ScuolAnticoli

Libera Scuola di Umanità diretta da Luigi Scialanca

 

Mariastella Gelmini

 

agente dellodio berluscista contro i Ragazzi e i Bambini

 

cronologia (inversa) di quattro anni di distruzione della Scuola e del Futuro d’Italia

 

Home     Giuseppe "Beppe" Fioroni, il Mariostello piddìno     Francesco Profumo, il Mariostello “tecnico”

 

 

 

Le mille facce della signorina ministro Mariastella Gelmini.

Le mille facce del ministro Mariastella Gelmini.

 

Clicca qui per la grande manifestazione del 30 ottobre 2008 contro i tagli alla Scuola e all'Università

 

Arrivano i tagli alla Scuola dei tuoi Bambini, Mamma! Con tanti auguri dal trio Berlusconi-Tremonti-Gelmini, Mamma!

 

Andarono dietro alla Morte... e portarono l'Italia con sé.

 

Chi porterà la Gelmini davanti a Salomone?

 

È ogni giorno più chiaro a quale matrigna il governo della Destra abbia consegnato i Bambini e i Ragazzi italiani. Ma cosa importa, se tagliuzzando e spezzettando si accumulano miserabili guadagni sulla pelle dei nostri Figli? Per la matrigna Gelmini e per i suoi padroni, gli studi e il futuro dei Bambini e dei Ragazzi italiani si possono senza cuore fare a fette, pur di succhiar loro denaro (il denaro che a loro appartiene) licenziando precari. Ma non fu così che il saggio Re Salomone smascherò la finta madre che tentava di rubare il bambino alla vera? Non fu minacciando di tagliarlo in due? Come la finta madre, con lo stesso ghigno, la Gelmini smaschera sé stessa: Squartiamoli pure, dice, e gli evasori fiscali s’ingrasseranno col loro sangue. Citate in giudizio la finta madre, Genitori d’Italia, dinanzi al tribunale di Salomone dei vostri cuori di madri e di padri! (ScuolAnticoli, giovedì 4 giugno 2009).

 

Andarono dietro alla Morte... e portarono l'Italia con sé.

 

Per la serie "Pregiudizi contro le donne": le donne del governo Berlusconi mentre si recano da lui. La prima da sinistra è la Gelmini.

Per la serie Pregiudizi contro le donne: le donne del governo Berlusconi mentre si recano da lui. La prima da sinistra è la Gelmini.

 

Mariastella Gelmini: Sulle donne del governo Berlusconi ci sono stati molti pregiudizi.

(La Repubblica, martedì 24 gennaio 2012).

 

Andarono dietro alla Morte... e portarono l'Italia con sé.

 

Per la serie "Studi a Reggio Calabria": Mariastella Gelmini e Marco Minghetti.Per la serie "Studi a Reggio Calabria": Mariastella Gelmini e Marco Minghetti.

Per la serie Studi a Reggio Calabria: Mariastella Gelmini e Marco Minghetti.

 

(su) Mariastella Gelmini: A volte le interviste invecchiano con rapidità impressionante. È il caso della conversazione che Mariastella Gelmini, fedelissima di Silvio, ha avuto con il settimanale di famiglia Chi. Sentite cosa dice il ministro ragionando sulla crisi, prima della drammatizzazione di queste ore: “Il premier, insieme con tutto il governo, è adesso concentrato sul rilancio e lo sviluppo. Sa cosa resterà di tutta questa polemica (derubrica così i duri scambi tra maggioranza e opposizione sulle ricette per uscire dal tunnel, n.d.r.)? Resterà che il governo ha garantito all’Italia il pareggio di bilancio, cosa che non avveniva dai tempi di Minghetti. Nessun debito per le giovani generazioni: un dato storico”. Ma di quale Paese parlava, ministro? (Alessandra Longo, La Repubblica, mercoledì 2 novembre 2011). Povera Mariastella, che fatica mettersi in grado di usare abbastanza a proposito il nome di Minghetti! Come minimo, si sarà dovuta leggere davvero le impapocchiate domande del suo quiz per (illusi di diventare) futuri presidi.

 

Andarono dietro alla Morte... e portarono l'Italia con sé.

 

Per la serie "Da governi pollaio, classi e scuole pollaio": la Gelmini e il Berlusconi.

Per la serie Da governi pollaio, classi e scuole pollaio: la Gelmini e il Berlusconi.

 

(su) Mariastella Gelmini: Dalle classi pollaio alle scuole pollaio: è un pasticcio continuo la Scuola Gelmini-Tremonti, e ancora una volta a farne le spese sono i presidi. Dopo la manovra di luglio, che aveva stabilito che a partire dal 2011/2012 le scuole con meno di 500 alunni non potranno più avere un preside titolare ma saranno guidate da uno che già esercita in un altro istituto (con lo scopo di tagliare 1.812 presidenze e risparmiare 100 milioni l’anno) arriva un’altra grossa sforbiciata. Contenuta nel disegno di legge di Stabilità, approvato dal Consiglio dei ministri lo scorso 14 ottobre e ora in Parlamento per il via libera definitivo. Il ddl innalza ulteriormente il numero di alunni per scuola, impone gli istituti comprensivi per il primo ciclo (cioè elementari e medie) e fa saltare 3.138 capi d’istituto (il 31% degli attuali presidi) e altrettanti dsga (i vecchi segretari). (...) Quindici Regioni hanno già fatto ricorso. (...) Ma a preoccuparsi non sono solo i presidi che dovranno gestire scuole-mostro di 1.600 alunni, ma anche gli aspiranti tali che nelle scorse settimane hanno cominciato il concorso tra mille polemiche (la pubblicazione delle domande sbagliate, il “sequestro” in aula per oltre sei ore, la somministrazione di quiz-propaganda). Sono in molti, infatti, a pensare che questi tagli metteranno a rischio anche i posti a concorso. (L’Unità, giovedì 27 ottobre 2011).

 

Andarono dietro alla Morte... e portarono l'Italia con sé.

 

(su) Mariastella Gelmini: Il ministero della Pubblica Istruzione non ne infila una. A cinque giorni da un concorso per presidi che ha connotati storici (manca da sei anni, vi partecipano oltre 44.000 insegnanti) i suoi funzionari si stanno affannando a togliere 976 domande dalla griglia dei test. Le risposte sono sbagliate. Non torna nulla. Altre domande sono prolisse, non si possono leggere nel minuto a disposizione. Altre ancora sono superate, piene di refusi. I novanta espertoni esterni (tra loro consiglieri del ministro, rettori, ricercatori, avvocati dello Stato, tutti assoldati dal Miur) hanno prodotto un volume di scemenze in grado di entrare in gara con la gaffe del tunnel dei neutrini... Un concorso, per altro, che da quattro settimane è in mano alla polizia giudiziaria: c’è stata una fuga di notizie sulla griglia dei pretest. (La Repubblica, venerdì 7 ottobre 2011). Assoldar gentucola amica (e amica degli amici)non può portare che a risultati come questo. Ma cosa aspettarsi da un regimetto che sceglie così (se non peggio) perfino i ministri?

 

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Per la serie "Lungaggini": Mariastella Gelmini.

Per la serie Lungaggini: Mariastella Gelmini.

 

(su) Mariastella Gelmini: Il 7 ottobre andremo in piazza per chiedere le dimissioni della Gelmini. Ha presentato i numeri riguardanti le bocciature in modo da far apparire valida la sua linea dura, ma era solo propaganda sulle spalle di studenti che vivevano il trauma della bocciatura. Questo ministro è capace solo di mentire. (L’Unione degli studenti su La Repubblica di mercoledì 5 ottobre 2011). Non è esatto che la Gelmini sia capace solo di mentire. Spesso crede davvero a quel che dice.

 

Andarono dietro alla Morte... e portarono l'Italia con sé.

 

Per la serie "La Scuola nel tunnel, e senza un neutrino": Mariastella Gelmini. (Immagine tratta dal sito "Segnalazioni")

Per la serie La Scuola nel tunnel, e senza un neutrino: Mariastella Gelmini.

(Immagine tratta da Segnalazioni).

 

(su) Mariastella Gelmini: Scuola, calano i bocciati. Dal 2008 sempre in flessione. Smentiti i comunicati del ministro. Così la Gelmini ha nascosto il flop della linea dura. (Titolo de La Repubblica di martedì 4 ottobre 2011). La prassi instaurata dal Miur in era Gelmini sembra da regime comunista: oscurare i dati, manipolarli o cocederli col contagocce, per privare docenti, analisti e osservatori del diritto democratico di sottoporre a pubblico controllo l’azione del governo... Viviamo in un mondo alla rovescia in cui i responsabili della pubblica istruzione si vergognano perché, stando ai numeri, la scuola, nonostante i tagli, adempie bene al suo compito, che è formare gli studenti, dunque portarli alla promozione, e non bocciarli. Alla Gelmini è caro il modello-azienda, ma nemmeno le imprese che invocano a gran voce una maggiore libertà di licenziare misurano la loro performance in termini di dipendenti espulsi... Che genere di messaggio trasmettiamo ai ragazzi? Se al compito di matematica i dati non tornano, devono sentirsi autorizzati a truccare le cifre? (Benedetta Tobagi su La Repubblica di martedì 4 ottobre 2011). La licenza di “uccidere” Bambini e Ragazzi, che la Gelmini conferì ai Docenti contrabbandandola per un ambiguo ritorno alla severità, era un tentativo di stornare sui più deboli (cioè, appunto, i Bambini e i Ragazzi) la collera e la frustrazione degli Insegnanti per l’aggressione berluscista contro la Scuola. Che le bocciature non siano aumentate dimostra che i colleghi non sono così vili: buon segno, per la categoria e per il Paese.

 

Andarono dietro alla Morte... e portarono l'Italia con sé.

 

(su) Mariastella Gelmini: Disabili a scuola se paga la famiglia: settecento euro al mese oppure orario ridotto rispetto ai compagni di classe. Mancano docenti di sostegno e assistenti: le ore a disposizione non coprono le necessità del servizio. I genitori: ricorso contro il ministero. (La Repubblica, lunedì 3 ottobre 2011).

 

Andarono dietro alla Morte... e portarono l'Italia con sé.

 

Mariastella Gelmini secondo "L'Unità" di venerdì 30 settembre 2011.

Mariastella Gelmini secondo L’Unità di venerdì 30 settembre 2011.

 

Andarono dietro alla Morte... e portarono l'Italia con sé.

 

Per la serie "Momenti di difficoltà nel tentare di immaginare un tunnel di 750 chilometri": Mariastella Gelmini.

Per la serie Momenti di difficoltà nel tentare di immaginare un tunnel di 750 chilometri: Mariastella Gelmini.

 

(su) Mariastella Gelmini: In principio fu Berlusconi, con la sua capacità “di creare energia nucleare dalla scomposizione delle cellule”. Oggi è Mariastella Gelmini, che di mestiere fa il ministro per l’Istruzione, l’Università e la Ricerca scientifica, a inciampare sui neutrini. Nel rivolgere pomposamente il suo “plauso e le più sentite congratulazioni agli autori di un esperimento storico”, la Gelmini rivendica il ruolo dell’Italia, “con uno stanziamento intorno ai 45 milioni di euro”, nella “costruzione del tunnel tra il Cern e i laboratori del Gran Sasso, attraverso il quale si è svolto l’esperimento” sui neutrini. (La Repubblica, domenica 25 settembre 2011). Tutta la nostra solidarietà a Mariastella Neutrini: non si ironizza su una poveretta messa a fare cose molto più grandi di lei da uomini che non avevano abbastanza spina dorsale per farle in prima persona.

 

Andarono dietro alla Morte... e portarono l'Italia con sé.

 

(su) Mariastella Gelmini: Con una circolare, il ministero dell’Istruzione autorizza l’apertura di corsi con meno di otto alunni nelle scuole private. La normativa della scuola statale impone limiti molto più rigidi. E così nelle private si avalla di fatto l’utilizzo di docenti sottopagati. Le scuole paritarie potranno osare quello che è vietato alle statali. Mentre il lavoro nero nelle scuole è in aumento, una recente circolare del ministero dell’Istruzione consentirà alle private di formare classi con meno di otto alunni. Due aspetti che soltanto apparentemente sono separati. Ma andiamo con ordine. L’altro ieri, sul sito del ministero dell’Istruzione è comparsa la circolare numero 4334, datata 24 giugno, che ha per oggetto “scuole paritarie: numero minimo di alunni per classe”. Il direttore generale Carmela Palumbo spiega che il Tar Lazio, con due diverse sentenze del 2009, ha annullato la disposizione introdotta nel 2007 dal ministro della Pubblica istruzione, Giuseppe Fioroni, relativa al requisito del numero minimo di alunni per classe per il riconoscimento della parità scolastica. Il decreto varato da Fioroni quattro ani fa prevedeva che, all’atto della richiesta di parità, “il gestore o il rappresentante legale della gestione” dichiarasse “l’impegno a costituire corsi completi e a formare classi composte da un numero di alunni non inferiore a otto, per rendere efficace l’organizzazione degli insegnamenti e delle attività didattiche". La normativa riguardante le classi della scuola statale prevede limiti minimi completamente diversi: 18 alunni per classe nella scuola dell’infanzia e alla media, 15 alla primaria e addirittura 27 al superiore. Nel 2008, alcune associazioni di scuole non statali (Aninsei, Fiinsei, Filins) si sono rivolte ai giudici amministrativi chiedendo la cancellazione del comma in questione. L’anno dopo, nel 2009, il Tar si è espresso a favore dei gestori delle paritarie. Ora, visto che il ministero dell’Istruzione non si è appellato, le due sentenze sono passate in giudicato e “considerata la necessità di dare ottemperanza al giudicato formatosi sulle predette sentenze”, il ministero invita i direttori regionali a tenere conto “in sede di riconoscimento della parità scolastica, dell’annullamento” della lettera f, comma 6, dell’articolo 1 del decreto ministeriale 267 del 2007: quello che prevedeva la formazione di corsi completi e con classi di almeno 8 alunni. Quest’ultimo parametro era stato imposto perché, con un numero inferiore di alunni per classe, le rette richieste ai genitori non consentono ai gestori di pagare neppure gli insegnanti. Del resto, sono tantissime le denunce di docenti di scuole paritarie che lavorano per il solo punteggio, senza nessuna retribuzione o con un compenso risibile. Ieri mattina, l’Istat ha pubblicato i dati sulla “misura dell’occupazione non regolare nelle stime di contabilità nazionale”: il cosiddetto lavoro nero. Fra le attività economiche che si avvalgono di lavoro nero c’è anche l’istruzione, dove gli occupati dipendenti irregolari sono in aumento: più 10,5 per cento dal 2008 al 2009. Un dato che è presumibilmente da associare alle sole scuole non statali, visto che quelle pubbliche non possono avvalersi di insegnanti “irregolari”.

(La Repubblica - sito, giovedì 22 settembre 2011).

 

Andarono dietro alla Morte... e portarono l'Italia con sé.

 

Da "L'Unità".

Da L’Unità.

 

(su) Mariastella Gelmini (quella dei tagli ai Ragazzi e ai Bambini) e Giulio Tremonti che la scatena: Maxi-taglio ai fondi per l’autonomia scolastica alla vigilia dell’apertura dell’anno scolastico. Insegnanti, alunni e genitori troveranno scuole ancora più povere e l’anno scolastico inizia tra le proteste. Nei giorni scorsi l’Esecutivo ha trasmesso alla Camera lo schema di direttiva ministeriale che finanzia la cosiddetta autonomia scolastica (ringraziamo il giornalista per quel cosiddetta: la Scuola è incaprettata a morte dall’antiStato al potere, altro che autonoma, n.d.r) con una sforbiciata del 38% dei fondi che arriveranno alle scuole. Oltre alle spese per il personale, che paga lo Stato, le istituzioni scolastiche ampliano l’offerta formativa con una miriade di attività e servizi aggiuntivi che da ora in poi non potranno più offrire. Basti pensare al servizio pre- e post-scuola, che consente ai genitori che lavorano di accompagnare in anticipo e prelevare in ritardo a scuola gli alunni delle materne e delle elementari, alle attività di recupero e sostegno per gli alunni in difficoltà e a quelle per i disabili. Fondi che sono usati anche per il potenziamento della lingua straniera, le gite scolastiche, le attività teatrali e di cineforum, e per quelle alternative alla Religione cattolica. Ma per la prima volta il budget che dà un senso all’autonomia scolastica scende sotto i 100 milioni di euro. Per il 2011 sono previsti poco meno di 79 milioni, un anno fa gli istituti si divisero quasi 127 milioni. Dal 2001 il finanziamento si è assottigliato del 71%: erano 521 i miliardi di lire, pari a 269 milioni di euro, che dieci anni fa arrivavano nelle casse scolastiche. (...) In tutto, per le attività del Piano per l’offerta formativa (Pof) 2011, le oltre 10.000 scuole italiane riceveranno 12 milioni (in media: 1.200 euro per ogni scuola, n.d.r.), un anno fa erano 48 milioni e nel 2001 addirittura 162. (Salvo Intravaia su La Repubblica di lunedì 12 settembre 2011).

 

Andarono dietro alla Morte... e portarono l'Italia con sé.

 

Per la serie "Certi mestieri non fanno bene": Mariastella Gelmini.

Per la serie Certi mestieri non fanno bene: Mariastella Gelmini.

 

(su) Mariastella Gelmini: Nel suo vestito leggero color acquamarina, Mariastella Gelmini ieri da palazzo Chigi ha assicurato che i tagli sono finiti e la Scuola il 12 settembre partirà rinnovata e migliorata. Illustrando i dati ministeriali, la Gelmini ha sostenuto: si diffonde il tempo pieno, più 6% gli alunni rispetto al 2004. I docenti destinati al sostegno, quindi ai ragazzi in difficoltà, sono diventati 94.430, primato nella storia della Scuola. Tornano le borse di studio falcidiate da Tremonti: 100 milioni andranno per quella voce, “daremo un contributo a tutti i laureati con 110 e lode”. Ma negli androni dei provveditorati e nelle segreterie delle scuole si raccontano altre storie. A Torino un gruppo di docenti ha spiegato che i numeri record del sostegno si son fatti dirottando i “prof” di ruolo (che per vent’anni hanno insegnato matematica o storia) sui bambini in difficoltà. Per quanto riguarda l’Università, segnalano sindacati e studenti, i tagli decisi nel 2008 proseguono fino al 2013. E nei cicli inferiori ci saranno 19.700 insegnanti in meno. In generale, la spesa per l’Istruzione sarà calante fino al 2025. In tutto il Centro-Nord si segnalano classi-pollaio (il ministero certifica che sono cresciute). In Toscana, 2000 studenti in più (747 nelle superiori) e 898 insegnanti in meno. Si stanno allestendo Consigli comunali preoccupati nei comuni della Valdarno, nel Grossetano. In provincia di Pavia la soglia dei 30 studenti sarà superata in molte classi. Caro libri generalizzato: 40.000 Italiani hanno dovuto chiedere un prestito per comprare i manuali ai figli. Il sindacato Gilda parla di inizio dell’anno scolastico a rischio. Il Pd ha presentato un’interrogazione: “Abbassamento della qualità didattica, aumento della dispeersione scolastica”. In un lavoro di approfondimento, il periodico Tuttoscuola ha spiegato che grazie a tre commi della manovra bis di luglio la riorganizzazione gelminiana sarà profonda e dolorosa. Per cinque milioni di famiglie cambierà il preside: 3.180 a casa. Rivoluzionata la rete delle scuole: 5.600 (oltre la metà) saranno accorpate in 4.500, 1.100 saranno soppresse (quasi tutte elementari e medie). 2.000 scuole, le più piccole, saranno date in reggenza a presidi già impegnati. In Sardegna e in Sicilia un istituto su cinque sarà cancellato.

(Corrado Zunino, La Repubblica, giovedì 1° settembre 2011).

 

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Per la serie Chi di destra ferisce, di estrema destra perisce: Giulio Tremonti e Mariastella Gelmini.

 

(su) Giulio Tremonti e Mariastella Gelmini: Un ruolo centrale nella partita lo avrà il ministro dell’Economia, Tremonti. Dalla manovra di Ferragosto è stato quotidianamente attaccato dai colleghi di partito. Ieri, al meeting di Cl a Rimini, con alcuni amici si è detto “deluso e amareggiato” da questo atteggiamento, prendendosela anche con Berlusconi: “C’è lui dietro chi mi attacca”. Tuttavia chi nella Lega Nord e nel Pidièlle lo ha sentito si dice “abbastanza ottimista” sul fatto che si presenterà ad Arcore pronto a mediare. Di Tremonti parla anche Prodi, che dice: “Era l’unico che per un momento ha rafforzato l’autorità dell’Italia, poi anche lui si è indebolito e hanno cominciato a sparare sulla Croce Rossa”. E nel Pidièlle giurano che se domani il superministro dovesse impuntarsi e minacciare ancora le dimissioni, Berlusconi gli risponderà: “Accettate!”. (...) Intanto, gli indignados ultracattolici accusano la “ex loro” ministra Mariastella Gelmini di chiudere le porte delle scuole italiane a tutti quelli che si sono laureati e si laureeranno dopo il 2008. Di aver congelato di fatto i corsi di abilitazione indispensabili per accedere all’insegnamento. “Il suo comportamento è inqualificabile” si arrabbia Francesco Magni, presidente del CLDS, il Coordinamento liste per il diritto allo studio, la potente organizzazione universitaria ciellina. “Si è genuflessa davanti ai sindacati per far entrare solo quelli che l’abilitazione l’hanno già ottenuta e ha tagliato fuori tutti gli altri. Altro che nuova scuola. Adesso il tirocinio formativo è una beffa”. Giorgio Vittadini, presidente della Fondazione per la sussidiarietà e fondatore della Compagnia delle opere, la fortissima, ramificata confindustria ciellina socia d’affari delle coop rosse e dei privati, aggiunge:È giusto assumere i precari e sbarrare le porte ai giovani? È un intervento statalista, in contraddizione con la natura di un governo che si dice liberale. Su questi temi si dialogava di più con un vecchio signore comunista come Luigi Berlinguer. Ora siamo alla guerra fra generazioni, alla santificazione di un Paese solo per vecchi”. Il ministro, di fatto, ha bloccato i corsi di abilitazione finché non saranno assorbiti i 230.000 precari. “Così si perpetua un sistema che porta in cattedra per via evolutiva, a danno dei giovani,” dice Gianni Mereghetti, professore al liceo Bachelet di Abbiategrasso. “E senza nessuna valutazione del merito,” aggiunge Giovanni Cerati, che insegna al liceo Tirinnanzi di Legnano. I ciellini accusano la già idolatrata Gelmini di ridurre le assunzioni a semplici numeri di una graduatoria, andando contro quella libertà d’insegnamento e reclutamento predicata da Cl. (La Repubblica, domenica 28 agosto 2011). Buttare a mare 230.000 persone cancellando le graduatorie che ne attestano il diritto di precedenza (rispetto ai presunti giovani che invece si stanno ancora formando, cioè stanno ancora arricchendo le agenzie cielline per l’indottrinamento formativo) è odio puro, è volontà di sterminio esplicita, e così sicura desser trionfante da non aver più alcuna voglia (o tempo) di dissimularsi. Un catto-nazismo consapevole e gridato, contro gli odiati insegnanti “comunisti”, che probabilmente piacerebbe a Breivik. Una come la Gelmini, a gente così, sembra “di sinistra” come a Breivik sembrava “di sinistra” il Ratzinger: poco le è valsa, povera Mariastella, la perenne croce al collo che forse non si toglie neanche a letto. E lo stesso accade al potentissimo ministro dell’Economia, di cui la Gelmini non è che un avatar: anche lui è odiato a morte dai tea party nostrani perché, secondo loro, non approfitta abbastanza della crisi economica per infliggere il colpo di grazia allo Stato, alla Democrazia e ai Diritti umani. Il vecchio Prodi (la cui intelligenza politica è meno celebre di quella del D’Alema, ma probabilmente è più reale) sembra averlo capito: il Tremonti, ai gelidi occhi elettronici della speculazione finanziaria globale, è forse l’ultimo (fragile) baluardo tra l’Italia e il default: spazzato via lui, trionfante il cattonazismo scervellato dei tea party nostrani, il Paese precipiterà nel vuoto delle loro menti e porterà con sé nell’abisso, per la seconda volta in meno di un secolo, l’Europa e il mondo. Non sarebbe un po troppo? Preti nazisti e nazisti preti, è a voi che ci appelliamo: non vogliate strafare, accontentatevi del Tremonti come vi chiede la destra mondiale, ché anche lui vuole il Narcostato-teocratico-italico, il Messico d’Europa e la Santa Morte per le vie di Roma, proprio come voi, ma a differenza di voi sa misurare i passi.

 

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Mariastella Gelmini: Berlusconi e Bossi sapranno trovare una sintesi, il Pidièlle e la Lega Nord raccoglieranno i contributi e sapranno fare le scelte migliori. (La Repubblica, martedì 23 agosto 2011).

 

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Per la serie "Amiche che ti si rigirano per mostrare il tuo naso ai fotografi": Daniela Santanchè e Mariastella Gelmini.

Per la serie Amiche che ti si rigirano per mostrare il tuo naso ai fotografi: Daniela Santanchè e Mariastella Gelmini.

 

(su e di) Mariastella Gelmini: Illegittimi i tagli del Governo agli organici della Scuola (Consiglio di Stato). Le dichiarazioni secondo cui dovrebbero essere rivisti gli organici delle scuole sono prive di fondamento. Il Consiglio di Stato ha accolto tutti i decreti presentati dal Miur. Soltanto su uno, ha ritenuto mancasse il parere della Conferenza Stato - Regioni, appunto su quello riguardante la definizione degli organici. Ma la questione sarà semplicemente superata appena sarà stato acquisito, come è in programma, il parere della Conferenza Stato - Regioni (Mariastella Gelmini). (L’Unità, martedì 2 agosto 2011).

 

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(su) Ferruccio Fazio e Mariastella Gelmini: “Troppo tempo per diventare medici” e il governo taglia un anno di studi. Via al piano Fazio - Gelmini: “Così l’Italia avrà più specialisti. (La Repubblica, martedì 12 luglio 2011). Anzi, già che ci siete, fate medico chiunque autocertifichi di esserlo e abbia almeno 8 anni di età: vedrete quanti altri bei soldi potrete sottrarre all’Università e alla Scuola.

 

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Per la serie "State attenti, ché finora mi avete conosciuto soltanto sotto il mio aspetto migliore": Mariastella Gelmini.

Per la serie State attenti, ché finora mi avete conosciuto soltanto sotto il mio aspetto migliore: Mariastella Gelmini.

 

Mariastella Gelmini e Luigi Bisignani: Mariastella: “Ho incontrato Montezemolo. Si è instaurato proprio un rapporto di simpatia. Vuole far poltica, questo l’abbiamo capito tutti. Gli ho consigliato di non prestare la sua faccia a un Partito democratico distrutto, e di evitare il Terzo polo. Deve rimanere legato a Gianni Letta, che è la persona di riferimento di tutti noi. Secondo me, Gigi, dobbiamo stargli addosso, tenerlo agganciato”. Gigi: “E io da quant’è che te lo dico?” Mariastella: “Politicamente è un po’ inesperto... è lusingato sia da Casini che da sinistra... secondo te è utile fare un tavolo? Con te, lui, io, Frattini?” Gigi: “Quando vuoi”. (La Repubblica, venerdì 24 giugno 2011).

 

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Mariastella Gelmini (avatar di Giulio Tremonti al ministero della Pubblica Istruzione) al telefono con Luigi Bisignani: Guarda, non è finita, io non mi faccio trattare come Bondi, mi dispiace. Io mi ero praticamente prostituita per costruirmi un rapporto con Tremonti. Sbaglia anche Gianni Letta a consentire che un capufficio (Vincenzo Fortunato, capo di gabinetto di Tremonti) si comporti così. (La Repubblica, giovedì 23 giugno 2011). Povera Mariastella. Solo adesso comincia a capire... Altro che capuffici... Al ministero dell’Economia probabilmente anche l’ultimo degli uscieri è informato di quanto poco lei conti.

 

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Per le serie "Denutrizione ridens" e "La Scuola, a digiuno suo malgrado": Mariastella Gelmini e Michela Vittoria Brambilla.

Per le serie Denutrizione ridens e La Scuola, a digiuno suo malgrado: Mariastella Gelmini e Michela Vittoria Brambilla.

 

(su) Mariastella Gelmini e Michela Vittoria Brambilla: 12 settembre 2010: Bisignani parla con suo figlio, Renato, che ha passato la giornata all’autodromo per il Gran premio di Monza. Bisignani jr racconta di essersi presentato alla Gelmini come “il figlio di Luigi”. Il ministro dell’Istruzione, “carina”, si è sùbito interessata. Le parole della Gelmini sono state: “Peccato che suo padre non me l’ha detto, se l’avessi saputo mi sarei presa cura io di lei, le avrei fatto fare un giro”. Bisignani jr continua: “C’era il figlio di Ignazio, ma non mi sono azzardato a salutarlo perché non mi piace per niente”. Il padre chiede: “E invece Ignazio non c’era?”. Renato risponde di no e continua: “La conosci la ministra rossa, quella del Turismo?” Bisignani sr: “No, è una stronza, brutta, un mostro, mignotta come poche, la più mignotta di tutte”. Niente a che vedere con la Gelmini, secondo il figlio: “Invece Stella, devo dire, veramente carina”. Il faccendiere concorda: “Mi ha mandato il messaggio rpima di te, pensa. Sùbito me l’ha mandato!. (La Repubblica, mercoledì 22 giugno 2011). Il problema è: ma uno (o una) che alla famiglia Bisignani piace più di un altro (o un’altra) è davvero meglio di quell’altro (o quell'altra)? O invece è peggio? Ah, saperlo...

 

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(su) Mariastella Gelmini: Mariastella Gelmini, che secondo le ricostruzioni avrebbe consultato Bisignani diverse volte, come lei stessa avrebbe ammesso, è sulle barricate: “Mai interrogata” è la precisazione del suo ufficio stampa. (La Repubblica, domenica 19 giugno 2011). Del suo ufficio stampa? O di quello del ministero della Pubblica istruzione, che dei suoi affari (o affaracci?) privati non dovrebbe occuparsi? Ci piacerebbe saperlo.

 

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Per la serie "Sconsigliàti di Stato": Mariastella Gelmini.

Per la serie Sconsigliàti di Stato: Mariastella Gelmini.

 

(su) Mariastella Gelmini e Paola Goisis: Il Consiglio di Stato ha detto sì alla class action promossa dal Codacons contro le cosiddette classi pollaio, quelle aule sovraffollate dove il numero di alunni supera il limite di 25. La class action era già stata accolta dal Tar del Lazio. La decisione di Palazzo Spada rigetta il ricorso del ministro della Pubblica Istruzione, Mariastella Gelmini, e dichiara la piena ammissibilità della prima class action italiana contro la Pubblica amministrazione. Il ministero ha sùbito assicurato che sarà emanato al più presto il piano per l’edilizia scolastica. Intanto è stato ritirato l’emendamento della Lega Nord al decreto sviluppo che prevedeva un premio di 40 punti in graduatoria per gli insegnanti residenti nella provincia della scuola nella quale chiedono di lavorare. Un provvedimento chiamato anti terroni e che aveva suscitato polemiche. (La Repubblica, giovedì 16 giugno 2011).

 

Andarono dietro alla Morte... e portarono l'Italia con sé.

 

(su) Mariastella Gelmini: Impazza il toto-nomine per il futuro ministro della Giustizia da sostituire a fine giugno dopo il “parlamentino” del Pidièlle: in pole c’è il vicepresidente della Camera, Lupi. S’ipotizza pure un giro di valzer con la Gelmini alla Giustizia e Lupi alla Scuola. Lei, in privato, dice: “Non ne so nulla e nessuno me lo ha proposto”. (La Repubblica, sabato 4 giugno 2011). La Gelmini alla Giustizia? Come dire che per i giudici si avvicina la Soluzione finale. Di peggio c’è solo il Trota. Ma forse il Trota andrà alla Scuola, e le farà male perfino più dei Lupi.

 

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(su) Giulio Tremonti e il suo avatar al ministero della Pubblica Istruzione, Mariastella Gelmini: È illegittimo chiedere soldi alle famiglie per mandare avanti gli istituti scolastici. Lo afferma un recente documento pubblicato nel sito del ministero dell’Economia... La notizia non mancherà di avere strascichi polemici, specialmente dopo che numerosi dirigenti scolastici si sono rivolti alle famiglie per tirare avanti la carretta e sanare i bilanci in rosso. Ultimi in ordine di tempo i 376 presidi dell’Asal, l’Associazione delle scuole autonome del Lazio, che hanno inviato una lettera a migliaia di genitori denunciando “il più imponente taglio nella Scuola della storia italiana del dopoguerra”... Qualche giorno prima, gli studenti del liceo Modigliani di Giussano, in Brianza, avevano deciso di anticipare lo stipendio a dieci docenti precari senza paga da tre mesi. (La Repubblica, giovedì 2 giugno 2011).

 

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Mariastella Gelmini (avatar di Giulio Tremonti contro la Scuola e di Silvio Berlusconi contro Tutto il Resto): È evidente la vicinanza di Giuliano Pisapia (candidato sindaco di Milano contro la Moratti, n.d.r.) a un estremismo di sinistra che lo rende inidoneo ad assumere la guida di una grande città come Milano e a rappresentare la maggioranza dei cittadini milanesi che è moderata e lontana da estremismi. (La Repubblica, giovedì 12 maggio 2011).

 

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(su) Mariastella Gelmini (avatar di Giulio Tremonti contro la Scuola degli Italiani, e di Silvio Berlusconi contro Tutto il Resto degli Italiani): Il piano assunzioni dei precari della scuola annunciato dal governo è predisposto dall’articolo 9 del cosiddetto decreto sviluppo. Il piano, si legge, dovrà “garantire continuità nell’erogazione del servizio scolastico” e “conferire il maggior possibile grado di certezza nella pianificazione degli organici della scuola” e dovrà essere compatibile “con la stabilità dei conti pubblici”. Ma per vararlo definitivamente servirà un “decreto del ministro dell’Istruzione, dell’università e della ricerca, di concerto con il ministro dell’Economia e delle finanze e con il ministro per la Pubblica amministrazione e l’innovazione”. Insomma, ieri è stato fatto solo un annuncio fumosissimo, perché non è chiaro il quando né il quanto delle eventuali stabilizzazioni, anche se il segretario della Cisl Raffaele Bonanni esulta. (L’Unità, venerdì 6 maggio 2011).

 

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Per la serie "Della propria espressione di disgusto perenne, non sempre si è in grado, da soli, di comprendere i motivi": Mariastella Gelmini.

Per la serie Della propria espressione di disgusto perenne, non sempre si è in grado, da soli, di comprendere i motivi: Mariastella Gelmini.

 

(su) Mariastella Gelmini (avatar di Giulio Tremonti contro la Scuola degli Italiani, e di Silvio Berlusconi contro Tutto il Resto degli Italiani): Si vedrà oggi se il governo darà stabilizzazione a 65.000 precari della Scuola (in tre anni). La notizia andrebbe accolta con favore, naturalmente. Ma c’è del marcio in Danimarca anche quando sembra il contrario. Sul piano psicologico è senz’altro un sospiro di sollievo per quei professori che da anni vivono con un incarico che inizia a settembre e termina a giugno, persone per alcune migliaia tra i quaranta e i cinquanta, spesso con figli, ancora in attesa di darsi un futuro. La buona notizia finisce qui. Perché il resto è demagogia e bieca propaganda che serve a coprire il peggio. Intanto, perché ora? Non si poteva prevedere in un altro momento, considerando che è ancora tutto aperto il caos delle nuove graduatorie “a pettine”. E poi perché solo 65.000, quando i posti vacanti nelle scuole sono molti di più? La misura è smaccatamente elettorale. Arriva una prospettiva per 65.000 e rispettive famiglie, la fine delle snervanti attese in pieno agosto per la cattedra annuale. Certo, tutto vero. Ma, intanto, sono soldi che lo Stato già paga e quindi avverrà a costo zero, salvo poi le ricostruzioni delle carriere di ognuno che porteranno ad adeguamenti di stipendio, anche se da qui a qualche anno, forse al termine della legislatura. Inoltre, non avviene per scelta: è la conseguenza dei ricorsi vinti al Tar da precari storici a cui è stata negata la stabilizzazione. Ma il Def, il documento di economia e finanza del governo, dà alla Scuola, in realtà, un’altra mazzata. Dal 2012 al 2014 ci saranno riduzioni di spesa per quattro miliardi e 561 milioni ogni anno: 13 miliardi e 683 milioni il totale. Se si considera che dal 2009 al 2011 sono già state tolte all’Istruzione risorse per 8 miliardi e 13 milioni, con 87.000 cattedre in meno, 42.000 posti di personale amministrativo, tecnico e ausiliario in meno. Un piano diabolico, determinato dall’Economia e accettato supinamente dal ministro dell’Istruzione, che toglie alla Scuola in questa legislatura circa 22 miliardi, 43.000 miliardi delle vecchie lire. Se non si pone rimedio, per le generazioni future sarà tragedia certa. (Fabio Luppino su L’Unità di giovedì 5 maggio 2011).

 

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Precarietà del Lavoro + Distruzione della Scuola = Eliminazione graduale della miglior Gioventù?

Precarietà del Lavoro + Distruzione della Scuola = Eliminazione graduale della miglior Gioventù?

 

(su) Mariastella Gelmini, Giulio Tremonti e tutto il berluscismo: Un futuro di tagli, ecco le cifre, di Corrado Zunino (che ScuolAnticoli ringrazia per il testo che segue). Giovedì 28 alla Camera si inizia a votare il Documento di economia e Finanza del 2011. Lì dentro c’è lo spianamento della Scuola pubblica italiana. Quattro miliardi e 561 milioni di tagli previsti ogni anno dal 2012 al 2014 (tabellone a pagina 37 del documento del Programma nazionale di riforme già approvato in Consiglio dei ministri). Tredici miliardi e 683 milioni succhiati via a un organismo in grave crisi di ossigeno, a cui dal 2009 al 2011 ne sono stati portati via già otto miliardi e 13 milioni (con 87.000 cattedre annesse e 42.000 posti di personale amministrativo, tecnico, ausiliario). Tredici miliardi e 683 milioni più otto miliardi e 13: sono ventidue miliardi succhiati alla Scuola pubblica italiana in una stagione di governo di centro-destra. Con numeri di questa entità si renderà la nostra Scuola pubblica così fragile e dissestata da trasformarla in un istituto sostituibile. Con che cosa? Con la scuola privata italiana. Il Def di Giulio Tremonti, diventato cosa nota a Ballarò grazie a un colpo di teatro di Enrico Letta (il ministro Gelmini necessitava di un suggeritore alle spalle per riuscire a dire che quei tagli, meglio, minori spese, erano già previsti dal 2008) attinge ancora una volta dalla Scuola: su 60 miliardi per il risanamento generale nei prossimi tre anni, tredici e sette vengono da lì. Tutti gli Stati occidentali avanzati hanno affrontato la crisi economica mondiale non toccando tre strutture: la Scuola, l’Università, la Ricerca. Barak Obama ha sottratto risorse, per dire, al ministero degli Interni, ma ha fatto crescere gli investimenti pubblici nei tre campi dei giovani e del futuro: Scuola, Università, Ricerca. Da noi, si spiana. E altri documenti di governo, che sottendono il Def tremontiano, hanno detto sul nostro futuro qualcosa di ancor più angosciante: Nei prossimi trent’anni ci sarà una riduzione strutturale della popolazione scolastica. Perché? Perché strutturale? Dobbiamo arrenderci al fatto che facciamo (e quindi faremo) meno figli? Ma non è che la gioventù strutturalmente precaria fa meno figli perché non ha idea di come potrebbe precariamente mantenerli? O forse la riduzione scolastica immaginata da Tremonti è figlia dell’idea che la gioventù precaria tornerà a fare lavori manuali abbandonando un’utopia sessantottesca di accrescimento culturale e potenziamento della cittadinanza attraverso la scuola? Ancora, i migranti, che comunque hanno riportato la soglia della popolazione italiana intorno ai sessanta milioni, secondo questo governo non andranno nei prossimi trent’anni al liceo e all’università in Italia? Queste stime non tengono conto che negli ultimi anni la popolazione della Scuola in verità è sempre cresciuta. Riassumendo. La quota del Pil oggi impegnata nell’istruzione, il 4,2 per cento, secondo il nuovo Def calerà al 3,7 per cento nel 2015 e al 3,4 nel 2060. Ovviamente, per consentire questo, non ci sarà contratto per i maestri e i prof fino al 2013 e il blocco degli scatti d’anzianità resterà tale: 320 milioni in meno a bilancio del Miur per i prof nel 2011, 640 in meno nel 2012 e 960 nel 2013. Prof più poveri per una scuola con meno alunni. Ci scrive Enrico Letta in un sms: La cosa più pesante è che dalle tabelle del documento governativo emerge come la riduzione da un miliardo a 30 milioni della quota riservata per il diritto allo studio sia confermata anche per i prossimi tre anni. Le dichiarazioni a raffica del ministro Gelmini (al termine del primo triennio di sacrifici reinvestiremo in una scuola più snella e migliore con i risparmi realizzati) si sono rivelate bugie. Arrivano nuovi tagli, i più duri, perché portati su un organismo boccheggiante. Scrive la Rete 29 aprile, i ricercatori universitari precari che alla precarietà non si arrendono: Quattordici miliardi di euro, a valori correnti, è quanto il Piano Marshall diede all’Italia dal 1948 al 1952. Il Piano Tremonti, all’Italia e al suo futuro, li toglie. (Repubblica - sito, 25 aprile 2011). Un articolo che (insieme a un’infinità di altri segnali più o meno recenti) fa pensare che il berluscismo si muova (e si sia mosso fin dall’inizio) in una prospettiva di eliminazione soft di una parte della popolazione italiana: l’eliminazione delle Donne e degli Uomini giovani, liberi e ricchi di umanità di oggi e, soprattutto, l’eliminazione dei loro futuri Figli, le Donne e gli Uomini giovani, liberi e ricchi di umanità di domani. Dove soft non vuol dire che non si tratti di una vera eliminazione, ma solo che la sinergia tra la precarietà del Lavoro e la distruzione della Scuola non ha bisogno di lager per la soluzione finale, poiché è in grado di far gradualmente sparire dalla faccia del Paese i Figli della nuova “razza” odiata (la vera miglior Gioventù) prim’ancora che siano concepiti. Una strategia lenta” (ma non tanto: l’eliminazione sarà “a regime” nel 2060) che Hitler non immaginò. E che può permettere agli eliminatori di oggi di non sembrare tali finché non sarà troppo tardi.

 

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Per la serie "Gli estremi si toccano e come": Mariastella Gelmini e Nicole Minetti.

Per la serie Gli estremi si toccano e come: Mariastella Gelmini e Nicole Minetti.

 

(su) Mariastella Gelmini: Per convincerla a desistere dagli attacchi a Nicole Minetti, contro cui raccolse firme per le dimissioni del Consiglio regionale lombardo, l’ex pidiellìna Sara Giudice ha denunciato al Fatto una telefonata del ministro Gelmini, che le chiese di rinunciare ad AnnoZero perché “inopportuno” viste le difficoltà del premier, e un’offerta di lavoro alla Mondadori da “dirigenti” del Pidièlle “di fiducia della Gelmini” in cambio di un caffè con Minetti “in favore di telecamera”. Parole “frutto della fantasia” ha replicato il ministro. E l’editore: “Nessuno può garantire a chiunque un posto sicuro alla Mondadori. (La Repubblica, domenica 24 aprile 2011). Triste che i portavoce di una Casa tanto illustre abbiano una conoscenza così approssimativa dell’Italiano. Dire che nessuno può garantire a chiunque, infatti, significa dire che non lo si può garantire a tutti. Ma allora a qualcuno sì?...

 

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Mariastella Gelmini: Mia suocera, che è una maestra rigorosa, è arrossita per le battute di Berlusconi... Berlusconi ha cantato, in francese, pure al mio matrimonio, conquistando la simpatia di tutti gli invitati: la vera sposa è stato lui... Ho partecipato a tante cene con Berloscuni, e l’ho visto molte volte in situazioni d’intimità con gli amici cantare o raccontare barzellette spinte. (Diva e Donna, mercoledì 20 aprile 2011). Si sa: la lingua batte dove il dente duole.

 

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Per la serie "C'è chi li vede così": Mariastella Gelmini.

Per la serie C’è chi li vede così: Mariastella Gelmini.

 

(su) Mariastella Gelmini: Riporto e collego due brani già di per sé esaustivi, ma che, messi insieme, aiutano a comprendere di più. Diceva Girolamo Savonarola a proposito del tiranno: “Tutti gli uomini di cervello li tiene bassi, ed esalta gli sciocchi dicendo: «Costoro mi saranno fedeli perché io li mantenga dove non sono degni di stare»”. Dice il professor D’Andrea, docente di Diritto costituzionale e relatore della tesi di laurea di Mariastella Gelmini: “Si è laureata almeno tre anni fuori corso. Aveva scelto una tesi dal titolo accattivante, «Referendum d’iniziativa regionale», ma lo ha trattato in maniera davvero sciatta. Per quella tesi non ho voluto dare nemmeno un punto in più della media dei voti. Non soltanto per come era stata scritta, a tirar via, ma soprattutto per come la Gelmini venne a esporla in sede di discussione”. (Lettera di Paolo Sanna a L’Unità di lunedì 18 aprile 2011).

 

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la Gelmonaca

 

(su) Mariastella Gelmini: Tar: “illegittimi” i tagli al personale. Battaglia sulle graduatorie dei precari. Il Tribunale amministrativo del Lazio boccia le circolari della Gelmini che hanno “eliminato” 67 mila cattedre in due anni: al momento nessuno può prevedere le conseguenze. L’Avvocatura dello Stato: impossibile impedire lo spostamento di provincia senza una legge ad hoc. I tagli agli organici del personale scolastico sono illegittimi: lo ha stabilito una sentenza del Tar del Lazio. Intanto, la partita dell’aggiornamento delle graduatorie dei precari potrebbe trasformarsi in una battaglia politica dagli esiti imprevedibili. Quella del Tar Lazio di ieri, per il ministero dell’Istruzione, è l’ennesima bocciatura da parte della giustizia amministrativa, dopo quelle relative alle graduatorie a esaurimento, alle classi sovraffollate e quella sulle riduzioni di orario per gli istituti tecnici e professionali, solo per citare le ultime in ordine di tempo. Questa volta, a ricorrere contro i provvedimenti del ministero sono stati un Comune (quello di Fiesole), la Flc Cgil e diversi genitori. Secondo i giudici, sono due i motivi che hanno determinato l’annullamento delle circolari ministeriali sul taglio di 67 mila cattedre negli anni scolastici 2009/2010 e 2010/2011. Il primo riguarda lo strumento utilizzato da viale Trastevere per alleggerire gli organici del personale docente: una semplice circolare ministeriale che si appoggiava su una bozza di decreto interministeriale. Per sforbiciare 42 mila posti l’anno scorso e 25 mila quest’anno “l’amministrazione ha diramato la circolare”, la numero 38/09, “allegando un mero schema di decreto interministeriale, non ancora formalmente in vigore”, scrivono i giudici. Il secondo motivo attiene alla procedura seguita. “In particolare ― si legge nel dispositivo ― lo schema di decreto, non solo sarebbe da ritenersi atto privo di attuale efficacia giuridica, ma sarebbe altresì approvato senza il previo parere delle Commissioni parlamentari competenti che invece è espressamente prescritto dalla norma”. Insomma, ancora una volta, come più volte lamentato dalle opposizioni, sarebbe stato esautorato il Parlamento. Al momento nessuno è in grado di prevedere gli effetti del provvedimento del Tar. Una cosa è certa: per effetto del taglio di 87 mila cattedre in tre anni, migliaia di supplenti hanno perso posto e stipendio e milioni di bambini e studenti italiani hanno perso decine di ore di lezione in classe. Per non parlare delle migliaia di docenti di ruolo costretti a fare le valigie, magari dopo anni di servizio nella stessa scuola, perché con la riforma Gelmini la loro materia è stata falcidiata. Ricominciando, in qualità di docente “sovranumerario”, a fare il pendolare e, non più giovanissimo, a percorrere decine di chilometri per recarsi a scuola. In queste ore si fanno sempre più insistenti le voci di un prossimo decreto sull’aggiornamento delle graduatorie a esaurimento dei precari con la possibilità per gli stessi di cambiare provincia. Dopo la recente sentenza della Corte costituzionale, che ha dichiarato illegittime le graduatorie “di coda” inventate dalla Gelmini, arriva il parere dell’Avvocatura dello Stato richiesto da viale Trastevere, secondo il quale non è possibile impedire lo spostamento di provincia senza una norma di legge ad hoc. A questo proposito, il ministero starebbe per emanare, quindi, un decreto di aggiornamento delle graduatorie con il quale consentirà l’inserimento “a pettine” ― cioè con il proprio punteggio ― ma in una sola provincia. Una notizia che è attesissima da migliaia di precari meridionali, pronti a fare le valigie alla volta delle regioni del Nord, dove le cattedre a disposizione sono tantissime e le probabilità di lavorare aumentano in modo esponenziale. Ma, da tempo, l’ipotesi non piace alla Lega, che col senatore Mario Pittoni si è fatto promotore di una proposta di legge che prevede liste regionali suddivise in due sezioni: A e B. Questa volta, però, il ministero è tra l’incudine e il martello: qualche giorno fa 61 deputati, quasi tutti meridionali, hanno chiesto al ministro Gelmini di portare la questione in Parlamento. Un chiaro avvertimento al governo: con i tempi che corrono un provvedimento di legge pro-Lega potrebbe riservare brutte sorprese.

