica di Diritti umani e la sua parodia religiosa. Come dimostrano, per esempio ― quasi ce ne fosse bisogno! ― le recenti gravissime teorizzazioni antidemocratiche di Tarcisio Bertone, segretario di Stato di Joseph Ratzinger: Il rapporto strutturale, anche a livello decisionale-operativo, tra la gerarchia e il popolo di Dio, non può mai essere posto in termini di ripartizione di potere. Traduzione: a noi, gerarchia della Chiesa, tutto il potere; a voi, “popolo di Dio”, niente. La Chiesa, infatti, se governata da un voto di maggioranza, diventerebbe una Chiesa puramente umana, dove l’opinione sostituisce la fede. Traduzione: l’opinione della gerarchia della Chiesa non è opinione ma verità di fede, quella del “popolo di Dio” è opinione e basta. Si vuole un esempio di “verità di fede”? Eccolo: I diritti umani sono universali proprio perché non dettati da un voto assembleare. Traduzione: i Diritti umani sono universali solo se li stabiliamo noi, gerarchia della Chiesa, altrimenti sarebbero mera opinione. Ma oggi si parla spesso, più che di diritti umani, di diritti individuali, trasformando desideri da soddisfare in diritti. Benedetto XVI, nel 2008, all’Onu, ha detto che i diritti trovano fondamento nella legge naturale, e che separarli da essa significherebbe cedere a una concezione relativista (La Repubblica, 12 febbraio 2010). Traduzione: non vi sono Diritti umani, ma una legge ch’è decisa e dettata da noi, gerarchia della Chiesa. Una legge che chiamiamo “naturale” (cioè, nella nostra neolingua, “stabilita da Dio”) perché ciò che decidiamo noi non è opinione ma verità di fede. E la nostra legge, pretesa “naturale”, il “popolo di Dio” deve chiamarla “diritti” (per dimenticare, come nel 1984 di George Orwell, che i Diritti umani sono invece ricerca e scoperta di ogni Essere Umano fin dalla nascita) e ubbidirle senza discuterla. È o non è il programma politico di una tirannia, questo? Aderiscono o no al programma di una tirannia i politici che lo fanno proprio? O che altro ci vuole per poter parlare di tirannia?

 

(L’orrore delle violenze sessuali e delle torture fisiche e psichiche in “covi” ecclesiastici d’ogni parte del mondo ― benché lontano, ancora, dall’essere accertato e riconosciuto per intero ― è già più che sufficiente a rendersi conto dell’immenso e duraturo effetto distruttivo che queste “agenzie per la mortificazione e l’annientamento mentale dei Bambini” possono esercitare sulle Società in cui agiscono. Eppure ancor più devastante, se possibile ― poiché è all’origine di quella svalutazione degli Esseri Umani, e quindi in primo luogo dei Bambini in quanto Umani “allo stato di natura”, non ancora “angeli”, che di certo non rende più difficili gli abusi e le sevizie contro di essi ― è il fatto che a idee come quelle citate del Ratzinger e del Bertone l’organizzazione ecclesiastica garantisca ovunque da secoli una diffusione capillare).

 

Non a caso la Lega Nord e il Vaticano rivaleggiano eppure se l’intendono, come Hitler e il Pacelli “nunzio” nella Berlino nazista. Sembrano in disaccordo sui Migranti, poiché la Chiesa ha da dar a bere al mondo la propria “missione universale”, ma è così evidente che solo l’ideologia religiosa, oggi (dopo l’ignominiosa caduta delle fantasticherie “scientifiche” dei secoli passati sulle “razze” “superiori” e “inferiori”) consente ancora di sentirsi e agire come “superiori”, come “angeli” ― cioè come non umani ― contro gli Esseri Umani non “battezzati e cresimati” di diversa o nessuna religione! E per il resto filano invece d’amore e d’accordo, la fede leghìno-nordìna e la papalina: soprattutto contro le Donne ― vedi le crociate sulla pelle di Eluana Englaro, vedi i recenti proclami del Cota e dello Zaia contro il Diritto di ogni Donna (e, del resto, di ogni Essere Umano) di decidere autonomamente del proprio corpo ― e la cosa non stupisce: possono forse non odiare le Donne individui cresciuti per lo più negli oratori, a continuo e stretto contatto coi parroci, come fanatici allevati e “istruiti” nelle madrase fondamentaliste?

