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Libera Scuola di Umanità diretta da Luigi Scialanca

 

Più Niente da Ridere

 

In questa pagina raccoglievamo le parole di chi vuol farci piangere e cercavamo, invece, di riderne. Ma presto ci fu più niente da ridere, e la pagina cambiò. Le immagini divennero quelle de "Il settimo sigillo" (1957), di Ingmar Bergman, e sullo sfondo apparve l’attore Bengt Ekerot nei panni della Morte...

la Pagina di Chi andò dietro alla Morte e portò lItalia con sé nel mese di ottobre del 2011

 

“Libertà, giustizia sociale, amor di patria. Noi siamo decisi a difendere la Resistenza.

Lo consideriamo un nostro preciso dovere: per la pace dei morti e per l’avvenire dei vivi,

lo compiremo fino in fondo. Costi quel che costi.” (Sandro Pertini, Genova, 28 giugno 1960).

 

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Andarono dietro alla Morte... e portarono l'Italia con sé.

 

Per la serie "Vecchi amici": il Sacconi e il Bonanni ai tempi in cui i topini non avevano ancora cominciato ad abbandonare la nave.

Per la serie Vecchi amici: il Sacconi e il Bonanni ai tempi in cui i topini non avevano ancora cominciato ad abbandonare la nave.

 

Maurizio Sacconi: Maurizio Sacconi evoca lo spettro del terrorismo nella discussione sulla libertà di licenziamento. Il ministro del Lavoro teme che le polemiche nate dalla sua proposta di permettere alle imprese di licenziare “per motivi economici” scatenino una reazione che potrebbe giungere “fino all’omicidio”. Sacconi parla a Sky. Intervistato da Maria Latella, dichiara testualmente: “Non ho paura per me, io sono protetto. Ma per persone che potrebbero non essere protette e proprio per questo diventare bersaglio della violenza politica, che nel nostro Paese non si è del tutto estinta”. Poi il ministro aggiunge: “Oggi vedo una sequenza, dalla violenza verbale, alla violenza spontanea, alla violenza organizzata, che mi auguro non arrivi ancora una volta anche all’omicidio, com’è accaduto l’ultima volta dieci anni fa, proprio con il povero Marco Biagi, nel contesto di una discussione per molti aspetti simile a quella di oggi. (La Repubblica, lunedì 31 ottobre 2011). È (ancora per poco, ci auguriamo) il ministro del Lavoro che, nella storia d’Italia, con maggior violenza si è scagliato contro i Lavoratori. E che fa? Aizza alla violenza quelli che alla sua violenza pacificamente resistono.

 

Andarono dietro alla Morte... e portarono l'Italia con sé.

 

Per la serie "Raccolta differenziata, cassonetti per smaltire i rottamatori di Esseri umani": Matteo Renzi.

Per la serie Raccolta differenziata, cassonetti per smaltire i rottamatori di Esseri umani: Matteo Renzi.

 

I renzisti del Pd e de La Repubblica: Non c’è niente di meglio che un Big Bang, per ridisegnare la geografia di un partito. Le nuove linee di frattura del Pd si erano già delineate dopo l’estate, non è “merito” di Renzi, giurano i suoi rivali, ma la musica suonata alla Leopolda non ha certo aiutato. Le wikidee dei nuovi rottamatori, per intenderci sì alla Bce no alla Cgil, sì a Marchionne no alla Fiom, sì a Steve Jobs no a Nichi Vendola, superano i confini di chi si è proclamato renziano. Volano oltre l’ex sindaco di Torino Sergio Chiamparino, l’economista Pietro Ichino, il prodiano Sandro Gozi. Sorpassano l’endorsemont arrivato dall’uomo ombra del “professore”, Arturo Parisi. E arrivano nel cuore della segreteria del Pd, nella compagine che fa capo al vice di Bersani, Enrico Letta. Toccano i modem di Veltroni. Interloquiscono con Areadem di Franceschini. (...) Il nodo è sempre lo stesso: non appiattirsi sulle posizioni della Cgil, saper affrontare i nodi posti dalla lettera della Bce. Lo dice chiaramente, anche se da un’altra posizione, il modem Gentiloni: “Bisogna allargare il campo e non rinchiudersi nel recinto della sinistra tradizionale”. “Gli equilibri sono delicati,” dice un dirigente, “e qualsiasi forzatura può far saltare tutto. Se Renzi avesse annunciato la sua candidatura, o se Bersani decidesse di indire primarie il 15 gennaio, il Pd esploderebbe”. E poi, spiega, tra Renzi e Montezemolo c’è più di un flirt: “Se non allarghiamo il campo, e quei due vanno insieme, sono dolori sia per il Pidièlle che per il Pd. (Annalisa Cuzzocrea su La Repubblica di lunedì 31 ottobre 2011).

 

Andarono dietro alla Morte... e portarono l'Italia con sé.

 

Concita De Gregorio (dopo un intera furbesca pagina di salamelecchi e peana inframmezzata da qualche ambiguo riferimento alle critiche): Da ieri c’è Renzi. Può piacere molto o pochissimo, ma c’è. Avanti gli altri. (La Repubblica, lunedì 31 ottobre 2011).

 

Andarono dietro alla Morte... e portarono l'Italia con sé.

 

Per la serie "Vieni avanti, Chiamparino": il Chiamparino col Maroni, che gli è grato per aver difeso i cosiddetti "respingimenti in mare" dei Migranti.

Per la serie Vieni avanti, Chiamparino: il Chiamparino col Maroni, che gli è grato per aver difeso i cosiddetti respingimenti in mare dei Migranti.

 

Sergio Chiamparino: Credono nella politica solo i più tifosi, anzi le curve. Con primarie aperte a tutti si dà un segnale importante al resto degli Italiani, quelli che non ci credono più. Non serve trincerarsi dietro gli statuti di partito. (La Repubblica, domenica 30 ottobre 2011). Ma il Chiamparino ci fa o c’è? Non sa che un partito è tenuto per legge ad avere uno statuto? E secondo lui la legge è carta straccia? Figuriamoci che fine farebbe lo statuto n°1 del Paese, la Costituzione, se governasse il Chiamparino.

 

Andarono dietro alla Morte... e portarono l'Italia con sé.

 

Per la serie "Poeti di corte": Vittorio Sermonti.

Per la serie Poeti di corte: Vittorio Sermonti.

 

Vittorio Sermonti: Viviamo in un infelice anarchismo capillare, magari in nevrotica balìa delle agenzie di rating. Sappiamo che il diritto al desiderio, il diritto a un infaticabile consumo, il diritto ancor più grave al capriccio, non ci hanno portato da nessuna parte e ci hanno reso piuttosto infelici. Sarà banale, ma io credo sia cruciale il ripristino di una diffusa cultura della moralità. Sì, banale e moralista. Mi va benissimo. Il fatto che qui da noi il termine moralista abbia un unico significato deprecativo, la dice lunga sul genere di moralismo che pratica chi lo depreca. Vedo mestamente imperversare l’etica truccata, verticale e consumistica del desiderio, mentre io amerei che si ripristinasse un patto comune, capace di riattivare l’orizzontalità dei rapporti tra cittadini, con tutti i suoi negoziabili vantaggi. (La Repubblica, sabato 29 ottobre 2011). Non è che sia banale, Vittorio, e neanche moralista, quanto soprattutto sciocco. E forse, se in mala fede, anche maligno. È sciocco e maligno identificare il desiderio col capriccio, come se davvero fossimo maledetti da quel Dio antiUmano che continua a esistere imperterrito per i tipi come te. Altro che orizzontalità, Vittorio: è ora di verticalità, nel senso che è ora di alzarci in piedi, a schiena dritta, e rivendicare la fine della moralità (nell’unico senso possibile del termine, che è quello di delirio che gli Umani debbano essere controllati) e l’inizio dell’Era del Rispetto per l’Umanità, desideri compresi. E compreso anche qualche capriccio, perché no? O contano solo i capricci dei cosiddetti padroni dell’Universo e i capriccetti dei loro poetini di corte?

 

Andarono dietro alla Morte... e portarono l'Italia con sé.

 

Chi è Matteo Renzi e perché non si può che parlar male di lui?

Chi è Matteo Renzi e perché non si può che parlar male di lui?

 