(Salvo Intravaia su La Repubblica - sito, venerdì 15 aprile 2011).

 

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I roghi di Libri annunciano i roghi Umani (immagine tratta da "Segnalazioni")

I roghi di Libri annunciano i roghi Umani

(immagine tratta da Segnalazioni)

 

Gabriella Carlucci e Mariastella Gelmini: Troppi testi scolastici di Storia gettano fango su Berlusconi... Tentativi subdoli di indottrinamento per plagiare le giovani generazioni a fini elettorali... È una situazione vergognosa! Bisogna istituire sùbito una commissione parlamentare d’inchiesta sull’imparzialità dei libri di testo scolastici. A chi è fazioso daremo il tempo di adeguarsi prima di ritirare il prodotto dal mercato... Non manderemo i libri al macero (Gabriella). Il problema dell’oggettività dei libri di testo esiste. Valuteremo la proposta della Carlucci, poi il Parlamento è sovrano. (La Repubblica, mercoledì 13 aprile 2011). Crassa ignoranza semplice o crassa ignoranza fascista? Semplicemente ignorano, questi individui, gli articoli 21 e 33 della Costituzione sulla Libertà di espressione e la Libertà di insegnamento, o credono (s’illudono) di poter farne strame impunemente?

 

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(su) Giuseppe “Beppe” Fioroni: Sono contraria ai contributi chiesti ai genitori per le spese di funzionamento delle scuole. Oggi i soldi ci sono e chi se li fa dare dalle famiglie lo fa per attaccare il governo... Sono depressa e frustrata... Dico che è una forma per criticarci, per far passare il messaggio che noi affamiamo la scuola per costringere le famiglie a pagare... Non è che noi siamo brutti sporchi e cattivi e tagliamo i fondi alle scuole. La storia dei tagli all’istruzione inizia nel 2007, quando il ministro dell’allora governo Prodi era Fioroni. Il ministro Fioroni aveva previsto un taglio di 45.000 unità nella scuola. Quella riduzione di organici, poi ritirata, aveva fatto scattare la clausola di salvaguardia, un meccanismo che prevede che i tagli, se non li fai su un capitolo, ricadono su un altro. Nel nostro caso furono tagliati circa 200 milioni dal fondo di funzionamento scolastico, ecco perché in quel periodo i contributi dai genitori avevano un senso. Ma oggi i fondi per il funzionamento scolastico ci sono di nuovo. (Mariastella Gelmini, La Repubblica, giovedì 7 aprile 2011). Ringraziamo ancora una volta la Gelmini per il contributo che di quando in quando fornisce alla piena comprensione del finto sinistro “Beppe”. Ma non silluda: l’aggravarsi della posizione di “Beppe” non migliora la sua immagine. Anzi: la peggiora. Poiché dimostra che quantunque fosse difficilissimo far peggio di “Beppe”, lei ci è riuscita.

 

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(su) Mariastella Gelmini: Il ministero dei tagli, la Pubblica istruzione che con l’ultima riforma ha portato via 400 milioni all’università italiana, non sa spendere 6,2 miliardi che l’Europa ci offre chiedendoci di investirli nel futuro. Sono i fondi Pon (Programma operativo nazionale) sulla Ricerca e competitività, i più grandi tra i fondi strutturali Ue, previsti per l’arco temporale 2007-2013. Siamo nel 2011 inoltrato e sembriamo avviati a ripetere l’exploit del 2000-2006: missione di spesa europea fallita. Accade che nel solco degli obiettivi di Lisbona, la grande assise europea del Duemila che avrebbe voluto trasformare in dieci anni l’Europa “nella più competitiva e dinamica economia della conoscenza”, l’Unione europea abbia messo nella disponibilità del ministero delle Finanze (Tremonti) e operativamente del Miur (Gelmini) 6,2 miliardi da destinare alla ricerca e sviluppo in quattro regioni a reddito basso: Campania, Puglia, Calabria e Sicilia. I luoghi attraverso i quali questi denari avrebbero dovuto essere impegnati sono individuati innanzitutto nelle università, leve, sostiene l’Europa, di buona produttività, presidi di un’economia fondata sulla ricerca. Questa somma, 6,2 miliardi (che sale a 8,6 miliardi se si considerano le tranche gestite direttamente dalle quattro Regioni), è pari al costo annuale dell’intera università italiana ed è quattro volte maggiore dell’assegno messo a disposizione dalla Commissione europea per tutte le altre 16 regioni italiane. Già, il Pil in ricerca e sviluppo dell’Italia meridionale, se questi denari fossero davvero investiti, passerebbe dallo 0,78% attuale all’1,22% superando i valori del Nord. Il problema è che gli impegni di spesa sono partiti con tre anni di ritardo, nel 2009, e le percentuali dei fondi fin qui utilizzate sono davvero basse, residuali. Secondo le stime della società Vision, basate sui dati della Ragioneria di Stato, allo scorso febbraio i fondi impegnati erano stati il 19,88% (1,62 miliardi) e i pagamenti il 10,37% (644,6 milioni). Un risultato peggiore di quello realizzato dai governi succedutisi tra il 2000 e il 2006. Il sottosegretario all’Istruzione, il lucano Guido Viceconte, alla Camera ha confermato “una serie di slittamenti del programma e il suo significativo ritardo” e ha rilevato: “L’assorbimento delle risorse nelle regioni della convergenza rappresenta un problema di notevole rilevanza”. Tutto dipende, sostiene Viceconte, dal fatto che sulla stessa questione agiscono due ministeri diversi: per dare un’accelerazione alle pratiche, ha spiegato, alcuni dirigenti del programma Pon sono stati cambiati. Il sottosegretario ha parlato di 1873 progetti finanziati in quattro aree tematiche per 915 milioni di euro totali. Cifre in linea con quelle offerte da Vision. Il deputato Pd Sandro Gozi, autore sul tema di un’interrogazione parlamentare, incalza: “Non ci sono soldi pubblici e sui fondi europei per la ricerca il governo riesce a impegnare, dico impegnare non spendere, una cifra che oscilla tra il 14 e il 20 per cento a seconda delle voci che consideriamo. Mi sembra una scandalo la cui gravità viene sottovalutata”. La macroscopica opportunità sprecata diventa ancora più stridente se si pensa che, oggi, ogni anno, 24 mila studenti meridionali decidono di iscriversi in un’università al Nord e 15 mila laureati del Sud ogni stagione si trasferiscono alla conclusione degli studi. Nonostante il livello di risorse distribuite, nessuna delle università meridionali si classifica tra le prime venti nelle graduatorie nazionali. Fonti della Commissione europea hanno ricordato, infine, come per cinque volte la Ue abbia bocciato il sistema di “governo, controllo e monitoraggio del Pon” perché non dava sufficienti garanzie di efficienza e legittimità degli interventi. Bruxelles ha accusato i nostri ministeri di aver organizzato bandi che coinvolgevano solo banche italiane e ha bloccato pezzi di finanziamento.

(Corrado Zunino, La Repubblica - sito, mercoledì 30 marzo 2011).

 

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Per la serie "Le equivalenze impossibili": Gelmini e Brunetta.Per la serie "Le equivalenze impossibili": Gelmini e Brunetta.

Per la serie Le equivalenze impossibili: Gelmini e Brunetta.

 

(su) Mariastella Gelmini e Renato Brunetta: Parte la più grande class action pubblica mai avviata in Italia. Lo annuncia il Codacons, spiegando che il primo passo è stata la notifica di una diffida al ministro della Pubblica Istruzione, Mariastella Gelmini, e a quello della Pubblica amministrazione, Renato Brunetta, con la quale 40.000 precari della Scuola chiedono la stabilizzazione della propria posizione lavorativa e 30.000 euro ciascuno di risarcimento per le mancate retribuzioni corrisposte e per i danni subìti. La diffida, spiega il Codacons, si basa sulle leggi comunitarie in materia di contratti a termine, da anni disapplicate dallo Stato italiano, ed è avvalorata da numerose sentenze che riconoscono i diriritti degli insegnanti. Ultima quella del tribunale di Genova che ha condannato il ministero a risarcire 15 docenti precari. (La Repubblica, mercoledì 30 marzo 2011).

 

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Per la serie "Il giudizio di Paride": Gelmini, Renzi e Minetti.Per la serie "Il giudizio di Paride": Gelmini, Renzi e Minetti.Per la serie "Il giudizio di Paride": Gelmini, Renzi e Minetti.

Per la serie Il giudizio di Paride: Gelmini, Renzi e Minetti.

 

(su) Mariastella Gelmini e Matteo Renzi: Il mio modello è Mariastella Gelmini. Riesce a conciliare molto bene la famiglia e la politica. E poi è stata la prima donna del Pidièlle con cui ho avuto un contatto, ha avuto la sensibilità di capire che ero un po’ in difficoltà quando è venuta fuori questa faccenda: carina, molto carina. E dall’altra parte stimo Matteo Renzi. C’è bisogno di svecchiare. (Nicole Minetti, La Repubblica, mercoledì 30 marzo 2011).

 

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(su) Mariastella Gelmini e Giulio Tremonti: Il Tribunale del Lavoro di Genova ha condannato il ministero dell’Istruzione a risarcire, con circa 500.000 euro, 15 lavoratori precari della Scuola che avevano fatto ricorso attraverso la Uil (che di quando in quando, evidentemente, si ricorda di che cos’è un sindacato, n.d.r.) per la loro mancata stabilizzazione. A ogni lavoratore è stato riconosciuto un risarcimento del danno di circa 30.000 euro, pari a 15 mensilità. Si tratta del risarcimento più elevato mai disposto in Italia per quanto riguarda il contenzioso sui contratti a termine della scuola, la cui illegittimità è stata ribadita dai giudici. In Liguria 450 dei 1.500 lavoratori precari del comparto si sono già rivolti alla Uil Scuola per presentare gratuitamente un ricorso al Tribunale del Lavoro contro la mancata immissione in ruolo. “Per fare ricorso c’è ancora tempo fino al 31 dicembre,” spiega Corrado Artale, segretario generale Uil Scuola della Liguria. “L’unico requisito necessario è essere precari da almeno 3 anni”. I precari del comparto sono 100.000. (L’Unità, sabato 26 marzo 2011).

 

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A giudicare da come tiene le mani, come potrebbe la Gelmini non aver simpatia per i disabili?

A giudicare da come tiene le mani, come potrebbe la Gelmini non aver simpatia per i disabili?

 

(su) Mariastella Gelmini: “Condotta discriminatoria”. Così il tribunale della Spezia ha giudicato la decisione del ministro Gelmini di ridurre le ore di insegnamento di sostegno. Era stata denunciata da uno studente disabile di un istituto superiore della città ligure. Il giudice ha condannato il Ministero a ripristinare le ore di sostegno e a pagare le spese processuali. I genitori del ragazzo hanno contestato il contrasto fra i tagli della Gelmini e il diritto alla tutela delle persone con disabilità. “L’articolo 3 della Costituzione ― si legge nel ricorso ― promuove la piena attuazione del principio di parità di trattamento” e con il provvedimento ministeriale “viene leso il diritto del disabile all’istruzione”. E intanto non si placa la polemica per l’esclusione degli alunni disabili dai giochi sportivi studenteschi. Tanto che la commissione Cultura della Camera sconfessa il ministro dell’Istruzione presentando una risoluzione bipartisan che chiede lumi. Dopo l’intervento del ministro, che ha bollato come “falsa” la notizia, sull’argomento torna l’Italia dei valori. La prima a chiedere lumi sull’esclusione degli alunni con handicap dalle finali nazionali di Corsa campestre è stata la deputata del Pd Manuela Ghizzoni, che si è affidata a un’interrogazione parlamentare. “L’esclusione dei ragazzi disabili dalle finali dei giochi sportivi studenteschi è gravissima e in netto contrasto con le norme di legge sull’integrazione scolastica, che da sempre costituisce un punto di forza del nostro sistema educativo”, tuonava una settimana fa la Ghizzoni. La deputata, in occasione delle finali nazionali di Corsa campestre disputate a Novi (Vi) lo scorso 20 marzo, ha messo sul banco degli imputati la modulistica, inviata dal ministero alle scuole quest’anno, che “non prevede quella abitualmente prevista per gli studenti disabili”. Chiedendo all’inquilino di viale Trastevere come “il ministero intenda ovviare ad una situazione discriminatoria che contrasta con la piena inclusione di questi alunni, anche attraverso progetti di diversità motoria e sportiva, quale obiettivo prioritario della scuola dell’autonomia”. “Dall’anno scolastico 2009/2010 ― ha risposto la ministra ― le finali nazionali dei Giochi si svolgono nelle discipline organizzate dalle rispettive federazioni sportive, a proprio totale carico”. “Tale decisione ― prosegue il ministro ― deriva da accordi intercorsi con il Coni, per un’equilibrata ripartizione dei compiti e dei relativi oneri finanziari”. E quindi la frase di rito: “È destituita di fondamento la notizia, apparsa su alcuni media, secondo cui i disabili sarebbero esclusi dalla pratica sportiva nella scuola italiana”. “Si tratta ― conclude il ministero ― di una tesi falsa, usata strumentalmente per ragioni di lotta politica e non per tutelare gli interessi dei disabili”. Ma la risposta non convince il portavoce alla Camera dell’Italia dei valori, Leoluca Orlando Cascio, che minaccia di portare il ministro Gelmini davanti alla Corte europea dei diritti dell’uomo. “Valuteremo in sede europea ― dichiara il deputato dell’Italia dei valori ― se sussistano gli elementi per denunciare il ministro dell’Istruzione alla Corte europea dei diritti dell’uomo, per la violazione dell’articolo 26 della Carta Ue dei diritti dei disabili”. “I diversamente abili, infatti ― aggiunge Orlando ― sono stati esclusi lo scorso week-end dalle finali nazionali italiane di corsa campestre dei Giochi, perché mancavano i moduli per iscriverli alla gara, documenti che il ministro Gelmini avrebbe dovuto inviare alle scuole”. La “dimenticanza” per Orlando si configura come “una grave discriminazione che ricorda da vicino quelle dei nazisti, e il silenzio del ministro, che non ha neanche ritenuto opportuno chiedere scusa ai ragazzi e alle loro famiglie, è ancora più grave e ignobile”. Anche i deputati della VII commissione di Montecitorio vogliono vederci chiaro. La risoluzione chiede al governo di intervenire “per ovviare a una situazione discriminatoria che contrasta con la piena inclusione di questi alunni prevista dagli obiettivi prioritari della scuola dell’autonomia, anche attraverso progetti di diversità motoria e sportiva”. I deputati chiedono anche un finanziamento ad hoc a favore del Comitato paralimpico “affinché esso possa svolgere con continuità la sua funzione e possa programmare le sue attività”. Bollando l’esclusione di quest’anno come azione “in netto contrasto con le norme di legge sull’integrazione scolastica degli alunni con disabilità che da sempre costituisce un punto di forza del sistema educativo italiano”. L’ultima nota ministeriale sui giochi sportivi studenteschi ― dello scorso 8 aprile ― in effetti dà conto di una certa confusione sul tema e di qualche “dimenticanza”. I Giochi sportivi studenteschi vengono “ormai da anni supportati finanziariamente con risorse provenienti dal fondo della legge 440/97”, quella sul finanziamento dell’Autonomia, si legge nella nota. “Nell’esercizio 2009 il fondo non è stato reso disponibile e la sua utilizzazione è slittata nel corrente esercizio finanziario”, prosegue la circolare. Ma “l’entità delle risorse fruibili per lo specifico fine è stata definita di recente e ciò rende solo ora possibile fornire notizie in ordine alla somma su cui può fare affidamento ciascun Ufficio scolastico regionale. È opportuno precisare ― continua ― che le somme esposte nel piano di riparto, pur certe nel loro importo, potranno essere erogate soltanto quando la conclusione delle operazioni di variazione del bilancio renderà possibile operare contabilmente”. Ma siamo ad aprile e l’anno scolastico 2009/2010 volge al termine. Viale Trastevere, a questo punto decide di farsi carico delle “spese relative allo svolgimento dei Giochi sportivi studenteschi nelle fasi provinciali e regionali”. Mentre “le finali nazionali saranno organizzate con spese integralmente a carico delle federazioni sportive nazionali che intenderanno effettuarle”. Tuttavia, spiega la nota, “ad oggi, non è ancora esaustivamente definito il quadro delle federazioni sportive che organizzeranno detti eventi”. E “ritenendo necessario dare priorità alle discipline coinvolte nelle manifestazioni sportive scolastiche internazionali del 2011 (atletica leggera, pallacanestro, nuoto, calcio, tennis, orienteering), gli oneri relativi ai trasporti per le finali nazionali delle summenzionate discipline saranno sostenuti da ciascun Ufficio scolastico regionale con le somme loro assegnate”. Si tratta delle contestate fasi nazionali? Spulciando, inoltre, tra le Norme tecniche sui Giochi, emanate l’anno scorso, si scopre che le fasi nazionali dei Giochi sono previste anche per gli alunni con disabilità, che possono iscriversi “a una sola delle gare individuali in programma”. Ovviamente, non per tutti gli sport. Ma a sorpresa tra le discipline di Atletica leggera rivolte ai disabili è prevista la Corsa campestre: proprio la disciplina oggetto della interrogazione parlamentare della deputata del Pd. Ma questo forse valeva per l’anno scolastico 2009/2010. Per il 2010/2011 non ci sono né note né circolari. (Salvo Intravaia, La Repubblica - sito, giovedì 25 marzo 2011).

 

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O naso, o naso mio...

O naso, o naso mio...

 

(su) Mariastella Gelmini: Spararla troppo grossa può rivelarsi un boomerang. È capitato a Mariastella Gelmini, il 13 marzo, intervistata a Che tempo che fa da Fabio Fazio. Gelmini non ha solo negato i pesanti tagli operati sulla Scuola, ma ha sostenuto di avere “liberato risorse che hanno permesso di non bloccare gli scatti di anzianità per gli insegnanti”. Le proteste non si sono ancora spente. Come quella di un docente che ci ha inviato la copia dei cedolini degli stipendi di novembre 2010 e di febbraio 2011: “Sul primo, il prossimo scatto era previsto per il 2013. Adesso è stato posticipato al 2015. Ma come si può essere così senza pudore?” (Il Venerdì di Repubblica, 25 marzo 2011).

 

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Pezzenti: toglierebbero anche le caramelle di bocca ai bambini?...Pezzenti: toglierebbero anche le caramelle di bocca ai bambini?...

Pezzenti: toglierebbero anche le caramelle di bocca ai bambini?...

 

(su) Mariastella Gelmini e Giulio Tremonti: Sono un insegnante di 52 anni, e ogni giorno, come milioni di lavoratori, utilizzo il treno per recarmi al lavoro: 45 km all’andata e 45 al ritorno. Fino all’anno scorso potevo scaricare parzialmente dalla dichiarazione dei redditi la spesa dell’abbonamento ferroviario; inoltre potevo anche scaricare le spese per l’autoaggiornamento. Questa mattina l’impiegata mi informa delle novità introdotte dal governo: niente più detrazioni per le spese di trasporto e per l’autoaggiornamento degli insegnanti! (Lettera a La Repubblica del prof. Enrico Varesio, giovedì 24 marzo 2011).

 

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(su) Mariastella Gelmini: Giallo sulle prove Invalsi, in calendario dal 10 al 13 maggio prossimi, le prove che testano il livello di preparazione degli alunni italiani. Sono obbligatorie o le scuole possono decidere di non farle? Egli insegnanti sono obbligati a somministrare i test? Dopo la lettera dell’avvocato dello Stato, Laura Paolucci, e la presa di posizione dei Cobas, la questione è tutt’altro che chiara. E le prove Invalsi, che per la prima volta diventano obbligatorie anche alle superiori, rischiano di naufragare. I presidi delle scuole superiori si riuniscono, si chiamano e si interrogano sul da farsi. Alcuni chiedono al collegio di esprimersi in merito, altri inviano circolari perentorie: sono obbligatorie e occorre svolgerle. Ma come stanno in effetti le cose? Le scuole hanno l’obbligo di fare svolgere agli alunni delle scuole elementari (seconda e quinta), medie (prime) e superiori (seconda) le prove predisposte dall’Invalsi annualmente, ma gli insegnanti della scuola non hanno nessun obbligo di somministrare i questionari, di compilare le relative schede, né tanto meno di sorvegliare le classi durante lo svolgimento delle prove. Si tratterebbe, per i docenti, di lavoro straordinario che il capo d’istituto dovrebbe trovare il modo di retribuire con un compenso a parte. Se tutti i docenti a maggio si rifiutassero di “collaborare” con l’Invalsi, con quale personale potrebbe assicurare lo svolgimento delle prove il dirigente scolastico? Ma c’è di più: le scuole non hanno fondi da distribuire per un’attività che non è contemplata nel contratto di lavoro degli insegnanti e che non si saprebbe neppure come classificare. Secondo i Cobas, che stanno portando avanti una campagna nelle scuole per fare saltare le prove, “tutto il lavoro richiesto ai docenti per la somministrazione dei test non è obbligatorio”. Tutte le operazioni connesse con i test Invalsi comportano un lavoro aggiuntivo che non rientra fra i compiti “obbligatori” del docente e che, quindi, non è tenuto a svolgerlo. I docenti che decidessero di accettare tale compito aggiuntivo devono comunque essere remunerati con il fondo di istituto. Linea sostanzialmente confermata dall’avvocato dello Stato, Laura Paolucci, in una missiva pubblicata sul sito dell’Ufficio scolastico regionale del Piemonte: le prove sono obbligatorie per le scuole e il collegio dei docenti non ha nessun potere di deliberare in merito. Gli obblighi di lavoro dei docenti sono articolati in “attività di insegnamento” e “attività funzionali all’attività di insegnamento”. La somministrazione delle prove Invalsi non può essere considerata, ovviamente attività di insegnamento, né attività funzionale, in quanto il contratto le elenca. E tra queste troviamo: la preparazione delle lezioni e delle esercitazioni; la correzione degli elaborati; la cura dei rapporti individuali con le famiglie. Ma anche la partecipazione ai consigli di classe, ai collegi dei docenti, i ricevimenti con le famiglie e gli scrutini. Di eventuali prove, come quelle Invalsi, non vi è traccia. Ma alcuni presidi contano di aggirare l’ostacolo organizzando la somministrazione delle prove durante le ore di lezione. È possibile, in questo modo, risolvere il problema? Gli insegnanti, a questo punto, sono obbligati a svolgere un’attività diversa da quelle previste dalla cosiddetta “funzione docente”? La questione non mancherà di aprire altre polemiche, almeno fino a maggio. Ma è l’intero sistema di valutazione messo in piedi dal ministro dell’Istruzione, Mariastella Gelmini, che nel complesso scricchiola. Il milleproroghe ne ha disegnato l’architettura in questo modo: l’Indire (l’Istituto nazionale di documentazione, innovazione e ricerca educativa), che si occuperà della valutazione degli insegnanti; l’Invalsi, che testa la preparazione degli alunni, e il “corpo ispettivo”, che valuterà le scuole e i dirigenti scolastici. Un sistema che si regge su “tre gambe”. Ma l’Invalsi, prima gamba del sistema di valutazione, è zoppa: potrebbe avere in futuro difficoltà a somministrare le prove agli alunni, perché nel contratto dei docenti non è previsto nessun impegno in tal senso. La seconda gamba, l’Indire, non c’è. E’ stato chiuso con la finanziaria e nel 2007 e l’altro istituto, l’Ansas (l’Agenzia nazionale per lo sviluppo dell’autonomia scolastica) ― che secondo i decreti del ministro Gelmini dovrebbe svolgere un ruolo di consulenza riguardo ai progetti sul merito lanciati a Milano, Napoli e Torino, per gli insegnanti, e a Siracusa, Pisa e Cagliari, per le scuole ― è stato prorogato di un anno, ma non ha tra le sue competenze quelle di valutare scuole e insegnanti. Insomma, un pasticcio. La cosa è emersa in commissione Cultura al Senato qualche giorno fa. “Pur prendendo atto ― ha dichiarato il sottosegretario Giuseppe Pizza ― delle dichiarazioni rese dal rappresentante del governo in commissione, secondo cui si tratta di un errore tecnico, resta da chiarire se è intenzione del governo attribuire all’Ansas anche compiti di valutazione ovvero modificare diversamente la norma sul milleproroghe”. C’è poi il corpo ispettivo, la terza gamba, che però ha il personale ai minimi termini. E il concorso in fase di svolgimento si preannuncia in salita: per un pasticcio nel bando, tantissimi esclusi ai test di ammissione si sono rivolti al Tar e la selezione, che comunque non si completerà prima di un anno, potrebbe subire uno stop, lasciando il sistema zoppo anche della terza gamba. (Salvo Intravaia, La Repubblica - sito, venerdì 18 marzo 2011).

 

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(su) Mariastella Gelmini: La propaganda a volte non paga. Nel caso di Mariastella Gelmini, non si paga. Il ministro dell’Istruzione dice la sua su tutto, dal caso Ruby all’operato delle Procure. Esternazioni che con la Scuola non c’entrano nulla, ma vengono fatte usando l’ufficio stampa del ministero. Capita così che i comunicati della Gelmini arrivino alle redazioni su carta intestata del ministero facendo venir meno, denuncia la senatrice pd Mariangela Bastico, “la distinzione tra ruoli istituzionali e politici”. (Il Venerdì di Repubblica, venerdì 18 marzo 2011). E che sarà mai. L’importante è che nelle scuole non arrivino circolari ministeriali bagnate dell’operoso sudore del Berlusconi, il premier che non dorme mai. Cosa che infatti non accade.

 

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(su) Mariastella Gelmini: Interrogazione parlamentare urgente al ministero della Pubblica Istruzione dopo che Mariastella Gelmini, nel corso della trasmissione Che tempo che fa, ha sostenuto che la carenza di insegnanti di sostegno è dovuta a “un problema di distribuzione”, per cui qualcuno ce l’ha senza averne bisogno mentre altri restano senza “perché qualcun altro ha fatto il furbo”. I senatori Radicali-Pd Donatella Poretti e Marco Perduca chiedono se il ministro sia a conoscenza di casi di illegalità e se abbia investito della questione la magistratura per i dovuti accertamenti. (Left 11, venerdì 18 marzo 2011).

 

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(su) Mariastella Gelmini: La ministra Gelmini, da Fazio, si applica ma non è preparatissima: dice che nella sparata contro la scuola pubblica Lui è stato frainteso (e fin qui, la lezioncina l’ha imparata), però Fazio la interroga su inculcare: non è verbo sbagliato, grondante imposizione e non educazione, sia se riferito ai  valori (negativi, per il premier) trasmessi dai professori, sia se relativo a quelli (positivi, sempre per il premier) proposti dalla famiglia? Ovvero: un capo del governo che, nel giudicare malamente la scuola pubblica, si esprime malamente, non dimostra, al di là del contenuto, di non essere all’altezza di giudicare la scuola pubblica? La ministra non risponde: fa finta di non capire o, peggio, non capisce? Sarò fazioso: propendo per la seconda ipotesi. Però ha imparato altro: dire piuttosto che in senso disgiuntivo, per intendere oppure, o anche, è trendy, e perciò lo dice. Ma non sa che dirlo in quel senso è sbagliato. È sbagliato, ma lo dicono in tv, lo dicono molti anche di sinistra (figli di quelli che dicevano nella misura in cui?), e pure i radical chic: se la ministra scopre che parla come loro, avrà uno choc. E poi ha imparato a memoria, è il suo argomento a piacere preferito, quella del ’68 origine di tutti i mali scolastici, fonte di qualsiasi disgrazia (dis)educativa, primo motore immobile di ogni sciagura (d)istruttiva. Qui va in automatico: lo dice e lo ripete. E quando Fazio, a proposito dei tagli agli insegnanti di sostegno, osserva che al ’68 (controverso come tutti i movimenti complessi, ambiziosi, travolgenti e stravolgenti) si deve anche il fatto che oggi non sia più concepibile l’idea di  classi o scuole differenziate per i disabili, lei non capisce. Non capisce o non sa cosa fosse la scuola italiana prima del ’68, quale attrezzatissima palestra di discrìminazioni culturali, quale laboratorio scientifico di emarginazioni sociali, quale produttiva fabbrica di epurazioni di menti e corpi imperfetti: Non sa o non capisce che, più odiosi e spaventosi degli eccessi dell’egualitarismo, ci sono stati gli eccessi del differentismo, e che antiche forme di privilegi permangono, anche come progetto nella mente di alcuni. Non sa o non ricorda che Berlusconi, nell’ultimo faccia a faccia con Prodi delle elezioni 2006, gli imputò di volere una società in cui i figli degli operai siano uguali ai figli dei liberi professionisti. Un premier che, a parte la forma di cui scrivevo all’inizio, si esprime con concetti simili, è, fra l’altro, la prova vivente del disastro della scuola pre-’68. (Enzo Costa su L’Unità di venerdì 18 marzo 2011).

 

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(su) Mariastella Gelmini: In gita al santuario del Divino amore con tanto di messa del vescovo Enrico Dal Covolo, rettore della Pontificia università lateranense, e musical della Star Rose Academy fondata dalle Orsoline e diretta da Claudia Koll. Il “pellegrinaggio”, dal titolo Oggi scelgo io, che ieri ha coinvolto circa 5.000 studenti del Lazio, non è però piaciuto affatto a genitori, presidi e docenti. L’iniziativa, promossa per orientare i maturandi nella scelta della facoltà giusta a cento giorni esatti dall’esame di Stato, è stata ufficialmente organizzata, come si legge in una circolare ministeriale inviata ai presidi il 25 gennaio, dal dicastero dell’Istruzione e dall’Ufficio scolastico regionale in collaborazione con il Vicariato di Roma, le conferenze dei rettori delle università statale pontificia e il patrocinio di Regione, Provincia e Comune. (La Repubblica, martedì 15 marzo 2011). Anche la Provincia? Bene. Sia lode a Zingaretti, e ben arrivato tra i piddìni chierichetti.

 

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Mariastella Gelmini (pidiellìna ministro), Mimmo Pantaleo (della Flc Cgil) e Luigi Musetti (lettore de La Repubblica): Gli insegnanti sono l’unica categoria che non ha subìto il taglio degli scatti di stipendio (Mariastella). Il ministro ribalta la realtà: è stato proprio il suo governo a bloccare i contratti in tutto il pubblico impiego e gli scatti di anzianità (Mimmo). La Gelmini mente sapendo di mentire: mia moglie fa l’insegnante e già nella busta paga di gennaio si dice che lo scatto che avrebbe dovuto prendere nel 2011 maturerà nel 2013 (Luigi). (La Repubblica, martedì 15 marzo 2011). Ogni commento è superfluo: la Gelmini ha ormai abbondantemente oltrepassato il limite oltre il quale commentarla senza ingiuriarla è impossibile.

 

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Mariastella Gelmini (sulla manifestazione delle Donne Se non ora quando?, in piazza del Popolo a Roma, di sabato 12 marzo 2011): La ricetta di Maristella Gelmini è: Meno insegnanti, più soldi. Questo il succo di una intervista del ministro a Che tempo che fa, su Rai3. Perché gli insegnanti sono troppi rispetto al bisogno in Italia, e sono pagati pochissimo proprio perché sono troppi. Dobbiamo pagarli adeguatamente, ma se cresce il numero allinfinito sono proletarizzati. E a proposito di posti di lavoro, il ministro se la prende anche con i bidelli: Un altro problema, per esempio, è che ce ne sono quasi duecentomila e spendiamo seicentomila euro per le pulizie. Ci sono più bidelli che carabinieri e abbiamo le aule sporche. Per la Gelmini il vero punto non è quello delle risorse, ma come vengono investite. Il governo non ha fatto tagli alla scuola, ma agli sprechi. La spesa per la scuola negli ultimi anni è infatti aumentata del 30%, non è diminuita. Poi una polemica frontale con la manifestazione in tutta Italia per la Costituzione e la scuola pubblica. Una manifestazione assolutamente legittima, ma che nasce da un presupposto sbagliato: che il governo abbia attaccato la scuola pubblica. E ancora: Molti di quelli che sono scesi in piazza mandano i figli alla scuola paritaria. Non è una contraddizione, ma lo trovo incongruente: forse non hanno fiducia nella scuola pubblica. Il ministro ribadisce che nellultima riforma non ci sono stati tagli alla scuola, ma tagli agli sprechi. (La Repubblica sito, domenica 13 marzo 2011).

 

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Mariastella Gelmini (presentando il libro di favole dedicato alla figlia attingendo alle storie popolari recuperate dalle pro loco d’Italia): La scuola è in grado di reggere. Abbiamo previsto un ridimensionamento della pianta organica legato al fabbisogno effettivo di cattedre... Nel tempo abbiamo avuto un proliferare di cattedre non proporzionato al numero degli studenti... Non licenziamo nessuno perché nella Pubblica amministrazione non si può e non si deve licenziare nessuno. Si tratta di contenere l’aumento del numero delle cattedre accumulato di anno in anno senza una ragione precisa: oggi questi esuberi non ce li possiamo permettere... Abbiamo siglato accordi con molte Regioni per favorire comunque l’impiego all’interno della scuola del personale precario. Il governo ha deciso, poi, di bloccare l’insorgere di nuovo precariato controllando il numero degli ingressi e facendo in modo che questo combaci con il numero effettivo di professori necessari. Ci siamo tenuti larghi, gli ingressi saranno il 30% in più dei professori necessari... La scuola non ha la capacità di fare occupazione all’infinito, diversamente ne va di mezzo la qualità. La scuola serve innanzitutto agli studenti, a formare la classe dirigente di domani, e quindi sono indispensabili gli investimenti nella qualità, non solo nel numero degli insegnanti. E alla scuola, poi, abbiamo chiesto lo stesso sacrificio che abbiamo imposto all’università, alla pubblica amministrazione, a tutti i comparti dello Stato. Si deve ridurre la spesa ordinaria e favorire gli investimenti in qualità. (La Repubblica, lunedì 7 marzo 2011). Balle che si contraddicono l’una con l’altra. La verità è che la Gelmini, come una sorta di protesi, di artigli robotici comandati a distanza dal Tremonti, strangola la Scuola in una morsa che diventa ogni giorno più soffocante. E la Scuola muore, altro che “regge” ― con tutti i suoi Lavoratori, nessuno escluso, insegnanti, ausiliari, amministrativi, dirigenti, ostacolati in ogni modo, offesi, derisi nella sofferenza, umiliati ― ma non può neanche morire in pace, perché nell’agonia deve assistere impotente all’abbandono dei Bambini e dei Ragazzi privati di ogni risorsa, ammucchiati in aule sovraffollate, senza supplenti, senza laboratori, senza insegnanti di sostegno per i disabili, senza tempo pieno, senza niente. Mentre in tutta Italia gruppi di Genitori e di Lavoratori intentano cause civili contro il ministero, l’unica cosa vera che la Gelmini riesce a dire è che l’attacco condotto dal governo non è “solo contro la Scuola: ha ragione, questo non è “solo il governo dell’antiScuola; questo è il governo dell’antiStato, cioè della distruzione di tutte le difese dei Cittadini italiani dalle prepotenze degli individui come lei.

 

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Buonaiuti, Alemanno, Carfagna, Sacconi, Meloni, ? e Gelmini.

 

Mariastella Gelmini: La dignità delle donne non è né di destra né di sinistra e non può essere usata per attaccare Berlusconi. A chi si indigna nelle piazze va il mio rispetto, ma l’indignazione non è l’undicesimo comandamento.

(La Repubblica, domenica 6 marzo 2011).

 

Andarono dietro alla Morte... e portarono l'Italia con sé.

 

Io distruggo la Scuola e tu spieghi che faccio bene, perché è un gulag: una mano lava l'altra, e tutt'e due lavano il viso.

Io distruggo la Scuola e tu spieghi che faccio bene, perché è un gulag: una mano lava l'altra, e tutt'e due lavano il viso.

Io distruggo la Scuola e tu spieghi a tutti che faccio bene, perché tanto è un gulag:

così una mano lava l’altra,

e tutt’e due lavano il viso.

Io distruggo la Scuola e tu spieghi che faccio bene, perché è un gulag: una mano lava l'altra, e tutt'e due lavano il viso.

 

Silvio Berlusconi e Pierferdinando Casini contro la Scuola degli Italiani: Io non ho mai attaccato la scuola pubblica. Ho solo detto, parlando a dei cattolici, che bisogna riconoscere alle famiglie cattoliche che mandano i figli alla scuola pubblica il diritto a non veder insegnati ai loro figli valori diversi da quelli in cui credono... Bisogna aiutare queste famiglie, magari con un buono-scuola, perché anche quelle meno abbienti possano mandare i loro figli alla scuola che vogliono... Noi abbiamo fatto la riforma della scuola per ridare dignità agli insegnanti che ricevono per quello che fanno uno stipendio inadeguato. Per la sinistra invece la scuola è sempre stata un serbatoio elettorale. Noi abbiamo difeso in modo concreto la scuola pubblica con le riforme e con un ruolo che presuppone la libertà d’insegnamento e il ripudio dell’indottrinamento politico e ideologico (Silvio). Io, quando difendo la Chiesa, lo faccio perché ci credo, non perché mi aspetto dei voti alle prossime elezioni. Da cattolico, difendo la competitività tra la scuola pubblica e quella libera, la definisco così. Ma so che quella pubblica è straordinaria. Le mie figlie studiano lì e hanno trovato insegnanti straordinari. (Pierferdy). (La Repubblica, domenica 6 marzo 2011). Sembra impossibile far peggio del Berlusconi, ma il Casini c’è riuscito: per lui le cosiddette “scuole” private sono libere, come se la Scuola vera fosse un gulag. Contro la Costituzione come i berluscìsti e i portatori di moccichino verde, e forse addirittura peggio.

 

Andarono dietro alla Morte... e portarono l'Italia con sé.

 

Mariastella Gelmini in un momento di profondo rapporto con Tarcisio Bertone e Joseph Ratzinger.

Mariastella Gelmini in un momento di profondo rapporto con Tarcisio Bertone e Joseph Ratzinger.

 

Mariastella Gelmini: Rispetto tutte le manifestazioni. Mi pare però abbastanza strumentale il difendere la scuola pubblica a fronte di un mancato attacco... Le parole di Berlusconi mi sembravano più la difesa di un principio, contenuto nella nostra Costituzione, che è la libertà di scelta. Ad ogni modo il presidente ha chiarito. La difesa della scuola pubblica sta a cuore a tutti. Dividere il Paese anche su questo tema mi sembra sbagliato. Nessuno vuole privatizzare la scuola pubblica, la scuola serve al Paese, non è né di destra né di sinistra. Nella scuola ci sono insegnanti che si dedicano con passione al loro mestiere, che godono di stipendi anche bassi e lavorano spesso in condizioni disagiate. Ma è stato un errore aver considerato la scuola come un ammortizzatore sociale... Qualche peccato d’ingenuità l’ho fatto: speravo di poter rendere alcuni temi bipartisan. Alla fine ho visto che così non era possibile... Ho perso un po’ di tempo al tavolo con i sindacati, pensando che si potesse arrivare in fondo assumendosi ciascuno le proprie responsabilità. (L’Unità, sabato 5 marzo 2011). Ogni parola una stilla di veleno: se non fosse per il posto che occupa e per i danni che fa, non si potrebbe che compatirla, povera donna.

 

Andarono dietro alla Morte... e portarono l'Italia con sé.

 

(su) Mariastella Gelmini, Silvio Berlusconi, Giuseppe “Beppe” Fioroni, Letizia Moratti, Massimo D’Alema, Luigi Berlinguer, Franco Bassanini e altri individui: Secondo l’on. Gelmini, “il pensiero di chi vuol leggere nelle parole del premier un attacco alla scuola pubblica è figlio dell’erronea contrapposizione tra scuola statale e scuola paritaria. Per noi, e secondo quanto afferma la Costituzione italiana, la scuola può essere sia statale, sia paritaria. In entrambi i casi è un’istituzione pubblica, cioè al servizio dei cittadini”. Ma la Costituzione non dice questo, dice il contrario (articolo 33). Dice che “la Repubblica detta le norme generali sull’istruzione ed istituisce scuole statali per tutti gli ordini e gradi”. Che “enti e privati hanno il diritto di istituire scuole ed istituti di educazione, senza oneri per lo Stato”. Dice che “la legge, nel fissare i diritti e gli obblighi delle scuole non statali che chiedono la parità, deve assicurare ad esse piena libertà e ai loro alunni un trattamento scolastico equipollente a quello degli alunni di scuole statali”. L’articolo 34 aggiunge che “l’istruzione inferiore, impartita per almeno otto anni, è obbligatoria e gratuita”, e prescrive che la Repubblica privilegi, con borse e aiuti economici alle famiglie, “i capaci e meritevoli, anche se privi di mezzi”. La Costituzione stabilisce dunque una chiarissima gerarchia. Assegna allo Stato il dovere di provvedere all’educazione dei cittadini (obbligatoria per i primi otto anni) e di garantirne l’uguaglianza con provvidenze ai “capaci e meritevoli”. Fa della scuola di Stato il modello a cui le scuole private devono adeguarsi, e non ipotizza nemmeno alla lontana due modelli di educazione alternativi e concorrenti. Ma come può essere mantenuta l’efficacia del modello, se la scuola pubblica viene continuamente depotenziata tagliandone personale e risorse, e per giunta irridendo chi ci lavora? Lo smottamento in direzione della scuola privata comincia coi governi di centro-sinistra (decreti Berlinguer del 1998 e 1999, legge 62 del 2000, governo D’Alema), e coi governi Berlusconi diventa una frana: si taglia la scuola pubblica e si incrementano i contributi alla scuola privata, sia in forma diretta che con assegni alle famiglie, e senza alcun rispetto per il merito degli allievi. A meno che il merito non consita, appunto, nell’aver scelto una scuola privata. Ed è dal 1999 (riforma Bassanini) che il ministero oggi ricoperto dall’on. Gelmini non si chiama più “della Pubblica Istruzione”, ma “dell’Istruzione” (senza “pubblica”). Anziché inveire contro “la scuola di Stato dove ci sono insegnanti che vogliono inculcare negli alunni principi contrari a quelli che i genitori vogliono inculcare ai propri figli”, ipotizzando una scuola pubblica dominata dalla sinistra, Berlusconi dovrebbe dunque ringraziare la sinistra per aver inaugurato con tanto successo la deriva in favore della scuola privata. Ancora una volta, l’uomo che per il suo ruolo istituzionale dovrebbe rappresentare lo Stato e il pubblico interesse agisce dunque come il leader dell’antiStato. A una Costituzione che assegna allo Stato il compito di dettare regole sulla scuola e di imporre ai privati il rispetto delle stesse regole (e l’onere di cercarsi i finanziamenti dove credono), si va così sostituendo, con l’applauso del ministro della già Pubblica Istruzione, una Costituzione immaginaria, nella quale “libertà” vuol dire distruzione della Scuola pubblica, vuol dire convogliare i finanziamenti pubblici sulle scuole private, vuol dire legittimare l’idea che nelle scuole pubbliche si “inculchino” principi antilibertari, mentre nelle scuole private tutto sarebbe automaticamente libero, perfetto, “costituzionale”. (...) Ma la “Costituzione materiale” di cui si va favoleggiando (cioè l’arma impropria con cui si vuol demolire l’unica e sola Costituzione, quella scritta) ha ormai come principio fondamentale il cinico abuso di quanto, nella Costituzione, può esser distorto a beneficio di una “libertà”, quella del premier, che consiste nell’elogiare l’evasione fiscale in un discorso alla Guardia di finanza (11 novembre 2004), nell’attaccare ogni giorno la magistratura, nel regalare al suo amico Gheddafi cinque miliardi di euro tolti alla scuola, al teatro, all’università, alla musica, alla ricerca, alla sanità, nel consegnare il territorio del Paese alla speculazione edilizia, nel legittimare col condono chi viola le leggi, nel creare per sé stesso super-condoni, usando le (sue) leggi contro la forza della Legge. “Inculcare principi”: questa la concezione dell’educazione (pubblica e privata) che Berlusconi va sbandierando. Fino a quando lasceremo che “inculchi” impunemente nell’opinione pubblica l’idea perversa che compito di un governo della Repubblica è smantellare lo Stato, sbeffeggiando chi serve il pubblico interesse?. (Salvatore Settis, La distruzione della Scuola pubblica, su La Repubblica di martedì 1° marzo 2011).

 

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Da "L'Unità".

Da L’Unità.

 

Silvio Berlusconi: Ancora una volta la sinistra ha travisato le mie parole: non ho mai attaccato la scuola pubblica. L’insegnamento libero ripudia l’indottrinamento. Ho solo denunciato l’influenza deleteria dell’ideologia. Il mio governo ha avviato una profonda e storica riforma della scuola e dell’università proprio per restituire valore alla scuola pubblica e dignità a tutti gli insegnanti. (La Repubblica, lunedì 28 febbraio 2011).

 

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Mariastella Gelmini: Il presidente del Consiglio si è speso in difesa di un principio sacrosanto, la libertà di scelta educativa delle famiglie: per noi la scuola può essere statale o paritaria. Bersani si rassegni: la scuola non è proprietà privata della sua parte politica. (La Repubblica, lunedì 28 febbraio 2011).

 

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Nicola “Nichi” Vendola: Berlusconi attacca la scuola pubblica perché è anche grazie alla debolezza dell’istruzione che ha potuto godere di quindici anni di egemonia culturale. (La Repubblica, lunedì 28 febbraio 2011). Un modo talmente tortuoso di dare ragione al Berlusconi, che sembra quasi che gli abbia dato torto.

 

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Paolo Nigi (segretario dello Snals, sindacato cosiddetto autonomo della Scuola): Non vedo i motivi di una manifestazione per la scuola pubblica, il governo ha cercato piuttosto di ridare serietà e credibilità alla scuola.

(La Repubblica, lunedì 28 febbraio 2011).

 

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Da "L'Unità".

Da L’Unità.