 

Una Nuova Sinistra, dunque, nascerà e vincerà solo se andrà alla ricerca, nei cuori e nelle menti di ognuno e di tutti, dei veri Diritti umani che ognuno e tutti han nella mente e nel cuore fin dai primi anni: la ricerca che ognuno di Noi ha intrapreso ― compresi le Donne e gli Uomini oggi di destra ― e che in ognuno di Noi è stata più o meno ostacolata e mistificata, talora fisicamente impedita, e da ognuno di Noi mille volte abbandonata e ripresa, e da qualcuno talvolta perduta per sempre. Non solo i Diritti fino a oggi scoperti, rivendicati e solennemente trascritti nei Principi fondamentali di tutte le Costituzioni democratiche, ma anche e soprattutto i Diritti (che il Bertone chiama con disprezzo “desideri da soddisfare” come se il desiderio fosse qualcosa di spregevole) che ancora non abbiamo scoperto e non vediamo l’ora di conoscere e comprendere: questo deve fare una Nuova Sinistra che voglia proporre a tutti Noi idee forti, generose, vitali, possenti contro la fede d’odio dei Leghìni-nordìni, a questa ricerca scientifica deve dedicarsi, all’immensa impresa ― cioè ― di ogni Piccolo umano: scoprire, verbalizzare e tradurre in principi non negoziabili l’unicità creativa che conferisce a ogni Essere Umano un valore infinito.

 

Non da domani. Da oggi. Non presto. Sùbito. Prima che decine di milioni di Donne e di Uomini ― che nel nostro Paese hanno ancora un’idea sia pur vaga di sé come altrettanto umani dei Bambini, delle Donne, dei Lavoratori, dei Migranti, dei Poveri ― definitivamente cedano all’imperativo religioso, televisivo, leghìno-nordìno e berluscìsta che la ricerca e l’impresa siano quelle opposte di rendersi non umani. Tempo? Spiacenti: è scaduto. Siamo sull’orlo dell’abisso, vicinissimi al punto di non ritorno oltre il quale l’Italia sarà una landa deumanizzata da non poter che abbandonare maledicendola. Lo rivela ― lo grida, con gemiti e invocazioni che fan raggricciare la pelle di chiunque l’abbia ancora sana ― quello che i politologi asetticamente definiscono “il progressivo incremento dell’astensionismo di sinistra”.

 

L’astensionismo di destra e di sinistra son diversi come il gelo e il calore: il primo, fondato sul calcolo ― per la serie: Che ce frega de votà Polverini, a noi de Roma? Ciavémo già Alemanno!, mentre nel resto del Lazio il ragionamento è stato inverso ― è irrecuperabile perché è l’astensionismo anaffettivo, freddamente deciso o revocato di volta in volta, di chi, non avendo più da tempo immagini né progetti da affidare al voto, vede in esso solo uno strumento da impugnare o deporre secondo valutazioni e necessità solo razionali e pratiche. L’astensionismo di sinistra, invece, è recuperabile perché è disperatamente emotivo, colmo di delusione e sconforto, e le prime volte fa molto soffrire, e per anni conserva la speranza di un ritorno di passione che lo faccia di nuovo sentire impegnato e desiderato entro una realizzazione comune. Ma non è recuperabile per sempre. Non, soprattutto, in un contesto in cui i “modelli” opposti ― il bertoniano annullamento della propria umanità desiderante, il leghìno-nordìno farsi duri come pietra contro chi con la sua povertà o diversità ci implora invece di restare umani come e vicino a lui, la berluscìsta, televisiva, fatua derisione di tutto ciò ch’è umano ― si presentano e penetrano come trionfatori dai miliardi di pori fra le nostre menti e la comunicazione di massa. Bisogna far presto, prestissimo, o gli astenuti di sinistra a uno a uno si pervertiranno in “astenuti” di Destra: in Donne e Uomini che sistematicamente tendono a realizzarsi come “astenuti”, sempre e comunque, dalla contrattazione di sé con gli altri. Già ora c’è più niente da ridere: fra poco ci sarà più niente da fare per qualche generazione, nel nostro povero e perciò umanissimo Paese. E presto, come sempre nella Storia, significa a partire da ognuno: chi è ancora sano di mente ricominci sùbito a farla per sé, la ricerca sui propri Diritti non negoziabili, e vedremo le Donne e gli Uomini di una Nuova Sinistra apparire in mezzo a Noi per guidarci dall’oggi al domani, come fiori di campo a primavera. E di un campo che non ci sarà Bertone né Bossi né Berlusconi che possa far di nuovo deserto, questa volta.