Come mai l’autore del pdf con le 100 proposte della Leopolda 2011 è Giorgio Gori (La Stampa on line, lunedì 31 ottobre 2011), ex direttore di Canale 5 e Italia 1, l’uomo che alla fine degli anni ’90 ha portato sugli schermi italiani Il grande fratello? Risponde il Renzi: Immagino perché fosse suo il computer su cui hanno scritto il file con la sintesi della tre giorni. Plausibile? Plausibilissimo. Ma la pronta risposta del sindaco di Firenze, tanto convincente quanto ovvia, non impedirà che anche questo piccolo “incidente”, insieme ai molti altri a lui occorsi, rimanga impresso nelle nostre menti al pari dei mille segnali più o meno allarmanti che raccogliemmo su Silvio Berlusconi all’epoca dei suoi esordi prepolitici di impresario televisivo: quei mille segnali più o meno significativi che oggi, alla faccia degli antiberluscisti dell’ultima ora, ci permettono di affermare che noi avevamo capito già trent’anni fa chi è Silvio Berlusconi. Ecco: se il Renzi arrivasse dove mira ad arrivare e combinasse ciò di cui è capace (faccia gli scongiuri chi crede nell’efficacia dei medesimi) noi che gli resistiamo potremo dire di non essercelo mai bevuto, questo ometto della provvidenza per infatuati da piccolo schermo. E di non essercelo bevuto, tra gli altri mille segnali più o meno allarmanti, anche per la dolorosa scoperta che nel Partito democratico albergano (e son da molti ritenuti credibili) perfino individui (come il Renzi) che non considerano oltraggiosi la vicinanza e il sostegno di chi, portando in Italia Il grande fratello, ha fatto quel che ha potuto, nella posizione di primo piano che occupava, per promuovere l’istupidito antiumanesimo di massa che delle tv berlusciste era ed è (più o meno consapevolmente) l’obiettivo fondamentale. Un segnale, il renzismo del Gori dal Renzi accolto e apprezzato, che avvalora la nostra idea che il Renzi altro non sia che l’ultimo (ed ennesimo) prodotto della mente pericolosa (nel senso clooneyano dell’espressione) di Mike Bongiorno, agente dei servizi segreti americani in Italia e primo motore immobile dello strapotere televisivo nel nostro Paese. Lidea che al Renzi, cioè, (prima e più che Comunione & liberazione, il cui influsso sugli adepti non porta che a stimolarne e potenziarne la finta umiltà, la furbizia e l’ipocrisia da sottogoverno) sia stato Mike Bongiorno a cambiargli per sempre la vita. In che modo? Facendogli intuire (come al Berlusconi e, nel loro piccolo, al Veltroni e al Vendola) che un’immagine pubblica di stampo televisivo (anche non direttamente emanata dalle tv, ma comunque modellata sulle maschere televisive) può assurgere in breve tempo a una sorta di (quasi) irresistibile potenza religiosa. Con la differenza che se il Berlusconi, quanto a distruttività dell’immaginazione degli Italiani, ha superato il maestro amerikano di gran lunga, e se il Veltroni ha fatto (a Sinistra) danni quasi altrettanto gravi ma (forse) in una sorta di “innocente” sonnambulismo, il Renzi invece (per nostra fortuna, o perché stiamo diventando tutti più bravi) è per il momento fermo a un interminabile big bang che può ancora concludersi con un flop che faccia di lui il Romolo Augustolo del berluscismo. Ce lo auguriamo, naturalmente: un Renzi a poco a poco dimenticato, ridotto a sbattersi sulle tv paesane come una Wanna Marchi all’ultimo stadio. Ma... e se così non fosse? Se il berluscismo, inteso come macchina mediatica per l’imbarbarimento delle menti (nel senso dei barbari del Baricco, un precursore dello sfondamento berluscista a Sinistra che oggi sembra aspirare al ruolo di “Goebbels pensoso” del renzismo) non fosse affatto agli sgoccioli? Se, al contrario, stesse per trionfare sulla nostra Resistenza reincarnandosi, per l’appunto, in un berluscismo baricchiano di (finta) “sinistra”? Ebbene: Matteo Renzi, in tal funerea eventualità, può riuscire nell’impresa molto più del Vendola, e appare perciò di gran lunga più pericoloso. Diversamente dal Vendola, infatti (che gli istupiditi da tv giudicano vecchio non, come dovrebbero, in quanto veterocomunista e baciapile, ma perché incapace di semplificare oltre un certo limite) il Renzi non vuol sembrare profondo. Al contrario: il Renzi, baricchianamente, sa che la semplificazione, quanto più è volgare, tanto più facilmente penetra e ipnotizza le menti dei teledipendenti; e che lui perciò, anziché spremersi le problematiche meningi, può e deve (sollievo!) essere quel che è, dare a bere sé stesso: un sempliciotto di destra (il semplificare non potendo produrre che “idee” di destra) che conferma e avvalora nei sempliciotti di sinistra il delirio che si possa essere di Sinistra anche da sempliciotti, anche da istupiditi pieni di “idee” di destra. Attenzione, però: sempliciotto non vuol dire poco pericoloso. Non, almeno, quando il sempliciotto (a un certo momento di una vita che altrimenti non l’avrebbe portato che a straparlare nei bar) ha visto la luce. Non, cioè, quando il sempliciotto ha ricevuto in dote dai mikebongiorni un’immagine di stampo televisivo che gli conferisce una potenza iperreale, cioè religiosa. Cioè una potenza non vera, priva di autentico spessore e sconnessa dalla realtà propria e altrui, che in quanto tale non può essere agita che come berluscismo: scardinando, immiserendo, insozzando e dissolvendo non tanto i valori della Sinistra (magari, come il Renzi vorrebbe far credere, perché vecchi e obsoleti) quanto soprattutto quel sentimento della complessità e profondità del reale, e specialmente del reale umano, che ci mantiene di Sinistra, noi che resistiamo, nel solo modo in cui si può essere di Sinistra davvero: in quanto sani di mente. Obiezione: può mai essere così grave il frequentare senza sentirsene feriti un Bongiorno, un Gori, un Baricco? Be’: a dire il vero , può esserlo. Ma ovviamente non c’è solo questo. Ovviamente sono mille, appunto, i segnali più o meno allucinanti che il Renzi si è lasciato sfuggire di quel semplicismo antiumano che nell’Italia di oggi porta il nome di berluscismo. Per chi ha poca memoria (o meglio, per chi ancora non si è reso conto della vitale importanza, contro l’istupidimento, di percepire i brutti segni, soffrirne, e tenerne registro) ricordiamone alcuni. Sembrano passati anni, ma era l’aprile del 2009: il Renzi si candida a sindaco di Firenze mettendo in lista l’ex “schedina” di Quelli che il calcio Elisa Sergi e dichiara: Anche Berlusconi le preferisce belle, che male c’è. Immaginiamo l’esultanza del Baricco: il cavallo di Troia dei suoi amati barbari bussa a (certe) menti di Sinistra nel punto di lor minore attrito col berluscismo, l’odio e il disprezzo contro la Donna. Ma non è così facile mettere in rotta la Resistenza, e il 19 giugno 2009 su La Repubblica (per la penna, se non ricordiamo male, di Alberto Statera) appare un interessante trafiletto: I siluri contro di lui da parte dello schieramento opposto sono partiti con un singolare ritardo: quando Renzi, con il 47 e mezzo per cento ottenuto al primo turno, aveva già praticamente in tasca la vittoria che celebrerà lunedì prossimo. “L’è evidente,” è stato il commento di chi nel Pd non ama il giovane cattolico rampante, “Denis deve dimostra’ che il bimbo non l’ha cresciuto lui a mollichella”. Dove mollichella sta per coccole, Denis sta per Denis Verdini, plenipotenziario del Pidièlle in Toscana, e il bimbo per Renzi. Il quale, secondo la leggenda metropolitana, fu aiutato nelle primarie democratiche da votanti infiltrati dalla Destra, e a queste elezioni dalla scelta verdiniana di contrapporgli per favorirlo un avversario debole come l’ex calciatore della Fiorentina e del Milan Galli. Passano neanche due mesi e il giorno di Ferragosto del 2009 il Renzi lancia un richiamo, Mai più con la Sinistra radicale!, che dai tempi del primo governo Prodi è una sirena irresistibile per quanti, tra gli elettori del Partito democratico, non vedono l’ora di semplificarsi.... Lungo silenzio e poi, il 28 aprile 2010, una dichiarazione che è un intero programma, anche se semplificato e semplificante: Se il Pidì è solo il gruppo dirigente, ammonisce il “nostro”, c’è da stare preoccupati. Ma se è l’esperienza di popolo, quello non ossessionato da Berlusconi, allora vedo entusiasmo ed energia. Due punti di fondamentale importanza il popolo (entità indifferenziata puramente mediatica) e che non sia, esso popolo, ossessionato da Berlusconi ― con cui il Renzi chiama esplicitamente a raccolta il popolo televisivo che, per quanto si creda ancora “di sinistra”, ormai è così istupidito da non capire più che essere ossessionati da Berlusconi è vitale, perché significa non sopportarne l’odio e il disprezzo per l’Umano. Ma il neologismo geniale, che si lascia alle spalle anche Berlusconi e traghetta il renzismo verso lidi antiumani ancora inesplorati, è del 29 agosto 2010, appena quattordici mesi fa: Il Nuovo Ulivo, detta il “nostro”, fa sbadigliare: è ora di rottamare i nostri dirigenti. Rottamare: il termine è così spaventoso, evoca il nazismo in modo così esplicito, che lì per lì suscita una reazione di rigetto: il Renzi ha esagerato, si è spinto troppo oltre, proprio come accade spesso al Berlusconi? Niente affatto: il termine apparentemente non passa, è vero, e tuttavia, proprio come accade con le provocazioni berlusconiane e berlusciste, rottamare e rottamatore diventano di uso comune (e il Renzi se ne vanta:Ci dicevano che eravamo matti, a usare la parola rottamazione, ora lo fanno tutti) a “sinistra” come a destra: a dispetto della generale riprovazione, cioè, l’idea che di un Essere umano si possa parlare come di un rifiuto inorganico, una volta impiantata (con la crescente potenza mediatico-religiosa renziana) nelle menti degli istupiditi “di sinistra” anelanti a semplificarsi (e degradarsi) come i berluscisti, risulta inestirpabile. È da questo momento che il Renzi comincia ad attrarre davvero l’attenzione dei poteri forti (e straricchi) dell’antiumanesimo, e perciò a diventare davvero pericoloso per la Sinistra. Se ne accorgono per prime L’Unità e, su La Repubblica, l’intelligente e attenta Alessandra Longo, entrambe il 3 novembre 2010: Nessun format prestabilito, work in progress, promette il sindaco del capoluogo toscano Matteo Renzi, che ormai è diventato una star contesa da tv, radio e settimanali. In un’intervista a Chi, per esempio, dice che “Adesso basta con gli stessi volti da vent’anni. Cambiamo facce, idee, proposte. Non si può fare politica tutta la vita. Bindi e D’Alema, andate a casa”. Non solo loro, è chiaro, per il sindaco di Firenze a casa ci devono andare in tanti, compresi Veltroni e Fini. Berlusconi anche, ovvio. Un leit motiv che sta dando grandi risultati mediatici: oggi sarà ospite della trasmissione di Radio2, Supermax, condotta da Max Giusti e Francesca Zanni, poi alle 23.55 si sposta su La7 da Victor Victoria, dove improvviserà una coreografia. (L’Unità). Matteo Renzi, il leader dei “rottamatori” del Pd, nonché sindaco di Firenze, si è guadagnato un superservizio sul settimanale Chi, house organ della famiglia Berlusconi. Toni agiografici del cronista, primi piani con scorci di Firenze by night. “Renzi cercherà di mandare a casa Bersani e Veltroni, di pensionare D’Alema, Bindi e Marini e di piazzare una precaria al posto della veterana Finocchiaro”. Insomma, un gigante della trasgressione perché “lui se ne infischia delle ripicche di partito e tira dritto come un treno”. Anche una notazione ammirata per le sue condizioni di salute: “Ci vuole un fisico bestiale per fare il primo cittadino e pure il capo dei rottamatori del Pd”. La frase più forte: “Sono cresciuto con Kennedy e Mandela nel cuore, io”. (Alessandra Longo, La Repubblica, 3 novembre 2010). Tre giorni, e il 6 novembre 2010 il Renzi torna a esternare da par suo: Bisogna uscire dalla barzelletta berlusconian-tremontiana, ma si deve evitare il delirio padoaschioppano. Come si fa a dire che è bello pagare le tasse? Nota bene: il Renzi non chiama delirante il povero Padoa Schioppa in quanto uomo di destra (che, se i ministri di Sinistra non gli avessero resistito, avrebbe fatto contro lo Stato le stesse cose che poi ha fatto il berluscismo) ma per una delle poche cose di sinistra che disse in vita sua; e così facendo, di nuovo, è ai sempliciotti e agli istupiditi “di sinistra” che mira, sdoganando a loro “beneficio” l’odio antistatale contro le tasse. Mentre, da sindaco di Firenze, rottama anche il 1° maggio e costringe i Lavoratori del commercio a 363 giorni all’anno di rinuncia a sé stessi e alle famiglie: poiché l’odio contro i Lavoratori, si sa, come quello contro i Migranti, o contro i Bambini e i Ragazzi, è una componente sine qua non dell’odio antiumano in cui gli istupiditi “di sinistra” bramano di sprofondarsi per godere anch’essi, finalmente, della smemorata, anaffettiva beatitudine che invidiano agli istupiditi di destra. Dobbiamo continuare? 