 

Silvio Berlusconi: Crediamo nell’individuo e riteniamo che ciascuno debba avere il diritto di potere educare i figli liberamente. Liberamente vuol dire non essere costretto a mandarli in una scuola di Stato, dove ci sono degli insegnanti che vogliono inculcare dei principi che sono il contrario di quelli che i genitori vogliono inculcare ai loro figli educandoli nell’ambito della loro famiglia. (La Repubblica, domenica 27 febbraio 2011).

 

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Mariastella Gelmini

Mariastella Gelmini

 

(su) Mariastella Gelmini: Caro direttore, siamo le tre organizzatrici della manifestazione che si è svolta a New York domenica scorsa a sostegno dell’appello di Libertà e Giustizia “Resignation/Dimissioni” e della mobilitazione delle donna italiane “Se non ora, quando?”. Nell’intervista all’on. Mariastella Gelmini, riportata su La Repubblica lunedì 14 febbraio, il Ministro ha dichiarato: Si dovrebbero vergognare quelli che vanno a Times Square a manifestare contro il presidente del Consiglio. Non si denigra in questo modo il Paese all’estero.” Noi non abbiamo denigrato l’Italia. Non siamo stati noi a offrire un’immagine indecorosa del nostro Paese all’estero. Le notizie sulle indagini per prostituzione minorile e concussione a carico del presidente del Consiglio, riportate sui giornali di tutto il mondo, hanno preceduto di gran lunga la nostra manifestazione. Esprimere la propria opinione, in maniera pacifica e nel rispetto delle norme, è un diritto garantito dalla nostra Costituzione e anche da quella del Paese che ci ospita. Non c’è nulla di cui vergognarsi nell’esercitare un proprio diritto. Salvemini, ricordato da Saviano lo scorso 5 febbraio al Palasharp, scriveva che “la libertà politica è sostanzialmente il diritto del cittadino di dissentire dal partito al potere”. (Lettera di Valeria Castelli, Elena D’Amelio e Manuela Travaglianti a La Repubblica di sabato 19 febbraio 2011). Aggiungiamo che non si disonora l’Italia e non si offendono le Donne e tutti gli Italiani “solo” trasformando le residenze del presidente del Consiglio in bivacchi di prostitute, ma anche abbandonando un ministero come quello della Scuola, che fu di Francesco De Santis e di Benedetto Croce, a individui come la signora Gelmini. E, più in generale, dando al mondo l’impressione che non vi siano, in Italia, Donne di gran lunga più adatte di costei a ricoprire incarichi di così elevata responsabilità.

 

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Mariastella Gelmini (sulla manifestazione delle Donne Se non ora quando?, in piazza del Popolo a Roma, di domenica 13 febbraio 2011): Non ho detto che le donne scese in piazza ieri erano poche e radical chic. Io mi riferivo alle promotrici. Continuo a pensare che si sia trattato di un’iniziativa nata e cresciuta nei salotti della cultura e del cinema. Questa indignazione nei confronti di Berlusconi nel Paese non la colgo affatto. Le preoccupazioni dei cittadini sono altre, vogliono sapere semmai quanto devono aspettare per un posto letto in ospedale o quale scuola sia migliore per i figli. La sinistra farebbe bene a occuparsi di questo e lasciar perdere l’antiberlusconismo. La dignità delle donne è un argomento troppo serio per gettarlo in mezzo alla battaglia politica in questo modo. Né la Bindi né la Finocchiaro conoscono quelle ragazze se non attraverso brandelli di intercettazioni dati in pasto ai giornali: è stata emessa una condanna preventiva nei confronti di ragazze la cui unica colpa è aver frequentato Arcore, le hanno messe al rogo come le streghe di Salem. Così si difende la dignità della donna? Ma questa volta non ci sarà la liquefazione del Psi, noi la testa di Berlusconi non la consegniamo. Anzi: si dovrebbero vergognare quelli che vanno a Times Square a manifestare contro il presidente del Consiglio. Non si denigra in questo modo il Paese all’estero.

(La Repubblica, lunedì 14 febbraio 2011).

 

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Sara Tommasi (ragazza intervistata da La Repubblica sulla vicenda di Ruby): A palazzo Grazioli c’erano ministri, ministre e tanti altri. Ricordo la Gelmini, la Meloni, Paolo Romani, Paolo Berlusconi... E Giampaolo Tarantini. Con tante ragazze. Io a una certa ora sono andata via e ho visto le ragazze che venivano smistate nelle varie stanze... Ho fatto una cavolata a non accettare la candidatura del presidente Berlusconi alle Europee. Mi dessero uno stipendio, ormai sono sputtanata. (La Repubblica, venerdì 10 febbraio 2011).

 

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(su) Mariastella Gelmini: Graduatorie vietate ai supplenti del Sud, stop della Consulta. Bocciate le regole della Gelmini che ostacolavano il trasferimento al Nord degli insegnanti meridionali: conta solo il merito.

(Titolo de La Repubblica di giovedì 10 febbraio 2011).

 

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Mariastella Gelmini in un momento di grande affabilità

Mariastella Gelmini in un momento di grande affabilità

 

(su) Mariastella Gelmini: Una scuola su tre, e dentro le singole scuole una classe su tre, nella stagione 2011 non porterà i ragazzi in gita scolastica. Un diluvio di no. La riforma (di medie e superiori) è passata, ma la rabbia dei docenti resta alta. Dopo aver fatto saltare la sperimentazione sulla loro valutazione, in queste ore i prof registrano un clamoroso successo dell’ultima forma di protesta: 246 scuola, segnala il censimento del sito controriformadocentiarrabbiati, hanno firmato delibere che annullano l’impegno degli insegnanti per le gite scolastiche. (La Repubblica, giovedì 10 febbraio 2011). Una forma di protesta che purtroppo è come prendere il coltello (berluscìsta) per la lama, perché dequalifica la Scuola dinnanzi alle cosiddette “scuole” private.

 

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Mariastella Gelmini: Il canone con Santoro serve per la propaganda. (La Repubblica, venerdì 28 gennaio 2011).

 

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(su) Mariastella Gelmini e Giulio Tremonti: Sono una insegnante e ho fatto qualche facile calcolo sugli effetti del blocco degli scatti di anzianità fino al 2013 stabilito dalla Finanziaria. Si prevedono 1.000 euro in meno (lordi l’anno) per un collaboratore scolastico e da 2.500 a 3.000 euro in meno per gli insegnanti. È questo il “contributo” che pagheranno i lavoratori della Scuola alla crisi. Questi tagli si aggiungono allo stop ai rinnovi dei contratti per il triennio 2010 - 2012: altri 1.500 euro in meno a fine triennio. Vuol dire che per un docente di scuola materna ed elementare, con 15 - 20 anni di anzianità di servizio, con una retribuzione mensile lorda di 2.146 euro, si profila una perdita annua, sempre lorda, di ben 2.528 euro (-9,9%). (Lettera a La Repubblica di venerdì 28 gennaio 2011).

 

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Mariastella Gelmini: Nel futuro di Berlusconi non c’è l’esilio. Anche se la villa di Berlusconi ad Arcore è stata trattata come la casa del Grande fratello. Il fango si tradurrà in più consenso. (La Repubblica, domenica 23 gennaio 2011). La signora sembra un po’ confusa: sara l’emozione perché lei l’ha scampata.

 

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(su) Mariastella Gelmini: Mai più classi pollaio” nelle scuole. Il Tar del Lazio accoglie la prima class action italiana contro la Pubblica amministrazione e condanna il ministero dell’Istruzione. L’azione collettiva, corredata da un lungo elenco di classi sovraffollate, è stata avviata dal Codacons lo scorso anno. In base al provvedimento del Tar, dal prossimo anno scolastico classi con 30 o più alunni sistemati in spazi ridotti dovrebbero essere un brutto ricordo per insegnanti e alunni. Ma il ministro Mariastella Gelmini non ci sta: “Il ricorso presentato al Tar del Lazio,” replica, “è destituito di qualsiasi fondamento, perché le classi con un numero di alunni pari o superiore a 30 sono appena lo 0,4% del totale. Il sovraffollamento riguarda prevalentemente la scuola secondaria di secondo grado e si lega soprattutto alle scelte e alle preferenze delle famiglie per alcuni istituti e sezioni”. (La Repubblica, sabato 22 gennaio 2011). Coraggiosa la ministro: getta la colpa sulle famiglie. Sprezzante: ammesso e non concesso che i numeri che dà siano giusti, lo 0,4% corrisponde a 50.000 figlioli e figliole nostri che per lei sono zero. Però parlare di “classi pollaio” è molto scortese: mica è una gallina, la Gelmini.

 

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Mariastella Gelmini: Però lui fa anche tanta beneficenza... (La Repubblica, giovedì 20 gennaio 2011).

 

Andarono dietro alla Morte... e portarono l'Italia con sé.

 

Forse c'è del miele perfino nella Gelmini, chissà... Se non altro, per accrescere gli ascolti in certe fasce orarie.

Forse c'è del miele perfino nella Gelmini, chissà... Se non altro, per accrescere gli ascolti in certe fasce orarie.

Forse c’è del miele perfino nella Gelmini, chissà... Se non altro, per accrescere gli ascolti in certe fasce orarie.

 

(su) Mariastella Gelmini: L’altra sera a Porta a porta Bruno Vespa è dovuto intervenire di persona per far notare a Mariastella Gelmini che nella sua cantilena monocorde a favore del premier le stava sfuggendo di tutto, compreso il fatto che non c’è niente di male in una villa di Arcore aperta e disponibile a chiunque si presenti al cancello (e che ha parlato, spericolatamente, di “cene da Berlusconi in cui si è discusso della salvezza dellAlitalia. (La Repubblica, giovedì 20 gennaio 2011). Il Vespa, conoscendo i suoi telespettatori-polli, sa bene come tenere svegli fino all’una di notte berluscìsti e leghini poco propensi a raggiungere le mogli nei letti coniugali ma tuttavia bramosi, davanti alla tv, di distrazioni piccanti. E certo ricorda, il Vespa, i lanci d’agenzia che accompagnarono i primi mesi da ministro dell’avvocatessa di Reggio Calabria. La quale, per sua recente ammissione, frequenta Arcore da quando aveva 21 anni, ma nel 2008, stando a quanto riferì il Venerdì di Repubblica, aveva invece dichiarato: “Sì, fu Giacomo Tiraboschi, addetto al verde di villa Berlusconi, ad Arcore, a presentarmi al Cavaliere nel maggio 2005. Ma ovviamente lui è qualcosa di più di un semplice giardiniere. Fa anche il produttore televisivo.” Dunque, come stanno le cose? Quando ha conosciuto il Berlusconi la signora Mariastella Gelmini? Nel 2005, a 32 anni, come dichiarò nel 2008, o nel 1994, a 21, come dichiara nel 2011? Conosceva il Berlusconi da tre anni o da quattordici nel 2008, allorché, incontrandolo per via, era da lui salutata al grido di guarda come sei bella: sembri una bambina!? Lo conosceva solo da quattro anni o da quindici nell’agosto del 2009, quando sulla rivista francese Nouvel Observateur si poté leggere che “con lo scorrere delle rivelazioni, l’ipotesi di un’infiltrazione della mafia russa al vertice dello Stato italiano prende consistenza, (...) e che “rischia di alimentare ancor più lo scandalo un ipotetico nastro nel quale Mara Carfagna (“amante quasi ufficiale”) e Mariastella Gelmini (le due sono definite “bimbe”, nel senso americano del termine) addirittura “s’interrogherebbero reciprocamente per sapere come «soddisfare» al meglio il primo ministro, evocando le iniezioni che deve farsi fare prima di ogni rapporto...? Tutto ciò, chi lo ha dimenticato? Ed ecco, dunque, che per una parte di quelli che fanno le ore piccole davanti alla tv può essere “eccitante” veder la Gelmini difendere il Berlusconi dall’accusa di essere coinvolto in un caso di prostituzione minorile.

 

Andarono dietro alla Morte... e portarono l'Italia con sé.

 

Mariastella Gelmini. Nel 1994 aveva 21 anni.

Mariastella Gelmini. Nel 1994 aveva 21 anni.

 

Mariastella Gelmini: Collaboro con Berlusconi dal ’94, ho frequentato molto spesso Arcore, non è che Berlusconi sia dedito ai sollazzi. Lavora quindici ore al giorno, io ho partecipato a cene di lavoro, questa è la vita di Berlusconi. Tutto il resto è una falsità. Ho trovato tutto quello che si è detto ridicolo e inverosimile, immaginare che in queste cene accada chissà che cosa! Voglio ricordare quanti soldi Berlusconi dà in beneficenza, io stessa gli ho visto firmare degli assegni per chi ha bisogno del dentista o per i figli. Berlusconi è ricco ma non è avaro, non tiene i soldi per sé.

(L’Unità, martedì 18 gennaio 2011).

 

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Mariastella Gelmini (su Silvio Berlusconi): Il premier è oggetto di persecuzione. (La Repubblica, 15 gennaio 2011).

 

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(su) Mariastella Gelmini: Il ministro dell’Istruzione Mariastella Gelmini tenta ora l’affondo sul Cnr, il più grande ente di ricerca italiano. “Si ritiene opportuno che la nomina del direttore generale sia riservata al ministro” e “i poteri di spesa non possono che far capo al direttore generale” sono due delle clausole che la Gelmini vuole inserire nello statuto dell’ente, attualmente in discussione, insieme a quella secondo cui “è necessario esplicitare che i componenti del consiglio d’amministrazione sono nominati dal ministro”... “Finiremo per diventare una dépendance del ministero,” prevede la ricercatrice Chiara Cavallaro. “E quand’anche riuscissimo a difenderci, la pagheremmo con il taglio dei finanziamenti. Già nel 2011 il fondo ordinario sarà ridotto del 13%”. (La Repubblica, venerdì 14 gennaio 2011).

 

Andarono dietro alla Morte... e portarono l'Italia con sé.

 

(su) Giulio Tremonti e Mariastella Gelmini: Addio al tempo pieno nelle scuole, alle medie resiste una classe su cinque. Crollo dopo i tagli della Gelmini. E i genitori protestano. (Titolo de La Repubblica di giovedì 13 gennaio 2011).

 

Andarono dietro alla Morte... e portarono l'Italia con sé.

 

Scusandoci per l’accostamento, Gelmini e Rodotà.Scusandoci per l’accostamento, Gelmini e Rodotà.

Scusandoci per l’accostamento, Gelmini e Rodotà.

 

(su) Mariastella Gelmini: Difficile vedere uno spaccato della politica italiana più eloquente di quello andato in onda nell’ultimo Ballarò. Da un lato un vecchio servitore dello Stato, nonché giurista di alto profilo, Stefano Rodotà, che cercava di illustrare nel dettaglio la questione del legittimo impedimento, all’esame della Consulta. Dall’altro due giovani leader del centrodestra, Gelmini e Cota, insofferenti nei confronti di un puntiglio intellettuale non alla loro portata e soprattutto inconciliabile con il loro bisogno di semplificare, e ridurre ogni questione alla proficua banalità con Berlusconi - contro Berlusconi, ovvero, si capisce, con la gente - contro la gente. In particolare Gelmini (che è ministro dell’Istruzione, vedete un po’...) pareva strutturalmente incapace di affrontare un’analisi anche sommaria dei fatti, e cioè del motivo stesso del contendere; e continuava ad accusare di antiberlusconismo un Rodotà sempre più spossato, e incredulo, ecc. ecc. (Michele Serra su La Repubblica di giovedì 13 gennaio 2011). Con il massimo rispetto per il professor Rodotà, che stimiamo e forse addirittura veneriamo, se l’è voluta. Parteciperebbe al Grande Fratello? Entrerebbe in una teca di vetro piena di scarafaggi o di vermi come certe signorine in certe trasmissioni televisive? Certo che no, inorridirebbe al solo pensiero. E allora, e a maggior ragione, perché trascura di proteggere la propria immagine fino al punto di lasciarsi sorprendere da milioni di telespettatori a tu per tu con certi individui? E il Serra come fa a non capire che è questo il punto? Cioè che dovremmo esser noi i primi, e per primi i migliori di noi, a dar prova della dignità, dellindignazione e del disgusto di cui altri non sono più capaci?

 

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(su) Mariastella Gelmini: La scuola “a premio” di Mariastella Gelmini non parte: la sperimentazione per definire i docenti “migliori” delle elementari, medie e superiori del Paese e premiarli con uno stipendio in più, una quattordicesima ad personam, è stata sonoramente bocciata nelle due città scelte come campione. Cristina Martin, 43 anni, insegnante di matematica al liceo delle Scienze umane Regina Margherita di Torino, dice: “Non ci spaventa essere valutati, ma non vorremmo partecipare a una gara che ci mette uno contro l’altro per un riconoscimento una tantum piuttosto scarso e basato su criteri inafferrabili: in pratica, ogni docente che si ritiene all’altezza del premio invia il curriculum vitae e compila una scheda in cui precisa la bontà della sua didattica e i risultati ottenuti. Il preside, aiutato da due insegnanti, deciderà quindi qual è l’autovalutazione migliore. Avremmo preferito un giudizio su un percorso didattico visto negli anni. E poi i soldi recuperati per elargire questi premi sono stati tolti ai colleghi precari, non possiamo accettarlo. (La Repubblica, martedì 4 gennaio 2011).

 

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Lei è solo una radiazione. Il radiatore è un altro.

Lei è solo una radiazione. Il radiatore è un altro.

 

Mariastella Gelmini e Maurizio Sacconi: La riforma dell’università è un provvedimento storico che archivia il ’68 e archivia la sinistra che vuole le infrastrutture, il nucleare... ma non è possibile illudere i giovani dicendo che bastano più risorse. In un momento di crisi economica, occorre ottimizzare le risorse. Ho buone notizie sull’approvazione della riforma, ma sono state giornate difficili: ha ragione il presidente Berlusconi quando dice che nei regolamenti parlamentari ha più spazio l’opposizione nel fare ostruzionismo che non una maggioranza democraticamente eletta di votare un provvedimento (Mariastella). (La Repubblica, giovedì 23 dicembre 2010). Credo che oggi sia una bella giornata per il Paese e le università italiane: è stata archiviata la cultura falsamente egualitaria del ’68. Comincia una nuova stagione (Mariastella). La riforma dell’università è forse l’atto più significativo con cui si è posta fine alla più lunga ricreazione nel sistema educativo, iniziata nel 1968. E la fine dell’epoca del debito pubblico irresponsabile (Maurizio). (La Repubblica, venerdì 24 dicembre 2010). Lo spaventoso livore di un individuo come il Sacconi contro il ’68 è consolante: fa capire che in quegli anni il poveretto deve averne passate di cotte e di crude, e questo è bello, anche se solo retrospettivamente. Quanto alla Gelmini, che nel ’68 non c’era, come al solito fa e dice quel che le dicono di fare e di dire.

 

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Il Berlusconi mentre "parla" con la Gelmini e la Gelmini mentre "parla" con studenti e professori.Il Berlusconi mentre "parla" con la Gelmini e la Gelmini mentre "parla" con studenti e professori.

Il Berlusconi mentre “parla” con la Gelmini e la Gelmini mentre “parla” con studenti e professori.

 

Silvio Berlusconi: In piazza ci va una minoranza di studenti o pseudostudenti, mentre nelle università le lezioni vanno avanti e ci sono anche molti rettori che sono a favore della riforma. Un governo democratico, come noi siamo, accetta il dissenso anche nelle manifestazioni pubbliche di piazza, però non devono essere portatrici di violenza e danni per gli altri. E la cosa grave è che la sinistra ha avuto a sostenere queste manifestazioni fino ad aver plaudito alle scarcerazioni decise dal gip. La Gelmini tutti i giorni ha parlato con studenti e professori. Questa riforma non è campata per aria in stanze buie del ministero, ma viene dalla trincea dell’università. Evidentemente dobbiamo comunicare meglio e spiegare agli studenti di piazza che questa riforma è favorevole proprio a loro. Non riesco a capire come si fa a protestare in piazza, mischiandosi anche con i centri sociali che producono violenza, visto che si tratta di una riforma favorevole a loro. Bersani ha un comportamento schizofrenico: prima sale sui tetti e fa il rivoluzionario, poi diventa conservatore e non vuole che si metta fine alle baronie. (La Repubblica, mercoledì 22 dicembre 2010). Accetta le manifestazioni, ma è grave che la Sinistra le sostenga. Accetta le manifestazioni, ma non riesce a capire come si faccia a protestare in piazza. Dice che la riforma piace ai rettori ma dice anche che mette fine alle baronie. Dice tutto e il contrario di tutto. E poi lo schizofrenico sarebbe Bersani?

 

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(su) Mariastella Gelmini: Troppi oppositori della riforma Gelmini trascurano il suo aspetto più grave. Per l’avvenire i professori associati e ordinari dovranno essere nominati dalle singole università dopo essere stati inseriti in una lista nazionale di idonei (articoli 16 e 18). Questa soluzione viene contrabbandata come l’introduzione di una selezione nazionale finalmente trasparente e competitiva. Non è così, anzi: è l’esatto contrario. Infatti, non essendo previsto un numero massimo di idoneità conferibili, non si introduce alcuna competizione o concorsualità. Alla fine quasi tutti gli aspiranti saranno idonei e decisiva sarà la chiamata locale. Sembrano tecnicismi, invece è la vera sostanza politica della riforma. Per essere chiamati da un’università bisognerà disporre del relativo finanziamento, che solo per alcuni settori potrà essere assicurato dall’industria, e purtroppo solo in alcune aree del Paese. In tutti gli altri casi provvederanno a esso il ministero o gli enti locali. I ricercatori saranno dei precari, e i professori saranno scelti in sede locale purché appartenenti a una clientela politica in grado di assicurare il finanziamento. Il vero obiettivo di questa riforma è sottomettere l’Università al peggior dominio dei partiti. Nelle Università questo esito è chiaro a tutti, ma pochi hanno voglia di denunciarlo. (Lettera del sign. Pietro Ciarlo a L’Unità di mercoledì 22 dicembre 2010).

 

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(su) Nicola “Nichi” Vendola e Mariastella Gelmini: In merito ad articolo de L’Unità del 30 novembre La meritocratica carriera del ministro: avvocato in 15 giorni sul praticantato della Ministro Gelmini (notare l’iniziale maiuscola del nome comune ministro, n.d.r.) in Reggio Calabria, desidero precisare che: risulta impropria, per persona impegnata politicamente da trent’anni, come chi scrive, e sempre in formazioni di autentica sinistra, oggi vendoliano, l’accostamento a ideologie alle quali mi sono sempre contrapposto. Come già ribadito in altre circostanze (vedesi articolo analogo del settembre 2009 su L’Espresso), la Dott.ssa Gelmini (notare l’iniziale maiuscola del nome comune dottoressa, n.d.r.) mi fu segnalata dal carissimo amico Avv. Adriano Pàroli e, come già avvenuto a seguito di segnalazioni di amici, per favorire quello che ritengo una legittima difesa, in maniera spontanea mi sono adoperato per reperire uno studio legale presso cui l’attuale Ministro potesse svolgere il periodo di pratica. Ho così contattato l’Avv. Renato Vitetta, col quale esiste un rapporto di buona conoscenza sin dalla gioventù. Pertanto il mio interessamento per la collega Gelmini (notare, questa volta, l’iniziale correttamente minuscola del nome comune collega: determinata forse, più che dall’improvvisa intenzione di abbassare la ministro, dal legittimo desiderio di abbassare sé stesso dinanzi a lei?, n.d.r.) proviene da rapporti amicali, non da vicinanze politiche, punto sul quale il sottoscritto ritiene doverosa una rettifica. (Avv. Pasquale Scrivo, lettera a L’Unità di mercoledì 15 dicembre 2010). Apprendiamo con interesse che esistono vendoliani (per inciso: mai capito come si possa ribattezzare sé stessi col nome di un leader) che non trovano sconveniente aiutare amicalmente un’aspirante avvocato pidiellìna nella di lei legittima difesa di diventare avvocato a Reggio Calabria. Speriamo però che non tutti i vendoliani la pensino così.

 

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Mariastella Gelmini secondo "Left" del 5 settembre 2008. Ed era solo l'inizio.

Mariastella Gelmini secondo Left del 5 settembre 2008. Ed era solo l’inizio.

 

(su) Mariastella Gelmini, Giulio Tremonti, tutto il berluscìsmo (e, nel suo piccolo, “Beppe” Fioroni): In tutti i paesi avanzati è stato il lavoro poco qualificato a pagare il conto più salato nella Grande Recessione. Negli Stati Uniti, un quarto dei lavoratori con meno di 12 anni di istruzione ha perso il lavoro tra il 2007 e il 2009. A chi aveva studiato anche solo quattro anni di più è andata molto meglio: “solo” uno su dieci ha vissuto il trauma della perdita del lavoro. Nell’area dell’euro il tasso di disoccupazione tra chi ha al massimo completato la scuola dell’obbligo è aumentato di più di quattro punti percentuali in due anni. Quello dei laureati è rimasto quasi invariato. Oggi la probabilità di essere disoccupato, tra chi ha una laurea, è un terzo di quella di chi ha solo un diploma di scuola secondaria inferiore. Prima della crisi il rapporto era di uno a due. Le cose in Italia non sono molto diverse: l’unica differenza è che da noi molte persone con basso livello di istruzione rimangono ai margini del mercato del lavoro. I divari nei tassi di occupazione tra laureati e diplomati sono attorno al quaranta per cento, come negli altri paesi, e sono cresciuti durante la recessione. L’istruzione è diventata ancora più di prima la migliore assicurazione sociale di cui un giovane oggi può dotarsi per evitare un futuro difficile, fatto di disoccupazione e bassi salari. I lavoratori poco qualificati dei paesi avanzati sono sempre più l’anello debole della crescita mondiale, schiacciati fra i lavoratori poco istruiti dei paesi emergenti e i lavoratori qualificati dei paesi avanzati. (...) E il nostro esecutivo in questi due anni e mezzo ha tagliato solo un capitolo della spesa pubblica: le risorse per l’istruzione. Nel 2008 - 2009 sono calate, secondo l’Istat, del 2%, mentre il resto della spesa pubblica aumentava, al netto dell’inflazione, di più del 3%. In termini relativi, la spesa in istruzione è dunque calata del 5%. E le cose, secondo le previsioni della Ragioneria dello Stato, sono destinate ad andare ancora peggio nel 2010: la spesa per la scuola dovrebbe diminuire di circa un punto e mezzo e quella per l’università addirittura del 9% in termini reali. (Tito Boeri su La Repubblica di lunedì 13 dicembre 2010).

 

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 (su) Antonio Ruberti, Luigi Berlinguer, Letizia Moratti, Giuseppe “Beppe” Fioroni e Mariastella Gelmini: la personalizzazione del male politico, la “storia personale” è detestabile quando rientra nella grammatica pateticotelevisiva oggi imperante; è utile quando serve a cogliere il manzoniano sugo della storia, cioè il nesso tra Storia (non la provvidenza divina, ma umanissimi gruppi di potere) e storie degli individui. La Storia che va dalla riforma Ruberti (1990), al ministero Gelmini (2010) mostra la sua forza distruttiva solo se vista scorrere parallelamente alle storie degli individui che, nel frattempo, prima da studenti, poi da ricercatori, hanno lavorato per costruire un mondo opposto a quello approntatoci dai citati ministri. Mi sono iscritta all’università nel 1989, quando, infeudata tutta l’Europa alle ragioni del mercato globale, dismessi i principi e i diritti (risorse e produzione come bene pubblico, diritto all’istruzione e al lavoro) espressi dalle migliori forze che fecero l’Italia postfascista, si decise con la riforma Ruberti che le università dovevano essere non più patrimonio e risorsa comune, cioè dello Stato, ma “autonome”: né più né meno che aziende, con un bacino di consumatori cui spillare soldi (gli studenti) e di lavoratori da pagare meno possibile (i docenti). Studenti e docenti dissero no e nacque il movimento della “Pantera”, così chiamato in onore di un onesto animale fuggito da uno zoo, eroicamente resistente e inafferrabile. Più delle pantere poterono gli avvoltoi: la politica di palazzo attese in luoghi alti e sicuri che l’energia dei resistenti si esaurisse, e lo scempio dell’autonomia venne compiuto. Mi sono laureata e ho svolto un dottorato sull’aristotelismo medioevale. Leggevo nella Metafisica che le civiltà avanzate sono quelle liberate dai bisogni di base (sopravvivenza, alimentazione, distribuzione delle risorse) e che queste civiltà si sviluppano se sanno impegnare risorse per impiegare intellettuali che si dedichino solo alla ricerca, senza dover lavorare ad altro. Studiavo gli sviluppi storici di questi principi, e assistevo alla loro negazione: il ministro Luigi Berlinguer (Pds) propose di mettere a esaurimento la categoria dei ricercatori (figura di primo ingresso nei ruoli della ricerca e negli impegni di docenza) per sostituirli con figure precarie. In capo ai quattro anni del suo ministero (1996 - 2000), Berlinguer non riuscì a far passare la messa a esaurimento dei ricercatori ma scavò loro la fossa istituendo figure precarie, quindi meno costose, come gli assegnisti di ricerca, che facessero loro concorrenza nella copertura del fabbisogno di didattica e produzione scientifica degli atenei; gli assegni di ricerca vennero presentati come un favore fatto ai giovani che, dopo un dottorato di ricerca, restavano a spasso per mancanza di concorsi da ricercatore. Nel 2000 Berlinguer finiva il suo mandato e aveva precarizzato a dovere il mio futuro: finito il dottorato, e dopo due ulteriori anni di postdottorato all’estero, non fui poi così felice di vincere, con un assegno di ricerca in Italia, altri quattro anni precari. E la questione precaria esplose: la Cgil, tardivamente accortasi degli errori commessi, riuscì a scatenare una battaglia sull’articolo 18 in sé sacrosanta ma di retroguardia, poiché interessava ormai solo i “privilegiati” con posti fissi. Il 23 marzo 2002 scendemmo in manifestazione per l’articolo 18 con Cofferati: eravamo 3 milioni di persone, tutte consapevoli di non poterei più fidare del sindacato che ci portava in piazza. In ogni settore, dai call center all’università, nacquero associazioni di precari che misero il sale sulla coda ai sindacati: non dimentico, nel 2003, una manifestazione davanti al ministero della Pubblica istruzione contro un nuovo ministro, Letizia Moratti, che riproponeva di precarizzare la docenza e privatizzare gli atenei. Lo organizzammo noi allora precari; il sindacato ci venne dietro, ma una cosa era ormai chiara a tutti: nella lotta per un’università pubblica, finanziata dallo Stato e non precarizzata, non avevamo alcuna sponda, né nei sindacati, né nel centro sinistra. Nel 2004 Letizia Moratti pubblicò un manifesto ideologico dell’eterna riforma precarizzante (Il Sole 24ore, domenica 21 marzo), basato sul seguente principio: La carriera del ricercatore, simile a quella dell’imprenditore che investe su sé stesso, non è facile. Il ricercatore imprenditore precario fa merce di sé grazie alla presenza di uno o più leader [?] di livello internazionale nel gruppo di ricerca ove operare, con spiccata disponibilità ad aiutare il giovane, cioè fa carriera se piace al leader (un committente privato? una lobby economico-accademica?). Più che una carriera... non facile sembra un’immagine tratta da Salò, il profetico film pasoliniano in cui una classe dirigente ubriaca di potere sequestra e sevizia i giovani per soddisfare la propria libido imperii. Questo è il mio impegno a favore di tutti i giovani meritevoli, minacciava la Moratti, e questa è, ancora oggi, la “meritocrazia” della Gelmini contro cui i ricercatori (tra cui io, che ho vinto un posto fisso nel 2007) e le altre componenti universitarie scendono in piazza: quella dei cosidetti “cervelli”, mostri alla ricerca d’una struttura che permetta loro di esprimere un dubbio talento di secchioni: che serva a progettare la bomba H o un dentifricio alla menta, questo non riguarda il “cervello”, ma, appunto, chi lo sovvenziona. Diciamo una volta per tutte che la torbida retorica sui “cervelli in fuga” è interna alle ragioni dell’avversario, il quale cerca appunto dei bravi tecnici, ed è forse anche disposto ad offrire alla loro bovina e acritica dedizione al lavoro posti fissi e qualche soldo in più. Lottiamo, oggi e nel futuro, per un’istruzione che non ci destini a servire un sistema socioeconomico, ma ci dia gli strumenti per giudicarlo criticamente, che non ci chiuda nell’analfabetismo del gergo tecnico, ma ci permetta di comprendere culture e linguaggi lontani da noi, che non ci renda ricattabili e precari, ma indipendenti e liberi. (Sonia Gentili, ricercatrice, La Sapienza, università di Roma, su Left di venerdì 3 dicembre 2010).

 

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Lui sì che sa come prenderla!

Lui sì che sa come prenderla!

 

(su) Mariastella Gelmini: Il Ddl governativo sull’Università è passato alla Camera. Nessuno può prevedere se in seguito il Senato approverà il testo, e se mai un governo varerà i necessari decreti applicativi. Di sicuro, prossimamente, non sarà varata una “riforma” dell’Università italiana. Semmai, saranno inflitti altri dolori a un corpo in disfacimento. Il ddl è il solito miscuglio di chiacchiere senza copertura (la “meritocrazia’’!) e pessime intenzioni. Prendiamo il punto centrale. Attualmente il ruolo di ingresso nella docenza universitaria è quello del ricercatore, con compiti di studio e di insegnamento complementare (eventualmente cattedratico, su affidamento della facoltà). È un ruolo a tempo indeterminato, cui si accede per concorso (un concorso molto serio fino a due anni fa: poi alquanto facilitato, per un disegno i cui motivi sono oggi chiari), e solo dopo un triennio di prova (con giudizio di conferma; a proposito di “valutazione”: io sono oggi professore ordinario dopo avere vinto tre concorsi e superato tre giudizi di conferma, in totale sei “valutazioni” scientifiche da parte di sei commissioni nazionali di esperti, ogni volta diversi). Il ddl sopprime il ruolo dei ricercatori a tempo indeterminato e lo sostituisce con contratti triennali, rinnovabili una sola volta. Poi lo studioso dovrà presentarsi a eventuali concorsi per professore. Ma gli ateneì vorranno o dovranno investire in meno costosi nuovi posti da ricercatore a tempo determinato. E il giro ricomincerà. Nel segno di una progressiva precarizzazione dell’intera docenza universitaria. Lo stesso ddl prevede un investimento specifico (non si sa con quale copertura) soltanto per la promozione di alcuni attuali ricercatori a professori associati (seconda fascia). Mentre è già praticamente impossibile, per mancanza di fondi, sostituire gli ordinari (prima fascia) che vanno in pensione. È un mutamento di fondo nello status del docente universitario. Mentre fino a oggi la sua carriera era modellata su quella tipica del funzionario statale (concorso nazionale di ingresso e assunzione a tempo indeterminato), da domani assomiglierà piuttosto a quella dell’addetto a un call center (chiamata diretta e assunzione a tempo determinato). Anche un bambino capisce che la qualità della ricerca scientifica, soprattutto nelle scienze umanistiche, sarà drammaticamente penalizzata dall’insicurezza. Chi mai potrà dedicarsi a studiare la filologia provenzale, o la filosofia del Rinascimento, o l’arte del Vicino oriente antico, senza avere nemmeno una ragionevole chance di farne la professione della vita? Ma questo non interessa a governanti cui è stata attribuita, credibilmente, l’idea che “la cultura non si mangia”. Il 2011 non ci porterà una “riforma” dell’Università, perché la vera riforma c’è già stata. Ed è quella prodotta dal combinato disposto fra “autonomia” degli atenei (leggi: deresponsabilizzazione dello Stato, come premessa alla dismissione dell’università pubblica) e ordinamento 3+2 (leggi: dequalificazione degli studi). La riforma eurocratica e bipartitica (vero, compagno Bersani?) ha definitivamente liquidato l’università di tradizione borghese, pensata per l’alta formazione di classi dirigenti nazionali (la professione intellettuale come esercizio di egemonia nelle dimensioni concrete del sapere), per sostituirla con una università orientata al mercato: “vendere” agli studenti competenze e abilità affinché essi possano poi “vendersi” sul mercato globale. Si è passati dal Beruf all’occupability: dalla lingua di Max Weber all’italocanadese di un Marchionne qualsiasi. Fatta la riforma, bisogna però imporla a chi nell’Università studia e lavora. Nonostante le larghe complicità interne, la cosa si è rivelata più difficile del previsto. L’asfissia finanziaria fa collassare corsi di laurea, facoltà e atenei. Le lauree triennali sono pezzi di carta. Le specialistiche non specializzano. I dottorati sono un binario morto. I “cervelli” fuggono altrove. In poche parole: non se ne può più. I professori scioperano, i ricercatori si rifiutano di fare da tappabuchi, i precari salgono sui tetti, gli studenti occupano aule e corridoi. Intanto un Caimano urla che la protesta vuole difendere “i privilegi dei baroni”. Dobbiamo ridere o piangere? La protesta continuerà, perché fra la gabbia mercatista della riforma e il “vivo” lavoro intellettuale, che risiede nell’università e intorno ad essa, la contraddizione è insanabile. Hanno voluto (dovuto?) gettare l’università nella contraddizione globale tra la violenza del mercato e l’indisponibilità radicale dei beni comuni (terra e acqua, lavoro e sapere). Ne pagheranno le conseguenze. (Giorgio Inglese, professore di Letteratura italiana, La Sapienza, università di Roma, su Left di venerdì 3 dicembre 2010).

 

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Mariastella Gelmini: Credo che l’approvazione della riforma dell’Università sia uno dei fatti più importanti della legislatura. Si tratta di una riforma indispensabile e urgente. Spiace averla fatta in un clima di tensione sociale. Se ci fosse stato un confronto costruttivo con l’opposizione, queste contestazioni così pesanti non ci sarebbero state.

(La Repubblica, mercoledì 1° dicembre 2010).

 

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Mariastella Gelmini secondo "L'Unità" di lunedì 29 novembre 2010.

Mariastella Gelmini secondo L’Unità di lunedì 29 novembre 2010.

 

Andarono dietro alla Morte... e portarono l'Italia con sé.

 

Gianfranco FiniMariastella GelminiGiorgio Napolitano

Gianfranco Fini, Mariastella Gelmini e Giorgio Napolitano.

 

Mariastella Gelmini, Giorgio Napolitano e Gianfranco Fini: Prima della metà di dicembre la riforma sarà legge. È una riforma epocale sul piano culturale: spazza via la cultura egualitaria del ’68. (Mariastella). Povera cocca, come la fa facile. In un video rintracciabile sul sito della rete dei ricercatori 29 Aprile, che giovedì hanno filmato la salita sui tetti romani di Architettura di quattro deputati finiani, si ascoltano Fabio Granata e Benedetto Della Vedova dire: “Abbiamo detto sì alla riforma perché ci sono state forti pressioni del Capo dello Stato. E poi perché intendiamo votare la sfiducia a Berlusconi, vogliamo arrivare al 14 dicembre compatti”. Francesca Coin, ricercatrice: Temiamo che la riforma passi. C’è stato uno scambio: la sfiducia al governo ha prevalso sull’università. (La Repubblica, lunedì 29 novembre 2010). Sempre più chiaro, dunque, quel che si deve pensare del rinvio al 14 dicembre del voto di fiducia.

 

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Italiani che non dovevano esserci più (da "La vita è bella", di Roberto Benigni).

Italiani che non dovevano esserci più (da La vita è bella, di Roberto Benigni).

 

Mariastella Gelmini: È veramente scandaloso che ci siano italiani che, pur di dare addosso al presidente Berlusconi, facciano il tifo perché l’Italia crolli. (La Repubblica, domenica 28 novembre 2010). Nessun Italiano fa il tifo perché l’Italia crolli. Ma quel che è più disgustoso e inquietante, nelle parole della Gelmini, non è la menzogna velenosa, quanto soprattutto l’odio che ne traspare: è veramente scandaloso, dice questa donna, non il tifo perché l’Italia crolli, ma che ci siano Italiani che lo fanno. Scandaloso, cioè, per questa donna, non è ciò che tali Italiani (secondo lei) fanno, ma che tali Italiani ci siano. E cosa bisognerebbe fare, signora, secondo lei, perché tali Italiani non ci siano più? Ci dica, ci dica.

 

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Per la serie "Chi si somiglia si piglia": Gianfranco Gelmini e Mariastella Fini.Per la serie "Chi si somiglia si piglia": Gianfranco Gelmini e Mariastella Fini.

Per la serie Chi si somiglia si piglia: Gianfranco Gelmini e Mariastella Fini.

 

(su) Mariastella Gelmini: Martedì prossimo la riforma dell’Università sarà approvata, ed è una delle cose migliori di questa legislatura (Gianfranco Fini). (su) Gianfranco Fini: Colgo in modo positivo questa dichiarazione perché sono convinta che il centrodestra debba battersi nella scuola ma anche nell’università e nel mondo della cultura per affermare valori come il merito, la responsabilità, la centralità dell’impegno. Francamente, vedere gli studenti e i giovani manifestare a fianco dei pensionati mi fa uno strano effetto. Un po’ come quando vedo gli studenti, i professori e i baroni manifestare dalla stessa parte (Mariastella Gelmini). (La Repubblica, domenica 28 novembre 2010).

 

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La cosiddetta "riforma" Gelmini secondo Bucchi (La Repubblica, venerdì 26 novembre 2010).

La cosiddetta “riforma” Gelmini secondo Bucchi (La Repubblica, venerdì 26 novembre 2010).

 

(su) Mariastella Gelmini: Negli ultimi cinque anni, forse meno, le tasse medie di uno studente dell’università pubblica sono raddoppiate, in cambio di servizi quasi azzerati dai tagli. Uno studente della Sapienza di Roma, il secondo ateneo del mondo per iscritti, paga in media dai 1200 ai 1800 euro all’anno, quasi il doppio di uno della Sorbona o di molte ottime università tedesche. Con la legge Gelmini, fatti due calcoli, le tasse sono destinate ad arrivare al doppio nei prossimi cinque anni. Quindi il nostro studente arriverà a versare ogni anno oltre 3000 euro, più di un collega californiano di Stanford. Ma invece di godere di un campus paradisiaco, dovrà sempre portarsi da casa il panino (la mensa è chiusa), la carta igienica e i solventi per gli esperimenti. Quale categoria non scenderebbe in piazza o salirebbe sui tetti? (...) Nella sintesi di Alfonso Giancotti, ricercatore di Architettura: “Dicono di volere la meritocrazia e cancellano di fatto concorsi e borse di studio. Attaccano il baronato e l’unica categoria che appoggia la riforma è la conferenza dei rettori, il Gotha dei baroni. Vogliono il ritorno all’eccellenza e mettono le basi per la chisusura di Fisica alla Sapienza, una facoltà che esprime un candidato Nobel ogni cinque anni. Parlano di autonomia e federalismo e poi trasformano i consigli d’amministrazione delle università in copie di quello della Rai, con consiglieri nominati dai partiti”. (Curzio Maltese su La Repubblica di venerdì 26 novembre 2010).

 

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(su) Mariastella Gelmini:

(La Repubblica, venerdì 26 novembre 2010).

 

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(su) Mariastella Gelmini: Un caldo giugno, estate 2001. La praticante legale Mariastella Gelmini gira da forsennata per aule, tribunali e uffici in Reggio, sullo Stretto, distretto giudiziario calabrese. Agli esami scritti e orali della prima sessione 2002, l’allora coordinatrice lombarda del Pidièlle, avrebbe poi conseguito l’“abilitazione alla professione forense”, come iscritta al Foro reggino. Mica difficile: allora a Reggio e Catanzaro la media dei promossi sfiorava il 90%. A Milano, nel 2002, passò il 31% degli esaminandi, e a Brescia, sua città, il 24%. Così il 17 marzo 2001 il Consiglio dell’Ordine degli avvocati di Reggio Calabria rilascia a Gelmini Mariastella, già iscritta all’Ordine di Brescia nel ’99, il libretto “di pratica” numero 2879, con cui totalizzerà udienze 25 presso lo studio dell’avvocato Renato Vitetta, vicino a Forza Italia e conoscente dell’attuale sindaco di Brescia, Adriano Paroli, anche lui abilitato a Reggio nel 2000. Ma la signora si dimostra una “furbetta della toga” che, nel rispetto formale delle disposizioni per la pratica forense, sfrutta al massimo ogni escamotage per abbreviare i tempi, senza sottilizzare sulla compilazione dei verbali: si registra fittiziamente come residente in Calabria, rimanendo a sbrigare le sue faccende in Lombardia. Tutte le udienze sono concentrate in tre blitz: 10 - 11 aprile, 4; 12, 13 e 14 giugno, udienze 6; e rush finale dal 18 al 22, spaziando dalle separazioni matrimoniali agli sfratti per morosità. Chissà se vorrà spiegare agli alunni “indisciplinati” perché tutti i suoi verbali d’udienza, pubblici e dei quali L’Unità ha copia, risultano vergati da uguale penna con uguale grafia? “L’abbiamo fatto tutti,” diranno i giovani avvocati reggini. Ma un futuro ministro può fare la “furbetta della toga” senza aspettare la verbalizzazione di ogni udienza? Che fretta, Mariastella, in quell’estate 2001 in cui scappava da un’aula all’altra... (Gianluca Ursini, L’Unità, venerdì 26 novembre 2010). I pubblici verbali d’udienza, scovati da L’Unità, denotano quattro stranezze per le quali vanno poste al Ministro delle domande. Dalla sua iscrizione, risulta residente per sei mesi in Reggio Calabria, via Cappuccinelli, 40. Perché lì nessuno dei vicini ha memoria di lei? Signora ministro, avrebbe dovuto presenziare alle udienze con l’avvocato anziano: perché, invece, ad attendere con lei da tutor troviamo persone diverse? Così da poter sbrigare più udienze in una mattinata? Stiamo parlando di un ministro che si fa paladina della meritocrazia. Infine i verbali dell’inflessibile ministro, a distanza di mesi, o in aule giudiziarie distanti tra loro, sembrano vergati dalla stessa biro e con uguale grafia. Perché tutta quella fretta, signora Gelmini? (Gianluca Ursini, L’Unità, martedì 30 novembre 2010).

 

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(su) Silvio Berlusconi, Giulio Tremonti, Ignazio La Russa e Mariastella Gelmini: Il governo ha tagliato 300 milioni al 5 per mille e un miliardo al sociale. Ma ha aggiunto 100 milioni per i sistemi d’arma, 200 per 10 elicotteri AW-139, 13 miliardi per 131 cacciabombardieri F35, 4 miliardi per 41 Eurofighter. Guerra e produttori di armi contano più di volontari, di famiglie colpite dalla crisi, di anziani e disabili non autosufficienti. (Marco Granelli, presidente del Coordinamento nazionale dei centri di servizio per il volontariato, La Repubblica, lunedì 22 novembre 2010).

 

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Mariastella Gelmini: Il giorno dopo la grande contestazione di piazza il ministro dell’Istruzione Mariastella Gelmini convoca i sindacati e regala tre promesse pesanti alla scuola (fin qui non finanziate): ai professori meritevoli già nel 2011 sarà corrisposto un mese di stipendio in più, una quattordicesima sui risultati. Quindi alle scuole migliori saranno assegnati finanziamenti speciali, fino a 70.000 euro. Infine, e qui la promessa si va facendo concretezza, per il triennio 2010 - 2012 saranno ripristinati gli scatti d’anzianità. Nell’ultimo caso i sindacati, tutti, applaudono e rivendicano meriti. Questo basta al ministro Gelmini per parlare di giorno storico: “Finalmente si iniziano a valutare i professori e le scuole su base meritocratica: premi ai migliori e non soldi legati solo all’anzianità di carriera”. (La Repubblica, venerdì 19 novembre 2010). Quella donna non vuol capire (ammesso che queste promesse non siano chiacchiere) che le sue mance, racimolate licenziando i Precari e privando le Scuole di ogni risorsa, ripugnano a tutti gli Insegnanti con un minimo di dignità e di rispetto per sé stessi. Li dia al Berlusconi, quei soldi: non vorremmo che a furia di bunga bunga lasciasse senza un centesimo non solo l’Italia, ma anche i suoi stessi figli.