 

Procede, intanto, la campagna berluscìsta e leghìno-nordìna di spoliazione e distruzione della Scuola di Tutti ― dove i Bambini e i Ragazzi ricevono gratuitamente attenzione, interesse e sapere quali segni d’amore e di stima da parte della Società adulta ― a favore delle “scuole” private, dove nella migliore delle ipotesi ci si “limita” a cavarne denaro come ormai si fa impunemente ovunque, e delle “scuole” religiose, dove nella migliore delle ipotesi ci si “limita” a istillare nelle loro menti l’idea razzista che vi sia Uno, nell’Universo, più importante non solo d’ogni Bambina e Bambino, d’ogni Ragazza e Ragazzo, ma anche dei loro genitori, dei nonni, di ogni singolo Essere Umano e dell’intera Umanità passata, presente e futura. E proprio in questo frangente il Prof ha festeggiato i venticinque anni d’insegnamento: mentre la Scuola è avviata alla rovina da una Nazione per metà impazzita che su un Titanic sarebbe capace di buttare i Bambini in mare per alleggerire la nave per qualche minuto, visto che non si fa scrupolo di spogliarli di tutto per qualche miliardo di euro da divorare in pochi anni a spese del loro futuro!

 

(Millenni di Storia umana ― dagli albori fino al secolo XIX ― sono stati segnati e sfregiati dall’abbandono dei Bambini. Per tutto il Medioevo le città d’Europa furono alle prese con bande di Bambini abbandonati ― i sopravvissuti alle quotidiane percosse di genitori abbrutiti, alle sevizie e agli abusi nei monasteri e negli orfanotrofi, alla morte per fame nelle foreste, ai lupi, all’annegamento nei fiumi, al soffocamento, allo strangolamento, ai lenoni e ai cannibali ― che facevano scontare ai Mendicanti, ai Diversamente abili e agli Ebrei l’odio e il disprezzo della Società che prima aveva colpito loro lasciandoli senza genitori, senza amore, senza casa e senza istruzione1. E oggi, nel globalizzato mondo senza storia in cui impazzano l’assoluta anaffettività e l’abissale ignoranza delle tirannie private, il Medioevo dei Bambini è di nuovo alle porte: Racconto l’inferno delle baby-gang titolava La Repubblica il 4 settembre 2009; e lo stesso giorno, ma in un’altra pagina: La gang dei bambini col coltello. Scugnizzi violenti, paura a Napoli. In aumento gli assalti in branco. Rapinano e stuprano mentre quella poveretta della Jervolino, altro bell’esempio di ministro papalino della Pubblica Istruzione, invita tutte le agenzie educative, scuole, parrocchie, enti e associazioni a elevare il livello di attenzione per i ragazzi! E ancora, sul Venerdì di Repubblica del 26 marzo 2010: Per evitare la bancarotta, l’amministrazione di Kansas City, nel Missouri, ha deciso di tagliare i costi chiudendo metà delle scuole, 29 sulle attuali 61. E nella stessa pagina: 160 sono i minori sotto i sedici anni incriminati per reati vari ogni giorno in Gran Bretagna. Tra loro, anche bambini di dieci anni o poco più. Proprio così: centosessanta Bambini incriminati al giorno nella culla della Democrazia moderna, nel Paese più “globale” d’Europa devastato da vent’anni di finta “sinistra” alla Tony Blair, il fervente convertito al cattolicesimo e special “cocchetto” di Bertone e Ratzinger).