7 dicembre 2010: Renzi-Berlusconi, incontro ad Arcore. Il sindaco chiede fondi per Firenze. Il premier: “Tu mi somigli”. Non sono sfuggite al premier le dichiarazioni contro la proposta di “Union sacrée” per scacciare il tiranno da palazzo Chigi: “La sinistra,” ha detto Renzi, “non può mettere insieme la solita ammucchiata selvaggia antiBerlusconi”. 22 dicembre 2010, Barbara Berlusconi: Il sindaco di Firenze mi è sembrato una persona che vuole davvero cambiare le cose, da lui mi sentirei rappresentata; ad avvicinarci non sono le idee politiche, ma la stessa cultura generazionale. 8 gennaio 2011, Giuseppe Beppe Fioroni (noto campione dell’antiumanesimo religioso, che da ministro dell’Istruzione sproloquiava che i Bambini e i Ragazzi non siano umani): Matteo Renzi ha la mia storia, è una risorsa, questi ragazzi sono oro colato, altro che trattarli come Stalin con Trotsky. Matteo in persona, 12 gennaio 2011: Sto con Marchionne senza se e senza ma. La Fiat tira fuori i soldi invece di chiederne e il Pd non si schiera? Io sto con chi investe. Gli risponde come merita Chiara Ingrao (ma, poiché nessuno le mette a disposizione la potenza mediatica che il Renzi raccoglie a piene mani, deve accontentarsi di una lettera a La Repubblica): Chi ha accettato di pagare un presunto salvataggio di posti di lavoro a suon di turni di notte e straordinari incontrollati, mensa a fine turno, pause e indennità malattia decurtate, rinuncia al diritto di sciopero e di rappresentanza sindacale democraticamente eletta, cosa firmerà la prossima volta? E se il prezzo per ottenere un investimento in Italia fosse chiedere alle lavoratrici di rinunciare alla maternità, che non è garantita né negli Stati Uniti né in Cina? Non lo abbiamo già visto nella crisi finanziaria globale, quali risultati può portare dare mano libera alle imprese? Sono quesiti che riguardano tutti. Dalle risposte che daremo dipenderà il futuro del nostro Paese. 18 marzo 2011: Il Renzi, criticato per aver tardato a organizzare il rimpatrio dal Giappone, dopo il disastro nucleare di Fukushima, degli oltre 300 fra orchestrali, coristi e tecnici del Maggio fiorentino, allude a Susanna Camusso con le parole sciacallo nazionale, aspirante politico. Si potrebbe continuare a lungo, ma ci sembra che basti: l’obiettivo del Renzi, quale emerge dalle sue prese di posizione, non è “solo” quello di diventare il candidato premier del Pd, ma soprattutto quello di “semplificare” e “istupidire” l’intero Partito democratico, privando così la Resistenza italiana all’antiumanesimo del principale (se non unico) sostegno politico di cui dispone. Non è il solo, naturalmente: nella destra religiosa e iperliberista del Pd (in perfetta sintonia col Vaticano gli uni e con le tirannie finanziarie globali gli altri) sono a dir poco legione quelli che combattono con le unghie e coi denti (alcuni, da molto più tempo del Renzi) per questa, chiamiamola così, soluzione finale dell’anomalia di una Sinistra italiana che il blairismo e il clintonismo seminati a piene mani per un ventennio non sono ancora riusciti a normalizzare. Una legione che attorno al Renzi si sta a tal punto compattando (con qualche contenuta gelosia dei solutori finali antemarcia, quali il Veltroni e il Fioroni) che un attento esame dei renzisti del Pd ci sembra non meno importante, per capire chi sia Matteo Renzi e quale pericolo rappresenti, della disamina fin qui condotta delle sue allucinanti esternazioni. L’Unità, 27 ottobre ultimo scorso: Renzi incassa un appello-sostegno di dieci parlamentari dell’area che fa capo a Fioroni, Gentiloni e Veltroni, che in una lettera scrivono: “In un momento così difficile per l’Italia, il Pd deve assicurare la massima apertura a tutte le risorse che vengono dalla sua area, includere tutti i possibili contributi e non certo provocare esclusioni che suonerebbero contraddittorie rispetto alla sua ragion d’essere costitutiva”. Il testo, messo giù dal senatore Andrea Marcucci, è stato firmato da Roberto Della Seta, Francesco Ferrante, Pietro Ichino, Luigi Lusi, Luigi Bobba, Roberto Giachetti, Maria Paola Merloni, Ermete Realacci e Giuseppina Servodio. E chi sono mai questi renzisti? Andrea Marcucci (fratello di Marilina, ex editore de l’Unità vicino a Veltroni) è quello che nel settembre 2010 dichiarò: Dobbiamo andarcene dal Pd al più presto. Poi, evidentemente, folgorato da Matteo, ci ha purtroppo ripensato. L’Ichino, tutti lo conosciamo: inventore del termine fannulloni per i Lavoratori statali, in confronto a lui il Brunetta è di sinistra. Luigi Lusi, rutelliano (rimasto nel Pd a far danni?) è quello che nel febbraio 2009 votò col centrodestra a favore della norma sull’obbligo di idratazione e alimentazione artificiale, e che nel settembre 2009, irritato dalle proteste contro il della (oggi pidiellìna) Dorina Bianchi, in commissione Sanità, a un’indagine conoscitiva sulla pillola Ru486, dichiarò: Ma che ci stiamo a fare in questo partito? Qui siamo più bolscevichi dei siberiani. Vogliono fare il Pci? Ma lo facciano... Luigi Bobba, poi, è quello che nell’ottobre 2009 difese la Binetti contro Franceschini, e che nel febbraio 2009 si dichiarò favorevole a un disegno di legge urgente per salvare Eluana Englaro. Roberto Giachetti, anche lui rutelliano, è quello che nel luglio 2008 (appena seduto in Parlamento) aprì ai berluscisti contro la Magistratura (apertura rinnovata nel marzo 2011) e che nel luglio 2009 attaccò Ignazio Marino colpevole di aver detto che chi non era d’accordo sulla laicità avrebbe dovuto saltare un giro; e la Merloni è quella che nel marzo 2009 fu accusata da sei deputati (anche loro del Pd) di delocalizzazione selvaggia, indifferenza per il destino dei dipendenti e speculazione industriale. Occorre altro? Potremmo continuare: seriamente, con l’assist che al Renzi sta fornendo il Chiamparino, noto marchionnista che anche i leghisti portano in palma di mano per le sue dichiarazioni contro i Migranti; oppure, da burloni, con l’appoggio che al Renzi offre suor Patrizia Prestipino (non solo i brontosauri, anche le brontosaure del centrosinistra sono eterne, La Repubblica, 30 ottobre 2011), una che di giovani deve intendersene, se è vero che nutriva la massima fiducia (al punto da accettarne passaggi in auto) nel presunto violentatore seriale Luca Bianchini, coordinatore del circolo della Margherita del Torrino, Roma... Ma concludiamo, invece, con la stupefacente (ma poi non tanto) Amaca di Michele Serra su La Repubblica di oggi, martedì 1° novembre 2011: Sono tutti molto circospetti nel giudicare Matteo Renzi. Lo stesso Bersani, che a nome dei “dinosauri” potrebbe reagire con veemenza, non ne parla come di un nemico, né come di un corpo estraneo alla sinistra. Questa generale prudenza si spiega in parte con l’aura di vittoria che il giovane Renzi si porta dietro: non è conveniente mettersi contro un potenziale premier. In parte dipende dal fatto che non è affatto semplice inquadrarlo, decifrarlo, capire chi è e che Italia vuole, al netto del suo successo personale, questo travolgente outsider. Azzardiamo dunque un pronostico, rassicurati dal fatto che li sbagliamo sempre e dunque non abbiamo, in materia, un’autorevolezza da difendere. Ipotesi infausta: Renzi è il più riuscito tentativo di creare “un Berlusconi di centro-sinistra”. Molta confezione, dunque, e poco contenuto: esattamente come l’originale. Ipotesi fausta: Renzi è, con una ventina d’anni di ritardo, il nostro Tony Blair, traghettatore delle forze progressiste dal secolo ideologico a quello post-ideologico, con tutti i pro e i contro del caso. Niente di entusiasmante, ma qualcosa di nuovo e di spiazzante, sì. Quanto ai vent’anni di ritardo, non sarebbe colpa sua ma di un Paese che ha viaggiato, ultimamente, in costante retromarcia. Un Tony Blair, anche usato, per un’Italia così conciata sarebbe un lusso. Non credevamo ai nostri occhi, leggendo queste righe. Tralasciamo le sciocchezze e le balle “minori” (non è vero che siano tutti molto circospetti nel giudicare il Renzi, il piccolo fenomeno suscita le passioni che merita; non è vero che non è affatto semplice capirlo, nelle righe precedenti abbiamo dimostrato che la semplificazione è la sua cifra; non è vero che il Renzi sia un Berlusconi di centro-sinistra, è un Renzi che sembra in grado di assecondare molto meglio di chiunque altro la tendenza di una parte della Sinistra all’istupidimento antiumano) e concentriamoci sulla maggiore: davvero sarebbe un’ipotesi fausta quella che il Renzi sia il nostro Blair?! Ancora non ha capito, ancora non sa, il Serra, chi è stato ed è il Blair?! E auspica un individuo simile anche in Italia?! Nell’unico Paese “occidentale”, cioè, in cui l’istupidimento antiumano di sinistra (clintoniano e, appunto, blairiano) non è ancora riuscito ad aver partita (del tutto) vinta?! Ma ci fa o c’è, il Serra? Nel caso (improbabile) che ci sia, gli annunciamo che perfino il Federico Rampini e la Barbara Spinelli hanno ormai capito cos’abbia fatto alla Sinistra mondiale il blairismo, stando a quel che la seconda, recensendo il primo, ha scritto sulle stesse pagine che oggi ospitavano la sua (del Serra) professione di fede renzista: Non era fatale che la sinistra s’insabbiasse nel mimetismo, cedesse al caos del mercato: soprattutto l’osannata sinistra riformista di Clinton, Blair, che facilitò l’egemonia della destra e la sua letale deregolamentazione. (...) Di una cosa Rampini è convinto: l’egemonia culturale, dopo la crisi petrolifera del ’73, è la destra anti-Stato a conquistarla. E il fallimento non sembra intaccarla. Questa è la vera sfida che la sinistra ha di fronte. Ipotesi fausta, signor Serra? Mai più. Noi che Resistiamo vogliamo salvarla, la Sinistra (e con lei l’Italia), non vederle precipitare entrambe, colpite da un ultimo calcio da somaro, nella fossa che il Renzi sta scavando molto più efficacemente (lo ammettiamo) dei blairiani che lo hanno preceduto.