 

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Titolo de "L'Unità" di martedì 23 novembre 2010. Cliccalo per ingrandirlo!

Regalano alle scuole di chi le paga

i soldi tolti alle Scuole di Tutti.

Berlusconi e Tremonti

Gelmini (e Fioroni)

odiano i Figli

della Donna e dell’Uomo?

 

(su) Mariastella Gelmini, Giulio Tremonti e Silvio Berlusconi: Risolto il “giallo” del Fondo da 750 milioni, assegnato alla disponibilità della presidenza del Consiglio senza indicazioni dettagliate di spesa. L’elenco è arrivato, ma ha suscitato polemiche e malcontenti. Una prima posta prevede il finanziamento delle scuole private: è salito a 245 milioni (rispetto ai 130 dello scorso anno). (La Repubblica, sabato 13 novembre 2010). Costituzione della Repubblica Italiana, articolo 33, comma 3: Enti e privati hanno il diritto di istituire scuole ed istituti di educazione, senza oneri per lo Stato. I tre individui di cui sopra dovrebbero essere incriminati per aver attentato alla Costituzione. Insieme, naturalmente, ai vari Fioroni e soci della finta “sinistra” che li hanno preceduti e istigati.

 

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(su) Mariastella Gelmini: I Tribunali amministrativi regionali del Lazio, della Puglia e della Sardegna hanno riconosciuto il danno esistenziale per la riduzione delle ore di sostegno a scuola: un danno che viola il diritto del bambino di avere la possibilità di istruirsi come gli altri, ledendo valori garantiti dalla Costituzione. Il ministero della Pubblica Istruzione sarà condannato a pagare per i giorni trascorsi senza il sostegno necessario. Nelle motivazioni i giudici sardi hanno citato pronunciamenti della Corte costituzionale e perfino la Convenzione delle Nazioni unite. (Left, venerdì 12 novembre 2010).

 

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(su) Mariastella Gelmini: Arrivano tagli che sono colpi d’accetta e servono a celebrare nuove amputazioni nella scuola italiana. Con un passaggio della manovra finanziaria fin qui rimasto nascosto, il ministro Mariastella Gelmini, sotto la scorta del suo tutore Giulio Tremonti, ha decretato la fine dell’istituto della borsa di studio.

(La Repubblica, martedì 2 novembre 2010).

 

Andarono dietro alla Morte... e portarono l'Italia con sé.

 

 

(su) Mariastella Gelmini e Giuseppe “Beppe” Fioroni uniti nella lotta (contro la Scuola degli Italiani): Bon ton istituzionale e imbarazzante concordia nell’inedito dialogo sul Corriere tra Gelmini (il ministro più contestato del Berlusconi IV) e il predecessore, Fioroni (oggi coordinatore del Forum del Pd sul Welfare). Tra un complimento e l’altro, la scuola crolla a picco. E non si può non riconoscere ai due pacati dialoganti l’apporto personale alla débâcle. In Italia spesso chi rompe non paga. Fioroni è stato il ministro del centrosinistra che ha favorito nella maniera più esplicita le scuole paritarie (la legge per integrarle a pieno titolo nel sistema scolastico nazionale fu il tributo del centrosinistra – eravamo nel 2000 – alla collaborazione degli allora Popolari); che ha bloccato definitivamente il percorso dell’obbligo scolastico a 16 anni, come negli altri 26 paesi Ue; che – mediante il suo proverbiale “cacciavite” – ha svitato alcuni ingranaggi della riforma Moratti, subito riavvitati da Gelmini & soci, quando, nel 2008, cadde Prodi. Il Fioroni-pensiero è facile da riassumere: tiepida concordia con chi sta massacrando la scuola pubblica. Termini meno diretti, stessa sostanza. Parlando di precariato, “la scuola non può essere una fabbrica di illusioni” (a 1.500 euro al mese, nel discredito socio-politico-culturale. E poi, lui dov’era, mentre si edificava la fabbrica?). Più signorilità e meno fantasia rispetto alla collega (dalle felici espressioni: “Scuola ammortizzatore sociale”; “la scuola non è un ufficio di collocamento”). Consueti buoni propositi, trovate anche originali: “Investire risorse per la formazione e l’aggiornamento (...); reperire risorse adeguate per premiare il merito; individuare un metodo per evidenziarlo, fondato su riscontri oggettivi e sulla reputazione [riconosciuto parametro scientifico, ndr]”. Una scuola “in grado di presentare il proprio bilancio sociale alla comunità e che mostri ai genitori la propria valutazione complessiva in termini di acquisizione, di conoscenze, competenze, di specificità di settore e di indirizzo”. Il mio liceo (più di 500 alunni, 38 docenti e 13 Ata) quest’anno avrà 54.000 euro per fare qualsiasi cosa. Di cosa parla Fioroni? Risponde subito, giuliva e concorde, Gelmini: ringrazia per l’assist inatteso e trova in quelle parole conforto alla sua strategia di affondamento e riduzione al pensiero unico della Scuola Pubblica. “Dalla lettera di Fioroni, ma anche da parte del sindacato, segnali incoraggianti per considerare chiusa una fase storica”. Quando Gelmini usa questo aggettivo bisogna tremare. Prepariamoci. Soprattutto chiediamoci perché il Pd, incapace di produrre una visione originale, riproponga strade che altri sanno percorrere con maggiore convinzione. Gli elementi imprescindibili non sono più i valori di sinistra – inclusione, cultura, emancipazione, Costituzione – che pure vengono utilizzati strumentalmente con certe platee. Ma valutazione e merito, nella imperdonabile dimenticanza che non basta pronunciare quelle parole né preparare soluzioni improvvisate per dotare la nostra scuola di un sistema di valutazione (sul quale alcuni paesi europei lavorano e studiano dagli anni ’80) equo ed efficace. L’ottuso arroccamento su posizioni “moderne” e “alla moda”, su concezioni neoliberiste, ha già prodotto vasti danni. Aver di fatto emarginato quella parte di scuola democratica che ancora studia ed elabora su educazione, cultura e saperi, tenendo per saldi principi e valori teoricamente condivisi, non potrà premiare chi vi ricorre solo in fase emergenziale, contando su voti dati per inerzia o per esclusione. Siamo “vetero”? Abbiate il coraggio di dircelo, non ci offendiamo. Sarà per molti, davanti a tanti maldestri riposizionamenti, un vero onore. (Fioroni e Gelmini, scambio d’amorosi sensi, di Marina Boscaino, su Il Fatto di domenica 24 ottobre 2010).

 

Andarono dietro alla Morte... e portarono l'Italia con sé.

 

Mariastella Gelmini e Renato BrunettaMariastella Gelmini e Renato Brunetta

Mariastella Gelmini e Renato Brunetta

 

(su) Mariastella Gelmini e Renato Brunetta: Le nuove regole per i prèsidi. Vietato criticare la riforma Gelmini”. Il “codice disciplinare per i dirigenti scolastici” è pienamente operativo. Se le dichiarazioni possono essere “lesive dell’immagine dell’amministrazione”, si rischia la sospensione dal servizio e dello stipendio. Il “Codice Brunetta” non ammette scivoloni. Criticare pubblicamente la riforma Gelmini può costare ai dirigenti scolastici fino a tre mesi di stipendio. E alzare la voce nei confronti di un genitore una multa, fino a 350 euro. Stessa sanzione, da 150 a 350 euro di multa, per i capi d’istituto che andassero in giro senza cartellino di riconoscimento o che non avessero provveduto ad apporre una targa con nome e cognome davanti alla porta della propria stanza. Con la pubblicazione sul sito del ministero dell’Istruzione, avvenuta il 21 ottobre, il Codice disciplinare per i dirigenti scolastici è pienamente operativo. Da oggi, i capi d’istituto dovranno stare attenti a esprimere la propria opinione in pubblico o sui media. Se infatti le loro dichiarazioni dovessero essere considerate lesive dell’immagine dell’amministrazione potrebbe scattare la “sospensione dal servizio con privazione della retribuzione da un minimo di tre giorni fino a un massimo di tre mesi”. Il codice Brunetta (“Comportamento dei dipendenti delle pubbliche amministrazioni”), recepito anche per i presidi, non ammette dichiarazioni pubbliche che vadano a “detrimento dell’immagine della pubblica amministrazione”. A maggio di quest’anno, il direttore dell’Ufficio scolastico regionale, Marcello Limina, aveva avvertito insegnanti e presidi: meglio “astenersi da dichiarazioni o enunciazioni che in qualche modo potessero ledere l’immagine dell’amministrazione pubblica e rapportarsi con i loro superiori gerarchici nella gestione delle relazioni con la stampa”. Insomma: niente interviste tranchant su giornali e in tv. Ed era scoppiato il finimondo, con l’opposizione che ha chiesto di rimuovere Limina e la maggioranza che lo ha difeso. Criticare pubblicamente la riforma Gelmini è da considerarsi “lesivo dell’immagine della pubblica amministrazione” o semplice manifestazione “della libertà di pensiero”? “A deciderlo - spiega Gianni Carlini, coordinatore dei dirigenti scolastici della Flc Cgil - è chi irroga la sanzione: cioè, il direttore dell’Ufficio scolastico regionale”. Da quando è stato sottoscritto il Codice di comportamento “i presidi sono più prudenti”, ammette Carlini. E da allora non mancano richieste di chiarimento, da parte del ministero dell’Istruzione o da parte del servizio ispettivo del ministero della Funzione pubblica, ai capi d’istituto per i motivi più disparati. In un caso il preside è stato chiamato in causa da un genitore per non avere pubblicato retribuzione e curriculum sul sito della scuola. Per poi chiarire che la pubblicazione dei documenti in questione deve essere effettuata sul sito del ministero dell’Istruzione e non sul sito della scuola. In un’altra circostanza, il dirigente scolastico al quale era stata richiesta un’intervista ha comunicato il tutto al proprio superiore. E per tutta risposta il direttore dell’Ufficio scolastico regionale gli ha rammentato i vincoli cui è sottoposto il capo d’istituto: non denigrare la pubblica amministrazione. La firma del contratto di lavoro dei dirigenti scolastici per il quadriennio 2006/2009, che al suo interno contiene le norme di comportamento e le relative sanzioni, è avvenuta lo scorso mese di luglio, ma non era ancora stato pubblicato. Probabilmente, non tutti i capi d’istituto sono a conoscenza del fatto che una semplice intervista ad un giornale o ad una tv può metterli nei guai. L’articolo 16, comma 7, del contratto dei capi d’istituto stabilisce infatti “la sospensione dal servizio con privazione della retribuzione da un minimo di tre giorni fino ad un massimo di tre mesi” nei casi previsti dall’articolo 55-sexies, comma 1, del decreto legislativo 165/2001 (Norme generali sull’ordinamento del lavoro alle dipendenze delle amministrazioni pubbliche). Il quale rinvia al Codice di comportamento dei dipendenti pubblici che all’articolo 11 recita: “salvo il diritto di esprimere valutazioni e diffondere informazioni a tutela dei diritti sindacali e dei cittadini, il dipendente si astiene da dichiarazioni pubbliche che vadano a detrimento dell’immagine dell’amministrazione. Il dipendente tiene informato il dirigente dell’ufficio dei propri rapporti con gli organi di stampa”. Il manuale di comportamento dei presidi regola tantissime fattispecie di irregolarità e comportamenti dubbi. E per la prima volta nella scuola introduce le sanzioni pecuniarie. “Da un minimo di 150 ad un massimo di 350 euro per i dirigenti scolastici che dovessero prodursi in “alterchi negli ambienti di lavoro, anche con utenti o terzi” o che non rendessero “conoscibile il proprio nominativo mediante l’uso di cartellini identificativi o di targhe da apporre presso la postazione di lavoro”. Il Codice di comportamento stabilisce anche le sanzioni per ruberie, collusioni con insegnanti assenteisti e apertura di procedimenti penali a carico dei dirigenti scolastici. E a far capire che da quest’anno non si tollerano più comportamenti scorretti e ambigui interviene un recente decreto del ministro Gelmini, che allarga il raggio d’azione degli ispettori ministeriali: consente loro di controllare le scuole anche senza incarico da parte del direttore regionale. A sorpresa. (Salvo Intravaia su www.repubblica.it, sabato 23 ottobre 2010). Non vediamo l’ora che la Gelmini, il Brunetta o qualche sgherro vengano a dirci che la Libertà di Espressione per Noi è sospesa. Scoprirebbero che esistono ancora schiene dritte, nella Scuola degli Italiani che credono di aver piegato e distrutto.

 

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(su) Mariastella Gelmini: Il Movimento per la Difesa della Scuola Pubblica denuncia che la riforma Gelmini va contro le leggi sulla sicurezza: basterebbe appendere alle porte delle aule dei cartelli indicanti capienza e numero massimo di alunni, in base a un numero massimo di 26 persone per aula e di circa due metri quadri di spazio a testa, per spronare gli stessi studenti o genitori a segnalare i casi di sovraffollamento, chiedendo lo sdoppiamento delle classi.

(L’Unità, sabato 9 ottobre 2010).

 

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(su) Mariastella Gelmini: Mazzini e Carlo Alberto: Gelmini copia dal sito Wikipedia. Nell’opuscolo sui 150 anni dall’Unità d’Italia, distribuito dal ministero dell’Istruzione in occasione dell’apertura dell’anno scolastico, intere parte sono prese alla lettera dall’enciclopedia della Rete. (L’Unità, mercoledì 29 settembre 2010).

 

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(su) Mariastella Gelmini e Ignazio La Russa: Pattuglie di studenti che come soldati imparano a tirare con l’arco, a mirare e sparare con pistole ad aria compressa, a sperimentare tecniche di primo soccorso e arrampicata, ma anche di “superamento ostacoli e sopravvivenza in ambienti ostili”. Come in guerra. Un “progetto di addestramento”, si legge nella circolare che recepisce il protocollo “Allenati per la vita”, siglato tra la direzione scolastica della Lombardia e il comando militare dell’Esercito, “supportato dalla sinergia” tra i ministri della Difesa Ignazio La Russa e dell’Istruzione Mariastella Gelmini. Un corso che coinvolge tutte le province lombarde, 800 studenti, 140 istruttori appartenenti all’Unione nazionale ufficiali in congedo d’Italia, 27 docenti e 38 scuole superiori. (La Repubblica, venerdì 24 settembre 2010). La Russa ha sùbito tentato di azzittire il centrosinistra sostenendo che il progetto era la continuazione di un protocollo d’intesa avviato nel settembre 2007 dagli allora ministri dell’Istruzione Giuseppe Fioroni (del quale non ci sarebbe da meravigliarsi, n.d.r.) e della difesa Arturo Parisi. Ma il Pidì smentisce una continuità nei contenuti: “Aprimmo un canale con il ministero della Pubblica Istruzione,” dichiara Fausto Recchia, deputato Pidì ed ex caposegreteria di Parisi, “per permettere ai militari italiani di raccontare nelle scuole la nostra partecipazione alle missioni di pace internazionali. Andava sotto l’insegna della cultura della difesa. Non a caso il titolo era: La pace si fa a scuola. (Left, venerdì 1° ottobre 2010).

 

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(su) Mariastella Gelmini: E ieri la Gelmini, impassibile, ferma nelle sue decisioni, defilata, ha inaugurato l’anno scolastico nelle bianche corsie di un ospedale: impeccabile, nella sezione scolastica del Policlinico Gemelli, a Roma, ha regalato una borsa di studio a un bambino malato. Poi è voluta tornare sulla polemica sulla scuola di Adro, nel bresciano, dove sui banchi e su altri arredi c’è il simbolo della Lega Nord: “Mi piacerebbe che tutti coloro che hanno polemizzato col sindaco di Adro, per coerenza lo facessero anche le molte volte in cui sono simboli della sinistra a entrare in classe. Vi assicuro che è molto più facile questultima situazione che non trovare simboli della Lega nelle scuole”. (La Repubblica, martedì 14 settembre 2010). Ha ragione. Le scuole infatti sono piene di riferimenti visivi alla cultura e allo studio. Che, come tutti sanno, non sono certo di destra.

 

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L'efficacia della Gelmini ha reso obsoleti i già programmati roghi di libri (Bucchi su "La Repubblica" di sabato 4 settembre 2010).

Lefficacia della Gelmini ha reso obsoleti i già programmati roghi di libri (Bucchi su La Repubblica di sabato 4 settembre 2010).

 

(su) Mariastella Gelmini: La Scuola scoppia, ecco le superclassi: nei licei anche 35 alunni per aula. Allarme dei docenti: sicurezza a rischio e didattica penalizzata. (Titolo de La Repubblica di sabato 4 settembre 2010).

 

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(su) Mariastella Gelmini: Dura, durissima con i precari della scuola, sospettati non di difendere il posto di lavoro ma di “fare politica strumentale”. E però Mariastella Gelmini è madre tenerissima nelle fotografie con intervista “in esclusiva” affidate a Chi. Apprendiamo che “la piccola Emma,” nata quattro mesi fa, dorme “in una culla dalla forma antica ma di plexiglas, regalata dal ministro Brunetta e dalla sua fidanzata Titti”. Il momento in cui andrà a scuola è lontano ma il ministro, sollecitato da opportuna domanda, già sceneggia il suo primo giorno di scuola: “Immagino che avrà una lavagna interattiva multimediale, il grembiule, l’e-book, un maestro unico preparatissimo... Sarà, la sua, una scuola meritocratica, con grande attenzione per inglese e musica”.

(Alessandra Longo su La Repubblica di sabato 4 settembre 2010).

 

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Mariastella Gelmini: I precari sono 200.000, se si considerano anche quelli che hanno fatto una sola supplenza, non abbiamo la possibilità economica di sommare questo numero ai 700.000 professori già impegnati nella scuola. 700.000 insegnanti è un numero sufficiente per far fronte al bisogno del Paese. I precari non sono frutto di questo governo, sono la conseguenza di anni di politiche di consenso a buon mercato che hanno distribuito posti di lavoro di cui non c’era bisogno. Se incontrerò i precari in sciopero della fame? Queste sono rappresentazioni che servono a voi giornalisti. Io incontro sempre i precari, in questo momento però ci sono strumentalizzazioni politiche che fanno poco onore a chi le mette in campo. (La Repubblica, venerdì 3 settembre 2010).

 

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(su) Mariastella Gelmini: Il segretario della Fiom Cgil, Maurizio Landini, ieri ha annunciato una querela nei confronti del ministro Mariastella Gelmini che nei giorni scorsi aveva dato ragione alla Fiat sul licenziamento degli operai di Melfi. “Possono esserci punti di vista diversi,” ha spiegato, “ma è inaccettabile che siano offesi i lavoratori, e tanto più se ciò avviene in presenza di una sentenza dei giudici”. (La Repubblica, giovedì 2 settembre 2010).

 

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(su) Mariastella Gelmini: I dati finali del ministero: alla maturità aumentati i non ammessi, ma dimezzate le bocciature, netto calo dei respinti nei primi quattro anni. Più promossi alle superiori, Gelmini smentita sul rigore. (Titolo de La Repubblica di mercoledì 11 agosto 2010). È molto bello che la maggioranza degli Insegnanti italiani non si sia bevuta la campagna razzista dei berluscisti, e dei media da essi controllati, mirante a fare dei Bambini e dei Ragazzi italiani i capri espiatori della profonda sofferenza del mondo della Scuola. Grazie, cari colleghi! E vergogna, una volta di più, ai pochi falsi insegnanti che invece ci son caduti.

 

Andarono dietro alla Morte... e portarono l'Italia con sé.

 

I ghigni si somigliano...I ghigni si somigliano...

I ghigni si somigliano...

 

(su) Mariastella Gelmini: E mette le mani avanti. Prim’ancora di spiegare si difende: “Voglio proprio vedere chi avrà il coraggio di mettere in dubbio il buon diritto di Umberto Bossi, che è parte della storia di questo Paese, a ricevere una laurea honoris causa”. Caso classico di excusatio non petita (“scusa non richiesta” lo traduciamo per Bossi e la Gelmini) questa dichiarazione è un evidente segno di cattiva coscienza. (...) È della Gelmini che parla la proposta di laurea molto più che di Bossi: asinus asinum fricat (e questa non la traduciamo per non fargliela capire). Ma ascoltiamola ancora e, per un attimo, prendiamola pure sul serio: “Se c’è uno che la merita è lui”. (...) La Gelmini vuole dargli la laurea perché prometteva “pallottole”, definiva i rivali degli altri partiti “lumache bavose”, con la bandiera “si puliva il culo”, proponeva di “impiccare” gli avversari politici, mettere “l’anello al naso dei meridionali”, schedare gli extracomunitari “con le impronte dei piedi”, “buttare nel cesso il tricolore” e intanto propalava corbellerie storiche su Federico Barbarossa, Alberto da Giussano, Cattaneo... Bossi è un repertorio infinito di parole rozze, di slogan violenti, di trivialità strampalate. Di sicuro ci si può laureare in Scienza della Comunicazione studiando Bossi, ma non si può laureare Bossi in Scienza della Comunicazione. Ci si può laureare studiando il potere e il valore della pernacchia e dell’esibizione del dito medio, ma non si possono laureare la pernacchia e il dito medio. A meno che la Gelmini, nota latinorumista di Brescia, vedendo Bossi all’opera non si sia ricordata che in medio stat virtus. (Francesco Merlo, La Repubblica, sabato 7 agosto 2010). Quest’ultima insinuazione ci pare troppo maligna, povera Mariastella: in fin dei conti ha avuto un figlio, e i figli non si fanno mica col dito medio.

 

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(su) Umberto Bossi, Manuela Marrone e Mariastella Gelmini: Tra i complementi dello scempio della Scuola pubblica da parte della nostra classe dirigente, registriamo anche il finanziamento statale alla scuola bosina (varesina) di Manuela Marrone, moglie di Umberto bossi. La scuola bosina è stata fondata nel 1998 dalla maestra Marrone. (...) Suo scopo è salvaguardare la conoscenza del dialetto e delle tradizioni locali. (...) Come nelle scuole religiose israeliane (sempre più diffuse e in parte finanziate dallo Stato) è considerato inutile ogni insegnamento che prescinda dalla religione, così nella scuola padana della maestra Marrone tutto quello che non ruoti intorno a “territorio”, “tradizioni locali” e “identità” appare secondario e superfluo. Coerentemente, i leghisti-nordisti pretendono che i docenti già abilitati all’insegnamento e che aspirano a ottenere una cattedra oltre la linea gotica superino pure un test di cultura locale. (...) E per la scuola bosina, che dovrebbe fare da battistrada, la commissione bilancio del Senato con vicepresidenza leghista-nordista, vista l’alta finalità, ha inserito nella cosiddetta “legge mancia” (un finanziamento di deputati e senatori a enti amici) un contributo di 800.000 euro in due anni. Con grande spregio verso le Scuole pubbliche, in condizioni disperate e da una parte impossibilitate a riscuotere crediti per centinaia di migliaia di euro che vantano nei confronti dell’amministrazione centrale, e dall’altra diffidate dal ministro Gelmini dal chiedere contributi volontari alle famiglie degli studenti. (Giuseppe Benedetti su left di venerdì 30 luglio 2010).

 

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A furia di andar male con lo Stato, dove potevano finire? Al Cepu.

A furia di andar male con lo Stato, dove potevano finire? Al Cepu.

 

(su) Mariastella Gelmini e Silvio Berlusconi: Caro Augias, ho notato con piacere che la visita del ministro Gelmini e di Berlusconi alluniversità telematica di Cepu, E-Campus, ha spinto Giuliano Foschini di Repubblica (26.07) a ricordare che quell’ateneo è sotto inchiesta e che nel corpo insegnante figura Marcello Dell’Utri (Storia contemporanea) condannato anche in appello a 7 anni per concorso esterno in associazione mafiosa. È quindi ben evidente che le motivazioni profonde della mobilitazione che sta attraversando gli Atenei pubblici italiani, con i ricercatori in prima linea, risiedono nel valore simbolico di atti del genere: come può essere credibile un ministro della Repubblica italiana, l’avvocato Gelmini, che si spaccia per riformatore del sistema universitario e, allo stesso tempo, rende i suoi ossequi (guarda caso, proprio mentre il suo Ddl è in discussione al Senato) a un’università che è 1) privata 2) sotto inchiesta e 3) dove insegnano docenti condannati alla detenzione per mafia. Cosa deve aspettare la classe accademica per rivoltarsi di fronte a simili oltraggi? Aspettare la nomina di Riina a rettore? Paolo Donadio, Università degli Studi di Napoli Federico Il, p.donadio@unina.it. Corrado Augias: Un istinto infallibile conduce sempre il presidente del Consiglio, con al seguito un qualche ministro, nei posti sbagliati. Doveva visitare un’università, quale sceglie? Il Cepu, creatura di Francesco Polidori il quale ha prima inventato una scuola per recuperare esami e anni perduti, poi addirittura un e-campus, ovvero un’università elettronica presso la quale ci si può laureare senza avervi mai messo piede. Ingegneria compresa. Come giustamente sottolineava Giuliano Foschini, il decreto ministeriale che dava riconoscimento legale all’università è stato firmato dall’allora ministro della Pubblica istruzione Moratti in extremis, cioè quando il gabinetto di cui faceva parte era già caduto. Ecco un esempio da citare, per esempio nei corsi del Cepu, o con una targa bronzea nell’atrio, a conferma che la volontà può davvero vincere ogni ostacolo. La campagna pubblicitaria di questo dinamico istituto ha tale potenza che la Procura di Bari ha aperto un’inchiesta esplorativa per capire un po’ meglio come stanno le cose. Basta pensare che questo strano e-campus ha un solo professore di ruolo, tutti gli altri sono a tempo determinato o a contratto. Il Cun (Consiglio universitario nazionale) ha manifestato la sua contrarietà a questo tipo di strutture chiamiamole leggere. Ebbene: dovendo visitare un’università, dov’è andato il presidente del Consiglio? Al Cepu. Abbiamo in Italia almeno due ottimi politecnici, alcune illustri facoltà umanistiche, notevoli università economiche, scuole di alto (residuo) prestigio che tengono a galla il sistema formativa. Poteva scegliere una di quelle? No: il Cepu. (La Repubblica, venerdì 30 giugno 2010). Hanno scelto bene, invece, il Berlusconi e la Gelmini: è proprio in luoghi come quelli che vanno giustamente a finire tutti i poveri studenti che nelle Scuole dello Stato, cioè degli Italiani, non ce la fanno.

 

Andarono dietro alla Morte... e portarono l'Italia con sé.

 

Di tutti gli sberleffi del Berlusconi, il peggiore è il duplice sfregio inflitto nel 2001 e nel 2008 ai Bambini e ai Ragazzi italiani, alle loro Famiglie, agli Insegnanti e a tutti i Lavoratori della Scuola.

Di tutti gli sberleffi del Berlusconi, il peggiore è il duplice sfregio inflitto nel 2001 e nel 2008

ai Bambini e ai Ragazzi italiani, alle loro Famiglie, agli Insegnanti e a tutti i Lavoratori della Scuola.

 

(su) Mariastella Gelmini, Giulio Tremonti e i loro degni predecessori di destra e di finta “sinistra”: Nella scuola pubblica falcidiata dalle manovre finanziarie, lora di religione passa indenne attraverso riforme che in realtà sono terribili mutilazioni dell’istituzione scolastica e attraverso sottrazioni di risorse che hanno estorto pure il nome di riforme. L’anno scolastico era iniziato con l’ennesimo diktat del Vaticano al governo italiano sotto forma di documento inviato ai vescovi di tutto il mondo: l’ora di religione cattolica nella scuola pubblica non solo non potrà mai essere sostituita da materie come storia delle religioni o cultura interreligiosa, ma dovrà essere “una materia scolastica con la stessa esigenza di sistematicità e rigore che hanno le altre discipline”. Subito dopo il governo si è dato da fare perché il voto di religione facesse media e perché si appendessero crocifissi in tutte le aule. Poi dal ministero dell’Economia, già impegnato nella manovra lacrime e sangue, è uscito un provvedimento ad hoc che ha reso più ricca la busta paga dei soli docenti di religione. Quindi il ministero dell’Istruzione si è impegnato a favorire la lettura della Bibbia a scuola durante ore diverse da quella di religione. Una sorta di statuto autonomo protegge l’ora di religione dall’impoverimento del sistema scolastico pubblico. Per ragioni di bilancio sono stati ridotti insegnamenti fondamentali, dall’italiano alla storia all’inglese, e stanno scomparendo dalla scuola italiana le lingue straniere diverse dall’inglese. E, nonostante il concordato del 1985 avesse previsto lo stanziamento di un fondo per questo specifico scopo, non si riesce a integrare nel sistema l’insegnamento alternativo alla religione cattolica. Sono passati 25 anni e le singole scuole si trovano a dover fronteggiare la spesa per l’insegnamento alternativo alla religione cattolica contando sulle proprie esigue risorse, cioè si vedono costrette a rinunciare all’opzione della materia alternativa. Invece l’ora di religione è blindatissima. I numeri che determinano l’accorpamento di classi e il taglio di posti di lavoro non toccano minimamente i docenti di religione, che possono tranquillamente svolgere la loro attività anche in classi con cinque o sei alunni. Così è accaduto che negli anni del più grande licenziamento di massa della storia repubblicana, quello dei precari della scuola, gli insegnanti di religione siano addirittura aumentati, fino a superare la quota di 26 mila unità. Tra questi, 14 mila sono di ruolo grazie ai ministri Berlinguer e Moratti, i quali, con motivazioni diverse, hanno permesso che s’infliggesse un altro duro colpo alla laicità dello Stato. Infatti tra i titoli indispensabili per l’accesso al ruolo dei docenti di religione c’è il possesso dell’idoneità, che è riconosciuta solo dal vescovo. Tutto questo mentre molti insegnanti che hanno già dato il loro positivo contributo al funzionamento della scuola pubblica hanno perso o perderanno il lavoro e i più fortunati si troveranno a insegnare in più classi e con più studenti rispetto al passato, con stipendi addirittura ridotti. Inoltre, si tagliano i docenti di sostegno proprio mentre aumentano gli studenti disabili. E una materia facoltativa, la religione cattolica, continua a godere di un trattamento privilegiato rispetto alle stesse discipline curricolari. Una materia per di più dal profilo incerto. Secondo il presidente della Cei Angelo Bagnasco, l’ora di religione cattolica “non si configura come una catechesi confessionale, ma come una disciplina culturale nel quadro delle finalità della scuola”. Per Severino Paletto, cardinale di Torino, “l’ora di religione non è solo cultura, ma non è nemmeno catechismo”. Continuiamo a chiederci: che cosa giustifica un tale privilegio? (Giuseppe Benedetti su left di venerdì 23 luglio 2010).

 

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(su) Mariastella Gelmini: Per la Scuola italiana travolta dai tagli, l’unico segno più è per gli insegnanti di religione. Il ministero della Pubblica Istruzione ha pubblicato l’annuale dossier dal titolo La Scuola statale, sintesi dei dati, anno scolastico 2009 - 2010: un corposo volume di 342 pagine che contiene tutti i dati dell’anno appena trascorso. Una pubblicazione di routine, che quest’anno però riserva una sorpresa: in mezzo a tanti segni meno rispetto al 2008 - 2009, una delle poche voci che cresce è quella dei docenti di religione... Quando nel 2004 l’allora ministro, Letizia Moratti, pensò di stabilizzarli attraverso due distinti concorsi, il mondo politico-sindacale si spaccò in due. Anche perché, tra i titoli necessari per accedere al concorso, riservato a coloro che avevano prestato servizio per almeno quattro anni negli ultimi dieci (dal 1993 - 1994 al 2002 - 2003), occorreva l’idoneità rilasciata dall’ordinario diocesano. Ma il secondo governo Berlusconi non si curò delle polemiche e bandì il concorso, che nel settembre 2005 consentì per la prima volta nella storia dello Stato italiano l’immissione in ruolo dei primi 9.167 docenti di religione. Da allora il loro numero è sempre cresciuto, fino allqa cifra record (26.326) dell’anno scolastico appena archiviato. Nel frattempo, la Scuola italiana è stata oggetto di tagli senza precedenti. Nel triennio 2009 - 2012 spariscono 133.000 cattedre, per un totale di 8 miliardi di euro. Ma non solo: l’incremento degli alunni disabili (da 175.778 a 181.177) è stato fronteggiato con un taglio netto di oltre 300 cattedre di sostegno. Quasi 37.000 alunni in più sono stati stipati in 4.000 classi in meno. Sono diminuiti persino i plessi scolastici: 92 in meno. Ed è toccato al personale della scuola pagare il prezzo più alto al risanamento dei conti pubblici. In un solo anno gli insegnanti di ruolo sono calati del 4%, senza nessun recupero da parte dei precari che hanno dovuto salutare quasi 14.000 incarichi con relativo stipendio. Per non parlare del personale di segreteria, dei bidelli e dei tecnici di laboratorio: meno 6% in dodici mesi. E col varo della cosiddetta “riforma” Gelmini per il primo ciclo (scuola elementare e media) sono calate in entrambi gli ordini le ore di lezione. (La Repubblica, venerdì 2 luglio 2010). Interessante rendiconto. Privo, tuttavia (chissà perché) del benché minimo accenno alle malefatte dei famigerati Berlinguer e Fioroni berluscìsti ad (dis)honorem.

 

Andarono dietro alla Morte... e portarono l'Italia con sé.

 

Mariastella Gelmini: Non è possibile che si rischi la vita andando a studiare. (La Repubblica, venerdì 2 luglio 2010). Detto da una che al servizio del Tremonti e del Berlusconi ha fatto in modo che in molte aule scolastiche italiane manchi ai Bambini e ai Ragazzi perfino la quantità d’aria minima obbligatoria per legge.

 

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Mariastella Gelmini e Luca Zaia: Il governo italiano ha coinvolto molti altri Paesi (in realtà solo 8, n.d.r.) in una battaglia a difesa di un simbolo che non minaccia il principio di laicità ma che, al contrario, rappresenta i valori alla base della civiltà occidentale, fondata sul rispetto della dignità della persona e della sua libertà. La storia di un Paese non si può cancellare (Mariastella). Comunque, nella mia regione, il crocifisso non sarà tolto dalle aule (Luca). (La Repubblica, giovedì 1° luglio 2010).

 

Andarono dietro alla Morte... e portarono l'Italia con sé.

 

Mariastella Gelmini: Onore al merito a Brancher. (La Repubblica, lunedì 28 giugno 2010). D’ora in poi, un insegnante o un preside o un amministrativo o un bidello che ricevessero riconoscimenti di merito da parte di costei non potrebbero che denunciarla per ingiurie.

 

Andarono dietro alla Morte... e portarono l'Italia con sé.

 

(su) Mariastella Gelmini: Il Tar del Lazio “congela” la circolare sulle iscrizioni alle scuole superiori e il prossimo anno scolastico rischia di iniziare nel caos. I giudici amministrativi della Capitale (accogliendo il ricorso presentato da 755 fra docenti, genitori, alunni, amministrativi, tecnici e ausiliari, e sostenuto dal Comitato nazionale per la Scuola della Repubblica, dal Comitato bolognese Scuola e Costituzione e dal Crides di Roma) hanno sospeso l’efficacia del provvedimento ministeriale fino al prossimo 19 luglio, quando si svolgerà la prossima udienza. Nel frattempo, il ministero dell’Istruzione dovrà produrre una “documentata relazione”. (La Repubblica, domenica 27 giugno 2010).

 

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(su) Giulio Tremonti e Mariastella Gelmini: Qualche apertura sul fronte della scuola: l’ha fatta Tremonti ieri partecipando a un dibattito di Cisl, Uil, Confsal e Gilda. La retromarcia dovrebbe riguardare il nodo “spinoso” degli scatti di anzianità (uno ogni sei anni) per il triennio della manovra, duramente contestato dai sindacati (perché introduce una vergognosa disparità tra “anziani scattanti” nel triennio e “anziani scattanti” fuori del triennio, n.d.r.). I fondi per alleggerire il blocco, o per eliminarlo del tutto, dovrebbero venire da quelli recuperati nel 2008 con un taglio del 30% al settore scuola. (La Repubblica, venerdì 25 giugno 2010). Ancora una volta i velenosi suggerimenti dell’ex ministro Giuseppe Beppe Fioroni incontrano il gradimento del duo di distruttori Tremonti-Gelmini. E noi ripetiamo, ancora una volta, che nessun Insegnante per bene toccherebbe quei soldi sporchi di sangue, ricavati dal licenziamento di decine di migliaia di Precari della Scuola. L’altra cattiva notizia è che aumentano i finti “sindacati”, smaniosi di isolare una parte dei Lavoratori italiani, che accorrono scodinzolando a sedersi a qualsiasi “tavolo” da cui venga esclusa la Cgil: adesso cè anche la Gilda, che nacque (ci vien da ridere anche se non vorremmo) contestando “da sinistra” proprio la Cgil. La buona notizia? Che più nessuno finga di attribuire una qualche importanza alla povera Mariastella: ormai vanno tutti direttamente dal Tremonti.

 

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Non v’illudete, fascisti e nazisti del 2010: la Resistenza continua...

Non villudete, fascisti e nazisti del 2010: la Resistenza continua...

 

Mariastella Gelmini: “La cosa che mi dà più soddisfazione è vedere in platea cinquecento giovani e non le solite nostre facce...”. Mariastella Gelmini è a Moniga del Garda per il convegno inaugurale di Liberamente, fondazione del centrodestra che si riconosce nel pensiero e nell’azione del fondatore di Forza Italia e del Pidièlle. Ma guai a chi definisce “corrente” la creatura che ha fondato insieme ai ministri Sandro Bondi e Franco Frattini: “È ridicolo parlare di correnti”. La domanda resta d’obbligo: è la corrente di Silvio Berlusconi? “Per noi il Pidièlle è Berlusconi e tutti noi siamo qui a dare una mano. Insieme a Magna Charta, Rel, Rete Italia, vogliamo creare un’associazione per affiancare l’azione riformista di Berlusconi. Liberamente non è una corrente ma un laboratorio di idee, uno spazio di libertà in cui coinvolgere i giovani, che qui sono cinquecento. A noi il concetto di corrente richiama la liturgia della prima Repubblica di cui non abbiamo nostalgia. La corrente si colloca dentro un partito ed emerge nel congresso. Liberamente è un progetto culturale che non vuole entrare nelle dinamiche del Pdl...”. E allora qual è l’obiettivo? “Proporre il berlusconismo, una conquista del Paese che vogliamo difendere non solo all’interno del Pidièlle ma anche in un ambito culturale in cui vige l’egemonia della sinistra, che pensa che il centrodestra sia privo di identità culturale. Invece il berlusconismo ha cambiato la politica e il Paese, richiamandosi alla rappresentanza popolare, alla chiarezza dei programmi e del linguaggio, al legame con gli elettori. Non è qualcosa da mettere tra parentesi, come vorrebbe la sinistra che propaga la sua retorica del pessimismo. Ma proprio perché è un momento di crisi e di difficoltà non si può diffondere sfiducia ma è necessario puntare sull’ottimismo della volontà”. In realtà qualche divergenza di vedute esiste anche nel Pidièlle. La vostra è una risposta agli attacchi di FareFuturo, la fondazione di Gianfranco Fini? “Questa fondazione liberamente si confronterà con tutte le fondazioni affini ma da posizioni diverse. Non ci spaventa il confronto con la fondazione di Fini o con altre, incluse quelle che fanno riferimento al Pd. Non abbiamo paura di dire la nostra. Finora una carenza del centrodestra è stata non entrare nella cultura, è una lacuna storica fin dal 1994. Invece è fondamentale contribuire a formare l’opinione pubblica e gli spazi di dibattito aiutano il partito a crescere. Diversamente dalla sinistra, che cavalca le paure dei giovani, enfatizza il problema del precariato, che pure esiste, noi non vogliamo cavalcare le paure ma trovare soluzioni”. Vuol dire che la vostra fondazione punta a intercettare ambienti tradizionalmente di sinistra? “Con Bondi e Frattini abbiamo voluto agire nelle roccheforti della sinistra: la scuola, l’università. Ma per fortuna anche tra gli uomini di cultura molte persone sono stanche della sinistra, si riconoscono in una cultura del merito e della responsabilità. Hanno solo bisogno di un contenitore per uscire allo scoperto ed è ciò che vogliamo offrire loro. In passato è prevalso un timore reverenziale, adesso noi vogliamo affermare una cultura di centrodestra anche nella scuola e nell’università”. Questi giovani iscritti a Liberamente sono un vivaio di futuri consiglieri, assessori, parlamentari del Pdl? “Certamente sì, possono essere la classe dirigente di domani. Vogliamo promuovere un ricambio generazionale, lo stesso su cui Berlusconi ha investito dal 1994 e che può rafforzarsi con l’innesto di giovani che non sono pronti a iscriversi a un partito ma sono interessati a lavorare a una fondazione. La fondazione si rivolge anche agli amministratori locali che non partecipano ancora alla vita del partito, magari perché sono stati eletti nelle liste civiche”. Il ministro Bondi ha parlato di un partito del futuro, che vada oltre le tessere. Concorda? “In America il confronto avviene proprio in questo modo, non più sulle tessere ma con i think tank, le associazioni, e non è niente di eversivo. Questa operazione non c’entra con le tessere né con i congressi. Vogliamo confrontarci sul piano delle proposte”. Lei ha proposto test a scelte multiple per la maturità e lezioni in inglese alle superiori. La scuola, come la politica, ha bisogno di svecchiamento? “La Fondazione è partita occupandosi di scuola sia perché in Senato è in atto la riforma universitaria, sia perché vogliamo coinvolgere studenti e insegnanti nell’associazione e promuovere il confronto con i sistemi di formazione degli altri Paesi per uscire dal provincialismo. Dobbiamo capire che se il mondo va in una direzione, non possiamo stare fermi e rifiutare qualsiasi cambiamento. I test che misurano l’apprendimento sono un processo inarrestabile”. (Il Giornale, mercoledì 23 giugno 2010). Parole da confrontare con le tracce proposte oggi ai candidati all’Esame di stato 2010: Tipologia B ― Redazione di un saggio breve. Ambito storico-politico. Il ruolo dei giovani nella storia e nella politica. Parlano i leader: “Ma poi, o signori, quali farfalle andiamo a cercare sotto l’arco di Tito? Ebbene, dichiaro qui, al cospetto di questa Assemblea e al cospetto di tutto il popolo italiano, che io assumo, io solo, la responsabilità politica, morale, storica di tutto quanto è avvenuto. (Vivissimi e reiterati applausi ― Molte voci: Tutti con voi! Tutti con voi!). Se le frasi più o meno storpiate bastano per impiccare un uomo, fuori il palo e fuori la corda; se il fascismo non è stato che olio di ricino e manganello, e non invece una passione superba della migliore gioventù italiana, a me la colpa! (Applausi). Se il fascismo è stato un’associazione a delinquere, io sono il capo di questa associazione a delinquere! (Vivissimi e prolungati applausi ― Molte voci: Tutti con voi!)” (Benito Mussolini, discorso del 3 gennaio 1925). (...) Tipologia C ― tema di argomento storico. Ai sensi della legge 30 marzo 2004, n. 92, “La Repubblica riconosce il 10 febbraio quale Giorno del ricordo al fine di conservare e rinnovare la memoria della tragedia degli Italiani e di tutte le vittime delle foibe, dell’esodo dalle loro terre degli Istriani, Fiumani e Dalmati nel secondo dopoguerra e della più complessa vicenda del confine orientale”. Il candidato delinei la “complessa vicenda del confine orientale”, dal Patto (o Trattato) di Londra (1915) al Trattato di Osimo (1975), soffermandosi, in particolare, sugli eventi degli anni compresi fra il 1943 e il 1954. Su queste tracce, ecco il commento dello storico Giovanni Prosperi su La Repubblica di mercoledì 23 giugno 2010: Mussolini? Un leader, con gli altri, tra gli altri. Così appare in mezzo a un’insalata mista di statisti italiani e di papi nella traccia più politica fra tutte quelle proposte agli esami di maturità. La traccia ha il tema conduttore del “ruolo dei giovani nella storia e nella politica”. E introduce brani di discorsi sotto il titolo “Parlano i leader”. Che cosa è un leader, il vocabolario Zingarelli che ho sott’occhio lo spiega così: “Capo di un partito o di un movimento politico di indiscusso prestigio”. Indiscusso il prestigio di Mussolini? La traccia è completata da una frase fra tutte celebre, più di tutte esecrabile nella storia di un regime nato da un delitto: è quella tratta dal discorso pronunciato da Mussolini il 3 gennaio 1925 alla Camera. Questo è il discorso del leader proposto alla riflessione e all’ammirazione dei giovani. È proprio quello della pagina più cupa e più truce della storia italiana: la rivendicazione della responsabilità personale di Mussolini nell’assassinio di Matteotti. Fu il discorso di un capobanda, di colui che si dichiarò capo di un’organizzazione a delinquere. Questo e non altro dicono le frasi selezionate dagli esperti del ministero. Ora, se questo è un leader di indiscusso prestigio, è inevitabile che dalla memoria del paese e dalle menti dei suoi giovani scompaia l’ombra nobilissima di Matteotti. Il suo nome evocava finora una delle presenze più sacre della storia e della politica italiana del ’900. Quel nome riassumeva da solo le virtù politiche del leader degno di essere ammirato e ricordato in un paese dove le regole democratiche sono state reintrodotte solo al termine di un conflitto mondiale, al prezzo di infiniti sacrifici e dolori, riemergendo a fatica dall´abisso della vergogna e della corruzione di ogni ordine civile. Se ha senso l’esistenza di una Scuola pubblica come palestra di trasmissione di valori e formazione di una maturità civile e politica, il nome di Matteotti è quello che emerge dal bilancio storico del ’900 italiano come il più degno in assoluto di essere ricordato: ci sono frasi del suo discorso parlamentare che sono scolpite nei luoghi di memoria del paese e che gli garantiscono l’indiscusso ruolo di vero leader nella nostra storia politica. Su testi come quelli i giovani possono imparare a esercitare i loro diritti e doveri di cittadini nella repubblica democratica e costituzionale dove credevamo di vivere. In tempi in cui la corruzione degli ordinamenti pubblici e dei comportamenti privati deprime ogni voglia di partecipazione onesta alla cosa pubblica, si dovrebbe riproporre alla conoscenza delle giovani generazioni non l’assassino ma l’assassinato. La pagina scritta da questa proposta rappresenta un salto di qualità nella storia della Scuola pubblica italiana di cui sarebbe sbagliato non registrare l’importanza. Abbiamo lamentato finora che alla Scuola sia stato imposto un regime di tagli tali da avvilire in tutte le forme la figura dell’insegnante e da far sbiadire l’offerta della Scuola pubblica come luogo germinale della coscienza civile. Ma oggi per la prima volta è stata data una sterzata netta immettendo tra i modelli di testi su cui da oggi in poi si eserciteranno preventivamente i candidati all’esame di maturità il più ignobile tra tutti i documenti della nostra storia. Nelle tracce di storia si accosta un brano di Primo Levi a una domanda di riflessione storica sulla vicenda delle foibe. Si tratta di una proposta che si presenta sotto il segno di una complicata bilancia politica: su di un piatto la violenza dei lager nazisti, sull’altro la violenza dei partigiani comunisti. Che poi si possa fare un ottimo lavoro seguendo sul serio la traccia delle foibe è un altro discorso: sappiamo infatti quanto lavoro sia stato fatto dagli esperti su questo tema, seguendo sui tempi lunghi il filo conduttore della tragica storia dei nazionalismi scatenati al confine orientale d’Italia con la fine dell’Austria imperiale. La letteratura sull’argomento è ricchissima: ma i nomi di studiosi come Enzo Collotti, Gianni Oliva, Joze Pirjevec (a sua cura il recentissimo Foibe, Einaudi 2009) sono rimasti al di fuori del mondo della scuola per la povertà delle biblioteche scolastiche e per la cancellazione di ogni forma di aggiornamento dei docenti: e forse sono ignorati dagli esperti anche perché sospetti di essere di sinistra. Di fatto la ricerca di un velo bi-partigiano e ambidestro qual è quello che copre le due tracce non è certo un “rappresentare tutta l’Italia”. Misera Italia quella a cui si dà in pasto alla sinistra una pagina purchessia col nome del grandissimo, asciutto e severo testimone della Shoah; e si dà alla destra un colpo di grancassa sul tema che da tempo è il cavallo della propaganda contro gli eterni “comunisti” della maniacale ossessione berlusconiana.