 

La spoliazione e distruzione della Scuola, infatti ― e di conseguenza l’abbandono dei Bambini e il nuovo Medioevo che per essi si prepra ― non sono opera solo della Destra: con quanta convinzione, con qual demenziale allegria da nave dei folli vi ha contribuito e partecipato la finta “sinistra” nostrana dei Berlinguer (Luigi), dei Padoa Schioppa, dei Fioroni e dei loro sodali e consiglieri d’ogni sorta e risma! Gli alchimisti all’opera per l’autodistruzione della sinistra, scrive Giuseppe Benedetti su left 11 del 19 marzo 2010 in un articolo che sarebbe da citare per intero, hanno escogitato la formula “funzione pubblica della scuola privata”, stupefacente composizione per un Paese in cui il problema politico centrale, da decenni, consiste nell’esplosione degli interessi privati di chi svolge una funzione pubblica. E del modo in cui la “scuola” privata svolge “una funzione pubblica” ― non potendo fornire, dato il silenzio degli innocenti sugli orrori d’ogni giorno in “covi” ecclesiastici e “laici” della cosiddetta “istruzione” privata, le migliaia di esempi “comuni” che però non è difficile immaginare ― Benedetti ricorda poi gli esempi più “illustri”: Nel 1970, dopo sedici anni di attività didattica alla Cattolica, il professor Emanuele Severino viene allontanato dall’insegnamento per “eresia”. Dopo due anni, la stessa università caccia Franco Cordero, docente di Filosofia del diritto, che aveva dichiarato di essere non credente. Nel 1998 tocca a Luigi Lombardi Vallauri, anche lui professore di Filosofia del diritto alla Cattolica. Il docente si era permesso di osservare che il peccato originale è contrario al principio di responsabilità personale, uno dei cardini del diritto, e che una pena eterna è sproporzionata rispetto a qualunque delitto e inadatta alla rieducazione del condannato. Viene allontanato dopo un processo senza contraddittorio. Non avendo ricevuto i testi dei capi d’imputazione per potersi difendere, il professor Vallauri ha subìto un procedimento fuori dalla convenzione internazionale sui diritti civili. E nello stesso anno il gesuita Jacques Dupuis, docente presso la Pontificia università gregoriana, viene prima privato dell’insegnamento e poi convocato dall’ex Sant’Uffizio per il suo libro “Verso una teologia cristiana del pluralismo religioso”, in cui sostiene che tutte le religioni hanno pari dignità. Con quali facce continuarono a salire in cattedra, quali facce a mostrare agli allievi gli “illustri” “colleghi” dei professori licenziati per aver esercitato i Diritti umani che chiamiamo Libertà di Espressione e Libertà d’Insegnamento? Solo 14 (quattordici) docenti si rifiutarono di giurare fedeltà al fascismo: nessuno, invece, si è vergognato di continuare a “insegnare” in “facoltà universitarie” in cui i Diritti umani non sono riconosciuti. Ma forse non dovremmo dar loro lezioni, noi che non ci siamo dimessi per solidarietà con i centomila colleghi già licenziati dal Tremonti e dalla Gelmini...

 

Eppure non scriveremo che c’è più niente da festeggiare. Da ridere no, ma da festeggiare sì: c’è qualcosa e c’è molto, nei nostri venticinque anni d’insegnamento. La gioiosa consapevolezza, soprattutto, di aver sempre cercato ― anno dopo anno, classe dopo classe ― di non ostacolare i Bambini nella scoperta, nella comprensione e nella difesa dell’infinito valore di ognuno di essi, ma per quanto possibile di fornirgli ogni sorta di argomenti, letterari, filosofici, storici, aneddotici ― nessuno dei quali, chissà perché, di provenienza religiosa, ecclesiastica, o dal club internazionale dei fondamentalisti liberisti di destra e di finta “sinistra” ― che corroborassero la loro ricerca e li aiutassero a difendersi e a rintuzzare i continui attacchi dei fabbricanti e sfruttatori di “angioletti” che son legione ovunque.

 


1 John Boswell, The Kindness of strangers, 1988, trad. it. di Francesca Olivieri, L’abbandono dei Bambini, Milano, Rizzoli, 1991. Egle Becchi e Dominique Julia, a cura di, Storia dell’Infanzia, Bari, Laterza, 1991.

 

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L’immagine di sfondo di questa pagina, raffigurante piazza delle Ville ad Anticoli Corrado, è un dipinto dell’artista danese Viggo Rhode (1900-1976).

L’ha segnalata a ScuolAnticoli il signor Peter Holck. Rielaborazione grafica di Luigi Scialanca.

 

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