 

Andarono dietro alla Morte... e portarono l'Italia con sé.

 

Alcune immagini di Josemaría Escrivá de Balaguer, fondatore dell'Opus Dei. Nelle prime tre, con Bambini veri. Nell'ultima a destra, col Bambino Gesù.Alcune immagini di Josemaría Escrivá de Balaguer, fondatore dell'Opus Dei. Nelle prime tre, con Bambini veri. Nell'ultima a destra, col Bambino Gesù.Alcune immagini di Josemaría Escrivá de Balaguer, fondatore dell'Opus Dei. Nelle prime tre, con Bambini veri. Nell'ultima a destra, col Bambino Gesù.Alcune immagini di Josemaría Escrivá de Balaguer, fondatore dell'Opus Dei. Nelle prime tre, con Bambini veri. Nell'ultima a destra, col Bambino Gesù.

Alcune immagini di Josemaría Escrivá de Balaguer, fondatore dellOpus Dei. Nelle prime tre, con Bambini veri. Nell’ultima a destra, col Bambino Gesù.

 

(su) Marina Berlusconi e Marcello Dell’Utri: Nell’articolo di Alberto Statera del 26 ottobre viene implicata la prelatura dell’Opus Dei in intrecci con cui non ha nulla a che fare. Come più volte abbiamo avuto modo di chiarire, Marcello Dell’Utri non è dell’Opus Dei. Inoltre non c’è alcun “versante opusdeista spagnolo” curato da Marina Berlusconi. La prelatura, infine, in quanto istituzione che appartiene alla struttura gerarchica della Chiesa cattolica, non ha alcuna affinità né compatibilità con qualsiasi forma di massoneria e associazionismo segreto. LOpus Dei si occupa di catechesi e formazione cristiana, le sue attività sono ben note e aperte a tutti coloro che sono interessati ad approfondire il proprio rapporto con Dio. (Bruno Mastroianni, prelatura dell’Opus Dei in Italia, lettera a La Repubblica di sabato 29 ottobre 2011). L’articolo del bravo Statera ci era purtroppo sfuggito: ringraziamo, dunque, la prelatura dell’Opus Dei per aver attratto, sia pure involontariamente, la nostra attenzione su questi punti così interessanti.

 

Andarono dietro alla Morte... e portarono l'Italia con sé.

 

Per la serie "Fatti sparire": a sinistra, Trotzki ai piedi del palco durante un comizio di Lenin; a destra, Trotzki cancellato.

Per la serie "Fatti sparire": a sinistra, Trotzki ai piedi del palco durante un comizio di Lenin; a destra, Trotzki cancellato.

Per la serie Fatti sparire: a sinistra, Trotzki ai piedi del palco durante un comizio di Lenin; a destra, Trotzki cancellato.

 

(su) Matteo Renzi: Sigla del Big Bang, il convegno di Renzi alla Leopolda, il video del regista Fausto Brizzi: esplosione interstellare e frenetica rincorsa di immagini sul progresso della civiltà umana che si conclude enfaticamente sui volti dei partecipanti alla Leopolda 2010 (ma non compare l’ex sodale Pippo Civati) condito ovviamente con la sigla della serie tv The Big Bang Theory. (L’Unità, sabato 29 ottobre 2011). Paragonare il Renzi a Stalin e il Civati a Trotzki è un’enorme esagerazione, ce ne rendiamo conto, ma è il metodo alla 1984 che è il medesimo: eliminare, cancellare, far sparire dalla Storia chi non è più gradito al Potere (o al poterucolo). Gratta il ciellìno Matteo Renzi (specie se anche bongiornista e verdiniano e arcoriano) e chi trovi? Un nuovo mostro: lo stalinista berluscista.

 

Andarono dietro alla Morte... e portarono l'Italia con sé.

 

Per la serie "Fissità della razionalità astratta": Pietro Ichino.

Per la serie Fissità della razionalità astratta: Pietro Ichino.

 

(su) Pietro Ichino (piddìno iperliberista, primo in Italia a usare il termine fannulloni per i Lavoratori statali, oggi renzista): A proposito di quella che è stata chiamata la libertà di licenziamento promessa nella lettera del governo all’Unione europea, Berlusconi ha spiegato che è intenzione del governo di far proprio il disegno di legge presentato dal senatore del Pd Pietro Ichino sulla cosiddetta flexsecurity. Una proposta sottoscritta da una cinquantina di esponenti dell’opposizione anche se non è mai diventata la posizione dei Democratici. Ichino propone un sistema con un contratto di lavoro a tempo indeterminato per tutte le nuove assunzioni (a parte i casi classici di contratti a termine per punte di produzione stagionali o per sostituzioni) e con protezioni uguali, ma senza che nessuno sia “inamovibile”. In caso di licenziamento, è previsto un sostegno al reddito, decrescente, per un triennio. (La Repubblica, sabato 29 ottobre 2011). Bella proposta, non c’è che dire: lo chiameranno contratto a tempo indeterminabile. La domanda, Pietro Ichino, è: se le tue proposte non diventano la posizione del Pd e invece entusiasmano i berluscisti, perché non ti trasferisci armi e bagagli nelle loro file? E magari tra gli scilipotiani? Anche la qualità della tua vita ne guadagnerebbe, non soltanto quella della nostra.

 

Andarono dietro alla Morte... e portarono l'Italia con sé.

 

Emma Marcegaglia: La lettera del governo all’Unione europea è un passo verso la giusta direzione, gli impegni sono chiari, sul lavoro serve maggiore flessibilità. (La Repubblica, venerdì 28 ottobre 2011). La poverina ormai è così agitata che cambia idea a ogni stormir di fronde (anzi: di licenziamenti facili): ma durerà almeno fino a Halloween la sua rinnovata infatuazione per il Berlusconi?

 

Andarono dietro alla Morte... e portarono l'Italia con sé.

 

Per la serie "Dai, non guardarmi così!": il Profumo e il Tremonti.

Per la serie Dai, non guardarmi così!: il Profumo e il Tremonti.

 

(su) Giulio Tremonti e Alessandro Profumo: Un danno all’Erario di 245 milioni: è il succo dell’operazione Brontos, per la quale ieri il procuratore aggiunto Alfredo Robledo ha chiuso le indagini, e porta la firma di Alessandro Profumo, ai tempi amministratore delegato della Unicredit, e il bollino blu dello Studio Tremonti. L’ex numero uno di piazza Cordusio avrebbe deliberato “la realizzazione delle operazioni” per frodare il fisco “apponendo la propria sigla” alle richieste di approvazione dell’investimento. Il tutto con la benedizione dello studio del ministro Giulio Tremonti, chiamato oggi a dare la caccia proprio agli evasori fiscali per risanare i conti dell’Italia. Il reato contestato a Profumo è la dichiarazione fraudolenta dei redditi con ostacolo alle indagini, e arriva sino “al 28 settembre 2009”. Attraverso l’operazione Brontos, proposta dalla Barclays alla Unicredit, la banca avrebbe messo a bilancio dividendi quando in realtà si trattava di interessi: un raggiro che ha permesso alla banca di pagare solo il 5% all’Erario sui proventi dell’operazione e ottenere così un risparmio fiscale di 245 milioni. (La Repubblica, venerdì 28 ottobre 2010)

 

Andarono dietro alla Morte... e portarono l'Italia con sé.