 

Andarono dietro alla Morte... e portarono l'Italia con sé.

 

Mariastella Gelmini: Quello che il governo sta facendo non sono i tagli, ma è un progetto di qualità per avere una buona scuola e un’eccellente università... E la nostra fondazione, Liberamente, è un’associazione che si riconosce nell’operato e nel pensiero di Silvio Berlusconi. Vogliamo contrastare l’egemonia del pensiero unico della sinistra nella cultura e nell’istruzione. E per questo ci rivolgiamo in modo particolare ai giovani, contro la cultura del pessimismo. (La Repubblica, domenica 20 giugno 2010).

 

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(su) Mariastella Gelmini: Questa settimana left si occupa di democrazia, o meglio della sua pessima salute. Almeno in Italia. Che la democrazia stia male lo si vede anche “in basso”. Nelle piccole realtà quotidiane. Un esempio? Per due settimane in una scuola romana un piccolo gruppo di genitori si è sentito un po’ come quell’imprenditore di Adro che non molto tempo fa decise di pagare la mensa per i 40 bambini lasciati a pane e acqua. Nell’istituto capitolino 23 bambini in seguito ai tagli della Gelmini sono rimasti fuori dal tempo pieno. Vuol dire che 23 famiglie sono in ginocchio perché i loro figli usciranno ogni santo giorno da scuola alle 12:30. Allora un gruppetto di genitori, vincitori della lotteria tempo pieno, dopo aver indagato se fosse possibile recuperare i fondi per le 13 ore mancanti, hanno pensato di regalare 4 delle loro ore settimanali ai bambini più sfortunati: Partiamo democraticamente, tutti uguali. Facciamo 36 ore per tutti. Un gesto simbolico? Neanche tanto, in soldoni un rientro settimanale per tutti e la consapevolezza (forse la felicità) di regalare a tutti i bambini le stesse possibilità, le stesse risorse, la stessa scuola. Il gruppetto ha scritto una lettera per chiedere a tutti i 75 genitori di condividere la scelta. Il risultato? Tanti sì. E pochi no. Ma i contenuti di quei no ci hanno disarmato. A me della democrazia non me ne frega un c..., ha scritto un genitore. Un altro (poi scopertosi professore) ha risposto: Basta con questa falsa solidarietà. Chissà cosa gli ha fatto intuire che era falsa e cosa gli ha fatto pensare che si trattasse di solidarietà. E ancora: Fate solo politica, fino all’accusa: Così andate dietro alla Gelmini e non difendete il tempo pieno. Quale? Quello dei 52 fortunati? E quello dei 23 sfortunati chi lo difende? Che idea malsana pensare che i bambini siano dei cittadini e che dei genitori possano rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà e l’eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l’effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all’organizzazione politica, economica e sociale del Paese”, come recita l’articolo 3 della nostra Costituzione.

(Una pillola di antidemocrazia, di Ilaria Bonaccorsi, su left di venerdì 18 giugno 2010).

 

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(su) Mariastella Gelmini: È la scuola pubblica il mattatoio per il quale passerà il maggior numero di vittime destinate alla “macelleria sociale” evocata dal governatore della Banca d’Italia Mario Draghi. La manovra finanziaria taglia le gambe alla scuola pubblica e abbatte un considerevole capitale umano, soprattutto i giovani, le prime vittime della crisi. La manovra umilia ancora una volta gli insegnanti, già tra i più poveri d’Europa e in precedenza dissanguati da una Finanziaria, quella del 2008, che ha rapinato otto miliardi di euro dai fondi destinati all’istruzione. Ai docenti e al resto del personale scolastico la manovra finanziaria sottrae risorse che vanno dall’11 al 15% dello stipendio, mentre i “sacrifici” dei sottosegretari si fermano al 6% della loro retribuzione, per i ministri e i parlamentari la riduzione è del 5,3% e per i dirigenti ministeriali del 2,5%. Il personale della scuola viene aggredito dalla manovra su tre fronti. Il primo è il blocco del contratto collettivo, quando da anni i docenti attendono almeno un avvicinamento delle retribuzioni a quelle dei colleghi degli altri Paesi industrializzati. Il secondo è l’unica gratifica per chi lavora nella scuola, gli scatti di anzianità, che vengono congelati sùbito con una misura che di fatto corrisponde al taglio degli stipendi operato in Grecia. Ancora, la manovra colpisce l’indennità di buonuscita, e questo significa che i suoi effetti iniqui si ripercuoteranno sulla vita intera di ogni docente e lavoratore della scuola. Poi c’è un’iniquità nell’iniquità, perché la manovra spara nel mucchio. Per esempio, chi avrebbe maturato uno scatto di anzianità nel 2011 sarà penalizzato più dei colleghi che avrebbero avuto accesso al gradone” successivo nel 2010, e questo accadrà senza alcun motivo e mentre fioccano le dichiarazioni ministeriali sui danni prodotti nella scuola dalla mancata introduzione di criteri meritocratici nella carriera dei docenti. E c’è un’ingiustizia che si aggiunge all’ingiustizia: nella manovra non si toccano i soldi destinati alle scuole paritarie: 130 milioni nel 2011 e 200 milioni nel 2012. (Giuseppe Benedetti su left di venerdì 11 giugno 2010).

 

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(su) Mariastella Gelmini: Dateci 145 euro a testa, ma vi promettiamo che restituiremo per intero la cifra non appena i soldi arriveranno da Roma. Le casse sono vuote e non riusciamo neppure a pagare i supplenti. Lo Stato ha messo le scuole in ginocchio: a eccezione di una parentesi felice dello scorso anno, vantiamo crediti per il saldo dei compensi ai commissari d’esame dal 2004. Finora abbiamo stornato le somme da altri capitoli, ma questa volta in cassa non c’è neppure un centesimo. (Pietro Gonnella, preside del liceo scientifico Majorana di Putignano, Bari, il cui Consiglio d’istituto ha chiesto un prestito ai genitori degli alunni per poter svolgere gli esami di maturità. La Repubblica, lunedì 7 giugno 2010).

 

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Marcello Limina (direttore generale dell’Ufficio scolastico dell’Emilia Romagna), Franco Bassanini (nel 2000 ministro della Funzione pubblica nel governo di finta “sinistra” di Giuliano Amato) e Mariastella Gelmini: Frequentemente si leggono sulla stampa dichiarazioni rese da personale della scuola, con le quali si esprimono posizioni critiche, con toni talvolta esasperati e denigratori dell’immagine dell’amministrazione di cui lo stesso personale fa parte. Tali toni e contenuti si riscontrano anche in atti e documenti indirizzati ad autorità politiche o amministrative e fatti spesso circolare all’interno delle istituzioni scolastiche o distribuiti ad alunni e famiglie. (...) Il personale della scuola deve essere sensibilizzato sul corretto comportamento da tenere con gli organi di stampa (...) e il dirigente competente deve essere informato di tali rapporti. (...) È improprio indirizzare ad alte autorità politiche o amministrative diverse dal loro diretto riferimento gerarchico documenti, appelli o richieste (Marcello, circolare del 27 aprile 2010 ai dirigenti degli uffici provinciali). Al dipendente è fatto obbligo di astenersi da dichiarazioni pubbliche che vadano a detrimento dell’immagine dell’amministrazione (...) e di informare il dirigente dell’ufficio dei propri rapporti con gli organi di stampa (Franco, 28 ottobre 2000, Codice di comportamento dei dipendenti delle pubbliche amministrazioni, art. 11, comma 2). Non è consentito usare il mondo dell’istruzione per fini di propaganda politica che nulla hanno a che vedere con i compiti della scuola (Mariastella). (Left, venerdì 4 giugno 2010).

 

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(su) Mariastella Gelmini: Ogni tanto il governo fa anche cose buone ed è giusto riconoscerlo. La Finanziaria, per esempio, ha identificato e punito la categoria che maggiormente danneggia il Paese, la più pericolosa per la democrazia. I lettori a questo punto penseranno agli evasori fiscali. Ma in quale Paese vivete? Gli evasori sono brave persone, laboriose, creano reddito, soprattutto per se stessi, votano a destra. Per questo il governo li premia con un altro condono. D’altra parte, è a favore dell’evasione che si fanno le manovre finanziarie. Da quando Berlusconi è tornato a Palazzo Chigi, l’evasione è passata, secondo i dati de Il Sole 24 Ore, da cento a centoventi miliardi di euro l’anno. Venti miliardi di euro in più. Che bisogna recuperare da altri. Anzitutto dagli insegnanti. Questi mascalzoni che riempiono la testa dei nostri figli di cognizioni inutili, culturame, latinorum e algoritmi. Quando potrebbero portare in classe un bello schermo ultrapiatto e sintonizzarlo per tutto il tempo della lezione sul Grande fratello. Comunisti con il pallino dell’istruzione, che rovina il popolo. A loro tocca giustamente il salasso peggiore della manovra: due miliardi di euro (dopo gli altri 8 miliardi di euro in tre anni già rubati alla Scuola dalla Finanziaria del 2008, n.d.r.). Fra le nazioni del G20, soltanto una ha capito che per uscire dalla crisi il passo decisivo è tagliare l’istruzione. Questa nazione siamo noi, è l’Italia. Lo diciamo con un brivido di orgoglio. (Curzio Maltese su Il Venerdì di Repubblica di venerdì 4 giugno 2010).

 

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(su) Mariastella Gelmini: La Gelmini distrugge la scuola pubblica, smantella il tempo pieno e taglia su tutto. Il progetto del governo è uno Stato per i poveri e un privato per i ricchi La cultura vi fa paura, è questa la vostra dittatura. Davanti al ministero di viale Trastevere, insegnanti, genitori e bambini manifestano e urlano: La scuola è pubblica e non si tocca, la difenderemo con la lotta. In effetti la scuola sta finendo, per quest’anno e per sempre. Sulla base dei decreti del ministero, gli uffici scolastici provinciali in questi giorni hanno comunicato agli istituti le relative dotazioni organiche e per la primaria hanno iniziato a ridurre l’autorizzazione delle classi a tempo pieno. Per esempio, con la circolare 25 del 20 aprile scorso l’ufficio scolastico della provincia di Roma ha comunicato ai circoli didattici e agli istituti comprensivi di aver autorizzato, per il prossimo anno 2010-2011, le istituzioni con “elevata presenza” di classi a tempo pieno a eliminarne una rispetto a quelle previste nel 2009-2010. Domanda scontata: se la presenza era “elevata” in quelle scuole, perché tagliare? Per assurdo il ministro dell’Istruzione Gelmini taglia, penalizza maggiormente quegli istituti dove c’è più necessità di tempo pieno. Il risultato per le scuole primarie è che non solo non ci sarà più “tempo pieno per tutti” ma non si riconferma neanche il tempo pieno già funzionante. Sedia sediola, Gelmini della scuola non ci capisce niente, fa danni solamente, diceva uno slogan in rima. A oggi ancora non è chiaro se i tagli ai posti di lavoro dei docenti nell’anno 2010-2011 saranno 25.600 o 27.307 o addirittura 31.390 (art. 64 del decreto legge n. 112). Nei fatti, gli studenti iscritti alle scuole di ogni ordine e grado sono 7.805.947, con un aumento di 37mila unità rispetto all’anno precedente, mentre gli organici si sono ridotti di oltre 42mila unità per gli insegnanti e di oltre 15mila unità per il personale Ata (ausiliari, tecnici, amministrativi). Questa è la prima tranche della riduzione di oltre 132mila unità che il governo ha promesso per il triennio 2009-2011. Sempre nel Lazio, i docenti in meno sono 1.830, i non docenti 1.300. A genitori e insegnanti a questo punto non rimane che protestare, associarsi, fare rete e tentare di opporsi. Numerose in questi giorni le manifestazioni davanti al ministero di viale Trastevere per chiedere alla Gelmini di ripensare i tagli, il cui primo effetto sarà di far sparire il tempo pieno, il secondo di sottoporre i bambini delle primarie al famoso “spezzatino”: classi più affollate con 22 ore assicurate da una sola insegnante e le altre 18 (per arrivare alle famose 40 dell’ex tempo pieno) a “spezzatino” appunto. Una professoressa scandisce contro le finestre della ministra: Se venti alunni / vi sembran pochi / provate voi / così vedrete / la differenza / tra comandare / e insegnare. E il vecchio tempo pieno con un organico di due maestre più due ore di compresenza per laboratori e attività di recupero? Levatevelo dalla testa, non esiste più, ha detto ai genitori delle future prime elementari Lidia Cangemi, dirigente scolastico della Regina Margherita. In pratica che cambia? Finirà la pari dignità delle materie, spiega Antonella Manganaro, insegnante delle primarie. Nel momento in cui sarò chiamata a fare le 22 ore, dovrò tornare alla tradizionale didattica curriculare che non mi permetterà né di avere il tempo per il recupero scolastico né di mettere in atto laboratori. Nel tempo pieno si era in due e con le famose compresenze recuperavamo i bambini in difficoltà attraverso attività alternative come la musica, l’educazione motoria e all’immagine. Abbiamo avuto la grande soddisfazione di vedere bambini fare teatro mentre in classe non aprivano bocca. Li abbiamo visti costruire un copione, una scenografia, entrare dentro la storia, salire sul palcoscenico e tirare fuori le loro emozioni. I genitori non si rendono ancora conto dei cambiamenti perché noi insegnanti quotidianamente tappiamo i buchi e ci prendiamo il carico dei disagi, accettiamo 40 ragazzini in classe perché mancano le supplenti, manca la carta, manca tutto. Mancano persino i soldi per pulire le aule. Lavoriamo in laboratori sporchi dopo aver insegnato ai bambini che l’igiene è la cosa più importante di tutte. Queste sono le condizioni: prendiamo la scopa e spazziamo l’aula, prendiamo la spugna e puliamo i banchi. La Manganaro è amareggiata ma anche arrabbiata: In questo modo si favorisce la scuola privata. Il tempo pieno è nato con l’idea di recuperare i ragazzi dalle strade, ora si taglia l’offerta a gente già povera in partenza, si punta e ci sia avvia pericolosamente a uno Stato per i poveri e a un privato per i ricchi, a un popolo servo ed ignorante. Urlano ancora i manifestanti: La scuola che ci piace è la scuola di tutti/ la scuola dei belli/ la scuola dei brutti/ la scuola dei bravi/ la scuola dei ciucci. E l’opposizione che fa? Paolo Masini, consigliere capitolino del Pd a Roma e vice presidente commissione Scuola racconta di un’interrogazione comunale perché Alemanno non può continuare a stare in finestra a guardare, il suo è un silenzio assordante. Maria Coscia, deputata democratica, spiega che da due anni fanno opposizione: Appena dieci giorni fa abbiamo presentato un’interpellanza urgente per riproporre con forza i problemi legati ai tagli della scuola pubblica. Il governo deve ripensarci. E continua: Il tempo scuola, spacciato per pieno da questo ministero, altro non è che un dopo scuola. Noi abbiamo usato e usiamo qualsiasi strumento per opporci - interpellanze, interrogazioni - ma il governo tacita le famiglie raccontando che il numero delle ore non cambia. Neanche questo è vero, non aumenta neppure il tempo scuola. Io stessa ho presentato un’interrogazione ancora più specifica sul tempo pieno e ancora non mi hanno risposto. La loro linea è quella della demolizione. La Coscia osserva che c’è un tema drammatico: si stanno dilatando le differenze sociali. Ci vuole una forte interlocuzione tra opposizione e società per svelare le bugie del governo. La scuola pubblica è uno dei pilastri fondamentali del Paese come è fondamentale la formazione e l’educazione. Si deve determinare la saldatura tra la battaglia nelle istituzioni e quella nella società. Su uno striscione c’è scritto: Pochi pochi soldi, tanta fantasia, la scuola pubblica la meglio che ci sia. I feriti a morte restano i precari, colpiti dai tagli e terrorizzati dalla paventata “regionalizzazione” della scuola. Infatti uno dei progetti scellerati del ministero di viale Trastevere è la chiamata regionale del docente. Le graduatorie nazionali, causa di lacrime e sangue per tutti i giovani docenti, saranno sostituite da albi regionali e le chiamate saranno a discrezione dei dirigenti scolastici: Un vero disastro in un Paese come il nostro, clientelare da secoli,” osserva un’insegnante precaria lasciata a casa. Ma la Gelmini la vogliamo? No! Dalli a Brunetta i grembiulini, noi la Gelmini la vogliamo, no! Giulio Tremonti lo vogliamo? No! Perché è con noi che farà i conti, Giulio Tremonti lo vogliamo, no! La scuola è nostra e la vogliamo? Sì! Perché è l’inizio della riscossa, la scuola è nostra e la vogliamo, sì!, cantano in coro, sperando di poter fare lezione ai loro allievi l’anno prossimo. Anche se le lezioni, a questo punto, bisognerebbe darle al governo.

(Ilaria Bonaccorsi su left di venerdì 28 maggio 2010).

 

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Maria Stella Gelmini: Le proteste sono manifestazioni politiche. Andrebbe messo piuttosto in evidenza l’impegno del governo non solo sul fronte della riforma delle scuole superiori, ma anche per favorire un ritorno al rigore, alla serietà e alla centralità della scuola. (La Repubblica, martedì 25 maggio 2010).

 

Andarono dietro alla Morte... e portarono l'Italia con sé.

 

 

Giorgio Rosario Costa (senatore pidiellìno): L’attuale inizio anticipato dell’anno scolastico, rispetto a quanto accadeva negli anni ’60, provoca l’anticipata chiusura della stagione estiva anche rispetto al ciclo meteorologico. Ciò determina per le regioni a vocazione balneare un conseguente accorciamento della stagione turistica, con cadute occupazionali e reddituali. (La Repubblica, lunedì 24 maggio 2010). Mariastella Gelmini: Io sono molto aperta su questo. Se ne può discutere. Il nostro Paese vive di turismo e a settembre si possono avere migliori opportunità economiche per le vacanze. (La Repubblica, martedì 25 maggio 2010). Davanti alla Scuola che ha colpito a morte, la Gelmini trema come Macbeth davanti al fantasma di Banco perché vede in essa Insegnanti ancora capaci di opporsi al Regime con intelligenza e generosità; e tremando cerca di allontanare da loro i Bambini e i Ragazzi italiani.

 

Andarono dietro alla Morte... e portarono l'Italia con sé.

 

Lo sguardo della Gelmini.

Lo sguardo della Gelmini.

 

(su) Mariastella Gelmini: Gli insegnanti sono gli eroi moderni. Combattono il disagio sociale, lottano contro la dispersione nelle grandi città, vanno a riprendere i ragazzini per i capelli. Mentre la Gelmini gli rompe i coglioni. (Pier Luigi Bersani all’Assemblea nazionale del Pidì, citato da La Repubblica di domenica 23 maggio 2010). I commenti dei colleghi sono entusiastici. Sto ricevendo tanti sms di solidarietà piena. Le parole di Pier Luigi rallegrano molte persone perbene (Giovanni Bachelet, professore e figlio di un professore assassinato dalle Brigate Rosse).

 

Andarono dietro alla Morte... e portarono l'Italia con sé.

 

(su) Mariastella Gelmini: Vi ricordate quando la Gelmini a reti unificate annunciava che la sua “riforma” avrebbe dato più tempo pieno per tutti? E che quegli uccellacci del malaugurio, facinorosi di sinistra, ex sessantottini, fannulloni scansafatiche dicevano solo menzogne quando affermavano che 87.000 insegnanti sarebbero rimasti a casa e molti dei nostri figli non avrebbero più avuto il tempo pieno? Ve lo ricordate? (...) Ebbene, una cosa era sfuggita a molti, una cosa che da settembre 2010 sarà, purtroppo, ben chiara ai genitori di quei bambini che si affacceranno alle primarie: il tempo pieno non esiste più. “Levatevelo dalla testa,” ha detto oggi la dirigente di una delle più grandi scuole del centro di Roma ai genitori disorientati. “Il tempo pieno? Eliminato. Esiste il tempo scuola”. E cosa vuol dire in soldoni? Qual è la differenza fra tempo pieno e tempo scuola? Il primo prevedeva, per esempio alle primarie, 40 ore di scuola con un organico di due maestre per classe, più due ore di compresenza. Il tempo scuola prevede, quando va bene, sempre 40 ore ma con un organico di una maestra che copre 22 ore di lezione (la famosa prevalente) e poi sulle restanti ore si innesca la macchina mortale di quello che è stato definito “lo spezzatino”, cioè un turn over di insegnanti che andranno a coprire le ore di buco. Dalle maestre uniche (due) del tempo pieno si passa alla maestra prevalente più tre, quattro, cinque maestre “tappabuchi” addette allo spezzatino. L’inganno, va detto, è stato costruito ad arte, perché dovete ammettere che celare dietro alle parole tempo “scuola” al posto di tempo “pieno” la sottrazione di insegnanti per i nostri figli e lo smantellamento di un sistema scolastico che ci faceva onore, richiede un certo ingegno. L’ingegno dei demolitori. (Ilaria Bonaccorsi su left di venerdì 14 maggio 2010).

 

Andarono dietro alla Morte... e portarono l'Italia con sé.

 

(su) Mariastella Gelmini: Onorevole Garavaglia, dalla settima Commissione permanente del Senato (Istruzione, Ricerca, Università, Cultura, Sport) come appare l’attività del Ministro Gelmini? Appare molto meno frenetica di quanto siano le dichiarazioni che ne hanno accompagnato la nomina. Il Ministro s’è distinto per i tanti annunci: il grembiulino, il voto in condotta. Di fatto la riforma ha cancellato nel triennio 85.000 insegnanti e 44.000 amministrativi, ha tagliato 8 miliardi di finanziamento alla scuola e un miliardo e mezzo all’università. Ricordo una sua intervista in un avvilente Porta a porta: “Ministro, è vero che lei licenzia 25.000 insegnanti?” Risposta: “No, noi non licenziamo nessuno”. I cittadini devono sapere che quest’anno ci sono 25.000 docenti in meno nelle nostre scuole. Sia cortese ci commenti due proposte come le “scuole col bollino” o l’albo regionale degli insegnanti. La scuola col bollino è l’ennesimo spot pubblicitario di questo governo perché i bollini può prenderli l’Italia intera se è capace di confrontarsi coi Paesi di pari qualità e civismo, in Europa e fuori. Se noi preparassimo meglio i docenti non solo con la laurea ma con tirocini mirati ai metodi didattici eviteremmo di far salire in cattedra chi non sa insegnare e non dovremmo distribuire bollini di qualità. Per gli albi regionali nulla osta se non ci fosse dietro una scelta che se è ideologica bisogna avere il coraggio di dichiararlo. Comunque se il problema è garantire una continuità didattica siamo d’accordo, non è concepibile che un insegnante pensi di poter fare questo mestiere solo dietro casa. Come accade per altri statali l’incarico si ricopre per almeno cinque anni nella sede di destinazione. Fra i soggetti della scuola molti studenti, docenti e dirigenti non considerano strategiche tali trasformazioni, lamentano invece una mancanza di risorse per i tagli economici operati che incidono a fondo sulla didattica. Il Ministro insiste nel dire che i fondi non creano qualità e che si può fare una riforma che migliora la qualità, un’affermazione finora non suffragata da prove. Prendiamo la questione della lingua straniera alle primarie. Se essa viene proposta dal maestro unico che ha fatto un corso di 150 ore invece che da una professoressa di lingue mi chiedo se abbiamo fatto il possibile per insegnare nel miglior modo le lingue. Altro esempio: alle superiori viene abolita l’ora di geografia mentre il mondo diventa sempre più luogo geopolitico. Come si può tralasciare l’informazione su Stati sempre più presenti nelle vicende internazionali, su nazioni e capitali che cambiano nome e la cui economia è legata alla nostra? Più scandagliamo la riforma, più ci accorgiamo che non è solo un problema di tagli, scopriamo il preciso disegno di declassare la scuola pubblica a scuola residuale. i genitori devono pagare per avere la carta igienica, i sussidi didattici, gli strumenti minimi che finora lo Stato garantiva. Un vero attacco ideologico, altro che bollino. L’ultima Finanziaria ha dirottato 130 milioni di euro sulle scuole private mentre i 300 milioni di euro destinati agli istituti statali verranno utilizzati esclusivamente per la messa in sicurezza degli edifici. Di questo passo la scuola pubblica rischia l’affossamento? Dopo il terremoto aquilano il Ministro aveva colto l’allarme e ciò aveva fatto aggiungere alla Finanziaria una quota mirata alla messa in sicurezza degli edifici scolastici. Secondo dati forniti dal sottosegretario Bertolaso la cifra necessaria ammontava a 7 miliardi di euro, sono stati stanziati non più di 300 milioni, facendo una facile divisione capiamo quanti euro andranno a ogni istituto. La scuola pubblica è sotto schiaffo della Finanziaria Tremonti-Gelmini, la definisco così perché solitamente il responsabile di ogni dicastero lotta col Ministro dell’Economia per strappare qualcosa in più invece la Gelmini l’ha accettata a occhi chiusi. La Finanziaria ha solo tolto alla scuola italiana, gli stessi 130 milioni che lei cita per gli istituti privati sono stati annunciati e non elargiti. Il Ministro invita. a premiare la meritocrazia dei professori, una garanzia verso la qualità dell’istruzione che da troppo tempo manca. Lei che ne pensa? Su questo punto come opposizione abbiamo espresso un parere del tutto favorevole. Il Ministero avrebbe anche dovuto cominciare a stabilire la meritocrazia dando da quest’anno qualche soldo in busta paga in più. Con quali criteri? Attraverso classifiche valutative. Però l’Invalsi, l’agenzia preposta, non è stata messa in condizione di funzionare. Il Ministero ha distribuito il 7% di finanziamento ordinario alle università cosiddette virtuose usando il criterio del Civr di tre anni fa, ma in questi ultimi tre anni gli atenei beneficiati potrebbero non essere più così virtuosi. Quando l’Invalsi per la scuola e l’Anvur per università e ricerca elaboreranno le graduatorie,allora si potrà giudicare il governo dai fatti, di cui sempre si vanta, piuttosto che dalle sue parole. La riforma universitaria di cui s’occuperà il Parlamento punta a un riassetto facendo i conti in tasca ai rettori e magari accorpando le sedi, un utile moto di razionalizzazione o no? Ci sono troppi corsi di laurea fatti per offrire cattedre e troppe sedi distaccate create a misura di territorio che fanno solo lievitare le spese, razionalizzare il tutto ci trova d’accordo. Se però guardiamo la riforma basata su 171 norme e una decina di deleghe troviamo spesso la fastidiosa ripetizione del concetto “senza oneri aggiuntivi a carico della finanza pubblica”. Non solo il Ministro preposto ma quello dell’Economia mettono mano a una serie di criteri che influenzano la cosiddetta governance. Un’università libera non risponde a scopi mercantili e territoriali come il modello proposto. La riforma mostra un volto centralista che non garantisce quell’autonomia sancita dalla Costituzione. Ma valutazioni e verifiche sull’effettivo impegno nella docenza dovrebbero essere segnali di serietà, come pure l’attribuzione delle cattedre in base a procedure pubbliche di selezione. Lo sosteniamo anche noi: il controllo sull’assegnazione delle cattedre deve risultare limpido e andare a un’agenzia terza. Come opposizione riteniamo che il reclutamento dev’ essere basato su un’abilitazione nazionale, occorre creare un elenco di docenti e in base a quello ciascuna università chiama chi vuole. Bisogna anche uscire dalla logica che vede i professori ancorati a un unico ateneo da dove iniziano la carriera fino al conseguimento della cattedra, è auspicabile la circolazione degli insegnanti e una quota di docenze potrebbe essere messa in relazione ai risultati conseguiti, allora sì ché l’università diverrebbe dinamica controllandosi da sé. Lamenti vengono, dal settore della ricerca dove c’è chi teme il previsto “tempo determinato” di tre anni più tre che, sempre per questione di fondi, mette a rischio la continuità dell’incarico. Ai ricercatori viene offerto precariato cronico. Dopo sei anni di contratto potranno accedere a un concorso per la cattedra, ma se non ce ne saranno a’ disposizione rimarranno precari. Chiediamo che il governo realizzi una norma transitoria e una stabilizzazione dei ricercatori che vogliono restare nell’università previa abilitazione. Dalle elementari all’università l’Italia punta davvero sull’istruzione e reggerà il confronto con la prevista migrazione dei cervelli che vengono da Oriente? Il problema non è solo nostro, è quanto meno europeo. Eppure dove le condizioni ci sono i nostri cervelli sanno competere benissimo con indiani, pakistani e quant’altro. Come pposizione crediamo che con queste riforme, coi tagli alla ricerca l’Italia non stia rispondendo più nemmeno a quanto previsto dal Trattato di Lisbona: costruire la società della conoscenza più competitiva al mondo.

(Intervista di Enrico Campofreda a Mariapia Garavaglia, senatore Pidì. Terra, giovedì 13 maggio 2010).

 

Meglio Ridere... di Quelli che fanno Piangere!

 

(su) Mariastella Gelmini: Un mesetto e mezzo fa, Ugo Gregoretti, uno dei più spiritosi, scanzonati e intelligenti intellettuali italiani, giornalista, cineasta, drammaturgo, attore, artista di palcoscenico e televisione nonché membro del comitato dei garanti per le celebrazioni dei centocinquant’anni dell’Unità d’Italia, riceve un fax dalla segreteria dell’ex presidente della Repubblica Carlo Azeglio Ciampi, che quel comitato presiedeva fino alle sue dimissioni del 20 aprile scorso. Dopo un anno di totale silenzio da parte del governo, il fax annunciava che il comitato doveva riunirsi alla presenza del ministro dei Beni culturali Sandro Bondi. “Ci riuniamo,” ricorda Gregoretti, “dopodiché Bondi tira fuori un foglietto con le proposte del governo. Proposte che a dire il vero ci sono parse, anche se noi simulavamo molta attenzione e considerazione, piuttosto fesse: cose tipo restaurare le facciate delle case dove aveva dormito Garibaldi o girare qualche noiosissimo filmato. Bondi non fece mistero che ispiratrice dei temi era il ministro dell’Istruzione, la Gelmini”... Ugo Gregoretti se ne torna a casa, prende carta e calamaio e scrive a Ciampi un biglietto “nel quale proponevo un titolo acconcio alle proposte governative per questo centocinquantesimo anniversario:

Centocinquanta, la Gelmini canta. (Left, venerdì 7 maggio 2010).

 

Meglio Ridere... di Quelli che fanno Piangere!

 

(su) Mariastella Gelmini: Un bollino per la scuola di qualità: ecco come nasce la classe perfetta. Il bollino Saperi, ideato dall’Ufficio scolastico del Piemonte, è promosso dal ministero: certifica eccellenza di strutture e didattica. Fra i criteri di valutazione: acquisto di prodotti e servizi adeguati agli obiettivi e al prezzo più conveniente; laboratori utilizzati da tutte le classi; apparecchiature idonee; apertura della scuola nel pomeriggio; aggiornamento professionale; condizioni igieniche e di sicurezza dei locali e dei servizi; adeguatezza delle infrastrutture per numero, dimensione e dotazione di aule, laboratori, arredi, macchinari, locali fotocopie, palestre, biblioteche, servizi igienici e spazi esterni; infrastrutture sicure e senza barriere architettoniche; controllo di rumore, calore, luminosità, igiene, umidità; manutenzione adeguata; assenza di pratiche discriminatorie e coercitive. (La Repubblica, lunedì 12 aprile 2010). Il tutto, ovviamente, da finanziare con apposite cassette delle elemosine collocate all’esterno dell’edificio e collegate per mezzo di un sistema di allarme al più vicino posto di polizia di una Nazione in cui la polizia viene ancora dotata di personale e di mezzi.

 

Meglio Ridere... di Quelli che fanno Piangere!

 

(su) Mariastella Gelmini: Dall’incontro interlocutorio del ministero dell’Istruzione con i sindacati sono finalmente emerse le cifre della contrazione dell’organico docente conseguente alla riforma della Scuola. Per l’anno 2010 - 2011: circa 26.500 unità. Tra primaria (circa 8.700), media (circa 3.700) e superiore (circa 13.750).

(Lettera a La Repubblica di domenica 11 aprile 2010).

 

Meglio Ridere... di Quelli che fanno Piangere!

 

(su) Mariastella Gelmini: È nata la figlia del ministro Gelmini e la mia imposizione è stata di chiamarla Emma. I miei oppositori mi chiamano Nerone, Saddam, Hitler, mi sono ricordato di questa potenza e ho imposto a un mio ministro per la figlia un nome che mi stava a cuore. (Silvio Berlusconi, La Repubblica, domenica 11 aprile 2010.)

 

Meglio Ridere... di Quelli che fanno Piangere!

 

Per la serie "I figli d’Italia si chiaman Balilla": Rosemarystella Gelmini e Ignazio La Russa.

Per la serie "I figli d’Italia si chiaman Balilla": Rosemarystella Gelmini e Ignazio La Russa.

Per la serie "I figli d’Italia si chiaman Balilla": Rosemarystella Gelmini e Ignazio La Russa.

Per la serie I figli d’Italia si chiaman Balilla: Rosemarystella Gelmini e Ignazio La Russa.

 

(su) Mariastella Gelmini (ministro dell’Istruzione Privatizzata): Non è detto che se le facciamo un grande applauso non partorisca proprio oggi. Al caso lo chiameremo Giovanni, come questa piazza. (Ignazio La Russa, La Repubblica, domenica 21 marzo 2010). Lo vedi, Mariastella Mariastella, che avevamo ragione consigliandoti di scappare finché sei in tempo? Non sei su Scherzi a parte, Rosemarystella Rosemarystella, sei in Rosemary’s Baby: mettiti in salvo, prima che sia troppo tardi, o dopo la faccia ti porteranno via anche il figliolo!

 

Meglio Ridere... di Quelli che fanno Piangere!

 

Per la serie "Nuove monache, croci al collo e milioni di Bambini, Ragazzi e Insegnanti fatti sparire": Mariastella Gelmini.

Per la serie Nuove monache, croci al collo e milioni di Bambini, Ragazzi e Insegnanti fatti sparire: Mariastella Gelmini.

 

(su) Mariastella Gelmini (ministro della “scuola” privata): Rispetta la tabella di marcia imposta da Tremonti: tagliare otto miliardi di euro all’Istruzione in tre anni e mandar sùbito via 17.000 docenti delle superiori. La vera priorità è ridurre il tempo scuola e sfrondare le cattedre. (Mimmo Pantaleo, segretario generale della Cgil scuola, citato dal Venerdì di Repubblica del 12 marzo 2010). Più i 110.000 insegnanti licenziati l’anno scorso dalle elementari e dalle medie. Più quelli che licenzierà l’anno prossimo. La Scuola Pubblica italiana è una desaparecida, come desaparecidos ― nel vuoto della Destra e dei suoi elettori ― sono i Bambini e i Ragazzi italiani, e i loro Pinochet e Videla sono (dal basso verso l’alto, o meglio: dal basso verso il meno basso) il Brunetta, il Sacconi, il Tremonti, il Berlusconi e, per quel che conta, la Gelmini. Il che non fa ridere, naturalmente. A meno di non voler ridere della personale catastrofe che i continui mutamenti d’espressione e di look della Gelmini probabilmente rivelano... Ma come si può ridere di questo? L’umana compassione prevale, e vien voglia di dirle: Forse sei ancora in tempo, Mariastella: ribellati, o un giorno avrai anche tu la definitiva faccia di pietra di chi adesso distrugge la tua mettendosela e togliendosela ― come se fosse una maschera ― per nascondere la propria.

 

Meglio Ridere... di Quelli che fanno Piangere!

 

(su) Mariastella Gelmini (ministro della Istruzione Privata): La legge denominata “salva precari” concepita dal ministro Gelmini salva persone che hanno solo la fortuna di aver lavorato l’anno precedente al decreto e di aver insegnato per 180 giorni in un’unica sede scolastica. Ma non salva chi, pur avendo ottenuto i requisiti previsti in anni ancora precedenti, nel 2008/2009 non è stato altrettanto fortunato e i sospirati 180 giorni li ha fatti in più scuole. Mi sembra un paradosso e un’ingiustizia. (Lettera di un’insegnante a La Repubblica di mercoledì 3 marzo 2010). È molto generosa, la collega, a definire solo un paradosso e un’ingiustizia quello che in realtà è stato una deliberata violenza nei confronti di decine di migliaia di Lavoratrici e Lavoratori della Scuola Pubblica e un deliberato inganno nei confronti dei Cittadini ai quali si è fatto credere, così, che il peggior licenziamento di massa in Occidente dell’ultimo mezzo secolo non sia mai avvenuto. Ridere? Solo della povera Gelmini, che probabilmente non è nemmeno capace di rendersi conto di quel che le hanno fatto fare.

 

Meglio Ridere... di Quelli che fanno Piangere!

 

Per la serie "Inquinamento ambientale": Mariastella Gelmini irradiata sulla Scuola Pubblica da un atomo radioattivo. Forse di Stronzio.

Per la serie Inquinamento ambientale:

Mariastella Gelmini irradiata sulla Scuola Pubblica da un atomo radioattivo. Forse di Stronzio.

 

(su) Mariastella Gelmini (ministro dell’Istruzione Privata): L’ultima trovata della figlia dell’ex sindaco democristiano di Milzano? Far cadere nelle scuole il tabù del nucleare: “Bisogna fare una corretta informazione sui rischi, che sono davvero limitati,” ha dichiarato durante la presentazione di un progetto europeo sulla conservazione e sicurezza del patrimonio culturale. “Riteniamo che il nucleare debba entrare a pieno titolo anche nelle conoscenze dei ragazzi”. (Terra, sabato 27 febbraio 2010). La scuola privata cattolica a cui iscriverà sua figlia, per esempio, potrebbe essere addetta a smaltire anche le scorie delle centrali.

 

Meglio Ridere... di Quelli che fanno Piangere!

 

Mariastella Gelmini e “Beppe” Fioroni (la straordinaria coppia di ministri della Pubblica Istruzione che fa rimpiangere la Volpe e il Gatto)

Mariastella Gelmini e “Beppe” Fioroni

(la straordinaria coppia di ministri della Pubblica Istruzione che ha fatto e fa rimpiangere la Volpe e il Gatto)

 

(su) Giulio Tremonti, Tarcisio Bertone e i loro portavoce Joseph Ratzinger e Mariastella Gelmini (più, naturalmente, i finti sinistri come Giuseppe Beppe Fioroni e chi lo fece ministro e lo imbeccò): Le scuole pubbliche in Italia sono sottoposte a una energica cura dimagrante su tutti i fronti: orari, offerta formativa, pulizia e manutenzione, materiali didattici, sostituzioni in casi di assenza. La cosa riguarda soprattutto la scuola, dall’obbligo all’università, ma tocca anche le scuole materne. (...) A fronte di questo accanimento nei confronti della scuola pubblica, il governo ha fornito viceversa rassicurazioni alla Chiesa cattolica sul finanziamento alle sue scuole. Sorge il sospetto che non siamo solo di fronte a uno scambio indecente tra legittimazione politica e riconoscimento di un monopolio etico-educativo (che coinvolge anche altri temi). Siamo di fronte anche alla progressiva squalificazione della scuola pubblica a favore di quella privata, che in Italia è soprattutto scuola cattolica. Il terreno è stato ampiamente preparato dall’ingegneria linguistico-legislativa messa in opera dal governo Prodi. A esso si deve la trasformazione delle scuole private (incluse quelle materne) cattoliche in “scuole paritarie” per aggirare il dettato costituzionale che ne vincola l’esistenza all’essere “senza oneri per lo Stato”. (Chiara Saraceno su La Repubblica di mercoledì 24 febbraio 2010).

 

Meglio Ridere... di Quelli che fanno Piangere!

 

Per la serie "Chi taglia la Scuola e chi taglia il viaggio di nozze": Mariastella Gelmini con il marito.

Per la serie Chi taglia la Scuola e chi taglia il viaggio di nozze: Mariastella Gelmini con il marito.

 

Mariastella Gelmini (ministro della Pubblica Istruzione) e Silvio Berlusconi (datore di lavoro del giardiniere di Arcore che gliela presentò) presentando i tagli e i licenziamenti del Tremonti alle Scuole superiori, che seguono quelli dell’anno scorso alle Scuole elementari e medie: Ci hanno accusato di voler cambiare la scuola per fare cassa. Niente di più falso, era un atto atteso da cinquant’anni. Questa è una riforma epocale (Mariastella). È una legge che ci mette in linea con l’Europa. La prima vera riforma da quella di Gentile. Mariastella Gelmini ha fatto la riforma invece di andare in viaggio di nozze. E nei licei musicali le canzoni mie e di Apicella saranno materia di studio (Silvio). (La Repubblica, venerdì 5 febbraio 2010) E così, dopo tutto, la distruzione della Scuola degli Italiani è servita a qualcosa: a risparmiare a quel poveretto un viaggio di nozze con Mariastella.

 

Meglio Ridere... di Quelli che fanno Piangere!

 

Per la serie "Rosemarystella’s Baby": Mariastella Gelmini e Umberto Bossi.

Per la serie Rosemarystella’s Baby: Mariastella Gelmini e Umberto Bossi.

 

(su) Mariastella Gelmini (ministro della Pubblica Istruzione) e Umberto Bossi (leghìsta-nordìsta, portatore di moccichino verde e ministro per le Riforme): Durante il dibattito alla Camera sul legittimo impedimento, Umberto Bossi si è avvicinato a Mariastella Gelmini e le ha fatto una carezza sul pancione: il ministro è in attesa di una bimba. (La Repubblica, giovedì 4 febbraio 2010). Nemmeno con tutto il nostro odio per la madre (intombatrice della Scuola degli Italiani) saremmo stati capaci di minacciarne l’incolpevole figlia con un vaticinio così funesto. Perché non sei fuggita, sventata Mariastella, quando hai visto avvicinarsi al tuo pancione il padre di Renzo Bossi? Non dirci, te ne preghiamo, che si è trattato di un rito celtico nero da te stessa voluto e impetrato...

 

Meglio Ridere... di Quelli che fanno Piangere!

 

Per la serie "Cliccale, se hai coraggio": Le inquietanti curvature di Letizia Moratti e Mariastella Gelmini.

Per la serie Cliccale, se hai coraggio: Le inquietanti curvature di Letizia Moratti e Mariastella Gelmini.

 

(su) Mariastella Gelmini: Con il ministro Gelmini siamo finiti a far di conto e basta. Certamente, non è un beneficio da poco alleggerirsi del fanatismo di chi pretende di insegnarti il tuo lavoro senza averlo mai fatto, ma è una piccola consolazione. Alla fine, tutta la faccenda si risolve in questo dato di fatto: la riforma della Scuola la fanno i ministri economici. Ai ministri della Pubblica Istruzione il compito non facile di fornire un’apparenza di sistematicità ai tagli assestati con l’accetta dai colleghi dell’Economia. (Giuseppe Benedetti su left 4 di venerdì 29 gennaio 2010). Compito non facile, certo, ma graditissimo: basta guardarle per vedere che queste son donne che godono a tagliare.

 

Meglio Ridere... di Quelli che fanno Piangere!

 

(su) Sandro Bondi e Mariastella Gelmini: Bondi si starebbe dedicando anima e corpo al progetto di una nuova fondazione con Mariastella Gelmini. Una fondazione di fedelissimi del Cavaliere, a cui Berlusconi ha suggerito di cambiare il nome (Ad libertatem invece di Erasmus) che nascerebbe il 27 marzo, anniversario della “storica” vittoria del ’94. (La Repubblica, sabato 30 gennaio 2010). Che coppia, il Bondi e la Gelmini. Se si scambiano le parti.

 

Meglio Ridere... di Quelli che fanno Piangere!

 

Per la serie "Muoia Sansone con tutti i Berluskei": Silvio Berlusconi rapinato della chioma sotto gli occhi della scorta e del Ghedini.

Per la serie Muoia Sansone con tutti i Berluskei: Silvio Berlusconi rapinato della chioma sotto gli occhi della scorta e del Ghedini.

 

(su) Silvio Berlusconi e Mariastella Gelmini: Nuovo giallo sui capelli di Silvio Berlusconi. In cinque giorni sono stati immortalati dai fotografi in tre versioni diverse. Sabato, al matrimonio del ministro Mariastella Gelmini, l’aspetto della capigliatura del premier era quello abituale degli ultimi anni. Lunedì, quando si è recato all’ospedale San Raffaele per una visita, la testa di Berlusconi era nettamente più scoperta. Ieri mattina, alla cerimonia del Giorno della Memoria, i capelli di Berlusconi sono tornati alla normalità. (La Repubblica, giovedì 28 gennaio 2010).

Il “giallo” è già risolto. È stata la Gelmini, ormai “intossicata” dai tagli (cutaddicted) a furia di furiosamente “evirare” la Scuola degli Italiani, a tagliare la chioma del Berlusconi. Ed è stato il Tremonti, che della Gelmini è una sorta di “badante”, a ordinarle di restituirglieli. Ma la povera Gelmini, quando nella Scuola non ci sarà più da tagliare, che cosa taglierà? Se fossimo il neomarito, pretenderemmo letti separati. Non si sa mai.

 

Meglio Ridere... di Quelli che fanno Piangere!

 

(su) Renato Brunetta (ministro per la Funzione pubblica) e Mariastella Gelmini (ministro della Pubblica Istruzione): I genitori verranno avvisati delle assenze dei figli attraverso un sms. Lo ha annunciato il ministro Brunetta riprendendo una proposta della collega Gelmini. (La Repubblica, giovedì 21 gennaio 2010). E chi pagherà le bollette telefoniche delle scuole, che il Tremonti e la Gelmini (applauditi dal Brunetta e da tutta la ghenga) hanno ridotto a non poter più comprare neanche la carta igienica? Ma i genitori, è ovvio. Per la serie: Regali ai delinquenti fiscali, Stato smantellato a favore dell’antiStato e mani nelle tasche di chi si ostina a preferire la Scuola pubblica.

 

Meglio Ridere... di Quelli che fanno Piangere!

 

(su) Maurizio Sacconi (ministro del Welfare, della Sanità, del Lavoro e delle Politiche sociali, a seconda dei turni di servizio), Mariastella Gelmini (ministro della Pubblica Istruzione) e Giuseppe “Beppe” Fioroni (ex ministro della Pubblica Istruzione ed esponente di primo piano dei papisti del Pidì): Cade l’obbligo scolastico fino a 16 anni: l’ultimo anno un quindicenne, anziché stare sui banchi, potrà andare a fare il garzone in una bottega o in un’officina con un contratto di apprendistato. Lo prevede un emendamento, presentato da Giuliano Cazzola e approvato ieri dalla commissione Lavoro, a sostegno del quale sono scesi in campo i due ministri direttamente interessati: Sacconi e Gelmini. Commenta Fioroni: “Un’idea della scuola al risparmio che a mio avviso è pericolosissima. Occorre investire sulla scuola, non tagliare come ha fatto questo governo finora. (La Repubblica, giovedì 21 gennaio 2010). E come ha fatto, quando ministro era lui, anche il cosiddetto “Beppe” Fioroni. Che di tutte le Morattate (da Moratti Letizia) del primo governo Berlusconi pose rimedio soltanto a una: ripristinò l’aggettivo Pubblica dinanzi al sostantivo Istruzione. E non perse occasione, invece, per elargire regalie d’ogni sorta alle cosiddette “scuole private” e agli insegnanti di religione. Faccia come il popò, e certezza (fino a oggi fondata) che gran parte degli Elettori di Sinistra continueranno comunque a votare il partito che vergognosamente continua a candidarlo.

 

Meglio Ridere... di Quelli che fanno Piangere!

 

(su) Mariastella Gelmini (ministro della Pubblica Istruzione) e Giulio Tremonti (ministro dell’Economia, del Tesoro, delle Finanze e ― tirando i fili di Mariastella Gelmini ― liquidatore della Pubblica Istruzione): Fra cinque mesi, alcune migliaia di insegnanti di religione, per la maggior parte precari, riceveranno un aumento di stipendio che secondo stime sindacali potrebbe arrivare a 220 euro lordi, più arretrati da mille a duemila euro. E gli altri insegnanti precari, oltre centomila? Nulla, anche se precari da dieci o vent’anni. “Nonostante ci sia una normativa europea che tutela i precari in questo senso,” dichiara Marcello Pacifico, presidente dellAnief (Associazione nazionale Insegnanti ed Educatori in formazione), “a nessuno di loro viene riconosciuto questo diritto, a meno che non si rivolga al giudice del lavoro. Ora lo si riconosce, ma solo per gli insegnanti precari di religione. Per gli altri, invece, recentemente il governo ha perfino tentato di bloccare i ricorsi al giudice: lo scorso novembre, un articolo del decreto-legge salva precari bloccava la possibilità dei precari di chiedere scatti stipendiali. Norma-vergogna che, grazie anche al nostro intervento, è saltata in sede di conversione in legge”. (La Repubblica, domenica 17 gennaio 2010).

Aumento doveroso, secondo noi. Non avete visto come li ha ridotti, l’insegnamento della religione,

la maggior parte di loro? Quei soldini, quasi certamente, gli serviranno per le medicine.

 

Meglio Ridere... di Quelli che fanno Piangere!

 

Per la serie "Le grandi Intelligenze della Storia della Pubblica Istruzione": Mariastella Gelmini.

Per la serie Le grandi Intelligenze della Storia della Pubblica Istruzione: Mariastella Gelmini.

 

(su) Mariastella Gelmini (ministro della Pubblica Istruzione) e Giulio Tremonti (ministro dell’Economia, del Tesoro, delle Finanze e ― tirando i fili di Mariastella Gelmini ― liquidatore della Pubblica Istruzione): Le pulizie dei bagni e delle aule nelle scuole? Cari presidi, fatele a giorni alterni. Magari pulendo il lunedì i servizi igienici dei maschi e il martedì quelli delle femmine o scegliendo a turno un’aula e un laboratorio in cui non far entrare stracci e scope. La trovata è dell’Ufficio scolastico regionale dell’Emilia Romagna. Con una nota arrivata ieri sui tavoli dei dirigenti scolastici viene suggerito, con urgenza, cosa fare a fronte della sforbiciata prevista con la circolare sul programma annuale 2010 che ha ridotto del 25% la spesa per gli appalti, costringendo le scuole a ridurre il servizio con le agenzie di pulizia. (La Repubblica, giovedì 14 gennaio 2010). A onor del vero bisogna riconoscere che la Gelmini, dando prova di rara intelligenza e generosità, questa ennesima tremontata aveva tentato di pararla consigliando ai presidi di far pulire le scuole ai Bidelli. Dimenticando, poveretta, che i Bidelli non possono far pulizia mentre gli Alunni sono a scuola. E che per farli pulire dopo, bisognerebbe pagar loro lo straordinario. Eh, non è solo il coraggio che se uno non ce l’ha (come diceva don Abbondio) non se lo può mica dare...

 

Meglio Ridere... di Quelli che fanno Piangere!

 

Una vignetta di "left!" di venerdì 15 gennaio 2010 che chissà perché ci ha fatto pensare alla Gelmini e al suo esame da avvocato a Reggio Calabria: chissà, forse la poverina è stata calunniata, e i veri motivi per cui si recò laggiù erano molto più umani...

Una vignetta di left di venerdì 15 gennaio 2010 che chissà perché ci ha fatto pensare alla Gelmini e al suo esame da avvocato a Reggio Calabria: chissà, forse la poverina è stata calunniata, e i veri motivi per cui si recò laggiù erano molto più umani...

 

(su) Mariastella Gelmini (ministro della Pubblica Istruzione): Dopo lo sparo di Rosarno, la sparata della Gelmini. Le vittime sono sempre le stesse: gli immigrati. In Calabria i fucili dei balordi e a scuola i tuoni e i fulmini della Gelmini. Stabilendo che in ogni classe gli stranieri non debbono superare il trenta per cento, la ministra dell’Istruzione vuole preservare l’identità italiana degradandola ai confini di una Italietta che non esiste, di una Brianza gonfiata come la rana. L’idea di fondo è che gli immigrati sono troppi e che dunque bisogna eliminarne una parte e ovviamente per il loro bene, “per integrarli meglio”: “per integrarti meglio, nipotina mia,” dice la nonna lupo. (...) La Gelmini vuole che gli stranieri rimangano stranieri. E cosa ne farà degli eccedenti? (...) È lo stesso spasmo mentale dei fascio-futuristi che contro l’incremento demografico proponevano la guerra come igiene del mondo. Così la Gelmini propone le quote di sbarramento del trenta per cento come igiene del mondo della scuola. (...) Solo la scuola può dirozzarci tutti, anche i ministri che sbagliano gli accenti in Senato. (Francesco Merlo su La Repubblica di sabato 9 gennaio 2010). Paroloni, citazioni, allusioni: ma il Merlo vuole o non vuole che la Gelmini capisca quel che scrive su di lei?

 

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Per la serie "Due pinze e una tenaglia": Mariastella Gelmini.

Per la serie Due pinze e una tenaglia: Mariastella Gelmini.

 

(su) Mariastella Gelmini (signorina ministro della Pubblica Istruzione): Si è parlato tanto della bontà della legge “salva precari”, e del suo recente allargamento ai docenti che abbiano maturato 180 giorni di servizio. Ma a beneficiarne saranno solo coloro che hanno maturato i 180 giorni in un’unica scuola. Tutti gli altri, che hanno lavorato uguale ma su due o tre istituti diversi, no! (...) Stamane sono andato ad accompagnare mia figlia a ritirare i 1.000 euro di premio per aver condotto un percorso di studi di eccellenza sin dal primo anno del liceo scientifico. Avevo letto che il premio era stato decurtato a 650 euro, ma non volevo crederci fino a quando ho verificato. (Da due lettere a La Repubblica di mercoledì 30 dicembre 2009). Il padre della bravissima ragazza, se ci avesse pensato, avrebbe potuto risparmiare alla figliola questa umiliante delusione: la signorina ministro Mariastella Gelmini, infatti, avrebbe forse accettato di reintegrare a 1.000 euro l’assegno se lui gliene avesse infilati 350 nella borsetta. Di nascosto dalla figlia, ovviamente. Il povero Tremonti e i suoi miseri scherani vanno aiutati: stanno talmente svenando lo Stato per l’antiStato che tra poco saranno alla bancarotta, se non ci pensiamo un po’ noi.

 

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(su) Mariastella Gelmini (signorina ministro della Pubblica Istruzione): Scuola a rischio chiusura, il paese cerca bambini. Un comune del Chietino: diamo casa per 3 anni a coppie con prole che si trasferiscono da noi. (La Repubblica, giovedì 24 dicembre 2009). Il Tremonti e la Gelmini, patrigno e matrigna dei Bambini d’Italia.

 

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(su) Mariastella Gelmini (signorina ministro della Pubblica Istruzione): Ho assistito al dibattito a Ballarò che aveva, tra gli argomenti, l’aggressione al premier. Sono profondamente convinta che la violenza non si giustifica nei confronti di nessuno, tantomeno verso una persona ultrasettantenne, eletta per governare. Ritengo, invece, illuminante il modo di intendere il confronto del ministro Gelmini, per la quale, da insegnante, nutro un “gerarchico” sentimento di rispetto e al contempo, da educatore, un senso di malinconico disarmo. Assistendo, infatti, alle continue interruzioni del ministro dell’Istruzione agli ospiti che esprimevano valutazioni non coincidenti con le sue, ho ripensato alle appassionate lezioni per educare i miei alunni al confronto rispettoso, anche attraverso l’ascolto critico. Sarebbe spiacevole, e non solo pedagogicamente sconveniente, che si insinuasse nei destinatari dell’intervento educativo, il dubbio che basti urlare di più e interrompere frequentemente per far prevalere le proprie ragioni. Mi sembrerebbe il contrario dell’Istruzione. E dell’educazione. (Lettera a La Repubblica di venerdì 18 dicembre 2009).

Uno spettacolo, quello a cui fa riferimento la collega, che andrebbe mostrato in tutte le scuole d’Italia a mo’ di negativissimo esempio. Tuttavia, a parziale giustificazione della signorina Gelmini, è giusto ricordare che in realtà, come ministro della Pubblica Istruzione, è solo una zelante esecutrice di decisioni altrui: non si può pretendere che ogni momento stia lì a sforzarsi di rammentare l’alto incarico che ricopre...

 

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Per la serie "Le inaccettabili": Mariastella Gelmini

Per la serie Le inaccettabili: Mariastella Gelmini

 

Mariastella Gelmini (signorina ministro della Pubblica Istruzione): La sinistra cerca di far passare l’idea che il presidente quell’aggressione in qualche modo se la sia andata a cercare, e questo è inaccettabile. (La Repubblica, giovedì 17 dicembre 2009). Quando la signorina ministro parla ex cathedra bisogna tacere e ascoltare: lei se ne intende, non c’è dubbio, di ciò che il Berlusconi si va a cercare e di ciò che no.

 

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(su) Mariastella Gelmini (signorina ministro della Pubblica Istruzione): Stop del Consiglio di Stato alla riforma delle scuole superiori che, nell’intenzione del ministro Mariastella Gelmini, dovrebbe partire dal prossimo anno scolastico. Il Consiglio di Stato contesta che i regolamenti emanati dal ministro vanno ben al di là della delega concessa dal Parlamento. Meno ore, meno materie, con l’obiettivo di ridurre i costi e il personale, non rientrano nella delega che prevede, secondo i magistrati, “la sola ridefinizione dei curricula vigenti nei diversi ordini di scuola anche attraverso la razionalizzazione dei piani di studio e relativi quadri orari”. Il secondo punto riguarda la creazione dei Dipartimenti scolastici per la valutazione, che porterebbero alla cancellazione di fatto dei collegi dei docenti, in contrasto con la legge sull’autonomia scolastica. Il Consiglio di Stato chiede al ministero di chiarire i punti contestati e si riserva il giudizio definitivo. (La Repubblica, martedì 15 dicembre 2009). Ma perché, una signorina ministro non può fare quel che le pare infischiandosene del Parlamento? No? Ne siete proprio sicuri? Eh, mamma mia, bisognerebbe essere una professoressa di Educazione civica per conoscere tutte queste minuzie.

 

Meglio Ridere... di Quelli che fanno Piangere!

 

(su) Mariastella Gelmini (signorina ministro della Pubblica Istruzione): Gliel’ho consigliato io alla Gelmini di dire di inasprire le pene per chi contesta le manifestazioni. (Ignazio La Russa, La Repubblica, lunedì 14 dicembre 2009). Non bastavano il Berlusconi, il Tremonti, il Sacconi, il Brunetta: adesso anche il La Russa mette in bocca alla signorina ministro tutto quello che vuole. La signorina ministro non ha forse idee personali?

 

Meglio Ridere... di Quelli che fanno Piangere!

 

(su) Mariastella Gelmini (signorina ministro della Pubblica Istruzione), Raffaele Bonanni (segretario della Cisl) e Luigi Angeletti (segretario della Uil): Il governo sta demolendo i settori della conoscenza e attraverso i tagli sta destrutturando l’intero sistema pubblico italiano. Ci sono in campo due idee alternative: da un lato quella dell’esecutivo, che ad esempio vuole distruggere il diritto all’apprendimento di qualità per tutti, dall’altro quello della Cgil, che pensa che dalla crisi si esce investendo in conoscenza, innovazione e ricerca. Sono due concezioni sociali inconciliabili... Cisl e Uil? Ho l’impressione che, a prescindere dal merito, dicano sempre sì al governo. (Mimmo Pantaleo, segretario generale della Flc-Cgil, intervistato da left n°49 di venerdì 11 dicembre 2009). Noi di ScuolAnticoli siamo rimasti gli unici così gentiluomini da rivolgerci alla signorina ministro Mariastella Gelmini, quando si tratta di Scuola, come se fosse davvero lei il ministro della Pubblica Istruzione. Gli altri si rivolgono direttamente al governo o al Tremonti. (Quanto al Bonanni e all’Angeletti, abbiamo deciso di non parlarne più: è giusto che se lo godano in pace, il rapporto preferenziale che hanno col berluscismo e i cospicui premi-fedeltà che probabilmente ne sono derivati e ne derivano, senza che nessuno li disturbi...)

 

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Per la serie "I distruttori della Scuola italiana": Tremonti, Gelmini, Moratti, Padoa Schioppa e Fioroni.

Per la serie "I distruttori della Scuola italiana": Tremonti, Gelmini, Moratti, Padoa Schioppa e Fioroni.

Per la serie "I distruttori della Scuola italiana": Tremonti, Gelmini, Moratti, Padoa Schioppa e Fioroni.

Per la serie "I distruttori della Scuola italiana": Tremonti, Gelmini, Moratti, Padoa Schioppa e Fioroni.

Per la serie "I distruttori della Scuola italiana": Tremonti, Gelmini, Moratti, Padoa Schioppa e Fioroni.

Per la serie I distruttori della Scuola italiana: Tremonti, Gelmini, Moratti, Padoa Schioppa e Fioroni (per Berlinguer non c’era spazio).

 

(su) Giulio Tremonti (ministro dell’Economia, del Tesoro, delle Finanze e ― tirando i fili di Mariastella Gelmini ― liquidatore della Pubblica Istruzione), Mariastella Gelmini (ministro della Pubblica Istruzione per conto di Giulio Tremonti), Letizia Moratti (ex ministro della Pubblica Istruzione, oggi sindaco di Milano per conto della Lega e di Cièlle) Tommaso Padoa Schioppa (ex ministro dell’Economia e della Prosopopea, oggi rifluito chissà dove) e Giuseppe “Beppe” Fioroni (ex ministro della Pubblica Istruzione, oggi piddìno papista a tempo pieno): Il governo Berlusconi mantiene la promessa: 36.218 docenti e 4.945 classi in meno, a fronte di un aumento di 37.876 alunni”. È un commento frutto di un’analisi di Legambiente sui tagli dal 2002 al 2010. 322 istituzioni scolastiche aggregate, 68 piccoli plessi chiusi e 36.218 cattedre cancellate. Nel dossier si dà conto di otto anni spesi a ridurre le risorse finanziarie delle scuole pubbliche e a incrementare quelle delle private. Altron indicatore significativo della china in discesa della Scuola italiana è il precariato. Secondo lo studio di Legambiente, infatti, dal 2002 al 2010 si sono persi 29.302 docenti di ruolo, per arrivare nell’anno scolastico 2008 - 2009 a un 15,66% di precari (130.835) nel corpo docente, di cui ben 110.533 licenziati al termine delle attività didattiche. E non va meglio per i 90.026 docenti di sostegno, di cui oggi il 43,8% (39.428) è precario, spesso senza specializzazione e comunque impossibilitato a garantire la continuità necessaria. E anche il personale Ata è sempre più precario: dal 72,52% di collaboratori scolastici a tempo indeterminato nel 2001 - 2002, siamo scesi quest’anno al 60,37%. Il precariato rappresenta uno svilimento della figura professionale dell’insegnante, sulla quale evidentemente si vuole investire sempre di meno, se si considera che le risorse per la formazione sono scese del 27,64% rispetto allo scorso anno. Mentre le risorse per l’integrazione degli alunni con cittadinanza non italiana, che sono aumentati dal 2001 a oggi del 282,29% (da 164.499 a 628.876) sono rimaste invariate. (Terra, martedì 8 dicembre 2009). Però, in compenso, è aumentato il peso delle tasse sui Lavoratori, i criminali fiscali hanno potuto continuare a evaderle e la crescente diseguaglianza economica così prodotta (in Italia e nel resto del mondo) ha finanziato le speculazioni che hanno prodotto una crisi mondiale e decine di milioni di disoccupati. Vuoi mettere se invece ci tenevamo la Scuola?

 

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Per la serie "Ministri dalle larghe vedute": Mariastella Gelmini.

Per la serie Ministri dalle larghe vedute: Mariastella Gelmini.

 

Mariastella Gelmini (ministro della Pubblica Istruzione) su Silvio Berlusconi: Quando lo accuseranno per Ustica e la strage di Bologna? (La Repubblica, lunedì 30 novembre 2009). Neanche a una futura mamma, signorina ministro,

è consentito dire e non dire su certe cose: se davvero sa qualcosa su quelle stragi, si rivolga al più presto

alla magistratura. Anche a costo di dover incrociare, per le scale o nei corridoi di qualche palazzo di Giustizia, pentiti come Gaspare Spatuzza.

 

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Per la serie "Ministri dalle larghe vedute": Mariastella Gelmini.

Per la serie Ministri dalle larghe vedute: Mariastella Gelmini.

 

(su) Mariastella Gelmini (ministro della Pubblica Istruzione): Poche settimane fa è stato presentato un disegno di legge sull’Università. I grandi mezzi di comunicazione non hanno finora dato ampi spazi ai suoi contenuti e alle valutazioni espresse in varie sedi. Eppure si tratta di scelte decisive per il futuro del Paese. Ho trovato, a proposito del progetto del ministro Gelmini, solo poche annotazioni. Mi hanno colpito, comunque, quelle che fanno leva sul potere di cui disporrebbero i professori universitari e che elogiano il progetto Gelmini in quanto mirato a indebolire il suddetto potere. E l’indebolimento avrebbe la propria base in una riforma mirata a privilegiare le domende del mercato: negli atenei, insomma, si dovrebbe insegnare solo ciò che è utile per le imprese che assumeranno i futuri laureati. Mi preoccupano il diffondersi di una simile concezione della cultura e l’ipotesi che essa trovi consenso fra i cittadini. Se davvero la cultura va al mercato, allora non c’è più spazio per un Montale o per un Einstein, e al posto di una società civile e responsabile resta soltanto una massa informe e facile da governare.

(Enrico Bellone su Le Scienze n°496, dicembre 2009, lunedì 30 novembre 2009).

 

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(su) Mariastella Gelmini (signorina ministro della Pubblica Istruzione): In Sardegna il Tribunale accoglie il ricorso di 18 genitori: il ministro ha ridotto la presenza degli insegnanti di sostegno. Il Tar dà torto alla Gelmini: più assistenza per i disabili. (Titoli de L’Unità di lunedì 23 novembre 2009). Possibile che la signorina ministro non capisca che l’assistenza ai Bambini disabili non riguarda solo i Bambini disabili e i loro genitori, ma potenzialmente qualsiasi genitore? Eppure dicono che sia incinta.

 

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Per la serie "Le belle famiglie allargate di certi poveri innocenti": Giancarlo Abelli, Alessandro Cattaneo, Ambrogio Cotta, Vittorio Poma, Rosanna Gariboldi, Giuseppe Grossi, Roberto Formigoni, Rocco Buttiglione, Ignazio La Russa, Mariastella Gelmini e Giorgio Patelli.

Per la serie "Le belle famiglie allargate di certi poveri innocenti": Giancarlo Abelli, Alessandro Cattaneo, Ambrogio Cotta, Vittorio Poma, Rosanna Gariboldi, Giuseppe Grossi, Roberto Formigoni, Rocco Buttiglione, Ignazio La Russa, Mariastella Gelmini e Giorgio Patelli.

Per la serie "Le belle famiglie allargate di certi poveri innocenti": Giancarlo Abelli, Alessandro Cattaneo, Ambrogio Cotta, Vittorio Poma, Rosanna Gariboldi, Giuseppe Grossi, Roberto Formigoni, Rocco Buttiglione, Ignazio La Russa, Mariastella Gelmini e Giorgio Patelli.

Per la serie "Le belle famiglie allargate di certi poveri innocenti": Giancarlo Abelli, Alessandro Cattaneo, Ambrogio Cotta, Vittorio Poma, Rosanna Gariboldi, Giuseppe Grossi, Roberto Formigoni, Rocco Buttiglione, Ignazio La Russa, Mariastella Gelmini e Giorgio Patelli.

Per la serie "Le belle famiglie allargate di certi poveri innocenti": Giancarlo Abelli, Alessandro Cattaneo, Ambrogio Cotta, Vittorio Poma, Rosanna Gariboldi, Giuseppe Grossi, Roberto Formigoni, Rocco Buttiglione, Ignazio La Russa, Mariastella Gelmini e Giorgio Patelli.

Per la serie "Le belle famiglie allargate di certi poveri innocenti": Giancarlo Abelli, Alessandro Cattaneo, Ambrogio Cotta, Vittorio Poma, Rosanna Gariboldi, Giuseppe Grossi, Roberto Formigoni, Rocco Buttiglione, Ignazio La Russa, Mariastella Gelmini e Giorgio Patelli.

Per la serie "Le belle famiglie allargate di certi poveri innocenti": Giancarlo Abelli, Alessandro Cattaneo, Ambrogio Cotta, Vittorio Poma, Rosanna Gariboldi, Giuseppe Grossi, Roberto Formigoni, Rocco Buttiglione, Ignazio La Russa, Mariastella Gelmini e Giorgio Patelli.

Per la serie "Le belle famiglie allargate di certi poveri innocenti": Giancarlo Abelli, Alessandro Cattaneo, Ambrogio Cotta, Vittorio Poma, Rosanna Gariboldi, Giuseppe Grossi, Roberto Formigoni, Rocco Buttiglione, Ignazio La Russa, Mariastella Gelmini e Giorgio Patelli.

Per la serie "Le belle famiglie allargate di certi poveri innocenti": Giancarlo Abelli, Alessandro Cattaneo, Ambrogio Cotta, Vittorio Poma, Rosanna Gariboldi, Giuseppe Grossi, Roberto Formigoni, Rocco Buttiglione, Ignazio La Russa, Mariastella Gelmini e Giorgio Patelli.

Per la serie "Le belle famiglie allargate di certi poveri innocenti": Giancarlo Abelli, Alessandro Cattaneo, Ambrogio Cotta, Vittorio Poma, Rosanna Gariboldi, Giuseppe Grossi, Roberto Formigoni, Rocco Buttiglione, Ignazio La Russa, Mariastella Gelmini e Giorgio Patelli.

Per la serie "Le belle famiglie allargate di certi poveri innocenti": Giancarlo Abelli, Alessandro Cattaneo, Ambrogio Cotta, Vittorio Poma, Rosanna Gariboldi, Giuseppe Grossi, Roberto Formigoni, Rocco Buttiglione, Ignazio La Russa, Mariastella Gelmini e Giorgio Patelli.

Per la serie Le belle famiglie allargate di certi poveri innocenti: Giancarlo Abelli, Alessandro Cattaneo, Ambrogio Cotta, Vittorio Poma, Rosanna Gariboldi, Giuseppe Grossi, Roberto Formigoni, Rocco Buttiglione, Ignazio La Russa, Mariastella Gelmini e Giorgio Patelli.

 

(su) Giancarlo Abelli (pidiellìno deputato e vicecoordinatore nazionale del Pidièlle): “Il Faraone è tornato e saprà distinguere tra amici e nemici,” tuona minaccioso Giancarlo Abelli... Non meno di duecento persone capeggiate dal sindaco pavese Alessandro Cattaneo, cui sfugge una lacrimuccia, da quello di Vigevano Ambrogio Cotta, dal presidente della provincia Vittorio Poma e dai “generali” della sanità lombarda, omaggiano il Faraone redivivo. Il quale rivela, commosso, di aver appena ricevuto una lettera dalla sua signora Rosanna Gariboldi, ex assessore alla provincia di Pavia, in carcere per associazione a delinquere e riciclaggio di 22 milioni di euro insieme a Giuseppe Grossi, il ras delle bonifiche ambientali, quello che regalava orologi a politici e funzionari (per 6 milioni e mezzo di euro) come un distintivo di appartenenza al suo clan. Lady Abelli, come la chiamano a Milano, in cella si dispera, “ma noi siamo forti,” avverte il marito in quel melting pot di ex democristiani, ex socialisti, ex fascisti ed ex comunisti confluiti nel nuovo potere berlusco-ciellino, “e se qualche finto amico pensa che il vecchio leone sia ferito e vuole tirargli un calcio, si sbaglia di grosso. Il leone è vivo, e il suo morso è ancora potente”. Come quello della leonessa, che il tribunale del riesame, oltre ai pm Laura Pedio e Gaetano Ruta, considerano dotata di “una capacità criminale non comune” e parte di “un meccanismo ben lungi dall’essere completamente disvelato”... La maschia esternazione del Faraone (detto anche “Telefonino” per il ruolo di comunicazione via cellulare ricoperto da anni tra il governatore della Lombardia, Roberto Formigoni, e Silvio Berlusconi) segue di pochi giorni quella al fianco di Rocco Buttiglione nel castello di Bereguardo, dove Abelli scolpì una scomunica per “la lobby degli omosessuali, perché gli esseri umani sono necessariamente o uomini o donne”... Ma che ci faceva Mariastella Gelmini all’incontro con il governatore e con il coordinatore del Pidièlle La Russa? Il ministro della Pubblica Istruzione, finora considerata possibile candidata alla presidenza della Lombardia per il Pidièlle in caso di dipartita di Formigoni, aspetta un figlio da Giorgio Patelli, immobiliarista bergamasco, già socio della Tecno-Geo, che ha fatto parte ― alla faccia del conflitto di interessi ― del comitato regionale per le valutazioni di impatto ambientale sull’apertura di nuove cave, cui sono molto interessati i pm... I nuovi filoni d’inchiesta pullulano, e non si sa dove potranno portare. (Alberto Statera su La Repubblica di domenica 22 novembre 2009). Noi preferiremmo nascere in una compagnia diversa.

 

Meglio Ridere... di Quelli che fanno Piangere!

 

Per la serie "La ministra presciolosa fece le 'riforme' cieche": Mariastella Gelmini.

Per la serie La ministra presciolosa fece le riforme cieche: Mariastella Gelmini.

 

(su) Mariastella Gelmini (ministro della Pubblica Istruzione): Quest’anno, per i tagli del duo Tremonti-Gelmini, i bambini e i ragazzi disabili hanno perso la metà dei loro diritti: ore di sostegno dimezzate, assistenza inesistente, accesso allo studio ― di fatto ― negato. I dati dell’anno 2009 - 2010 segnalano un taglio di circa 500 insegnanti di sostegno, con un aumento però di oltre 4.000 bambini e ragazzi disabili. E questo vuol dire che la maggioranza di essi, che ieri avevano diritto a 18 ore di sostegno alla settimana, oggi arriva a malapena a nove. (Maria Novella De Luca e Salvo Intravaia su La Repubblica di mercoledì 18 novembre 2009). Solo il Maroni può fare dei Migranti delle non persone? E la Gelmini? Non può anche lei fare dei Bambini e dei Ragazzi disabili delle non persone? Come, del resto, ha già fatto dei Lavoratori cosiddetti precari? Dicono che sia incinta, la signorina Gelmini. Ma a noi, per il momento, risulta che quel che sta mettendo al mondo è un’intera Scuola. Disabile. E senza alcun sostegno. Le auguriamo di tutto cuore che non si ripercuota sulla felicità della sua gravidanza, questo misfatto.

 

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Per la serie "Inoperosa io? Dipende da dove mi si guarda": Mariastella Gelmini.

Per la serie Inoperosa io? Dipende da dove mi si guarda: Mariastella Gelmini.

 

(su) Mariastella Gelmini (signorina ministro della Pubblica Istruzione): Nel curriculum pubblicato sul sito del governo, Mariastella Gelmini dichiara di essere stata presidente del Consiglio comunale di Desenzano del Garda fino al 2002. Dimenticando, così, di essere stata sfiduciata per “inoperosità” nel 2000 da una mozione votata dall’opposizione con la Lega ed esponenti di Forza Italia e Aènne. (Il venerdì di Repubblica, venerdì 30 ottobre 2009).

 

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Mariastella Gelmini (ministro della Pubblica Istruzione): Si risparmierebbero 1,5 miliardi di euro solo facendo tornare i bidelli a pulire le scuole. (L’Unità, domenica 25 ottobre 2009). Non le basta licenziare decine di migliaia di Insegnanti e di Non docenti: vorrebbe mettere in mezzo a una strada anche decine di migliaia di Lavoratori delle imprese di pulizia. Chiediamo scusa alla signorina ministro: non è solo una marionetta del Tremonti.

Sbarazzarsi degli Esseri Umani piace anche lei.

 

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Per la serie "De gustibus non est disputandum": Mariastella Gelmini e Maurizio Lupi.

Per la serie "De gustibus non est disputandum": Mariastella Gelmini e Maurizio Lupi.

Per la serie De gustibus non est disputandum: Mariastella Gelmini e Maurizio Lupi.

 

(su) Mariastella Gelmini (signorina ministro della Pubblica Istruzione) e Maurizio Lupi (pidiellìno): Nell’aula si discute del decreto sui precari della scuola o “lodo salva Gelmini”, come l’hanno battezzato dall’opposizione dopo la bocciatura del Tar e l’incombente commissariamento. Non c’è tempo da perdere. Ma ministro e capigruppo del centrodestra si accorgono che non ci sono i numeri. Chiedono la sospensione dei lavori. Niente da fare: mancano 20 pidiellìni e 4 leghisti, il Pidì è presente, la maggioranza va sotto per dieci voti e lo stop non passa. Si passa all’esame del primo, decisivo comma: contratti a tempo dei precari, che il governo non vorrebbe trasformare a tempo indeterminato, e maturazione della loro anzianità pensionistica durante il precariato, che il decreto vuole evitare. L’opposizione propone di cancellarlo del tutto. La Gelmini vede nero. Il berlusconiano Maurizio Lupi prima apre la votazione, poi concede la parola a tre deputati di maggioranza, che fanno melina, e in dodici (tra cui la Lussana) riescono a precipitarsi alle postazioni. A quel punto sì, Lupi chiude le votazioni e il centrodestra la spunta per due voti: 271 a 269. (La Repubblica, mercoledì 21 ottobre 2009). Lasciamo perdere il povero berlusconiano Lupi (lo si potrebbe considerare moralmente responsabile del proprio comportamento non istituzionale se la signorina ministro Mariastella Gelmini, ipoteticamente, emanasse effluvi che a un innamorato del premier risultano irresistibili?) e notiamo che il comma approvato, se il resoconto de La Repubblica è esatto, dice: 1°, che la signorina ministro Mariastella Gelmini non vuole trasformare i contratti a tempo determinato dei Precari in contratti a tempo indeterminato, cioè vuole che i Precari restino tali per tutta la vita; 2°, che la signorina ministro Mariastella Gelmini non vuole che i Precari, mentre restano tali per tutta la vita, maturino la loro anzianità pensionistica: vuole, cioè, che i Precari la pensione non la maturino mai.

 

Meglio Ridere... di Quelli che fanno Piangere!

 

Per la serie "Le grandi Signore (e Signorine) con la Falce": Mariastella Gelmini.

Per la serie Le grandi Signore (e Signorine) con la Falce: Mariastella Gelmini.

 

(su) Mariastella Gelmini (ministro, incredibile dictu, della Pubblica Istruzione): Cosa c’è nel futuro di chi studierà nella Scuola “riformata”? Meno ore di lezione e meno materie per tutti... Al liceo classico, dove le sperimentazioni coprono l’80% dei corsi, le ore calano drasticamente. È il caso della sperimentazione in lingua straniera (circolare ministeriale 198/092) che lascerà sul campo, in media, 3 ore settimanali di lezione. Stesso discorso per i licei scientifici: calano le ore di Latino, Inglese, Matematica e Fisica, recuperano parzialmente solo le ore di Scienze... Negli istituti tecnici e nei professionali, si scende dalle 36 ore del tecnico commerciale, dalle 38 del tecnico industriale, dalle 40 dei professionali, a 32 ore settimanali per tutti. (La Repubblica, venerdì 16 settembre 2009). Perché falcia la Scuola, la signorina ministro Mariastella Gelmini? Per pagare meno stipendi. Perché? Per non far pagare ai ladri le tasse per pagare quegli stipendi. E chi saranno mai i Bambini e i Ragazzi italiani, chi saranno mai i nostri Figli, che cosa sarà mai la nostra Scuola attaccata e saccheggiata, dinanzi ai ladri che nascosti nell’ombra derubano gli Italiani onesti ma a viso aperto entrano nelle cabine elettorali e votano per chi li lascia continuare a rubare?

 

Meglio Ridere... di Quelli che fanno Piangere!

 

Per la serie "Le signorine ministro": Mariastella Gelmini.

Per la serie Le signorine ministro: Mariastella Gelmini.

 

Mariastella Gelmini (ministro, incredibile dictu, della Pubblica Istruzione): È ora di passare dai giudizi ai voti anche per l’insegnamento della religione cattolica. Chiederò un parere al Consiglio di Stato per evitare contenziosi... Credo che l’ora di religione debba avere la stessa dignità delle altre materie. (La Repubblica, mercoledì 14 ottobre 2009). La signorina ministro che sostenne, un anno fa, che nelle scuole si debba insegnare la Costituzione (ridicolmente ignorando che lo studio della Costituzione fa parte da decenni dell’Educazione civica) ora ridicolmente ignora la Costituzione stessa: che nei suoi Principi Fondamentali, all’articolo 8, stabilisce che tutte le confessioni religiose sono egualmente libere davanti alla legge. Nelle Scuole italiane, invece, è libera di essere insegnata solo la religione cattolica. Ma alla signorina ministro questo “modesto privilegio non basta: vuole per la religione cattolica la stessa dignità della Matematica o dell’Italiano. E l’ebraica? E l’islamica? A loro niente. La signorina ministro conosce tanto bene la Costituzione della Repubblica, che crede che in Italia esista una religione di Stato.

 

Meglio Ridere... di Quelli che fanno Piangere!

 

Mariastella Gelmini e i Precari secondo il quotidiano "Terra" di domenica 11 ottobre 2009.

Mariastella Gelmini e i Precari secondo il quotidiano "Terra" di domenica 11 ottobre 2009.

Mariastella Gelmini e i Precari secondo il quotidiano Terra di domenica 11 ottobre 2009.

 

(su) Mariastella Gelmini (ministro, incredibile dictu, della Pubblica Istruzione): Se entro 30 giorni la Gelmini non darà esecuzione alle sentenze del Tar del Lazio sulle graduatorie dei precari, a viale Trastevere arriverà un commissario ad acta che potrebbe rivedere oltre 4.000 immissioni in ruolo e più di 100.000 supplenze assegnate tra agosto e settembre... La querelle tra i precari, 500.000 in tutto, e il ministro, inizia lo scorso aprile, quando Mariastella Gelmini emana il decreto per l’aggiornamento delle graduatorie “ad esaurimento” per il biennio 2009/2011. Provvedimento che prevede una novità: graduatorie bloccate per due anni e possibilità di inserimento soltanto in coda in province (tre) diverse da quella di appartenenza. Anche se nessuno lo dice apertamente, l’accorgimento tutela i supplenti delle regioni settentrionali, quasi sempre con punteggi inferiori ai colleghi del meridione... (La Repubblica, domenica 11 ottobre 2009). Cose che succedono alle poverine presentate dai giardinieri di Arcore ai premier di governi che odiano la Costituzione, i Diritti e l’uguaglianza dei Cittadini (e dei Non cittadini) dinanzi alle leggi.

 

Meglio Ridere... di Quelli che fanno Piangere!

 

Mariastella Gelmini.

Mariastella Gelmini.

 

Mariastella Gelmini (ministro, incredibile dictu, della Pubblica Istruzione): Sono contraria al fatto che i bidelli non puliscano le scuole e si appaltino le pulizie all’esterno. È uno spreco di risorse pubbliche. Abbiamo un sistema d’istruzione nel quale vanno individuati gli sprechi e le sacche di inefficienza. Ci sono dirigenti scolastici che sanno fare il proprio mestiere, e quindi anche garantire scuole pulite, e altri che non sono capaci. È arrivato il momento di affrontare il tema del reclutamento e della valutazione, per vedere chi vale e chi non vale. (La Repubblica, giovedì 8 ottobre 2009). Non le basta licenziare 130.000 fra Docenti e Non docenti. Vuol mettere in mezzo a una strada anche i Dipendenti (naturalmente precari) delle ditte di pulizia esterne. E le loro famiglie. Non ci stupisce: come direbbe il Berlusconi, sappiamo bene la Gelmini di che pasta è fatta... Quanto alla valutazione, e al vedere chi vale e chi non vale, potremmo anche essere d’accordo. Purché, s’intende, non ci faccia valutare dal giardiniere di Arcore, o non ci costringa ad andare fino a Reggio Calabria per farci esaminare. E purché poi non pretenda di “premiarci” coi soldi sottratti alla Scuola, ai Bambini, ai Ragazzi, ai Lavoratori licenziati, perché saremmo costretti a sputarci sopra.

 

Meglio Ridere... di Quelli che fanno Piangere!

 

(su) Mariastella Gelmini (incredibile dictu, ministro della Pubblica Istruzione): Il ministro Gelmini è una bugiarda. La Flc-Cgil non ha condiviso né firmato alcuna intesa relativa ai contratti di disponibilità, che sono una vera e propria presa in giro per i precari. (Mimmo Pantaleo, segretario Flc-Cgil. La Repubblica, mercoledì 30 settembre 2009).

 

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Mariastella Gelmini (incredibile dictu, ministro della Pubblica Istruzione): Bisogna dare il canone solo a quei programmi che meritano di averlo. (La Repubblica, martedì 29 settembre 2009). Certo non è mai bello quando un ragazzo perde l’anno, ma una Scuola che promuove tutti rinuncia a formare i ragazzi. (Terra, martedì 29 settembre 2009). In una che da Brescia, per essere promossa avvocato, è andata a sostenere l’esame di abilitazione a Reggio Calabria, questo improvviso amore per la meritocrazia è un po’ sospetto... Sa tanto di captatio benevolentiae... Non ci convince, signorina: bocciata.

 

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(su) Mariastella Gelmini (incredibile dictu, ministro della Pubblica Istruzione): Fate un applauso a Mariastella Gelmini, che la Sinistra vuol far passare come il simbolo sexy del governo; e solo Italo Bocchino dice che è vero, ma è in minoranza. (La Repubblica, lunedì 28 settembre 2009). A volte il Berlusconi, che di solito è tristemente inequivoco, diventa incomprensibile. Questo accostamento tra la Gelmini e il Bocchino, per esempio, saremo stupidi ma non l’abbiamo proprio capito. Però siamo certi che lui, da sé, si capisce e come.

 

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Mariastella Gelmini (incredibile dictu, ministro della Pubblica Istruzione): Quando si insulta il presidente (= il Berlusconi, n.d.r.) si insultano tutti gli Italiani. (La Repubblica, domenica 27 settembre 2009). Ciò significa che anche quando al Berlusconi si fa un piacerino, lo si fa a tutti gli Italiani... Ma è proprio sicura, signorina ministro,

che tutti gli Italiani lo gradirebbero?

 

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Mariastella Gelmini (incredibile dictu, ministro della Pubblica Istruzione): Si vuole sovvertire un governo eletto dal popolo attraverso operazioni di palazzo che nulla hanno a che fare con l’opinione degli Italiani (left, venerdì 25 settembre 2009). La signorina dimentica che al “popolo” non passava neanche per l’anticamera del cervello, quando votò, che si sarebbe ritrovato come ministro della Pubblica Istruzione una tizia presentata al Berlusconi dal giardiniere del Berlusconi.

 

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Mariastella Gelmini (ministro ― ci perdoni, onorevole Tremonti, ma formalmente lo è ― della Pubblica Istruzione): Mi sento di chiedere scusa alle famiglie dei militari caduti in Afghanistan: è davvero triste apprendere che in alcune scuole si sia deciso di non osservare il minuto di silenzio in memoria dei militari italiani caduti in Afghanistan. La missione fondamentale della scuola è educare alla cittadinanza, dunque quelli che operano al suo interno dovrebbero rispettare e insegnare a rispettare persone che, correndo rischi altissimi, lavorano per riportare la civiltà in zone devastate, costruendo scuole e ospedali. L’idea che, per motivi di polemica politica, alcuni docenti e dirigenti scolastici abbiano voluto deliberatamente mancare di rispetto a chi ha dato la propria vita per portare pace e sicurezza nel mondo, è una cosa che riempie di amarezza. (La Repubblica, martedì 22 settembre 2009). Ci sentiamo di chiedere scusa alle famiglie dei militari caduti in Afghanistan: è davvero triste, e riempie di amarezza, che certi ministri strumentalizzino la tragica morte dei vostri cari, uccisi in guerra contro larticolo 11 della Costituzione, per colpire anche larticolo 33, che sancisce la libertà di insegnamento, e costringere bambini di pochi anni ad affrontare idee di violenza, di guerra e di morte.

 

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(su) Daniela Santanchè (ex neofascista, ex aennìna, ex parlamentare, ex candidata de La Destra di Francesco Storace, oggi non si capisce bene che cosa sia): Milano, protesta contro il burqua: tensione alla festa del Ramadan. Santanché: “Mi hanno aggredita”. La replica: “Provocatrice”. E due ministri, Mariastella Gelmini e Franco Frattini, scendono in campo in sua difesa. (La Repubblica, lunedì 21 settembre 2009).

 

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Mariastella Gelmini (ministro della Pubblica Istruzione): Studenti e personale scolastico che manifestino febbre o sindrome simil-influenzale devono responsabilmente rimanere a casa nel proprio ed altrui interesse. (La Repubblica, sabato 19 settembre 2009). Col primo giorno di malattia rubato dallo stipendio da quell’incontinente verbale del suo collega Brunetta? Vada a dirlo a lui: noi non ce lo possiamo permettere.

 

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Mariastella Gelmini (ministro della Pubblica Istruzione): In alcune classi la presenza degli immigrati sfiora quasi il 100%. E allora è chiaro che queste non sono le condizioni adatte per favorire l’integrazione, perché la scuola assolva alla funzione di integrare. Per questo stabiliremo un tetto del 30% per classe alla presenza degli studenti stranieri... Chi fa politica deve farla fuori dagli edifici scolastici. Si tratta di una minoranza che piega la scuola ai suoi interessi di parte. Alcuni dirigenti scolastici e insegnanti, una minoranza, disattendono l’attuazione delle riforme tentando di mantenere il modulo anche se il modulo è stato abolito con il passaggio al maestro unico prevalente. (Terra, martedì 15 settembre 2009). Grazie, Mariastella, ottima definizione del governo di cui occupi una poltrona: una minoranza che piega la scuola ai suoi interessi di parte. E che piegando la Scuola prende due piccioni con una fava (absit iniuria verbis “minoranza”, “piegando”, “prende”, “piccioni” et “fava”): favorisce la Chiesa e gli altri mercanti d’istruzione (alcuni avidi solo di denaro, altri anche di giovani menti e qualcuno anche di giovani corpi) e grazie ai soldi rubati alla Scuola può lasciare impuniti i delinquenti fiscali che per essa votano. Presidi e insegnanti che criticano la riforma si dimettano e si facciano eleggere. (La Repubblica, martedì 15 settembre 2009). Invece di dimetterci e farci eleggere, Mariastella, non potremmo anche noi farci presentare al Berlusconi dal suo giardiniere?

 

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(su) Mariastella Gelmini (ministro della Pubblica Istruzione): Un’Italia leggermente schifosa... un’Italia sporca... Ma gli stiamo facendo un mazzo così... gli abbiamo tolto l’acqua in cui nuotare, li stiamo facendo morire con il volto dolce della Carfagna e l’aria finta ingenua della Gelmini. (Renato Brunetta, ministro della Funzione pubblica. La Repubblica, sabato 12 settembre 2009). E come ci è arrivato, lui, a vedere che faccia hanno la Carfagna e la Gelmini?

 

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(su) Mariastella Gelmini (ministro della Pubblica Istruzione): Quando il ministro Mariastella Gelmini parla dei problemi della scuola pubblica assume un atteggiamento di distacco, sembra che l’argomento non la riguardi, anzi, ne parla quasi con disprezzo. (Mimmo Pantaleo, segretario generale della Flc Cgil; left, venerdì 11 settembre 2009). Ma no, perché parlare di disprezzo? Forse a conferirle quell’espressione perennemente disgustata è solo un cattivo sapore in bocca. Perenne. Prima di pensar male di una persona, poverina, bisognerebbe domandarsi: ma che vita fa? O meglio: che vita le fanno fare?

 

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Le metamorfosi di Mariastella: a giugno del 2008, a settembre del 2008, a giugno del 2009, a settembre del 2009... A questo punto, ScuolAnticoli non può non dichiararsi formalmente in ansia: tutti si preoccupano per il Berlusconi, tutti si domandano come stia e come non stia. E Mariastella? Possibile che nessuno trepidi per lei?

Le metamorfosi di Mariastella: a giugno del 2008, a settembre del 2008, a giugno del 2009, a settembre del 2009... A questo punto, ScuolAnticoli non può non dichiararsi formalmente in ansia: tutti si preoccupano per il Berlusconi, tutti si domandano come stia e come non stia. E Mariastella? Possibile che nessuno trepidi per lei?

Le metamorfosi di Mariastella: a giugno del 2008, a settembre del 2008, a giugno del 2009, a settembre del 2009... A questo punto, ScuolAnticoli non può non dichiararsi formalmente in ansia: tutti si preoccupano per il Berlusconi, tutti si domandano come stia e come non stia. E Mariastella? Possibile che nessuno trepidi per lei?

Le metamorfosi di Mariastella: a giugno del 2008, a settembre del 2008, a giugno del 2009, a settembre del 2009... A questo punto, ScuolAnticoli non può non dichiararsi formalmente in ansia: tutti si preoccupano per il Berlusconi, tutti si domandano come stia e come non stia. E Mariastella? Possibile che nessuno trepidi per lei?

Le metamorfosi di Mariastella: a giugno del 2008, a settembre del 2008, a giugno del 2009, a settembre del 2009... A questo punto, ScuolAnticoli non può non dichiararsi formalmente in ansia: tutti si preoccupano per il Berlusconi, tutti si domandano come stia e come non stia. E Mariastella? Possibile che nessuno trepidi per lei?

 

Mariastella Gelmini (ministro della Pubblica Istruzione): I risultati della ricerca Ocse evidenziano una serie di criticità del sistema scolastico italiano che ho più volte segnalato. In primo luogo serve la valutazione dei docenti legata alla progressione di carriera. Poi l’Ocse conferma che non sempre la qualità della scuola è legata alla quantità delle ore di lezione e alle risorse investite. È indispensabile accelerare le riforme. (La Repubblica, mercoledì 9 settembre 2009). Mariastella finge di ignorare che i dati Ocse contano come ore di insegnamento solo le ore trascorse in classe. Se contassero anche quelle trascorse nei laboratori, o in attività che si realizzano all’esterno degli edifici scolastici, le ore di scuola dei Bambini e dei Ragazzi italiani (grazie non solo alla Destra, ma anche alla finta “sinistra”) risulterebbero assai meno di quelle dei loro coetanei non solo europei, ma anche asiatici. Che cos’è un ministro che finge di ignorare la verità? Un bugiardo? Un imbroglione? Ma no, via: forse la poverina non finge di ignorare. Forse ignora e basta.

 

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La copertina di left n°36 di venerdì 11 settembre 2009. (Clicca per ingandire entrambe le immagini: nel caso di quella di destra, però, a tuo rischio e pericolo...)