 

Per la serie "Mestieri che pochi vogliono fare: il promotore di licenziamenti": Pietro Ichino.

Per la serie Mestieri che pochi vogliono fare: il promotore di licenziamenti: Pietro Ichino.

 

Pietro Ichino (già veltronista del Pd, attualmente renzista, stimato dal Brunetta per essere stato il primo a chiamare fannulloni i Lavoratori statali): Il senatore del Pd, Pietro Ichino è avvocato, docente universitario e giuslavorista. Segue molto da vicino le principali tematiche del lavoro. Senatore Ichino, nella lettera di Berlusconi inviata al presidente della Commissione europea José Manuel Barroso si parla anche di licenziamenti per motivi economici nei contratti di lavoro a tempo indeterminato. Cosa ne pensa? Di una disciplina dei licenziamenti per motivi economici abbiamo bisogno e corrisponde a quello che la Banca centrale europea ci ha chiesto con la lettera del 5 agosto. Se il governo intende far riferimento a questo, sarebbe una scelta necessaria e doverosa e corrispondente a quelle richieste nei nostri confronti. E se intendesse altro? Il punto è proprio qui: su questa materia si possono avere riforme di segno molto diverso. Non è possibile dare un giudizio senza sapere che cosa il governo abbia in mente. Non si può esprimere un parere positivo finché non si sa come l’esecutivo vuole intervenire. Però il solo riferimento al licenziamento per motivi economici ha messo i sindacati sul piede di guerra… Mi sembra altrettanto sbagliato fare un muro prima ancora di sapere cosa voglia fare il governo, come se su questa materia a priori non si dovesse legiferare. Se questa è la dichiarazione, i sindacati hanno sbagliato. Non si può dare un giudizio al buio. E quella formulazione non specifica quali siano i contenuti della riforma. Ed è proprio quello che vorrei sapere. Nella lettera si legge che entro maggio 2012 l’esecutivo approverà una riforma della legislazione del lavoro funzionale alla maggiore propensione ad assumere e alle esigenze di efficienza dell’impresa; lei ormai due anni fa ha presentato un disegno di legge per un nuovo codice del lavoro semplificato, che contiene anche una riforma sui licenziamenti. Se è per questo il Senato nel novembre 2010 ha approvato quasi all’unanimità una mozione che impegna il governo a perseguire un aumento della competitività del sistema-Paese e in cui si richiama esplicitamente quel mio progetto di legge. Nel suo disegno di legge si parla anche di licenziamenti per motivi economici e organizzativi. Se il governo intende riferirsi a ciò a cui è stato impegnato da quella mozione del Senato e con una riforma modellata sul disegno di legge 1873, la riforma è positiva. E non potrei dire nulla di diverso poiché il primo firmatario di quella proposta sono io. Se il governo vuole fare qualcosa di diverso bisogna vedere, perché è possibile riformare in mille modi. Insomma la formulazione contenuta nella lettera è troppo stringata. Quello che dice la lettera può voler dire mille cose, che possono essere molto buone o molto cattive. Non è possibile una valutazione seria e non sarà possibile nemmeno da parte dell’Unione europea. Questa lettera non ha sufficiente precisione e univocità perché si possa dare un giudizio. (Intervista di Rosaria Talarico, La Stampa, giovedì 27 ottobre 2011).

 

Andarono dietro alla Morte... e portarono l'Italia con sé.

 

Per la serie "Da governi pollaio, classi e scuole pollaio": la Gelmini e il Berlusconi.

Per la serie Da governi pollaio, classi e scuole pollaio: la Gelmini e il Berlusconi.

 

(su) Mariastella Gelmini: Dalle classi pollaio alle scuole pollaio: è un pasticcio continuo la Scuola Gelmini-Tremonti, e ancora una volta a farne le spese sono i presidi. Dopo la manovra di luglio, che aveva stabilito che a partire dal 2011/2012 le scuole con meno di 500 alunni non potranno più avere un preside titolare ma saranno guidate da uno che già esercita in un altro istituto (con lo scopo di tagliare 1.812 presidenze e risparmiare 100 milioni l’anno) arriva un’altra grossa sforbiciata. Contenuta nel disegno di legge di Stabilità, approvato dal Consiglio dei ministri lo scorso 14 ottobre e ora in Parlamento per il via libera definitivo. Il ddl innalza ulteriormente il numero di alunni per scuola, impone gli istituti comprensivi per il primo ciclo (cioè elementari e medie) e fa saltare 3.138 capi d’istituto (il 31% degli attuali presidi) e altrettanti dsga (i vecchi segretari). (...) Quindici Regioni hanno già fatto ricorso. (...) Ma a preoccuparsi non sono solo i presidi che dovranno gestire scuole-mostro di 1.600 alunni, ma anche gli aspiranti tali: quelli che nelle scorse settimane hanno cominciato il concorso tra mille polemiche (prima la pubblicazione delle domande sbagliate, poi il “sequestro” in aula per oltre sei ore, infine la somministrazione di quiz-propaganda). Sono in molti, infatti, a pensare che tutti questi tagli metteranno a rischio anche i posti da dirigente a concorso. (L’Unità, giovedì 27 ottobre 2011).

 

Andarono dietro alla Morte... e portarono l'Italia con sé.

 

Per la serie "In missione per conto di Matteo": Marcucci, Della Seta, Ferrante, Ichino, Lusi, Bobba, Giachetti, Merloni, Realacci e Servodio.Per la serie "In missione per conto di Matteo": Marcucci, Della Seta, Ferrante, Ichino, Lusi, Bobba, Giachetti, Merloni, Realacci e Servodio.Per la serie "In missione per conto di Matteo": Marcucci, Della Seta, Ferrante, Ichino, Lusi, Bobba, Giachetti, Merloni, Realacci e Servodio.Per la serie "In missione per conto di Matteo": Marcucci, Della Seta, Ferrante, Ichino, Lusi, Bobba, Giachetti, Merloni, Realacci e Servodio.Per la serie "In missione per conto di Matteo": Marcucci, Della Seta, Ferrante, Ichino, Lusi, Bobba, Giachetti, Merloni, Realacci e Servodio.

Per la serie "In missione per conto di Matteo": Marcucci, Della Seta, Ferrante, Ichino, Lusi, Bobba, Giachetti, Merloni, Realacci e Servodio.Per la serie "In missione per conto di Matteo": Marcucci, Della Seta, Ferrante, Ichino, Lusi, Bobba, Giachetti, Merloni, Realacci e Servodio.Per la serie "In missione per conto di Matteo": Marcucci, Della Seta, Ferrante, Ichino, Lusi, Bobba, Giachetti, Merloni, Realacci e Servodio.Per la serie "In missione per conto di Matteo": Marcucci, Della Seta, Ferrante, Ichino, Lusi, Bobba, Giachetti, Merloni, Realacci e Servodio.

Per la serie In missione per conto di Matteo: Marcucci, Della Seta, Ferrante, Ichino, Lusi, Bobba (con Binetti), Giachetti, Merloni, Realacci e Servodio.

 

(su) Matteo Renzi: Renzi incassa un appello-sostegno di dieci parlamentari dell’area che fa capo a Fioroni, Gentiloni e Veltroni, che in una lettera scrivono: “In un momento così difficile per l’Italia, il Pd deve assicurare la massima apertura a tutte le risorse che vengono dalla sua area, includere tutti i possibili contributi e non certo provocare esclusioni che suonerebbero contraddittorie rispetto alla sua ragion d’essere costitutiva”. Il testo, messo giù dal senatore Andrea Marcucci, è stato firmato da Roberto Della Seta, Francesco Ferrante, Pietro Ichino, Luigi Lusi, Luigi Bobba, Roberto Giachetti, Maria Paola Merloni, Ermete Realacci e Giuseppina Servodio, ma ha provocato parecchi malumori dentro Modem (anche se ufficialmente tutti adesso tendono a smorzare) e soprattutto tra molti deputati e senatori vicini a Walter Veltroni, soprattutto dopo lo scontro su La7, durante la trasmissione In onda, tra il sindaco di Firenze e Sergio Cofferati. (L’Unità, giovedì 27 ottobre 2011). Ma chi sono questi Renzisti, così improponibili da indurre a dissociarsene perfino quei gran volponi degli -oni del Pd? Andrea Marcucci (fratello di Marilina, ex editore de l’Unità vicino a Veltroni) nel settembre 2010 dichiarò: Dobbiamo andarcene dal Pd al più presto. Poi, evidentemente, folgorato da Matteo, ci ha purtroppo ripensato. L’Ichino, tutti lo conosciamo: inventore del termine fannulloni per i Lavoratori statali, in confronto a lui il Brunetta è di sinistra. Luigi Lusi, rutelliano (rimasto nel Pd a far danni?) nel febbraio 2009 votò col centrodestra a favore della norma sull’obbligo di idratazione e alimentazione artificiale, e nel settembre 2009, irritato dalle proteste per il sì della (oggi pidiellìna) Dorina Bianchi, in commissione Sanità, a un’indagine conoscitiva sulla pillola Ru486, dichiarò: Ma che ci stiamo a fare in questo partito? Qui siamo più bolscevichi dei siberiani. Vogliono fare il Pci? Ma lo facciano... Luigi Bobba, che nell’ottobre 2009 difese la Binetti contro Franceschini, nel febbraio 2009, si dichiarò favorevole a un disegno di legge urgente per salvare Eluana Englaro. Roberto Giachetti, anche lui rutelliano, nel luglio 2008 (appena seduto in Parlamento) aprì ai berluscisti contro la Magistratura, apertura rinnovata nel marzo 2011, e nel luglio 2009 attaccò Ignazio Marino colpevole di aver detto che chi non era d’accordo sulla laicità avrebbe dovuto saltare un giro; e la Merloni, nel marzo 2009, fu accusata da sei deputati (anche loro del Pd) di delocalizzazione selvaggia, indifferenza per il destino dei dipendenti e speculazione industriale. Sorvoliamo sugli altri, anche se il cognome della Servodio è tutto un programma: questi antedetti bastano e avanzano per capire chi e perché, nel Pd, è attratto dal bongiornista-ciellin-verdiniano-arcoriano Matteo Renzi.