La copertina di left n°36 di venerdì 11 settembre 2009. (Clicca per ingandire entrambe le immagini: nel caso di quella di destra, però, a tuo rischio e pericolo...)

La copertina di left n°36 di venerdì 11 settembre 2009.

(Clicca per ingandire entrambe le immagini: nel caso di quella di destra, però, a tuo rischio e pericolo...)

 

(su) Mariastella Gelmini (ministro della Pubblica Istruzione): Per i sindacati, la cosiddetta norma “salva precari” approvata ieri dal Consiglio dei ministri è una gigantesca truffa. Quanti sono i precari che dovrebbero “godere” della nuova normativa? I numeri ballano. (A fronte di 110.700 insegnanti che secondo la rivista Tuttoscuola rischiano la disoccupazione a causa delle cosiddetta riforma Gelmini), c’è chi parla di 16.000, chi di 10.000, mentre al ministero hanno optato per la media matematica: 12 - 13.000. Quanto si impegna a spendere il governo per sostenere questa minoranza di “fortunati”? Neanche un euro. Sarà solo una partita di giro. E riguarderà solo i supplenti che lo scorso anno hanno avuto un contratto annuale, da settembre a giugno. Questa minoranza riceverà un’indennità di disoccupazione (per 8 mesi chi ha meno di 50 anni, per 12 chi ne ha di più) che sarà del 60% della retribuzione per i primi 6 mesi, del 50 per il sesto e settimo mese e del 40 per i restanti uno o cinque mesi. Chi pagherà? L’Inps, coi contributi dei Lavoratori dipendenti. La minoranza “fortunata” avrà inoltre diritto (contro i colleghi meno “fortunati”) a una sorta di diritto di “prelazione” sulle supplenze temporanee. Chi pagherà? Le scuole. Le cui risorse, però, anno dopo anno sono state ridotte al lumicino. Chi pagherà la differenza? Le Regioni. Con quali soldi? Con quelli che avrebbero dovuto destinare a potenziare l’offerta formativa e a combattere la dispersione scolastica. Con il triste risultato accessorio (per i Bambini, i Ragazzi e le loro famiglie) che tutti avranno meno istruzione, ma chi vive nelle regioni meno ricche ne avrà ancora meno. E gli oltre 40.000 supplenti “brevi” scalzati dai precari “fortunati”? Resteranno a casa. (La Repubblica, mercoledì 9 settembre; left, venerdì 11 settembre; La Repubblica, domenica 13 settembre 2009).

 

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Mentre Mariastella fa la prova divano...

Da left n° 35 di

venerdì 4 settembre:

 

...110.700 Esseri Umani sono licenziati in tronco dal regime dell'odio e della paura.

Mentre Mariastella fa la prova divano, decine di migliaia di Insegnanti sono da lei definiti non necessari e licenziati in tronco

 

Mariastella Gelmini (ministro della Pubblica Istruzione): La sinistra fa credere che il precariato sia nato con questo governo. Non serve andare sui tetti per dimostrare attenzione (forse voleva dire per ottenere attenzione ma non ce l’ha fatta, n.d.r.), ma rimboccarsi le maniche... La scuola è stata pensata come un ammortizzatore sociale, senza stabilire quanti posti fossero davvero necessari. (La Repubblica, venerdì 4 settembre 2009). Dice posti ma parla di Esseri Umani. E dice che quegli Esseri Umani non sono necessari. La coerente e allucinante indifferenza dell’intera compagine berlusconiana nei confronti degli Esseri Umani (=il loro nazismo?, ai posteri l’ardua sentenza) si tradisce (o si toglie la maschera) ogni giorno di più. Come riderne? È sempre più difficile, ma forse si può almeno sorriderne ricordando che in fin dei conti, poverina, non è lei Hitler, non è lei che parla: altri parlano attraverso lei.

 

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(su) Mariastella Gelmini (ministro della Pubblica Istruzione quando il Tremonti ha altro da fare): “I presidi non devono criticare la politica del ministero. È una questione di lealtà nei confronti del datore di lavoro”. Marcello Limina, dirigente dell’Ufficio scolastico regionale dell’Emilia Romagna, alza la scure sui presidi emiliani. E punta il dito contro Daniela Turci, consigliera comunale del Pidì e numero uno dell’Istituto comprensivo 10 di Bologna, colpevole di “dichiarazioni disdicevoli” contro il ministro Mariastella Gelmini... Tutto nasce da una lettera aperta in cui il deputato pidiellìno Fabio Garagnani si era lamentato delle dichiarazioni anti-Gelmini rilasciate dalla Turci, che in qualità di responsabile del settore Scuola per il Pidì aveva criticato a mezzo stampa i tagli all’organico disposti dal ministero... E Limina prende carta e penna e risponde a Garagnani dandogli ragione:Sono d’accordo sul fatto che un dirigente debba mantenere un rapporto di lealtà nei confronti del datore di lavoro, e che dichiarazioni contro la politica del ministero sono disdicevoli. (La Repubblica, giovedì 27 agosto 2009). Già il fascismo impose a tutti i Pubblici Dipendenti e agli Insegnanti un giuramento che Pochissimi ebbero la forza e il coraggio di rifiutarsi di prestare. Il neofascismo in costruzione vuol fare altrettanto? Ci provino. Ma prima sostituiscano il ministro della Pubblica Istruzione, o l’operazione “fedeltà al regime” più che una tragedia sembrerà una farsa.

 

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Mariastella Gelmini secondo L’Unità di venerdì 21 agosto 2009. (Cliccala per ingrandirla, ma solo se sei di stomaco forte!)

Mariastella Gelmini secondo L’Unità di venerdì 21 agosto 2009.

(Cliccala per ingrandirla, ma solo se sei di stomaco forte!)

 

(su) Mariastella Gelmini (ministro della Pubblica Istruzione quando il Tremonti ha altro da fare): Docenti di religione rimessi in gioco da un provvedimento del ministero. A pochi giorni dagli esami di riparazione, il regolamento sulla valutazione degli alunni  ― sotto forma di decreto del presidente della Repubblica, pubblicato l’altro ieri dalla Gazzetta Ufficiale ― annulla temporaneamente la sentenza del Tar del Lazio che aveva estromesso i docenti di religione cattolica dall’attribuzione del credito scolastico ai ragazzi delle superiori. (La Repubblica, venerdì 21 agosto 2009). Giustizia è fatta, sconfitta la deriva laicista. (Giuseppe Fabiani, dipendente di Joseph Ratzinger col grado di vescovo emerito di Imola e membro della commissione della Cei per l’educazione cattolica, la Scuola e l’Università). Il ministro Gelmini aveva stabilito, per l’assegnazione dei posti in cattedra, che chi fa domande in altre province oltre alla “sua” debba mettersi in fondo alla lista azzerando il punteggio. Il 5 giugno il Tribunale amministrativo regionale del Lazio, accogliendo il ricorso degli insegnanti, aveva sospeso la decisione ministeriale. Ma la Gelmini ha inviato alle sedi periferiche la direttiva di non applicare l’ordinanza del Tar perché intende impugnarla presso il Consiglio di Stato. Il decreto Gelmini aveva inoltre vietato a chi avesse due abilitazioni il trasferimento del punteggio di servizio dall’una all’altra a seconda delle migliori prospettive di lavoro. Anche sotto questo aspetto il Tar, con una sentenza del novembre scorso, ha dato ragione ai ricorrenti consentendo lo spostamento dei punti. E anche qui il ministro ha reagito con l’ostruzionismo. (L’Unità, giovedì 20 agosto 2009). Mariastella (appalaudita da individui al soldo dello Stato straniero della Città del Vaticano) annulla per decreto le sentenze che non le piacciono. A nostro avviso, è un atto eversivo, antidemocratico e anticostituzionale: il potere esecutivo non solo aggredisce il potere giudiziario, ma lo fa senza nemmeno passare per il Parlamento. Di che ridere, dunque, per cercare di non piangere? Be’, per esempio del fatto che si tratta di un decreto del presidente della Repubblica. Evidentemente, Giorgio Napolitano ha ravvisato in esso i requisiti di eccezionalità e di urgenza che la Costituzione prevede...

 

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Mariastella Gelmini (ministro della Pubblica Istruzione quando il Tremonti è in altre faccende affaccendato e lei non è occupata col Berlusconi, sulla sentenza del Tar del Lazio che nelle scuole superiori vieta ai docenti di religione cattolica di partecipare in prima persona agli scrutini e boccia il credito formativo per chi sceglie la religione cattolica): Faremo ricorso al Consiglio di Stato. I principi cattolici sono patrimonio di tutti. La sentenza impedisce la libera scelta degli studenti e delle famiglie, non contribuisce più alla valutazione globale dello studente, e gli insegnanti di religione verranno considerati come docenti di serie B... La cultura del nostro Paese è intrisa di cultura cattolica, la Scuola ha il compito di trasmettere questi valori non solo religiosi ma culturali, nel rispetto di chi professa religioni diverse assieme a quelli che non credono. Ho deciso di fare ricorso al Consiglio di Stato a prescindere dall’invito dell’ex ministro Giuseppe Fioroni, anche se non mi disturba che la pensiamo alla stessa maniera. (La Repubblica, giovedì 13 agosto 2009).

 

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(su) Silvio Berlusconi (presunto utilizzatore finale), Mara Carfagna (ministro per le Pari opportunità) e Mariastella Gelmini (ministro della Pubblica Istruzione): Il Nouvel Observateur arriva a una congettura devastante: “Con lo scorrere delle rivelazioni, l’ipotesi di un’infiltrazione della mafia russa al vertice dello Stato italiano prende consistenza,” scrive Serge Raffy. Il settimanale si riferisce, ovviamente, all’inchiesta di Bari, alla droga, alle escort arrivate dall’Est, al ruolo di Giampaolo Tarantini, tra l’altro consulente della russa Fisiokom... Il Nouvel Observateur parla poi di “una registrazione che rischia di alimentare ancor più lo scandalo”: un ipotetico nastro, secondo il periodico francese, nel quale Mara Carfagna (“amante quasi ufficiale”) e Mariastella Gelmini (le due sono definite “bimbe”, nel senso americano del termine) addirittura “s’interrogano reciprocamente per sapere come «soddisfare» al meglio il primo ministro. Evocando le iniezioni che deve farsi fare prima di ogni rapporto”... Paolo Guzzanti, dal canto suo, accusa Berlusconi di essere “un gran porco” e di “aver corrotto la femminilità italiana schiudendo carriere impensabili a ragazze carine che hanno imparato solo quanto sia importante darla alla persona giusta al momento giusto”. Il giornalista e deputato liberale, ex pidiellìno e inventore del termine “mignottocrazia”, scrive inoltre sul suo blog di avere raccolto voci, a suo dire “attendibili”, secondo cui “un famoso direttore avrebbe mostrato e fatto leggere a un numero imprecisato di persone (per lo più parlamentari di Forza Italia) i verbali che tutti i direttori di giornali hanno, in cui persone che ora ricoprono cariche altissime si raccontano fra di loro cose terribili che la decenza e la carità di patria mi proibiscono di scrivere, anche se purtroppo sono sulla bocca di coloro che hanno letto i verbali”. Poi però si lascia andare e racconta quelli che definisce “dettagli disgustosi” sui rapporti sessuali del premier. (La Repubblica, giovedì 6 agosto 2009).

 

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Mariastella Gelmini (ministro della Pubblica Istruzione quando il Tremonti è in altre faccende affaccendato e lei non è occupata col Berlusconi) e “Beppe” Fioroni (ex ministro della Pubblica Istruzione ed esponente di rilievo della banda di papisti e padronisti che per mezzo del Pidì tiene in ostaggio la Sinistra italiana): Sulle tradizioni locali si può ragionare, non c’è distanza tra il Pidièlle e la Lega sul tema della Scuola (Mariastella). La Gelmini non può fare il sortentenna, perché in gioco non ci sono solo i rapporti tra il Pidièlle e la Lega, ma la difesa della serietà della Scuola. È una vergogna quello che sta accadendo sulla pelle degli insegnanti (“Beppe”). (La Repubblica, giovedì 30 luglio 2009). Il peggior ministro della Pubblica Istruzione della Storia d’Italia contro la peggior ministro della Pubblica Istruzione della Storia d’Italia: non è da cavaliere.

 

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Mariastella Gelmini (ministro della Pubblica Istruzione quando il Tremonti è occupato): Me ne fai tante, Giulio, ma lo sai che ti voglio bene. Non riesco a odiarti. Forse ho la sindrome di Stoccolma. (La Repubblica, mercoledì 29 luglio 2009). Vorrebbe convincersi che la colpa sia del Tremonti, che l’avrebbe “sequestrata”. Quando  invece è lei che si “sequestra” da sé, poverina.

 

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Maurizio Bernardo, il pidiellìno quotato Gelmini.

Maurizio Bernardo, il pidiellìno quotato Gelmini.

 

(su) Mariastella Gelmini (ministro della Pubblica Istruzione quando il Tremonti ha da fare): Non è vero che politicamente io sia di Comunione e Liberazione. Sono stato eletto in quota Gelmini. (Maurizio Bernardo, deputato del Pidièlle, indicato come l’autore dell’emendamento che riduce i controlli della Corte dei conti sui politici. La Repubblica, martedì 28 luglio 2009). Incredibile. La sotto-Tremonti Mariastella Gelmini, a sua volta, controlla il sotto-Gelmini Bernardo. E il sotto-Bernardo chi sarà? La mente vacilla...

 

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Mariastella Gelmini e “Beppe” Fioroni (la straordinaria coppia di ministri della Pubblica Istruzione che fa rimpiangere la Volpe e il Gatto)

 

Mariastella Gelmini e Beppe Fioroni (la straordinaria coppia di ministri della Pubblica Istruzione che fa rimpiangere la Volpe e il Gatto): Non creiamo allarmi con la nuova influenza, al momento non c’è nessuna ipotesi di rinvio: lo slittamento dell’inizio dell’anno scolastico non è all’ordine del giorno (Mariastella). La scuola e la famiglia sono una cosa seria: non meritano il pressappochismo e l’allarmismo del governo (Beppe”) (La Repubblica, domenica 19 luglio 2009). Il papista di finta “sinistra” che dei Bambini e dei Ragazzi parlava, come se fossero bestie, di umanizzarli, contro la papista di vera Destra che lascia la Scuola senza un soldo per favorire l’“istruzione” privata e perché il Berlusconi e il Tremonti non vogliono disturbare i delinquenti fiscali che li votano: un ottimo esempio della rissa tra padelle e braci in cui questo povero Paese è coinvolto a forza da vent’anni.

 

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Mariastella Gelmini (sbrigafaccende di Giulio Tremonti al ministero della Pubblica Istruzione): Una Scuola che promuove tutti è una Scuola che non fa il bene del ragazzo. Io ho idee diverse. (La Repubblica, martedì 14 luglio 2009). Sarà per questo, allora, che nel 2001 da Brescia andò a dare gli esami da avvocato a Reggio Calabria: voleva esser certa di essere giudicata con severità. Per il suo bene.

 

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Un’immagine (tratta da "La Repubblica" del 9 luglio) che non avrebbe stonato in "Shining": congratulazioni al fotografo!

Un’immagine (tratta da "La Repubblica" del 9 luglio) che non avrebbe stonato in "Shining": congratulazioni al fotografo!

Un’immagine (tratta da La Repubblica del 9 luglio) che non avrebbe stonato in Shining: congratulazioni al fotografo!

 

Joseph Ratzinger (papa) a Mariastella Gelmini (sbrigafaccende di Giulio Tremonti e Renato Brunetta al ministero della Pubblica Istruzione): Si vede che lei è una donna molto tenace. La trovo finalmente molto serena, dopo le tensioni dei mesi passati. Ma il peggio è passato, e ora vedo che va meglio. (La Repubblica, giovedì 9 luglio 2009). Nella Chiesa Cattolica ci son preti che violentano Bambini e Ragazzi, si sa. Speriamo che siano pochissimi. Ma ci sono anche preti che fanno complimenti a chi distrugge la Scuola pubblica dei Bambini e dei Ragazzi. Cosa molto meno grave, senza dubbio. Tra le due non c’è paragone, è chiaro. Ma neanche la seconda è per il bene dei Bambini e dei Ragazzi.

 

Meglio Ridere... di Quelli che fanno Piangere!

 

(su) Mariastella Gelmini (sbrigafaccende di Giulio Tremonti e Renato Brunetta al ministero della Pubblica Istruzione): Dopo il Tar del Lazio, anche la Corte Costituzionale boccia un pezzo della cosiddetta “riforma” Gelmini: l’Alta Corte, ritenendo che la gestione della rete scolastica sia di competenza delle Regioni, ha bocciato due punti dell’articolo 64 del decreto legge 112 del giugno 2008 sull’accorpamento degli istituti e la chiusura delle miniscuole. (La Repubblica, venerdì 3 luglio 2009). Mentre i Ragazzi italiani affrontano esami e scrutini, la povera ed eroica Mariastella si fa bocciare dalla Corte Costituzionale al posto dei suoi padroni: il disprezzo per le Donne del governo Berlusconi (presunto utilizzatore finale”) davvero non ha limiti.

 

Meglio Ridere... di Quelli che fanno Piangere!

 

Mariastella Gelmini (“palo” di Giulio Tremonti al ministero della Pubblica Istruzione): È necessario un aiuto economico, come quello approvato da alcuni anni dalla regione Lombardia, alle famiglie che decidono di mandare i figli a studiare nelle scuole paritarie. (La Repubblica, venerdì 19 giugno 2009). Chiamarla golpista perché si propone di andar contro la Costituzione (articolo 33: Enti e privati hanno il diritto di istituire scuole ed istituti di educazione, senza oneri per lo Stato) sarebbe far troppo onore alle sue capacità. Tanto più che probabilmente intendeva solo dare sfogo alla rabbia per il fatto che, nonostante le selvagge aggressioni sue e del Tremonti alla Scuola, le famiglie italiane non stanno affatto dando l’assalto alle cosiddette scuole private.

 

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(su) Mariastella Gelmini (ministro della Pubblica Istruzione perché Giulio Tremonti si fa scudo di una donna?): La sua, purtroppo, non è una buona pagella. Mariastella Gelmini non è stata ammessa alla seconda classe primaria perché ha preso zero in tutte le materie. L’alunna, inoltre, non si è positivamente inserita nel mondo della Scuola. Non si confronta, non ascolta, testardamente si ostina a comportarsi in maniera non consona alla serietà dell’istituzione scolastica. E nonostante i ripetuti interventi delle strutture di supporto psicologico, mantiene un atteggiamento di assoluta chiusura nei confronti dell’intero Paese. (La Repubblica, martedì 16 giugno 2009). Neanche una parola sugli atti di bullismo, sulle minacce e sui ripetuti furtarelli di risorse scolastiche: gli insegnanti son diventati così “buonisti” che non desta alcuna meraviglia che non riescano più a ottenere rispetto.

 

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Contro la nostra stessa volontà, il nuovo look della Gelmini ci fa stare in pena per lei: che non stia bene?

Contro la nostra stessa volontà, il nuovo look della Gelmini ci fa stare in pena per lei: che non stia bene?

 

Mariastella Gelmini (“palo” di Giulio Tremonti al ministero della Pubblica Istruzione): Andrò dovunque a presentare “5 in condotta”, il libro di Mario Giordano, come anche altri libri. Tutti gli Italiani devono sapere com’è ridotta la Scuola. Impedire in un paese democratico che si svolga la presentazione di un libro dà il senso dell’intolleranza e della prepotenza di chi vuole lasciare la Scuola così com’è, opponendosi al cambiamento. La Scuola non è proprietà privata di un gruppo organizzato e rumoroso di sinistra, ma appartiene al Paese. Le persone che contestano difendono una Scuola indifendibile, che ha premiato finora non il merito, ma i fannulloni. Queste proteste sono solo battaglie strumentali di chi non ha a cuore la qualità dell’istruzione. (La Repubblica, martedì 16 giugno 2009). La poverina si difende con tanta passione, che ci viene il dubbio che sia in buona fede. Che davvero non si renda conto, cioè, di che cosa il Berlusconi, il Tremonti, il Brunetta e il Sacconi le stanno facendo fare. Non è possibile? Può darsi. Ma la scienza non ha ancora stabilito quale sia il limite inferiore dell’intelligenza umana...

 

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Mariastella Gelmini (“palo” di Giulio Tremonti alla Pubblica Istruzione, commentando la sua ― del Tremonti ― “riforma” dei licei che dal 2010 taglia, nei licei, il 10% dell’orario di lezione): Valorizzazione del latino, incremento delle ore di matematica, fisica e scienze, potenziamento delle lingue straniere e insegnamento all’ultimo anno di una disciplina non linguistica in lingua straniera. (La Repubblica, sabato 13 giugno 2009). Come definire la faccia di questa donna? Si accettano suggerimenti, scriveteci cliccando qui! Ovviamente non potremo pubblicarli. Ma basterà la varietà, il numero sempre crescente delle vostre indicazioni, a rallegrarci e consolarci.

 

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(a) Mariastella Gelmini (ministro della Pubblica Istruzione perché il Tremonti ha le mani occupate?): Un professore del liceo Righi di Cesena, Alberto Marani, rappresentante Cobas, è stato sospeso per due mesi per una serie di contestazioni, tra cui l’iniziativa di diffondere tra i suoi studenti un questionario sull’ora di religione: “L’80% ha risposto che, se ci fossero altre opzioni, come etica o storia delle religioni, le preferirebbe. (La Repubblica, martedì 2 giugno 2009). Chissà per quanto tempo sospenderanno noi, allora, che stiamo considerando la possibilità di proporre su ScuolAnticoli un questionario, rivolto non solo agli studenti ma a tutta la popolazione della Valle dell’Aniene, per appurare se nel corso degli ultimi 60-70 anni vi siano stati, nel nostro territorio, abusi sessuali o violenze a opera di religiosi e/o di insegnanti. Con la più ampia garanzia di anonimato per chi volesse denunciarne, naturalmente.

 

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Mariastella Gelmini (ministro della Pubblica Istruzione perché il Tremonti ha le mani occupate?, a proposito della lettera dei presidi del Lazio ai genitori): A un dirigente scolastico è richiesto di dirigere una scuola, e io credo che debba assumersi onori e oneri. Deve finire l’abitudine a fare politica, a fare comunicazione, a scaricare sul ministero le responsabilità. Chi non sa dirigere, cambi mestiere. Chi lo sa fare vada avanti e risolva i problemi. Molte volte apprendiamo dai giornali i problemi che non ci vengono neppure segnalati. Io sono per la collaborazione, ma anche per la corresponsabilità. (La Repubblica, giovedì 28 maggio 2009). Traduzione: mi riesce difficile pensare, perciò comincio con due banalità: un dirigente scolastico è uno che dirige una scuola, e con gli onori deve prendersi anche gli oneri. Lo so che non sono frasi particolarmente intelligenti, ma tant’è... Sì, lo so che anche “tant’è” lo dicono tutti, ma che vuoi farci... E poi qui non si fa politica!... Ehm... Anche questa non è molto originale, vero? La diceva già il nonno della Mussolini, vero?... Però, insomma, comunque bisogna smetterla di scaricare le responsabilità sul ministero! Il ministro della Pubblica Istruzione occupa un posto di grande responsabilità proprio per non prendersi responsabilità, possibile che non lo capite?... E poi non sono mica stupida, me ne accorgo quando dico sciocchezze: quindi mi correggo (cercando di non farmene accorgere) e dico che non volevo dire che non voglio responsabilità, ma il contrario: io le vorrei, ma i presidi segnalano i problemi ai giornali invece che a me... Dunque, ricapitolando: segnalate i problemi a me, non ai giornali, ma senza scaricarli su di me, che sto qui per fare un favore a un amico e non voglio responsabilità. Quindi segnalateli a me, perché dirli ai giornali è fare politica, ma non aspettatevi che io li risolva. Dovete risolverli da soli, chiaro? Perché i problemi sono gli oneri, e i ministeri gli onori... E non ditemi che chieder soldi ai genitori è un modo per tentare di risolvere i problemi: i genitori coi loro soldi devono pagare le rette delle scuole private, non sovvenzionare le scuole pubbliche che io sto strangolando per fare un favore a un amico. Io sono per la collaborazione, quindi collaborate con me, ma anche per la corresponsabilità, quindi arrangiatevi. E se non vi sta bene, cambiate lavoro. Trovatevi un giardiniere che vi presenti ad Arcore, e vedrete che svolta!

 

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(su) Mariastella Gelmini (ministro della Pubblica Istruzione): Anfiteatro di Ostia Antica. S’inaugurano i Giochi nazionali sportivi studenteschi. Quasi quattromila tra studenti e insegnanti affollano le gradinate. “Una cultura sportiva sana è un elemento essenziale nella formazione della persona”, esordisce il ministro Gelmini. E dalla platea si leva una bordata di fischi. Poco dopo il ministro si allontana. (La Repubblica, martedì 26 maggio 2009). Perché fischiare la povera Mariastella? Tutti sanno che il vero ministro della Pubblica Istruzione (così “coraggioso” da nascondersi dietro di lei) è Giulio mandate-avanti-le-donne Tremonti. È come prendersela con una colf, anziché con la sua datrice di lavoro, perché sbatte i tappeti sopra i balconi dei vicini.

 

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(su) Mariastella Gelmini (ministro della Pubblica Istruzione perché il Tremonti ha le mani occupate?): Le scuole non hanno soldi e fanno una colletta tra i genitori. Succede nel Lazio, dove più di 250 dirigenti scolastici hanno inviato una lettera ai genitori sulla “grave situazione finanziaria” degli istituti. (La Repubblica, sabato 23 maggio 2009). La Gelmini, felice, oggi si concederà uno shampo: sperando che il Tremonti, stasera, le faccia pat pat sulla testa.

 

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(su) Mariastella Gelmini (ministro della Pubblica Istruzione perché il Tremonti ha le mani occupate?): Sono profondamente perplesso per la chiusura dei due licei (nei quali si sono verificati alcuni casi di nuova influenza, n.d.r.) ordinata dal ministero senza avvertire il Comune né le altre istituzioni locali. È sbagliato. Può darsi che ci siano motivazioni a me sconosciute che hanno indotto a muoversi così, ma in casi del genere è necessario che il Comune venga avvisato prima. (Gianni Alemanno, sindaco di Roma grazie a Francesco Cicciobello Rutelli. La Repubblica, sabato 23 maggio 2009). Abbia un po’ di pazienza, Alemanno, con la povera Gelmini: è così avvezza a esser trattata come una marionetta dal Tremonti e dal Berlusconi, che le accade di far lo stesso con gli altri senza neanche accorgersene. Ma non ha niente di personale contro di lei, creda. È già tanto se sa chi è e cosa fa.

 

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Mariastella Gelmini (ministro della Pubblica Istruzione perché il Tremonti ha le mani occupate?) e Gianni Alemanno (ex neofascista, ex aennìno, attualmente pidiellìno e sindaco di Roma grazie a Francesco Cicciobello Rutelli) sulla scuola elementare Pisacane di Roma che voleva cambiare nome: Con il massimo rispetto per il teorico dell’educazione creativa Tsunesaburo Makiguchi, è inaccettabile che una scuola italiana cancelli un simbolo così importante del nostro Risorgimento (Mariastella). Carlo Pisacane è un eroe del nostro Risorgimento e non si capisce per quale motivo l’intestazione di una scuola a suo nome debba essere cancellata (Gianni). E un gruppo di militanti de Il popolo di Roma, partito della destra romana, ha steso uno striscione davanti alla scuola ― Giù le mani dalla Pisacane! ― accompagnato dalle bandiere tricolori. (La Repubblica, giovedì 21 maggio 2009). Se la Gelmini non studiasse solo i discorsi del Tremonti, e l’Alemanno non leggesse solo le memorie di Pino Rauti, saprebbero ― come ogni scolaretto delle medie ― che Carlo Pisacane, comunista ante litteram, fu assassinato da bande di contadini sanfedisti agli ordini di pretacci di estrema destra. (Quanto alla Gelmini, poi, avremmo dato chissà che per sentirla dire Tsunesaburo Makiguchi. O, se è per questo, anche Carlo Pisacane).

 

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(su) Mariastella Gelmini (ministro della Pubblica Istruzione): “Siamo al collasso, è rischio bancarotta”. Presidi, lettera a 40.000 famiglie: niente soldi per i supplenti e i corsi di recupero. (Titolo de La Repubblica di mercoledì 20 maggio 2009). Possibile che i presidi non capiscano che questa è musica per le orecchie del Tremonti e felicità per il cuoio capelluto della Gelmini? Perché non scrivono piuttosto qualcosa che induca il Tremonti a negarle, per una sera o due, la solita grattatina sulla testa?

 

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(su) Mariastella Gelmini (ministro della Pubblica Istruzione): Il ministro Gelmini ha annunciato che della striscia quotidiana dedicata alla Costituzione, curata da Claudio Martelli su Canale 5, farà acquistare i dvd per distribuirli nelle scuole. Visto che Mediaset è di proprietà del suo presidente del Consiglio, forse c’è un leggero conflitto d’interessi. (Da una lettera a La Repubblica di martedì 12 maggio 2009). Sarà anche conflitto d’interessi. Ma del Berlusconi, non della povera Gelmini. Lei ubbidisce, e basta. Al suo livello d’istruzione, il ministro dell’Istruzione crede evidentemente che far parte dell’Esecutivo significhi dover eseguire. Gli ordini del capo.

 

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(su) Mariastella Gelmini (ministro della Pubblica Istruzione): La relazione ribadisce quello che già la Banca d’Italia aveva rilevato: le risorse per i pacchetti anticrisi sono state trovate tagliando altrove. Per chiarire: si salvano i dipendenti allungando la cassa integrazione ma facendo altrettanti disoccupati nella Scuola. (Pierluigi Bersani, responsabile economico del Pidì, intervistato da La Repubblica di domenica 3 maggio 2009). Credevamo che fosse solo una “donna di paglia” del quartetto Berlusconi-Tremonti-Sacconi-Brunetta, e invece si scopre che è la Gelmini a mantenere loro. Ma senza rischiare retate: i soldi che passa al Governo non deve mica guadagnarli lei, son quelli della Scuola, cioè dei Bambini e dei Ragazzi italiani.

 

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(su) Mariastella Gelmini (ministro della Pubblica Istruzione finché il Tremonti si ricorderà di mandare qualcuno a riaprirle il portone del ministero, poverina, ché le faccende le ha terminate da un pezzo?): Al meeting dei 7.000 insegnanti di religione cattolica promosso a Roma dalla Conferenza episcopale italiana ha ricordato che “l’insegnamento della religione deve avere la stessa dignità delle altre materie” e che anzi “l’ora di religione ha una valenza educativa maggiore di altre discipline. (Left n°17, venerdì 1° maggio 2009). Educativa a che cosa? A degenerare da umani a “pecorelle” per il gregge del papa? O per il gregge di “papi”?

 

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Mariastella Gelmini (ministro della Pubblica Istruzione finché il Tremonti si ricorderà di mandare qualcuno a riaprirle il portone del ministero, poverina, ché le faccende le ha terminate da un pezzo?): Il premier ha messo a noi giovani il sole in tasca. (left n°15, venerdì 17 aprile 2009). Non c’è dubbio. Il premier, ai giovani, qualcosa gli ha messo di sicuro. Solo che noi non lo chiameremmo sole. E dove glielo ha messo non lo chiameremmo tasca.

 

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Il nuovo "look" di Mariastella (dal Tg2 delle 20:30 di giovedì 16 aprile 2009).

Il nuovo look di Mariastella (dal Tg2 delle 20:30 di giovedì 16 aprile 2009).

 

(su) Mariastella Gelmini (ministro della Pubblica Istruzione finché il Tremonti si ricorderà di mandare qualcuno a riaprirle il portone del ministero, poverina, ché le faccende le ha terminate da un pezzo?): Nuovo taglio di capelli per il ministro Gelmini. Il nuovo look assomiglia molto a quello della collega Carfagna. (La Repubblica, giovedì 16 aprile 2009). Assurdo. La Gelmini non potrà mai assomigliare alla Carfagna. Ha troppa ciccia addosso, e gli occhi non abbastanza enormi e fissi. I suoi spaventi devono essere stati un po’ meno traumatici.

 

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(su) Mariastella Gelmini (ministro della Pubblica Istruzione fino a quando il Tremonti si ricorderà di mandare qualcuno a riaprirle il portone del ministero, poverina, ché le faccende le ha terminate da un pezzo?): Che ne sarà della lingua italiana? Quanti docenti rimarranno in sella dopo i tagli annunciati? E come ne risentirà l’offerta didattica? Nel dubbio, i genitori di sette bambini residenti a Muggia, Comune italiano attaccato agli ex confini con la Slovenia, hanno deciso di iscrivere, per il 2009 - 2010, i propri figli “dall’altra parte”, alla scuola elementare slovena con lingua di insegnamento italiano di Crevatini. (La Repubblica, sabato 11 aprile 2009). Beati loro. Per la stragrande maggioranza degli Italiani lontani dai confini, invece, la scelta è tra la padella della “scuola” berlusco-tremontina e la brace della “scuola” clerico-fascista.

 

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Mariastella Gelmini (ministro della Pubblica Istruzione): Con un 5 non si può essere ammessi agli esami: ci vuole più rigore nella valutazione degli apprendimenti, severità e disciplina nel giudizio sui comportamenti. (La Repubblica, sabato 4 aprile 2009). Gli apprendimenti della Gelmini, infatti, prima che diventasse avvocato, furono attentamente valutati a Reggio Calabria, dove i bocciati erano molto rari; e i suoi comportamenti, prima di essere presentata ad Arcore, furono attentamente valutati dal giardiniere di Berlusconi. Più rigore, severità e disciplina di così...

 

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Mariastella Gelmini (ministro della Pubblica Istruzione): Le scuole non hanno soldi? I presidi imparino a risparmiare. (La Repubblica, martedì 24 marzo 2009). Ora sappiamo che il motivo per cui non abbiamo mai voluto diventare presidi è il medesimo che ci ha sempre impedito di frequentare certe signore: le donne che si rivolgono agli uomini in questa maniera (come gli uomini che si rivolgono così alle donne) ci ripugnano profondamente.

 

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(su) Mariastella Gelmini (ministro della Pubblica Istruzione): A Milano c’è Cuore Nero, circolo neofascista fondato da Roberto Jonghi Lavarini e dal capo ultrà interista Alessandro Todisco, già leader italiano degli Hammerskin, una setta violenta nata dal Ku Klux Klan che si batte in tutto il mondo per la supremazia della razza bianca. Dopo l’attentato incendiario subito l’11 aprile del 2007, i nazifascisti di Cuore Nero ringraziano in un comunicato ufficiale tutti coloro che gli hanno espresso solidarietà e sostegno: tra gli altri, “in particolare”, la “coraggiosa” onorevole Mariastella Gelmini, all’epoca coordinatrice lombarda di Forza Italia. (La Repubblica, martedì 17 marzo 2009). Siamo per la non violenza e condanneremmo un attentato perfino se lavesse subito Hitler in persona, ma ci guarderemmo bene dall’esprimere al Führer solidarietà e sostegno. Mariastella, invece, questa ripugnanza ― istintiva nelle persone sane ― evidentemente non l’ha sentita e non la sente. (Del resto, una donna che di buon mattino si fa introdurre da un giardiniere in casa del Berlusconi, quali ripugnanze può mai sentire?) Non ci aspettavamo, tuttavia, che Mariastella addirittura simpatizzasse per i nazifascisti. Ingenui oltre ogni dire, ci illudevamo che ci fosse un limite a ciò che avremmo potuto scoprire in una donna alla quale sono pur sempre affidati dei Bambini.

 

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(su) Mariastella Gelmini (ministro della Pubblica Istruzione quando le faccende di casa Tremonti le lasciano un po’ di tempo libero?): Nella mia lettera di indirizzo a tutti i presidi della Sardegna, nella quale segnalavo al ministero “la grave situazione per la mancanza di fondi destinati alle supplenze”, quale responsabile del funzionamento delle scuole pubbliche della Sardegna, a fronte di proteste e tensioni, ho ricordato ai dirigenti scolastici che la scuola deve funzionare e che è un loro esclusivo e preciso dovere di disporre il conferimento delle supplenze, nei casi di legittima assenza dei titolari, anche a fronte della momentanea mancanza di cassa. (Armando Pietrella, direttore generale dell’Usr per la Sardegna, La Repubblica, domenica 15 marzo 2009). Poiché è impensabile che si tratti di un’autonoma iniziativa dei direttori generali, la disposizione non può che arrivare dal ministro, e si può tradurre come segue: i presidi chiamino i supplenti anche se non hanno i soldi per pagarli, così “proteste e tensioni” delle famiglie si placheranno, i supplenti lavoreranno gratis come schiavi, e i presidi (non avendo soldi, si presume, nemmeno per assumere due o tre uomini di scorta) dovranno andare a nascondersi ogni volta che li incontreranno...

 

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(su) Mariastella Gelmini (ministro della Pubblica Istruzione quando le faccende di casa Tremonti le lasciano un po’ di tempo libero?): Scuole in cerca di quattrini. Mancano i soldi per le supplenze, scarseggiano quelli per le visite fiscali e i dirigenti scolastici (sic, per presidi, n.d.r.) denunciano il rischio di “dissesto finanziario”. (La Repubblica, venerdì 13 marzo 2009). Parole che per le orecchie del Tremonti, della Gelmini, del Brunetta, di tutta la congrega (e dei loro elettori) sono una musica celestiale. Perché dar loro questa soddisfazione?

 

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(su) Mariastella Gelmini (ministro della Pubblica Istruzione quando le faccende di casa Tremonti le lasciano un po’ di tempo libero?): Mariastella Gelmini si fa fotografare per due numeri di seguito da Chi. Servizio uno: eccola nella cascina di famiglia, stivali da cavallerizza, una mucca al fianco. Servizio due: il ministro esce a braccetto con il fidanzato, “geologo dai modi eleganti”, dopo “una romantica cenetta”. (La Repubblica, giovedì 5 marzo 2009). Fatti suoi? Purtroppo no: fotografati e pubblicati, diventano anche fatti nostri. E a noi, chissà perché, viene in mente che solo un geologo (soprattutto se “dai modi eleganti”) può trovare romantico uno spigolosissimo fossile.

 

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Mariastella Gelmini (ministro della Pubblica Istruzione quando le faccende di casa Tremonti le lasciano un po’ di tempo libero?): Gaber nelle scuole è solo l’inizio. L’arte, dalla musica al cinema, può fornire molti esempi degni di studio e di riflessione, ma le scuole decidano nella loro autonomia. Di certo voglio dare alla musica un ruolo centrale: sostenendo la nascita di gruppi musicali nelle scuole per combattere il bullismo e la noia, e introducendo lo studio della musica dalla scuola primaria, coinvolgendo conservatori e licei musicali, anche per valorizzare la grande tradizione del nostro Paese. (La Repubblica, martedì 3 marzo 2009). Musica nelle scuole derubate? Forse con un cappello per terra, davanti al portone, per i passanti di buon cuore che vorranno deporvi qualche monetina. A parte gli scherzi, non avevamo certo bisogno di queste battute di Mariastella per capire che il Berlusconi, il Tremonti e lei erano venuti per suonare. Ma chissà... Noi non abbiamo ancora perso la speranza che invece finiscano suonati.

 

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(su) Maria Stella Gelmini (ministro della Pubblica Istruzione perché non discute mai gli ordini? Non è possibile. Ma allora perché?): Sparisce dalla scuola (minuscolo nel testo, n.d.r.) la I di informatica. Dal prossimo anno scolastico, infatti, il taglio delle cosiddette compresenze nella scuola elementare (ora primaria) e e la riduzione delle ore di Tecnologia nella media (secondaria di primo grado) renderà quasi impossibile l’insegnamento dei primi fondamenti di Informatica e Internet. (La Repubblica, lunedì 23 febbraio 2009). Con la Gelmini e i suoi padroni a dirigerla, è già tanto che la Scuola italiana non sia stata ancòra del tutto rasa al suolo. Coi nostri figli dentro.

 

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Roberto Cota (capogruppo leghista alla Camera): Individuiamo nel 20% il tetto massimo di presenza di studenti stranieri per classe. Spetterà alla Gelmini adottare un atto amministrativo con cui fissare già dal prossimo anno scolastico questo tetto e istituire poi le classi d’inserimento. (La Repubblica, sabato 21 febbraio 2009). Ora che il Berlusconi e il Tremonti hanno finito di addestrarla, la Gelmini è diventata la serva di tutti: il primo che passa ordina, e lei ubbidisce. Ehi, Mariastella, un po’ di dignità!

 

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(su) Mariastella Gelmini (ministro della Pubblica istruzione): Ho appena visto sul TgLa7 immagini da terzo mondo. Genitori che, grazie alla “riforma” Gelmini, si sono visti costretti a passare tutta la notte davanti a una scuola romana, con i numerini in mano come dal salumiere, per poter iscrivere i figli con la formula del tempo pieno, in quanto, per i tagli operati, i posti disponibili sono pochissimi ma le richieste moltissime. (Da una lettera a La Repubblica di martedì 17 febbraio 2009). Che la Gelmini voglia ridurre l’Italia in condizioni da terzo mondo ci sembra francamente incredibile. La poverina si limita a ubbidire al Tremonti e al Berlusconi. Come salumiera della Scuola italiana, poi, le manca il fisico. Piuttosto, pelle e ossa comè, potrebbe far la parte della becchina.

 

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(su) Mariastella Gelmini (ministro della Pubblica Istruzione perché al Tremonti serviva aiuto in casa? Certo che no. Ma allora perché?): I presidi delle scuole superiori alle famiglie: non abbiamo risorse. Corsi di recupero senza soldi: “Pagate professori privati”. Ricorsi al Tar contro i regolamenti della Gelmini. Informatica addio, scompare l’ora di informatica. (Titoli de La Repubblica di lunedì 2 febbraio 2009). Sottratti alla Scuola tutti i miliardi che potevano, il Tremonti e la sua colm (= la sua collaboratrice ministeriale, da non confondere con la sua colf) hanno abbandonato la nave. Del resto, il Fioroni e la Moratti fecero lo stesso. Ma la Gelmini è peggio: ché quelli, almeno, mentre la Scuola affondava, era fisicamente impossibile immaginarli passeggiare ad Arcore a braccetto col Berlusconi.

 

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(su) Mariastella Gelmini (ministro della Pubblica Istruzione perché? Non ce lo spiegano. Non sarà mica per motivi inconfessabili, no?): Finiti i soldi per le scuole. Le supplenze sono a rischio. Il sottosegretario alla Pubblica Istruzione Pizza riconosce lo stato di sofferenza degli istituti italiani e chiama in causa il ministero dell’Economia. (La Repubblica, domenica 25 gennaio 2009). Pizza riconosce. La colm (= collaboratrice ministeriale, da non confondere con colf, collaboratrice familiare) del Tremonti invece tace.

 

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(su) Mariastella Gelmini (ministro della Pubblica Istruzione perché il Tremonti aveva bisogno di un po’ d’aiuto in casa? Certo che no. Ma allora perché?): “Sei carina, voglio invitarti a cena,” scrive su Facebook alla Gelmini un estimatore che si firma “Luca Ernegro.” “Prima di essere un ministro, sei una gran bella donna,” certifica tale Antonello Paradiso. E “Zack il californiano”: “Sei così bella che sei sprecata in Parlamento.” Massimo le offre una serata a Salò, e il signor Battaglia, mezza età portata bene, è semplicemente rapito dalla signora: “Mi piaci talmente, nel modo più assoluto, che se mi decurtassi lo stipendio di metà, non provocheresti nessuna onda di protesta.” Tommaso Dinamite invece è sbrigativo: “Amore mio, ti amo.” (La Repubblica, martedì 20 gennaio 2009). Satira ingiusta. Mariastella sarebbe da prendere in giro se nessuno la corteggiasse, non perché c’è chi lo fa.

Poi, certo, ognuna ha i corteggiatori che vale.

 

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Mariastella Gelmini (ministro della Pubblica Istruzione per che cosa? Non perché quando il Berlusconi l’ha scelta non cerano ancora le gemelle dellIsola dei Famosi, naturalmente. Ma allora perché?), Mariapia Garavaglia (Pidì, ombra di ministro per la Pubblica Istruzione) e Giorgia Meloni (Aenne, ministro per le Politiche giovanili): Un unico maestro sarà il punto di riferimento educativo del bambino, e viene abolito il modello a più maestri degli anni ’90: chiunque affermi in queste ore che è cambiato qualcosa sta semplicemente dicendo una falsità e cerca in maniera strumentale di mettere in discussione la linea del governo, che non è mai cambiata e che non cambia (Mariastella). In effetti, l’insegnante unico per ora è l’unica certezza che dà la legge, perché il Piano programmatico e i regolamenti attuativi sono atti amministrativi, mentre ciò che vige è la legge 133, che recita che le classi hanno un insegnante unico con orario settimanale di ventiquattr’ore (Mariapia). La Gelmini ha fatto a mio avviso una cosa molto intelligente: senza tornare minimamente indietro, ha dato più tempo alla fase di transizione (Giorgia).

(La Repubblica, sabato 13 dicembre 2008). Giochino (impossibile anche ai solutori più che abili): trovare una differenza fra Mariastella (Gelmini), Mariapia (Garavaglia) e Mariagiorgia (Meloni). Tutte e tre, infatti, si preoccupano di una cosa sola: assicurare che nulla è cambiato, i tagli alla Scuola ci saranno e come. Stella e Giorgia, ovviamente, lo dicono ai loro elettori. E Pia a chi lo dice?

 

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Silvio Berlusconi (gran raccontatore di barzellette, attualmente anche presidente del Consiglio) su Mariastella Gelmini (ministro della Pubblica Istruzione per che cosa? Non perché sappia calunniare gli insegnanti in modo più o meno furbesco, naturalmente. Ma allora perché?): Credo che il crollo di Torino sia stato una drammatica fatalità, il preside è una persona avveduta e corretta. E i professori, mi ha detto la Gelmini, non sarebbero mai entrati in un’aula pericolante. (La Repubblica, lunedì 24 novembre 2008). Traduzione: La colpa può essere solo degli insegnanti e del preside, non dello Stato che da vent’anni svende e abbandona il patrimonio pubblico degli Italiani. Io e la Gelmini, però, siccome siamo buoni, li assolviamo. Così si sentiranno pure in colpa, per aver manifestato contro di noi.

(Ma perché, Mariastella riesce pure a parlare, quand’è con lui? E come fa?)

 

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Mariastella Gelmini (ministro della Pubblica Istruzione per che cosa? Non perché sia fanaticamente di destra, naturalmente. Ma allora per che cosa?): Questo governo che crede nel cambiamento è un governo per certi versi di sinistra. (La Repubblica, lunedì 17 novembre 2008). Nei cambiamenti credeva anche Hitler. Infatti anche lui diceva di essere di sinistra, e per questo aveva chiamato il suo partito nazionalsocialista”. Se sono tutti qui i suoi certi versi, signora Gelmini, a noi paiono dunque dei gran brutti versacci. Ci faccia sentire anche gli altri, comunque, e ne riparleremo. Ma da chi l’ha messa dove sta (per meriti per certi versi oscuri), sia gentile, si sforzi di non imparare solo a credere che i cittadini siano tutti deficienti...

 

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Mariastella Gelmini (ministro della Pubblica Istruzione per che cosa? Non perché sia più bella di Marcello Dell’Utri, naturalmente. Ma allora perché?): È ora di finirla con l’ideologia dell’egualitarismo, del 18 o del 6 politico a tutti. (La Repubblica, domenica 16 novembre 2008). Giusto: che bisogno c’è di egualitarismo, quando gli esami si possono tranquillamente superare con un bel viaggetto a Reggio Calabria? Che poi fa anche bene all’industria turistica.