 

Andarono dietro alla Morte... e portarono l'Italia con sé.

 

Per la serie "Sicilia berluscista": lo Schifani, il Dell'Utri, il Romano e il Cuffaro.Per la serie "Sicilia berluscista": lo Schifani, il Dell'Utri, il Romano e il Cuffaro.Per la serie "Sicilia berluscista": lo Schifani, il Dell'Utri, il Romano e il Cuffaro.Per la serie "Sicilia berluscista": lo Schifani, il Dell'Utri, il Romano e il Cuffaro.

Per la serie Sicilia berluscista: lo Schifani, il Dell’Utri, il Romano e il Cuffaro.

 

(su) Renato Schifani, Marcello Dell’Utri, Saverio Romano e Totò Cuffaro: Accusa Renato Schifani di essere uno dei politici “nelle mani di Cosa nostra”, così come Saverio Romano e Totò Cuffaro, indica in un “ministro sardo” di cui ignora il nome la talpa istituzionale che nel 2003 disse a Cuffaro “che stavano cercando Provenzano” (informazione poi passata dall’allora presidente della Regione all’ingegner Michele Aiello, braccio economico del capo di Cosa nostra), fa il nome di Marcello Dell’Utri come del politico che “dopo le stragi del ’92 si mise in contatto con gli uomini di Provenzano per prendere accordi che nel ’94 portarono il boss a ordinare di votare Forza Italia” e rivela la convinzione di Provenzano che Vito Ciancimino fosse stato ucciso perché, come Salvo Lima, conosceva la verità sulle stragi: “Ora siamo rimasti solo in tre a saperla: io, Riina e Andreotti”. L’ultimo pentito che calca il proscenio del processo al generale Mario Mori e al colonnello Mauro Obinu, è Stefano Lo Verso, che di Provenzano fu autista, vivandiere, postino dal gennaio 2003 a ottobre 2004. (...) A fare il nome di Schifani a Lo Verso sarebbe stato nel 2003 Nicola Mandalà, il giovane boss di Villabate che portò Provenzano a Marsiglia per operarsi: “Mi disse che non avevamo problemi né con i politici locali né con i nazionali. Abbiamo Renatino Schifani, mi disse, Dell’Utri, Cuffaro e Romano. (La Repubblica, mercoledì 26 ottobre 2011).

 

Andarono dietro alla Morte... e portarono l'Italia con sé.

 

Per la serie "Quanto sono sicuri gli ospedali cattolici?": studenti della Cattolica di Milano "accolgono" Prodi nel gennaio 2008.

Per la serie Quanto sono sicuri gli ospedali cattolici?: studenti della Cattolica di Milano accolgono Prodi nel gennaio 2008.

 

(sul) policlinico Gemelli (sul quale vedi anche qui, qui, qui e qui): Contagio tbc, ancora problemi per il Gemelli. Non bastassero i controlli non fatti sul personale sanitario e la prova che il ceppo della malattia dell’infermiera e quello della bambina ricoverata per tubercolosi al Bambin Gesù (sul quale vedi anche qui, n.d.r.) e nata al Gemelli è lo stesso (elementi per cui sono stati iscritti nel registro degli indagati alcuni dirigenti del policlinico), ora spuntano anche irregolarità sulla sicurezza nei luoghi di lavoro. Sono questi i risultati di un’ispezione della Asl che ha rilevato anche alcune violazioni alle norme antinfortunistiche. E non solo nel reparto di neonatologia dove lavorava l’infermiera da cui è partito il contagio, ma anche in altre corsie. Insomma: nell’ospedale non sempre sono state rispettate le leggi sulla sicurezza nei luoghi di lavoro. (La Repubblica, mercoledì 26 ottobre 2011).

 

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Per la serie "Io fatico, e il merito se lo piglia Ratzinger": Renato Raffaele Martino.

Per la serie Io fatico, e il merito se lo piglia Ratzinger: Renato Raffaele Martino.

 

Renato Raffaele Martino (dipendente di Joseph Ratzinger in qualità di cardinale, in un documento pubblicato dal Pontificio consiglio Giustizia e pace di cui è presidente emerito): Il Fondo monetario internazionale ha perso un carattere essenziale per la stabilità della finanza mondiale, quello di regolare la creazione complessiva di moneta e di vegliare sull’ammontare di rischio di credito assunto dal sistema. (...) Una banca centrale mondiale potrebbe regolare il flusso e il sistema degli scambi monetari, alla stregua delle banche centrali nazionali. (...) Una riserva mondiale sosterrebbe le economie dei Paesi colpiti dalle crisi, nonché il risanamento del loro sistema monetario e finanziario. (...) Un liberismo economico senza regole e senza controlli non si confronta con la realtà. (La Repubblica, martedì 25 ottobre 2011). Il quotidiano fondato da Eugenio Scalfari (non sappiamo se perché ci faccia o perché ci sia) regala queste belle parole a quella che chiama la Santa Sede, ma quasi certamente sono invece del Martino, un prelato che è stato in Nicaragua, in Libano, in Brasile, ha fatto l’Osservatore permanente all’Onu (dove spesso è intervenuto sul disarmo, sulla povertà e sulla difesa dei diritti umani) e ha presieduto il Pontificio consiglio della pastorale per i Migranti e gli Itineranti. Unico neo nel suo curriculum: un’intervista al Tg2, nel 2007, nel corso della quale criticò Darwin definendolo un figlio del marxismo. Due consigli, signor Martino. Il primo è quello che le demmo nel gennaio del 2009, quando dichiarò che Gaza assomiglia sempre più a un lager: si spreti, e vedrà che le sue idee e la sua vita, già sulla buona strada, supereranno anche lo scoglio del darwinismo. Il secondo: se proprio non vuol spretarsi, minacci almeno di querela il quotidiano fondato da Eugenio Scalfari se non la finirà di attribuire al Ratzinger le sue parole.

 

Andarono dietro alla Morte... e portarono l'Italia con sé.

 

Sergio disco rotto Marchionne: La Fiom, che rappresenta solo il 12% dei nostri lavoratori, esercita la tirannia della minoranza e ha una posizione preconcetta, anacronistica, alimentata da un antagonismo a priori. (La Repubblica, martedì 25 ottobre 2011).

 

Andarono dietro alla Morte... e portarono l'Italia con sé.

 

Per la serie "Gli Scilipoti non stanno tutti col Berlusconi, ci sono anche quelli del Draghi e della Bce": il Casini, il Rutelli e il Fini.

Per la serie Gli Scilipoti non stanno tutti col Berlusconi, ci sono anche quelli del Draghi e della Bce: il Casini, il Rutelli e il Fini.

 

Pierferdinando Pierferdy Casini (in conclave con Francesco Cicciobello Rutelli e con Gianfranco Fini): Il problema non è Vasto (dove Pier Luigi Bersani si permise di andare a trovare Di Pietro e Vendola, n.d.r.), il problema è capire se la sinistra è d’accordo con la lettera della Banca centrale europea (Bce) e se vuole costruire la Tav. (La Repubblica, domenica 23 ottobre 2011). Epocale indicazione per le magnifiche sorti e progressive del Paese: abbasso il governo degli Scilipoti di Berlusconi, viva il governo degli Scilipoti di Draghi, della Bce e delle tirannie finanziarie globali! E del Vaticano, naturalmente!

 

Andarono dietro alla Morte... e portarono l'Italia con sé.

 

Per la serie "I giganteschi progressi che la Confindustria propone al Paese": Roberto Maroni.

Per la serie I giganteschi progressi che la Confindustria propone al Paese: Roberto Maroni.

 

(su) la Confindustria di Emma Marcegaglia e Jacopo Morelli: La presenza di Maroni a Capri non è stata affatto casuale. Maroni (ampiamente omaggiato, va detto) è stato qui più come candidato leader di una Lega Nord che verrà, che esponente di un governo che declina. Tanto che alla fine della giornata (mentre il Pidièlle non può più nascondere le sue lacerazioni) si è schierato con la Marcegaglia: “Ha ragione,” ha detto, “bisogna fare sùbito il decreto per lo sviluppo”. (La Repubblica, domenica 23 ottobre 2011).

 

Andarono dietro alla Morte... e portarono l'Italia con sé.

 

Per la serie "Terrorismo ideologico?": la prima pagina de La Repubblica del 22 ottobre 2011. (Cliccala, se hai abbastanza stomaco per vederla ingrandita).

Per la serie Terrorismo ideologico?: la prima pagina de La Repubblica del 22 ottobre 2011. (Cliccala, se hai abbastanza stomaco per vederla ingrandita).