 

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Emma Marcegaglia (presidente di Confindustria) e Mariastella Gelmini (ministro della Pubblica Istruzione per aver fatto che cosa? Non si riesce a saperlo): Gli industriali alla fine l’hanno applaudita a lungo, quasi una standing ovation. E il presidente di Confindustria, Emma Marcegaglia, scesa in riviera a rendere omaggio al ministro, ha dichiarato: “Condivido completamente il suo sforzo di cambiare la scuola, la Gelmini è uno dei ministri che mira ad un reale cambiamento della società.” (La Repubblica, domenica 9 novembre 2008). Uno dei ministri “che mira”... La Marcegaglia, a quanto pare, ha studiato in una scuola privata. O in una scuola pubblica modello Gelmini.

 

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(su) Mariastella Gelmini (ministro della Pubblica Istruzione per che cosa? Non perché brava a prendere appunti mentre il Tremonti o il Berlusconi parlano, naturalmente. Ma allora per che cosa?): Riforma università, lo stop del governo. Slitta l’atto secondo della Gelmini. “Prima calmiamo le acque.” (La Repubblica, domenica 2 novembre 2008). Tanto ormai i miliardi dalle tasche dei Bambini e dei Ragazzi li hanno sfilati: che gli importa di riformare?

 

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(su) Mariastella Gelmini (ministro della Pubblica Istruzione): Applauso in Consiglio dei ministri, ieri, per il ministro Mariastella Gelmini. (La Repubblica, sabato 1° novembre 2008). Quando si è svegliata, non vedendo più i ministri, ha creduto di aver sognato e si è sentita male. Ma poi si è accorta che l’applauso non era stato un sogno, era ancora lì, gliel’avevano lasciato sul comodino. Allora è stata meglio. E ha trovato la forza di alzarsi dal letto.

 

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Maria Stella Gelmini (ministro della Pubblica Istruzione per che cosa? Non perché capace di esprimersi in modo non banale. Ma allora per che cosa?): Avrò la tenacia dell’acqua che scava la pietra. (La Repubblica, venerdì 31 ottobre 2008). Così, a occhio e croce, se con l’acqua mette anche un po’ di sapone sarà tanto di guadagnato.

 

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Mariastella Gelmini (ministro della Pubblica Istruzione per che cosa? Non perché sia brava a far la faccia tirata, naturalmente. Ma allora perché?): Lo sciopero di giovedì sarà una protesta di pochi, il mio modello è Obama. (La Repubblica, martedì 28 ottobre 2008). Effettivamente una certa somiglianza c’è. Come avrà fatto Mariastella a ottenerla? Dev’essersi applicata molto. Chissà che sforzi, che torture... Una specie di Michael Jackson al contrario. Se passa alle lenti a contatto e si taglia i capelli cortissimi, è lui sputata. Ma Obama non si dispiacerà?

 

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Mariastella Gelmini (ministro della Pubblica Istruzione per che cosa? Non perché non sappia l’Italiano, naturalmente. Ma allora perché?): L’opposizione ha dimenticato il libro bianco sulla Scuola scritto sotto l’egìda del governo Prodi. (La Repubblica, venerdì 24 ottobre 2008). Questa volta vogliamo difendere Mariastella, perché ègida (con l’accento sulla e) è un vocabolo raro, desueto. Lo conoscono, e sanno come pronunciarlo, solo le persone colte, che abbiano letto molto e soprattutto abbiano frequentato persone colte. Mentre lei, poverina, non vede che il Berlusconi, il suo giardiniere e forzitalioti e aennini vari, che devono stare attenti perfino a non farsi interrogare dalle Iene. Torni a scuola, Mariastella. Anzi: ricominci dall’inizio. Ci penseremo noi a fornirle stimoli migliori.

 

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(su) Mariastella Gelmini (ministro della Pubblica Istruzione per che cosa? Non perché sia brava a farsi la riga in mezzo ai capelli, naturalmente. Ma allora perché?): Chiacchiera in aula, parla al telefonino, manda sms. Questo il comportamento del ministro Gelmini ieri al Senato durante il dibattito sulla sua riforma della Scuola. (La Repubblica, giovedì 23 ottobre 2008). Adesso i “comunisti” diranno che merita un 5 in condotta, povera stella. Ma la Gelmini in aula non chiacchiera, non parla al telefonino, non manda sms tanto per farlo, ma perché anche lei, come il Maroni, deve chiedere dettagliate istruzioni al capo. Pretendete forse che decida da sola cosa deve dire e fare?

 

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Mariastella Gelmini (ministro della Pubblica Istruzione per che cosa? Non perché sia brava a toccarsi gli occhiali, naturalmente. Ma allora perché?): Voglio avere figli in futuro. E li iscriverò a una scuola pubblica di qualità. (La Repubblica, mercoledì 22 ottobre 2008). Per una volta dobbiamo dire: brava Mariastella. E stia tranquilla: li salveremo. Certo, non sarà facile... Ma col tempo pieno, ce la faremo. Il più pieno possibile, capisce? Per altri può bastare meno, ma per i suoi figli ventiquattr’ore su ventiquattro sarebbero l’ideale.

 

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(su) Mariastella Gelmini (ministro della Pubblica Istruzione per che cosa? Non perché sia più bella di Tremonti vestito da donna, naturalmente. Ma allora perché?) e Giulio Tremonti (ministro delle Finanze): Nessuno poi dice che la parte più consistente dei tagli all’Università ― cioè 471 milioni su 661 ― andrà a coprire i costi dell’abolizione dell’Ici. (Enrico Decleva, rettore dell’Università Statale di Milano, intervistato da La Repubblica di martedì 21 ottobre 2008). Se questo risulterà vero, e se il Tremonti e la Gelmini sono proprietari di seconde case, una parte (per quanto minuscola) dei soldi sottratti all’Università finirà dritta dritta nelle loro tasche. Ma loro, ne siamo certi, la daranno in beneficenza...

 

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Mariastella Gelmini (ministro della Pubblica istruzione per che cosa? Non perché le crescano le orecchie ogni volta che il Berlusconi parla, naturalmente. Ma allora perché?): La disinformazione sui nostri progetti di riforma è stata così forte che le famiglie italiane cominceranno davvero a credere che noi vogliamo togliere il tempo pieno, o tagliare gli insegnanti di sostegno ai bimbi disabili, mentre noi abbiamo così a cuore i bisogni della gente che sembriamo un governo di sinistra... I media hanno la responsabilità di aver creato un allarme sociale, e questo fa crescere la protesta. Ma le risorse sono quelle che sono. Ogni bambino che nasce oggi ha già un debito sulla testa di 30.000 euro... La Costituzione è la nostra Bibbia laica. Per questo ci vuole l’educazione civica... Molti dei precari che in piazza mi insultano hanno 35 o 40 anni. La mia età. Come potrei non avere a cuore il loro futuro? (La Repubblica, domenica 19 ottobre 2008). Traduzione: Ve la bevete o non ve la bevete che alla Scuola taglieremo 8 miliardi in tre anni ma non cambierà nulla? Non ve la bevete? E se vi dicessi che ogni bambino italiano viene al mondo con 30.000 euro di debito e che noi, per aiutarlo, tagliamo alla sua Scuola altri otto miliardi? Non ve la bevete neanche così? E se vi dicessi che reintrodurremo lo studio della Costituzione e dell’Educazione civica? Ah, dite che si insegnano e si studiano già da vent’anni e che solo io non lo sapevo? Siete proprio cattivi, mi fate stare male. Mi consolerò pensando a tutti gli sfigati che alla mia età sono ancora precari, mentre io sono ministro. E pensare che gli sarebbe bastato conoscere il giardiniere di Berlusconi, e adesso su questa poltrona ci sarebbero loro.

 

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Mariastella Gelmini (ministro della Pubblica istruzione per che cosa? Non perché è brava a schiacciare i brufoli, naturalmente. Ma allora perché?): Davvero non comprendo le ragioni della protesta. Sono sempre più convinta che molti di coloro che scendono in piazza in realtà non abbiano letto il decreto, non capisco come mai si occupino le università e si facciano manifestazioni nella scuola superiore, che sono ambiti marginalmente toccati dal provvedimento. (La Repubblica, venerdì 17 ottobre 2008). Ragionamento geniale e genialmente educativo, davvero degno di una signora che quasi ogni giorno posa il distinto suo posteriore sulla poltrona che fu di Benedetto Croce. Lo traduciamo in italiano corrente, in modo che se ne possano cogliere a pieno tutte le sfumature: Se una cosa non ti tocca personalmente, a te che te ne frega? Lascia che chi ha le spine se le cacci e chi ha la rogna se la gratti, no?...

 

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Mariastella Gelmini (ministro della Pubblica Istruzione per uno scherzo del Berlusconi) e Gianni Alemanno (sindaco di Roma per uno scherzo del Rutelli): Il governo impone alle Regioni di tagliare istituti e plessi scolastici. Due le direttive: accorpare gli istituti con meno di 500 alunni e chiudere i plessi con meno di 50. Così, già dal 2009, oltre 800 comuni di località montane e piccole isole potrebbero rimanere senza scuola. Il 10% dei comuni italiani (Mariastella). Il fatto che ci sia una banda che cerca di devastare un’intera scuola procurando danni ingenti e agendo indisturbata nella notte non può passare inosservato: ci auguriamo che gli inquirenti facciano piena luce, assicurando alla giustizia i responsabili (Gianni) (La Repubblica, domenica 12 ottobre 2008). Si fa presto a dire i responsabili, Gianni: dietro i cosiddetti bulli ci sono sempre degli adulti che di essi hanno fatto scempio per anni. Sono quelli i veri responsabili. Ed è con quelli che bisogna prendersela. Con i Berlusconi, con i Tremonti... Non con le povere Gelmini.

 

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Mariastella Gelmini (ministro della Pubblica Istruzione grazie a un concorso di circostanze sfavorevoli): La lettura della Bibbia è una bella iniziativa, perché non lanciare anche una lettura della Bibbia laica, cioè della Costituzione? (La Repubblica, mercoledì 8 ottobre 2008). Fa il ministro della Pubblica Istruzione e non trova un’anima pietosa, povera stella d’una Mariastella, che le dica che la Costituzione della Repubblica si legge e si studia in tutte le Scuole da sempre. Mettetevi una mano sulla coscienza, voi che la vegliate giorno e notte, e smettete di prenderla in giro.

 

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(su) Mariastella Gelmini (ministro della Pubblica Istruzione, dice lei modestamente, grazie al giardiniere del Berlusconi): I 140 milioni di euro finiti a Catania per rimediare al disastro finanziario in cui è sprofondata col sindaco Scapagnini, medico di Berlusconi, arrivano dal Fondo per le aree sottoutilizzate destinato al Programma istruzione. Erano denari, spiega Mariapia Garavaglia, ministro ombra della Pubblica Istruzione, che servivano “a sostenere le scuole nelle regioni meridionali.” (La Repubblica, venerdì 3 ottobre 2008). Sacrificare i Bambini e i Ragazzi per coprire le malefatte di politici incompetenti o disonesti? Non vogliamo crederlo, speriamo che si tratti invece di un programma pedagogico appositamente studiato dalla Gelmini per dare agli scolari del Sud un esempio che li aiuti a farsi furbi.

 

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Mariastella Gelmini (ministro della Pubblica Istruzione per 8 miliardi di euro, a proposito delle contestazioni della sua riforma dei soldi della Scuola): Proteste di piccole frange marginali che hanno deciso di non guardare nel merito dei problemi. (La Repubblica, venerdì 3 ottobre 2008). Insulti di piccole donne marginali cui non è permesso decidere da sole cosa guardare e cosa no.

 

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Mariastella Gelmini (ministro della Pubblica Istruzione per meriti a noi oscuri): La bocciatura con un’insufficienza esisteva già nella scuola primaria, ma se il Parlamento, come sembra, vuole presentare emendamenti, ha facoltà di farlo. (La Repubblica, martedì 30 settembre 2008). Traduzione: Vedete come sono? Credo che sia io che do i permessi al Parlamento, non so nemmeno che è il Parlamento che dà i permessi a me. E la stessa cosa mi è successa col decreto. Eppure Tremonti me l’aveva detto che le bocciature no, non vanno bene, perché, se ci teniamo i bocciati un anno di più, diminuiscono i soldi che alla Scuola possiamo sottrarre. Ma che volete, con questa testa! Meno ore d’insegnamento nelle scuole professionali e tecniche (per arraffare un po’ di soldi in più, n.d.r.)? Su questo stiamo capitalizzando il lavoro del governo precedente. (La Repubblica, martedì 30 settembre 2008). Traduzione: E mi tolgo pure il gusto di dirvi che non avete speranze, perché in questo Paese c’è una “sinistra” finta che quando va al governo fa le stesse cose che facciamo noi. Anzi: ce le suggerisce, ché noi, da soli, non sempre ci arriveremmo. Sono cattiva, vero, a dirvi questo? Lo so. Lo faccio apposta, come le maestre che odiano i bambini: le monache lo fecero a me, e io lo faccio a voi.

 

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La Destra e la finta “sinistra” unite nel fregarsene della Scuola e dei figli degli Italiani: Ieri era lunedì. Giorno perfetto per un confronto impegnativo: il maestro unico o plurimo, il grembiulino, il cinque in condotta, eccetera. Dieci deputati, cinque di là e cinque di qua, la ministra Gelmini al centro, fresca di parrucchiere. (Antonello Caporale su La Repubblica di martedì 30 settembre 2008). Sì, il primo pensiero è stato che della Scuola, e di tutto ciò che riguarda i nostri figli, gli onorevoli fannulloni che lunedì avessero preferito far vacanza se ne freghino alla grande... Ma poi abbiamo capito, e li abbiamo giustificati: anche noi ce ne saremmo rimasti a casa, pur di non vedere la graziosa testolina della Gelmini fresca di parrucchiere.

 

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Mariastella Gelmini (ministro della Pubblica Istruzione per meriti che il Berlusconi si ostina a non decantare): È partito da Napoli, da Scampìa, il mio tour delle scuole italiane. Ne visiterò altre. (La Repubblica, sabato 27 settembre 2008). Se verrà ad Anticoli, sappia che non le sarà consentito interrompere le nostre lezioni: dovrà attendere la campanella. Sappia che non le sarà consentito farsi fotografare con gli alunni come se fossero figli di nessuno: dovrà esibirci le autorizzazioni dei genitori. Sappia, infine, che la sua visita non sarà per noi un onore; che la sua vista non sarà un piacere; e che la vita che fa sarà compianta.

 

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(su) Mariastella Gelmini (ministro della Pubblica istruzione per meriti che in fondo non ci interessa poi tanto conoscere): Con il ritorno al voto alle medie e alle elementari, basterà che l’allievo prenda cinque in una materia per ripetere l’anno. È scritto a chiare lettere nel decreto del governo, e non c’è nemmeno, come alle superiori, la possibilità di recuperare a settembre. (La Repubblica, venerdì 26 settembre 2008). Quella povera stella della Mariastella. Ce l’hanno tutti con lei. Che invece non ha alcuna intenzione di far lievitare le bocciature, che alla Scuola costano soldi che al Tremonti e al Berlusconi servono per altre cose... Ma allora perché mai nel decreto ha scritto così, povera stella? Semplice: perché i decreti non sa scriverli. Bocciata.

 

Meglio Ridere... di Quelli che fanno Piangere!

 

(su) Mariastella Gelmini (ministro della Pubblica Istruzioni per meriti che modestamente non dichiara): In tre anni si taglieranno alla Scuola 7 miliardi e 800 milioni di euro ma due miliardi saranno utilizzati per la formazione, le nuove tecnologie e per premiare gli insegnanti più bravi. (La Repubblica, sabato 20 settembre 2008). Dunque ammette che ben 5 miliardi e 800 milioni, dei quasi 8 tolti dalle tasche dei Bambini e dei Ragazzi italiani, saranno spesi fuori dalla Scuola. E lo dice così, papale papale, senza affaticare neanche tanto la stupefacente faccia tosta che si ritrova. Dove andranno quei 6 miliardi sottratti ai nostri figli, Gelmini? Si degni di spiegarcelo dettagliatamente, Gelmini, visto che son soldi nostri e non suoi. (Quanto ai cosiddetti “premi” agli insegnanti cosiddetti “più bravi”, glielo ripetiamo ancora una volta, Gelmini: quei soldi puzzano, non li vogliamo.)

 

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Mariastella Gelmini (ministro della Pubblica Istruzione per meriti che la medesima modestamente cela): Trovo vergognoso che si strumentalizzino i bambini per cavalcare proteste che sono solo politiche. (La Repubblica, martedì 16 settembre 2008). E far soldi sottraendoli all’insegnamento che spetta ai Bambini? Come lo “trova”, signora Gelmini, far soldi togliendoli ai Bambini e ai Ragazzi italiani? Potremmo definirlo sfruttamento dei bambini, secondo lei? E in tal caso, potremmo chiamare sfruttatori di bambini quelli come lei? E se quelli come lei tentassero di rendere propri complici gli insegnanti migliori promettendogli in premio il 30% del denaro tolto ai bambini, come potremmo chiamarli, secondo lei, quelli come lei? Potremmo “trovarli” molto peggio che vergognosi? Potremmo “trovarli” addirittura stomachevoli?

 

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Mariastella Gelmini (ministro della Pubblica Istruzione per meriti che nessuno ci fa la cortesia di spiegarci): La spesa scolastica nel 1999 era di 33 miliardi, oggi è di 43 miliardi; e tutto questo è avvenuto senza aumenti di stipendio per gli insegnanti, che sono i più bassi d’Europa, e senza migliorare la qualità delle strutture. Possiamo andare avanti così? (La Repubblica, domenica 14 settembre 2008). I 33 miliardi del 1999 valevano certo meno dei 43 di oggi, ma la vispa Mariastella finge di ignorarlo. O forse lo ignora davvero, poverina, chissà: una che cambia residenza per dare un esame può ignorare questo e altro. E comunque, se proprio vuole ridurre le spese del suo ministero per detassare commercianti e “imprenditori”, perché non restituisce a Ratzinger gli insegnanti di religione che la Moratti e il finto “sinistro” suo successore, il cosiddetto “Beppe” Fioroni, hanno accollato a tutti i contribuenti (compresi gli atei, gli agnostici e i non cristiani)?

 

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Mariastella Gelmini (ministro della Pubblica Istruzione per meriti che saremmo ansiosi di conoscere): Occorre ridurre il numero di ore di lezione, visto che in Italia se ne fanno più che in qualunque altro paese d’Europa. Punteremo di più sulle materie principali: italiano, matematica, scienze, lingue straniere. (La Repubblica, domenica 14 settembre 2008). Naturalmente, le tabelle sulle ore d’insegnamento in Europa che la Gelmini fa circolare sono “fandonie, esempio di incompetenza o malafede” (Benedetto Vertecchi, La Repubblica, domenica 14 settembre 2008) perché non tengono conto delle “ore pomeridiane di laboratorio” che negli altri paesi si fanno e da noi no. Ma la Gelmini, poveretta, non ne ha colpa. Le hanno ordinato di ficcare le mani nelle tasche dei Bambini e lei evidentemente non può che ubbidire, o non sarebbe dov’è. Ci frugherà dentro fino a svuotarle, dopo di che passerà il malloppo al Tremonti e al Berlusconi. Che lo useranno per ridurre le tasse. Di quanto? Di un caffè al giorno all’85% degli Italiani, di qualche centinaio di euro al 12% e di milioni al 3%.

Bruttissimo mestiere il suo, signora Gelmini. Brutto brutto brutto, poverina.

 

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Mariastella Gelmini (ministro della Pubblica Istruzione per meriti che modestamente tace): Il 30% dei risparmi realizzati per riqualificare la spesa sarà investito nella premialità degli insegnanti. (La Repubblica, domenica 14 settembre 2008). Glielo ripetiamo, “cara” signora: quei soldacci non li vogliamo, non li toccheremmo neanche con un bastone. Appartengono ai Bambini, ai Ragazzi italiani e ai Precari della Scuola. Se mai tenterà di renderci suoi complici allungandocene un po, noi li daremo in beneficenza. Ma forse li rifiuteranno anche i Poveri, e dovremo commettere il reato di bruciarli in piazza.

 

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(su) Mariastella Gelmini (ministro della Pubblica Istruzione per meriti a noi ignoti): Fino ad ora si è parlato solo del maestro unico alle elementari. Ma i tagli, spalmati nei prossimi tre anni, dovranno coinvolgere anche le medie e le superiori... La commissione fantasma sulla riforma avrebbe in programma di portare a 30 il monte ore settimanale nei licei... Per tutti gli altri istituti superiori gli anni di corso si ridurrebbero a quattro... Per i tecnici e professionali il tetto massimo dovrebbe scendere a 32 ore settimanali. Un’ulteriore sforbiciata dopo la riduzione già operata dall’ex ministro Giuseppe Fioroni da 40 a 36 ore... Comunque la riduzione di un anno del corso di studi non è una novità. Luigi Berlinguer ci provò puntando all’accorpamento tra elementari e medie a sette anni, ma alla fine dovette arrendersi. Stessa sorte toccò a Letizia Moratti quando annunciò l’intenzione di ridurre a quattro anni la scuola superiore. (La Repubblica, giovedì 11 settembre 2008). Vera Destra e finta “sinistra” unite contro i bambini e i ragazzi italiani. Anche contro i ragazzi, sì. Perché ficcare le mani solo nelle tasche dei bambini evidentemente non gli dà abbastanza gusto: sono troppo piccole per le loro manacce, non possono dimenarsi e frugare come vorrebbero...

 

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(su) Mariastella Gelmini (ministro della Pubblica Istruzione per meriti che ignoriamo): Protesta che ha avuto un sorprendente risvolto: alcuni agenti in borghese hanno immediatamente individuato e identificato chi fischiava la Gelmini, invitandoli poi cortesemente ad allontanarsi. (La Repubblica, giovedì 11 settembre 2008). Ha ragione Obama: rossetto o non rossetto, sembrano donne ma sono pitbull. Perché Obama ha parlato di pitbull, vero?...

 

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Mariastella Gelmini (ministro della Pubblica Istruzione per meriti che ignoriamo): I quasi 200.000 precari della Scuola che dovranno cercarsi un altro lavoro? È un problema molto grave, ma è anche il frutto delle cattive politiche dei decenni passati. Non dipende certo da me. (La Repubblica, martedì 9 settembre 2008). Poveretta: alla sua età, se non è più in grado di concepire il dolore e l’angoscia di 200.000 famiglie e parole meno meschine nei loro confronti, è difficile che riesca a ritrovare dentro di sé l’immaginazione che non seppe difendere e salvare da bambina.

 

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Mariastella Gelmini (ministro della Pubblica Istruzione per meriti che vorremmo tanto che qualcuno ci spiegasse): L’opinione pubblica è con me, la politica irresponsabile del passato ha rubato il futuro ai giovani della mia generazione, ma sui cittadini italiani del 2020 non si deve scherzare. Il loro destino non può essere oggetto di bassa speculazione politica. (La Repubblica, martedì 9 settembre 2008). Di bassa speculazione economica invece sì, vero? Mani ficcate nelle tasche dei Bambini e dei Ragazzi a frugare in cerca di pochi spiccioli invece sì, vero? Come la si può definire, una faccia tosta di questo calibro? Mannaggia, non ci viene la parolina...

 

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(su) Mariastella Gelmini (ministro della Pubblica Istruzioni per meriti che ci sforzeremmo volentieri di immaginare, se ne fossimo capaci): I 200.000 precari della Scuola? “Stiamo valutando la possibilità di ricollocarli in altri settori, una delle ipotesi è trovare loro un posto nel turismo.” La Gelmini ci sta lavorando con i colleghi Renato Brunetta (Funzione pubblica) e Maurizio Sacconi (Lavoro). Ma chi può davvero aiutarla è Michela Vittoria Brambilla, sottosegretario al Turismo, che conferma: “Stiamo lavorando d’accordo con i ministeri dell’Istruzione e della Cultura, potremmo impiegare i lavoratori della scuola in esubero nella formazione degli operatori turistici. (La Repubblica, martedì 9 settembre 2008). In effetti, il settore ha proprio bisogno di buoni insegnamenti... Prenda due piccioni con una fava, signora Gelmini: licenzi gli insegnanti di religione e li mandi per spiagge e alberghi, bar e ristoranti, a ripetere l’ottavo comandamento ai “grandi” “imprenditori” turistici italiani. Agli amici vostri, s’intende.

 

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(su) Mariastella Gelmini (ministro della Pubblica Istruzione per motivi che ignoriamo): Per superare in fretta e senza problemi l’esame da avvocato, nel 2001 s’iscrive non a Brescia o a Milano, ma a Reggio Calabria, dove la promozione è assicurata... Oggi, invece, Mariastella è diventata una paladina del merito e della severità. (Il venerdì de La Repubblica, venerdì 5 settembre 2008). Ma che c’entra, poverina... A quei tempi non aveva ancora incontrato Berlusconi: che ne sapeva di cosa doveva pensare o non pensare e di come doveva essere o non essere?

 

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(su) Mariastella Gelmini (ministro della Pubblica Istruzione per motivi che ignoriamo): “Sì, fu Giacomo Tiraboschi, addetto al verde di villa Berlusconi, ad Arcore, a presentarmi al Cavaliere nel maggio 2005,” ha raccontato Mariastella Gelmini. “Ma ovviamente lui è qualcosa di più di un semplice giardiniere. Fa anche il produttore televisivo.” (Il venerdì de La Repubblica, venerdì 5 settembre 2008). Curiosa coincidenza: anche Vittorio Mangano era qualcosa di più di un semplice stalliere.

 

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(su) Mariastella Gelmini (ministro della Pubblica Istruzione per motivi che ignoriamo): Un’antivelina con il crocifisso al collo, nata a Leno, infanzia all’oratorio e poi liceo classico dai preti. Figlia d’arte, però, perché suo padre era sindaco democristiano in un paese della bassa bresciana. (Il venerdì de La Repubblica, venerdì 5 settembre 20009). Meno male: siamo lieti di sapere che, se si chiama Gelmini, è solo per un’omonimia.

 

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(su) Mariastella Gelmini (ministro della Pubblica Istruzione per motivi che ignoriamo): Il suo obiettivo è: rompere nella Scuola (maiuscola nostra, n.d.r.) “il dominio ideologico della sinistra”, “smantellare quella costruzione ideologica fatta di vuoto pedagogismo che dal 1968 ha infettato come un virus la scuola italiana. (Il venerdì de La Repubblica, venerdì 5 settembre 2008). La poveretta, non sapendo che paragonare le idee a virus è da nazisti, ha forse rivelato di sé più di quanto voleva? E non sa nemmeno, poverina, che il “pedagogismo” di cui parla non è “di sinistra” ma dei tanti preti e vice preti che di sinistra si fingono?

 

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(su) Mariastella Gelmini (ministro della Pubblica istruzione per motivi che ignoriamo): Il Sir, l’agenzia di notizie dei vescovi italiani, ha pubblicato ieri una nota firmata dall’esperto di scuola, Alberto Campoleoni, in cui viene bocciata, senza troppi complimenti, la reintroduzione del maestro unico, sia nel metodo che nel merito. (La Repubblica, giovedì 4 settembre 2008). Fermo restando che discutere del ritorno al maestro unico è fare un piacere alla Gelmini, al Tremonti e al Berlusconi distogliendo l’attenzione degli Italiani dalle loro mani frattanto infilate nelle tasche dei bambini, l’abbiamo già detto e lo ripetiamo: gli attacchi dei preti (e dei loro scribacchini) al governo sono spiacevoli per le nostre epidermidi (perché sempre untuosi) e insani per le nostre menti perché confondono ancor più le “idee” della debolissima “opposizione” oggi esistente, ostacolano la nascita di un’opposizione vera e rischiano di avere lo schizofrenogeno effetto di indurci a pensare che nei provvedimenti al governo vi sia invece qualcosa di positivo.

 

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(su) Mariastella Gelmini (ministro della Pubblica Istruzione per motivi che ignoriamo): La mia generazione e quelle precedenti hanno avuto il maestro unico, ma siamo cresciuti bene lo stesso. (La Repubblica, mercoledì 3 settembre 2008). Cresciuta bene? Questione di punti di vista, signora ministro che sembra una bambina”.

 

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Pietro Citati (scrittore e tuttologo): Non potrà esserci nessun rinnovamento della scuola italiana (il “nessun” invece di “alcun” e l’iniziale minuscola di “scuola” sono del Citati, n.d.r.) se il governo non aumenterà in modo considerevole gli stipendi dei maestri elementari e dei professori delle medie e del liceo. (La Repubblica, martedì 2 settembre 2008). Un minimo. Basterebbe un minimo di cervello per capire che eventuali aumenti di stipendio da parte di questo governo (elargiti, cioè, da gente che accumula denaro infilando le mani nelle tasche dei bambini per sottrargli il tempo d’insegnamento loro dovuto), oltre a rendere gli insegnanti complici della più vergognosa delle spoliazioni, porterebbero anche sventura a chiunque fosse così cinico da intascarli.

 

Meglio Ridere... di Quelli che fanno Piangere!

 

Silvio Berlusconi (ex cantante sulle navi, ora “premier”), Giulio Tremonti (ministro delle Finanze) e Mariastella Gelmini (ministro della Pubblica Istruzione per motivi che ignoriamo): I piccoli comuni, quelli di montagna o delle isole minori, dovranno dire addio alle scuole. Più di mille potrebbero cadere sotto la mannaia dei tagli decisi dal governo... È l’effetto del decreto 112/2008 che fissa in 7 miliardi e 800 milioni il risparmio della Pubblica Istruzione nei prossimi quattro anni. Una scelta che equivale a un taglio di 101.000 insegnanti e 47.000 non docenti... Il ministro Mariastella Gelmini ha annunciato che gli accorpamenti riguarderanno le scuole con meno di 500 alunni, poi, nel corso degli incontri con i sindacati, ha parlato di un tetto minimo di 600 studenti. (La Repubblica, sabato 30 agosto 2008). Infilare le mani nelle tasche di un bambino che cos’è? Derubarlo? O qualcosa di molto, molto peggio?

 

Meglio Ridere... di Quelli che fanno Piangere!

 

Mariastella Gelmini (ministro della Pubblica Istruzione per motivi che ignoriamo): Alle elementari si tornerà al maestro unico, quello che insegna tutte le materie. Salta il modulo delle tre insegnanti. Obiettivo: risparmiare milioni di euro. (La Repubblica, giovedì 24 agosto 2008). La ministro che sembra una bambina mette le mani nelle tasche dei bambini. Obiettivo: portargli via milioni di euro. Che finiranno dove? Forse, ad abbassare le tasse di un caffè al giorno all’85% della popolazione, di migliaia di euro al 10% e di milioni al 5%. O forse non lo sapremo mai.

 

Meglio Ridere... di Quelli che fanno Piangere!

 

(su) Mariastella Gelmini (ministro della Pubblica Istruzione per motivi che ignoriamo): Una professoressa calabrese, Giulia Carpinteri, 60 anni, vorrebbe, attraverso “Repubblica”, chiedere alla Gelmini dove si è laureata, con quali professori, quale tesi, con che voti... (Francesco Merlo su La Repubblica di lunedì 24 agosto 2008). Ci perdoni, gentile collega Carpinteri, ma il suo desiderio, secondo noi, è (sia pure squisitamente) ingenuo. Non sa che oggidì i Berlusconi si laureano alla Sorbona e i figli dei Bossi producono ponderose tesine su Carlo Cattaneo?

 

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(su) Mariastella Gelmini (ministro della Pubblica Istruzione per motivi che ignoriamo): Il ministro più ignorante che abbiamo avuto negli ultimi sessant’anni. (Franco Laratta, parlamentare Pidì, su La Repubblica di lunedì 24 agosto 2008). Però non è cortese parlare in questi termini della Gelmini senza rivolgere almeno un pensierino anche al “Beppe” Fioroni suo predecessore. Che non era certamente l’ultimo arrivato.

 

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Mariastella Gelmini (ministro della Pubblica Istruzione per motivi che ignoriamo): Mariastella Gelmini spiega la sua strategia per migliorare la Scuola (maiuscola nostra, n.d.r.) italiana: corsi ai prof del Sud (maiuscola nostra, n.d.r.), taglio di 85.000 docenti, riduzione degli sprechi. E un più severo trattamento del bullismo: cinque in condotta, perché il sette non basta a bocciare. (La Repubblica, domenica 24 agosto 2008). Traduzione: la Scuola dev’essere strangolata a furia di tagli, così sempre più persone sceglieranno le private e alla fine potremo smantellarla del tutto. Intanto, per dirottare il risentimento dal governo, aizziamo gli Italiani contro i prof fannulloni e contro i prof ignoranti. E per dirottare il risentimento dei prof, scateniamoli contro i ragazzi. Sono brava o no, anche se sembro una bambina?

 

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Silvio Berlusconi (incontrando per via Mariastella Gelmini, ministro dell’Istruzione, in posa per un servizio giornalistico): Guarda come sei bella, sembri una bambina! (La Repubblica, sabato 9 agosto 2008). Noi non sappiamo, non godendo delle sue confidenze, perché mai il Berlusconi trovi così belle le donne che sembrano bambine. Come ignoriamo, del resto, per quali motivi egli abbia messo Mariastella Gelmini, in qualità di ministro dell’Istruzione, a occuparsi di bambine, di bambini, delle ragazze e dei ragazzi italiani. Ignorando entrambe le cose, non siamo in grado di proporne alcuna spiegazione. Ma l’ignoto incute terrore ai viventi, umani o non umani che siano, e questi due misteri incutono terrore a noi. Così tremendo, da farci sembrare quisquiglie perfino le “denunce” (facenti seguito a quella di Bersani del 6 agosto) dell’assessore all’Istruzione della regione Lazio, Silvia Costa, a proposito del taglio di 3.500 insegnanti nel Lazio (che andranno ad aggiungersi agli oltre 800 dell’anno appena concluso) determinato dal decreto 112/08: Temiamo conseguenze insostenibili per la Scuola e per i territori, ha detto la Costa: la chiusura di alcuni istituti, il taglio delle sezioni a tempo pieno e prolungato, l’accorpamento di classi e la riduzione dell’offerta formativa soprattutto nei piccoli comuni (La Repubblica, sabato 9 agosto 2008). Dovremmo essere atterriti. E invece no, non ci riusciamo. Non perché le “denunce” delle Costa e dei Bersani ci paiano infondate ― sono fondatissime, conosciamo i nostri polli della finta “sinistra” e sappiamo che non denunce esse sono, ma furbeschi suggerimenti ― ma perché lo spaventoso (benché inesplicabile) terrore suscitato in noi dai misteri di cui sopra ci fa pensare che a questo punto sia meglio che la Scuola sia depredata di tutto e definitivamente chiusa, piuttosto che le bambine, i bambini, le ragazze e i ragazzi italiani rimangano ancora a lungo nelle mani dei Berlusconi e delle Gelmini.

 

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(su) Mariastella Gelmini e Silvio Berlusconi: Faccio un esempio: la Scuola. Cosa vuol dire annunciare una riduzione di 84.000 insegnanti e 40.000 non docenti? Che non ci sarà più il tempo pieno? Che chiuderanno gli istituti dei paesi sotto i 5.000 abitanti? Non si sa. Detta così, o la cosa non è credibile o siamo al massacro. (Pierluigi Bersani, Pidì, ombra di ministro dell’Economia, in un’intervista a La Repubblica di mercoledì 6 agosto 2008). Ma il Bersani sa per quali ragioni la Gelmini sia stata fatta ministro dell’Istruzione dal Berlusconi? Noi le ignoriamo, e perciò le temiamo. Che vuole che sia per i Bambini e i Ragazzi italiani, “caro” ombra di ministro, esser derubati d’un altro po’ di tempo e di attenzione, in confronto a ciò che d’impensabile può ancora venirgli da una scelta così oscura? (Senza contare, signor ombra, che il vostro Fioroni fu ministro per motivi non meno oscuri, anche se di un tipo diverso di oscurità, e si guardò bene dal restituire ciò che aveva sottratto la Moratti...)

 

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(su) Mariastella Gelmini (ministro dell’Istruzione per motivi che confessiamo di ignorare) e su tutto il governo (di cui la gentile signora fa parte per motivi che confessiamo di ignorare): Ununica insufficienza in condotta e all’allievo turbolento il consiglio di classe potrà far ripetere l’anno, anche se ha otto in Greco o nove in Matematica. (La Repubblica, sabato 2 agosto 2008). Che giudici terribili (e fasulli), contro i deboli, quelli che odiano i giudici (veri) che non si fanno intimidire dai potenti.

 

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Mariastella Gelmini (ministro dell’Istruzione per motivi che confessiamo di ignorare): In condotta avevo dieci. (La Repubblica, sabato 2 agosto 2008). Ecco la conferma che il voto in condotta è quasi sempre inversamente proporzionale alla futura riuscita degli alunni.

 

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Mariastella Gelmini (ministro dell’Istruzione): È ridicolo prendersela con il ministro di turno al di là dell’appartenenza politica. Il problema sono le risorse. È giusto che i cittadini sappiano che il 97% del bilancio dell’Istruzione è fatto di personale e in queste condizioni il sistema non può reggere. È sciocco difendere lo status quo. (La Repubblica, domenica 6 luglio 2008). Hai ragione, Mariastella, è sciocco difendere il personale. Lo dice la parola stessa: un personale è fatto di persone, cioè di esseri umani. Che c’è di più inutile degli esseri umani? E se poi a quegli esseri umani ci aggiungi tutti i bambini e i ragazzi a cui quegli esseri umani insegnano, altro che 97%: le persone raddoppiano, triplicano, centuplicano! Pensa a quanti bei soldi puoi fare eliminandoli e basta.

 

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Umberto Bossi (parlando di Mariastella Gelmini, ministro dell’Istruzione): Mettono a fare i ministri chi non ha mai fatto l’insegnante, mi sentirei più sicuro se la Scuola (maiuscola nostra, n.d.r.) fosse in mano alla Lega, che ha le palle, invece che a Forza Italia. Ci vogliono ministri forti. (La Repubblica, sabato 5 luglio 2008). Per avere le palle di Bossi bisognerebbe essere Bossi. Qualcuno, pur di avere le sue palle, vorrebbe essere nelle condizioni di Bossi? Possiamo sbagliarci, ma ci sentiamo di affermare che perfino Mariastella risponderebbe di no.

 

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(su) Silvio Berlusconi: Le sue parole sono davvero così viziose da metterlo nei guai? Addirittura da costringerlo alle dimissioni? È vero che, in un documento acustico, spiega a Fedele Confalonieri le ragioni postribolari dell’ingresso di qualche ministra nel governo?...Che “Silvio” e “Fedele” vi si intrattengono sulle virtù di una giovane signora planata dallo spettacolo nella politica?... Nessuno potrà più ascoltare le loro parole. La registrazione è stata mandata al macero... (Giuseppe D’Avanzo su La Repubblica di venerdì 4 luglio 2008). Che sollievo! Da giorni vivevamo nel terrore che la ministra di cui sopra fosse quella dell’Istruzione, Mariastella Gelmini. Per fortuna, invece – se il D’Avanzo è ben informato – si tratta di quell’altra... come si chiama?... ce l’abbiamo sulla punta della lingua ma non viene... Meno male, comunque, che non era la Gelmini, perché affidare la Scuola a una persona sulla base di quel genere di meriti avrebbe potuto far sospettare, nellautore della scelta, strane fantasticherie contro i Bambini e i Ragazzi italiani. Per fortuna, invece – lo ripetiamo – non è così, e la Gelmini è ministro dell’Istruzione solo per derubare Scolari e Studenti di quanto più tempo d’insegnamento riuscirà a sottrargli.

 

Meglio Ridere... di Quelli che fanno Piangere!

 

(su) Mariastella Gelmini (ministro dell’Istruzione): Mio figlio frequenta il IV liceo scientifico, è stato rimandato (non so se si dica ancora così) in Storia dell’Arte, frequenterà lo “sportello” (si dice così) fino al 4 luglio. E fin qui tutto normale o quasi. Quello che, secondo me, normale non è, è che a tutt’oggi nessuno ci ha comunicato le date dell’esame di riparazione. Il ministero dal canto suo smentisce il giorno dopo quanto dichiarato il giorno prima, addirittura sulle modalità del recupero. Insomma: la confusione più totale. Io vorrei semplicemente sapere la data, pretenderei che il governo, molto impegnato sul rispetto dei diritti di cittadini più o meno noti, trovasse il tempo per fare rispettare allo stesso modo il diritto di milioni di famiglie, comunicando le date degli esami di riparazione. (Da una lettera a La Repubblica di giovedì 3 luglio 2008). Comprendiamo il disappunto di questo padre, che a buon diritto si aspettava di più. Ma siamo onesti: son poche settimane che si è impoltronata a viale Trastevere, Mariastella è in rodaggio. Diamole tempo, senza farci trarre in inganno da queste piccolezze, e certo riuscirà a far peggio di campioni del Male come Berlinguer, Moratti e “Beppe” Fioroni. L’aria ce l’ha, d’esser capace di cotanta impresa.

 

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Mariastella Gelmini (ministro forzaitaliota dell’Istruzione), Marco Lodoli (scrittore e insegnante) e Ignazio La Russa (ministro aennino della Difesa): La proposta di tornare al grembiule nelle scuole è da prendere in considerazione, non è solo un fatto d’ordine, ma anche di eguaglianza sociale tra i ragazzi, ora che va tanto di moda l’abbigliamento firmato già in giovanissima età (Mariastella). Mi sembra una scelta sensata che permette di cancellare vanità e differenze economiche (Marco). (La Repubblica, mercoledì 2 luglio 2008). Vera Destra e finta “sinistra” unite e furibonde contro Scolari e Studenti. Prima abbandonano i Bambini e i Ragazzi alla Società disumana che per volontà o disperazione stanno costruendo insieme. Li abbandonano perché li odiano – tutti, non solo i propri figli – perché nel Bambino e nel Ragazzo vedono intatto l’essere umano che in loro è ormai scempiato. E poi, quando l’odio gli fa percepire ― sì, ritorciamo contro di loro il termine con cui tentano di far passare per matti noi invalidando il nostro rapporto con la realtà ― quando l’odio gli fa percepire tutti i Bambini e i Ragazzi cattivi, bulli, perduti, allora gli si scagliano addosso (come contro i Rom e gli Immigrati) fantasticando di vedere anche in essi un’incarnazione del “Male” a cui son soliti addebitare l’orrore che essi stessi causano. Al pari dei folli che ammazzano il figlio perché non era lui, era il demonio, la vera Destra e la finta “sinistra” delirano di “risanare” la Società accanendosi contro i Giovanissimi che ne sono le prime vittime. E metterli tutti in divisa, renderli tutti uniformi, è ― com’è sempre stato ― il primo passo di una disumanizzazione (non tanto) strisciante (poiché la varietà dell’aspetto esteriore che creativamente diamo a noi stessi è uno dei tratti che ci distinguono dagli altri animali) cui in genere seguono gli altri passi (rasatura dei capelli, imposizione di un’identica andatura e identici gesti, occhi bassi, divieto di parlare senza essere interpellati) che alla prima occasione (di solito, alla prima ribellione più o meno disperata) “giustificheranno” (agli occhi folli dei deliranti) la disumanità della violenza psichica e materiale: dagli psicologi in tutte le scuole agli psicofarmaci in tutte le case, dai bastoni e bacchette branditi più o meno minacciosamente al ritorno ai “sani” castighi corporali . Fino a quando arriverà l’Ignazio di turno (in divisa, manco si credesse Napoleone, già ci si è messo, ma ha perso un po’ della sua marzialità dando una craniata contro lo stipite di un portello) per mandarli a crepare in massa in qualche guerra di cui nessuno oserà proclamare il vero perché, sempre lo stesso: sterminare la nuova generazione di mostri che non ci si vuol più vedere davanti.

 

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Mariastella Gelmini (ministro della non pubblica Istruzione): Bisogna razionalizzare la rete scolastica, ridurre l’orario, ridurre il numero degli insegnanti e pagarli decorosamente. Nei prossimi cinque anni raggiungeranno la pensione più di centomila docenti, il risparmio potrebbe venire proprio da lì. (La Repubblica, giovedì 11 giugno 2008). Ridurre l’orario? Lo fece già la Moratti, e il Fioroni lo confermò. Significherebbe far soldi rubando il tempo d’insegnamento dei bambini e dei ragazzi. Razionalizzare la rete scolastica e ridurre il numero degli insegnanti? Significherebbe chiudere più scuole possibile e far classi di 50 alunni, come già minacciava Padoa Schioppa ai ministri della Sinistra Vera. Se questo dev’essere il prezzo, grazie, Mariastella, la sua elemosina non lo vogliamo.

 

Meglio Ridere... di Quelli che fanno Piangere!

 

Le belle facce del Pidièlle: l'incantevole sorriso di Mariastella Gelmini, neoministro dell’Istruzione.

Le belle facce del Pidièlle: l’incantevole sorriso di Mariastella Gelmini, neoministro dellIstruzione.

 

Mariastella Gelmini e Giuseppe Pizza (ministro e sottosegretario all’Istruzione del governo Berlusconi): Mariastella Gelmini, di professione avvocato, con due mandati parlamentari alle spalle e, come unica esperienza pubblica, quella di coordinatrice di Forza Italia in Lombardia, ricopre la poltrona (Mario Pirani scrive proprio così: ricopre la poltrona. Mah!...) dove sedettero Benedetto Croce e Giovanni Gentile... Non potrà attendersi un grande apporto tecnico dal suo sottosegretario, Giuseppe Pizza, quel vecchio dc, titolare del marchio dello Scudo crociato, che ottenne da Berlusconi la promessa di un incarico di governo a titolo di riconoscenza per la sua rinuncia a ricorrere dopo l’esclusione dalle liste elettorali. (La Repubblica, lunedì 2 giugno 2008). E poi dicono che Berlusconi è diventato buono! Di più cattivo cosa poteva fare? Mettere alla Scuola un cavallo dopo averlo fatto senatore?

 

Meglio Ridere... di Quelli che fanno Piangere!

 

"Come sei bella, sembri una bambina!" (disse Silvio Berlusconi, presidente del Consiglio, incontrando Mariastella Gelmini, ministro dell'Istruzione, secondo "La Repubblica" di sabato 9 agosto 2008)

Silvio Berlusconi (incontrando per via Mariastella Gelmini, ministro dell’Istruzione, in posa per un servizio giornalistico):

Guarda come sei bella, sembri una bambina!

(La Repubblica, sabato 9 agosto 2008).

 

Franco Laratta (parlamentare Pidì):

Il ministro più ignorante che abbiamo avuto negli ultimi 60 anni.

(La Repubblica, lunedì 24 agosto 2008).

 

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Dal sito della Rete degli Studenti Medi il "Kit anti-ballismo" per difendersi dal trio Berlusconi-Tremonti-Gelmini!

Dal sito della

Rete degli

Studenti Medi

 

il Kit

anti-ballismo

 

per difendersi dal trio

Berlusconi-Tremonti-Gelmini!

Dal sito della Rete degli Studenti Medi il "Kit anti-ballismo" per difendersi dal trio Berlusconi-Tremonti-Gelmini!

 

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Eccezionale scoop di ScuolAnticoli: Come sarà la Gelmini fra vent’anni (e forse meno)?

Mariastella oggi

Mariastella oggi

Mariastella fra vent’anni?

Mariastella fra vent’anni?

Fra vent’anni, Mariastella si chiamerà Maria de Lurdes, farà la ministra della Pubblica Istruzione in Portogallo e sarà di... sinistra? Non è impossibile. I due schieramenti sono ormai così intercambiabili, che non ci meraviglieremmo affatto se la Gelmini, in Italia o altrove, dopo aver cominciato a distruggere la Scuola per conto della Destra, si trovasse un domani a completare l’opera per conto della finta “sinistra”...

 

Ma chi è Maria de Lurdes, la Mariastella di “sinistra”?

Clicca qui, e di lei saprai (e vedrai) proprio tutto!

 

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