 

(su) La Repubblica di sabato 22 ottobre 2011 (e di tutti i giorni): L’orribile prima pagina (senza colpa del bravo Altan, la cui vignetta ne risulta però quasi del tutto ammosciata) de La Repubblica di sabato 22 ottobre 2011: un insopportabile manifesto ideologico. Al centro, con totale indifferenza per i Bambini che nelle case potrebbero trovarsela sotto gli occhi (indifferenza identica a quella di tutte le televisioni) la sanguinosa gigantografia di Gheddafi assassinato senza processo per conto dei medesimi governi (l’insensato e ipocrita Barack Obama, già sporco del sangue di Bin Laden, anche lui assassinato senza processo, e poi il Cameron, il Sarkozy e il governicchio Berlusconi) che ogni giorno deprecano la violenza: ogni violenza, naturalmente, tranne le loro o dei loro sgherri. Nella colonna di destra, il solito prete in servizio più o meno effettivo (questa volta il Bianchi, priore della comunità di Bose) che rovescia sui lettori la consueta brodaglia sul ruolo dei cattolici in politica: parole “alate” e “rasserenanti” il cui unico effetto possibile (qualunque cosa dicano e a qualunque mulino tirino) è sempre quello di far volgere al cosiddetto Cielo gli occhi dei lettori (ecco perché l’articolo è a destra: perché è lì che lo sguardo di chi legge va a finire) dopo che il resto della pagina ha già provveduto (come ogni “santo” giorno) a disgustarli dell’Umanità e di sé stessi. In basso, la solita Elena Dusi (quella che crede che le pecore non solo sognino, ma lo facciano anche prima di nascere, e che i Bambini invece non sognino fino a dieci anni) che annuncia giuliva che la cattiveria paga, che un lupo guadagna circa 9.000 dollari più di un agnello e che, insomma, cancellare grazie e per favore dal vocabolario fa lievitare la busta paga di oltre il 18%: proprio così, papale papale (è il caso di dirlo), in modo che il lettore, domandatosi quanto frutteranno ai massacratori l’assassinio e lo scempio di Gheddafi per conto dei nostri governi, si volga poi con animo ancor più mansueto al sermone del priore. E a sinistra, come sempre, (solo che è una finta sinistra), il peggio: il solito Adriano Sofri (l’antico leader di Lotta Continua condannato in via definitiva come mandante dell’assassinio del commissario Calabresi, oggi collaboratore de La Repubblica e de Il Foglio e trait d’union fra il Ferrara e lo Scalfari) che strumentalizza (o dovremmo dire “sciacalleggia”?) il cadavere insanguinato di Gheddafi per tentar di convincerci (tanto per cambiare) che noi Umani siamo fatti così, siamo cacciatori d’uomini, mettiamoci l’anima in pace (operazione a cui provvederà, sulla destra, il priore) che tanto c’è niente da fare: Gli umani sono ancora feroci e fanatici come nell’Iliade, come nella Bibbia. Sono antichi quanto e più di allora... L’uomo è rimasto antiquato, o è pronto a ridiventarlo... L’antiquato animale umano...” e via insultando milioni di Donne e di Uomini e di Bambini che il Sofri (per loro fortuna) non conosce, ma che (a quanto pare) crede identici ai massacratori di Gheddafi o agli assassini di Calabresi: poiché la diffusione dell’odio contro l’Umano è il primo mestiere de La Repubblica, e tutto il resto ne esce sporcato, anche il buon lavoro dei bravi giornalisti di cui a questo punto non si sa più, quando tallonano berluscisti e leghisti, se anchessi non lo facciano per convincerci che siamo tutti uguali, tutti berluscisti e leghisti anche noi. Il brutto, bruttissimo, orribile mestiere di cercar di togliere agli Umani ogni speranza disgustandoli di sé stessi.

 

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Per la serie "Rituali di sottomissione": la capoccia deferentemente china di Olli Rehn.

Per la serie Rituali di sottomissione: la capoccia deferentemente china di Olli Rehn.

 

Olli Rehn (commissario europeo agli Affari economici): L’Italia deve sgombrare il campo da ogni dubbio sulla sua politica fiscale. Non è chiaro ancora il modo in cui arriverà al pareggio di bilancio nel 2013. I fondamentali economici italiani sono solidi, ma c’è bisogno urgente di riforme strutturali più avanzate, soprattutto per quanto riguarda il mercato del lavoro. (La Repubblica, sabato 22 ottobre 2011). Ecco un altro servo delle tirannie finanziarie globali: e gratuito per di più, perché lo stipendio europeo glielo paghiamo noi, i Cittadini e contribuenti europei dei quali il Rehn vorrebbe far carne da macello. Ma lui, si sa, va in cerca di mestieri ben più planetari e di prebende ben più laute per il giorno in cui lascerà Bruxelles...

 

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Per la serie "Non parlate di regimi tecnocratici in casa del tecnocrate": Carlo De Benedetti.

Per la serie Non parlate di regimi tecnocratici in casa del tecnocrate: Carlo De Benedetti.

 

(su) Carlo De Benedetti: Il Gruppo Espresso è pronto a querelare il ministro Saverio Romano: lo ha annunciato il presidente Carlo De Benedetti dopo che il titolare dell’Agricoltura, contestando un servizio de L’Espresso sul pentito di mafia Giacomo Greco, aveva parlato di “macchina del fango al servizio della cupola mafiosa che vuole insediare un regime tecnocratico a Palazzo Chigi”. De Benedetti ha criticato “il tono intimidatorio che mal si addice a chi ruoli istituzionali”. (La Repubblica, sabato 22 ottobre 2011). Il quadro si fa sempre più chiaro. La “scelta” a cui vorrebbero inchiodarci è tra il regime berluscista e il regime delle tirannie finanziarie globali. Il Draghi, il De Benedetti e lo Scalfari considerino, però, che per come si sta mettendo il mondo non è detto che il male minore (ammesso e non concesso che un male minore esista, tra la padella e la brace) sia la macelleria planetaria a cui vorrebbero piegarci loro.

 

Andarono dietro alla Morte... e portarono l'Italia con sé.

 

Per la serie "Chi non la pensa come me lo chiamo amico dei terroristi": Marco Meloni.

Per la serie Chi non la pensa come me lo chiamo amico dei terroristi: Marco Meloni.

 

Marco Meloni (piddìno responsabile per la Riforma dello Stato, rivolgendosi a Stefano Fassina, responsabile per l’Economia, che durante la manifestazione della Fiom del 21 ottobre si è permesso di chiedere a Enrico Letta di venire la prossima volta in piazza): Mi auguro che le dichiarazioni di Fassina siano prontamente smentite, perché sarebbero difficilmente compatibili con l’equilibrio necessario per rappresentare tutto il Pd in una materia fondamentale come quella affidata alla sua responsabilità. È necessario che tutti ricordino che, mai come in questa fase di grande disagio e forte conflittualità sociale, le parole sono pietre. (L’Unità, sabato 22 ottobre 2011). Indicare nemici dei lavoratori in questa fase non è responsabile, è stato un tratto tipico di stagioni drammatiche della storia italiana. (La Repubblica, sabato 22 ottobre 2011). Basterebbe che nemici dei Lavoratori non ci fossero, e nessuno potrebbe indicarli. Poiché ci sono, però, e poiché il Meloni ne è uno (pochi giorni or sono era citato su L’Unità come responsabile del Pd per l’Università, chissà cos’è veramente, ma una cosa è certa: chi difende i Lavoratori non gli piace), sarebbe bene che lui e i suoi camerati evitassero, in questa e in tutte le fasi, di cercar di zittire gli avversari politici accusandoli di essere i mandanti di futuri crimini: si chiama intimidazione, Meloni, e queste righe sono state scritte per farne sentire il sapore anche a lei e farle capire cosa si prova, se il suo sguardo dovesse mai chinarsi su di esse mentre cerca di decidere, nel cosiddetto governo ombra, quale ombra di ministro vuol essere lei.

 

Andarono dietro alla Morte... e portarono l'Italia con sé.

 

Per la serie "Baci che portano bene": il Pannella e il Berlusconi nel 2005.

Per la serie Baci che portano bene: il Pannella e il Berlusconi nel 2005.

 

(su) Giacinto “Marco” Pannella: Maccheroni cacio e pepe, scaloppine ai funghetti con contorno di patate, broccoletti e spinaci, gelato di crema e la promessa di leggere bene il dossier radicale su amnistia, carcerazione preventiva e depenalizzazione: è quanto Berlusconi ha offerto a Marco Pannella, giovedì sera, nella cena a Palazzo Grazioli. Incontro lungo, dalle 21,30 a mezzanotte. Non si è parlato di “grana”, non si è parlato di compravendite; di passare dal Pd all’abbraccio del centrodestra. Di Radio radicale però sì. Può quindi il leader storico del Pr rassicurare l’opposizione e gli stessi elettori radicali? “Scherziamo? Berlusconi almeno ci ascolta, vediamo quello che succede. Il Pd rifiuta il dibattito con noi da anni. Tutto è possibile, e poi si sa da trent’anni che io sono un venduto... e se Berlusconi torna a casa da noi, come Lassie, sgozziamo il vitello grasso”. C’erano anche Bernardini, Coscioni, Vecellio; con Berlusconi, Letta e Alfano. (La Repubblica, sabato 22 ottobre 2011). No, Pannella non è un venduto. Magari lo fosse, coi venduti sai sempre dove andranno a parare: dove girano più soldi. Dagli insensati, invece, le coltellate ti arrivano così, per niente: gratis et amore Dei.

 

Andarono dietro alla Morte... e portarono l'Italia con sé.

 

Per la serie "Angeli incustoditi": Domenico Scilipoti e Marcello Stanzione.Per la serie "Angeli incustoditi": Domenico Scilipoti e Marcello Stanzione.

Per la serie Angeli incustoditi: Domenico Scilipoti e Marcello Stanzione.

 

(su) l’Istituto Massimiliano Massimo all’Eur, Roma: In delirio per le parole di Berlusconi gli scilipotiani stipati nell’Auditorium del Massimo all’Eur, amici del padrone di casa, amici degli amici, pidiellini, ex dipietristi, invitati che non sanno dove sono, e il manipolo di fascisti di Saja in camicia bruno-nazista. E con Scilipoti c’è anche don Marcello Stanzione, l’angelologo fondatore della Milizia di san Michele arcangelo, che benedice il congresso. (La Repubblica, sabato 22 ottobre 2011).

 

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Per la serie "Se piacciono allo Scalfari ci sembra difficile che convengano al Paese": Ignazio Visco.

Per la serie Se piacciono allo Scalfari ci sembra difficile che convengano al Paese: Ignazio Visco.

 

(su) Ignazio Visco (neogovernatore della Banca d’Italia): Da giovane era con i cattolici dell’Agesci presso la chiesa di san Bellarmino a Roma... Con Draghi va d’accordissimo. Si capiscono al volo anche con una semplice occhiata. Proprio il governatore uscente l’ha voluto alla vicedirezione generale e, prim’ancora, lo ha messo a capo della ricerca economica... Allievo, come Draghi, di Federico Caffè, ha poi studiato negli Usa, a Philadelphia... Come Draghi, insiste da sempre sull’importanza di coniugare il rigore con lo sviluppo, di alleggerire il peso del fisco, di ritoccare le pensioni. Negli ultimi tempi, parlando della crisi, più volte ha chiesto decisioni rapide e coraggiose. (La Repubblica, venerdì 21 ottobre 2011). Dispiace per Fabrizio Saccomanni, che avrebbe ben meritato la nomina a governatore della Banca d’Italia, ma la scelta di Ignazio Visco, suo principale collaboratore, è pienamente soddisfacente da tutti i punti di vista: la competenza professionale, l’autorevolezza del nome anche all’estero per le sue continue e proficue missioni, e soprattutto la continuità di una tradizione di indipendenza della Banca pur nel quadro d’una leale collaborazione con le altre istituzioni dell’economia e della finanza nazionale ed europea. Non ultimo il rapporto di fiducia con Mario Draghi nel momento stesso in cui assume la presidenza della Bce, della quale la Banca d’Italia, come le altre Banche centrali europee, rappresenta per molti aspetti l’articolazione d’una politica che dovrebbe tendere sempre più ad una maggiore integrazione europea. (Eugenio Scalfari, La Repubblica, venerdì 21 ottobre 2011). Articolo, quello dello Scalfari, che è stato intitolato L’indipendenza di Bankitalia. Proprio così. Col K.

 

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Per la serie "Il pericolo è il mio mestiere": Pier Luigi Bersani a pochi centimetri di distanza dal Fisichella.

Per la serie Il pericolo è il mio mestiere: Pier Luigi Bersani a pochi centimetri di distanza dal Fisichella.

 

(su) Pier Luigi Bersani: Bersani prende in mano la questione cattolica. Lo fa in prima persona, non delega nessuno. Né i cattolici del Pd, né il potenziale alleato centrista dell’Udc. Lo fa da laico adulto, una formula che parafrasa e rovescia la famosa battuta di Romano Prodi in risposta all’appello di Ruini a disertare i referendum sulla fecondazione assistita. Laicità adulta: per il segretario del Pd vuol dire che un non credente evita di affidarsi solo alle leggi di natura. Semmai si iscrive nel solco di una storia secolare di rapporti tra la laicità e la Chiesa. Mettendo al centro l’uomo. Questo dirà anche il 18 novembre in un’altra sede, alla presenza del presidente della Cei, Angelo Bagnasco, invitato da Scienza e vita, lassociazione cattolica più attiva sul fronte dei valori non negoziabili. L’appuntamento di ieri in Vaticano è dunque solo un primo passo. Bersani discute di Vangelo e laicità con monsignor Rino Fisichella, presidente del Pontificio consiglio per la nuova evangelizzazione, in un dibattito promosso dalla Congregazione dei figli dell’immacolata concezione e dagli Eventi di Elea. (...) “La politica nella sua autonomia ha bisogno di darsi una bussola, dei criteri sui temi dell’uomo,” dice Bersani. E che, sebbene “non può fare negozio né della fede né dei valori né della gerarchia dei valori, ha però il dovere di negoziare la convivenza o, se si vuole, il bene comune”. (...) Bersani accetta che la Chiesa intervenga, che metta la sua verità davanti a tutto. “Anche la verità però è un fiume carsico. Quando l’hai trovata non devi smettere di cercarla”. Il Pd è un partito, spiega, di credenti e non credenti. Con questo approccio: “Una laicità adulta e orgogliosa non accetta di essere descritta come inconsapevole della dignità dell’uomo”. (La Repubblica e L’Unità, venerdì 21 ottobre 2011). Messa così, sembra che Pier Luigi abbia dibattuto a testa non del tutto china. Ma resta il fatto che ha dibattuto col Fisichella. Con l’individuo che nel settembre 2009 redarguì gli ecclesiastici che si erano permessi di criticare le leggi berlusciste e leghiste contro i Migranti. Come hai fatto a non sentirti male, Pier Luigi, in una simile compagnia?

 

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(su) Giacinto “Marco” Pannella e Sergio D’Elia: Giuliano Pisapia pone il veto alla consegna dell’Ambrogino d’oro al radicale Sergio D’Elia, segretario di Nessuno tocchi Caino, associazione che si batte contro la pena di morte, e Marco Pannella lo accusa di essere diventato “letteralmente e dolorosamente indecente”. Mercoledì scorso, a una domanda su D’Elia, ex terrorista di Prima linea condannato per concorso in omicidio, aveva risposto che “Milano può stare tranquilla, le mie decisioni saranno un segnale importante qualora ci fosse una decisione tesa a dare l’Ambrogino a chi non se lo merita”. Ieri Pisapia ha replicato così al leader radicale: “Pannella si commenta da solo”. (La Repubblica, venerdì 21 ottobre 2011). Bravo Pisapia. Sarà pure ora di finirla con i terroristi e concorsisti in omicidio contrabbandati per maestri di vita. E con gli anticomunisti a cui, guarda caso, i comunisti di quel tipo invece piacciono.

 

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Per la serie "Aiutini": Enrico Gasbarra, il fantasma di Walter Veltroni e Gianni Alemanno.Per la serie "Aiutini": Enrico Gasbarra, il fantasma di Walter Veltroni e Gianni Alemanno.Per la serie "Aiutini": Enrico Gasbarra, il fantasma di Walter Veltroni e Gianni Alemanno.

Per la serie Aiutini: Enrico Gasbarra, il fantasma di Walter Veltroni e Gianni Alemanno.

 

Enrico Gasbarra (su Gianni Alemanno accusato da tutta l’opposizione di disorganizzazione disastrosa per il morto e i danni provocati a Roma dal nubifragio del 20 ottobre): La colpa è dei tagli del governo agli enti locali. (La Repubblica, venerdì 21 ottobre 2011). E bravo il Gasbarra: un aiutino a un amico in difficoltà non si nega mai. Specialmente da parte di un amico non meno in difficoltà di lui.

 

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Per la serie "Grandi avvocati berluscìsti": il Paniz con Elvio Zornitta, che fu accusato di essere Unabomber e grazie al Paniz fu prosciolto con formula piena.

Per la serie Grandi avvocati berluscìsti: il Paniz con Elvio Zornitta,

che fu accusato di essere Unabomber e grazie al Paniz fu prosciolto con formula piena.

 

(di e su) Maurizio Paniz (pidiellìno odiatore dei blogger): Due telefonate confermano che Lavitola ha conosciuto Paniz. 19 ottobre. Paniz: “Valter?” L.: “Ciao, ti disturbo?” P.: “No, mai”. (...) 17 novembre. Dalla telefonata che segue si capisce che Paniz ha preparato un appunto sul lodo consegnato da Lavitola a Berlusconi. Paniz: “Ti disturbo?” L.: “No, Maurizio, tu non disturbi mai”. P.: “Grazie, volevo solo dirti una cosa. Questo pomeriggio mi ha chiamato La Loggia e mi ha chiesto se potevo, per incarico tuo e del ministro Alfano, preparargli una traccia di testo sulle modifiche dell’articolo 420 ter, e gli ho detto: guarda, francamente l’ho già preparata una traccia, non è che posso farne un’altra e farla diversa da quella che ho già preparato. Allora gli ho detto, non chiedetemi per chi l’ho fatta e per come l’ho fatta, però l’ho fatta, e credo che il presidente ne sia già in possesso, in ogni caso questa è la fotocopia e basta, perché è inutile che io vada a scrivere una cosa diversa, non mi potevo ovviamente sottrarre, come tu capisci perfettamente”. L.: “Hai fatto benissimo, anzi, io ero convinto che ti avesse chiamato Niccolò”. P.: “No, non mi ha mai chiamato, comunque ti volevo informare perché era corretto che ti informassi, perché sai che ci tengo al massimo della...” L.: “Gliel’hai detto che il presidente già ce l’ha questa cosa?” P.: “Gli ho detto: ritengo che il presidente ce l’abbia già l’appunto, non ho assolutamente fatto il nome di nessuno, volevo che tu lo sapessi, ok?” L.: “Sei un vero tesoro”. P.: “Un abbraccio”. (La Repubblica, venerdì 21 ottobre 2011). La Repubblica dice che il Berlusconi si circonda di gentaglia, malviventi, ricattatori, lenoni, ecc. Perché se la prendono soltanto con lui? Non è il solo a circondarsi così, a quanto pare. Ma forse il Paniz lo fa per motivi puramente e onestamente professionali: in previsione del giorno in cui si assumerà la difesa dell’intero Pidièlle, con tutti gli annessi e connessi, le mogli, le amanti, i figli e perfino i cani, i gatti e i pesci rossi. Che da quelle parti son tutti neri.

 

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Su Mario Draghi, un video segnalato su Facebook da Carlo Patrignani. Molto interessante, anche se un po’ confuso e non del tutto credibile. (Nota bene: Di quel che avvenne sul Britannia parlò il Brunetta nel settembre del 2009, ma nessuno commentò. Tranne, guarda caso, Pietro Ichino).

 

Eugenio Scalfari (contro il Tremonti e a favore del Draghi, sul quale vedi anche qui, qui, qui, qui e qui): Tremonti ha più volte e pubblicamente motivato la sua propensione a favore di Vittorio Grilli (come governatore della Banca d’Italia, n.d.r.) perché ritiene che la Banca debba essere una propaggine del ministero del Tesoro soprattutto nel campo della politica bancaria, in quella importantissima della Vigilanza e infine nelle valutazioni della politica economica del governo che il governatore formula almeno due volte l’anno, il 31 maggio nel corso dell’assemblea generale dell’Istituto e a ottobre nella Giornata del risparmio. Insomma, un capovolgimento totale dello spirito della tradizione e del ruolo assegnato alla Banca d’Italia fin dall’epoca in cui fu fondata, Ventennio fascista a parte. Va ricordato che del ministro del Tesoro la legge che disciplina la nomina del governatore non fa affatto menzione. Si tratta dunque in questo caso d’una vera e propria interferenza che il presidente del Consiglio ha subìto e subisce per la strutturale debolezza in cui è finito il governo-fantasma che si ostina a presiedere. (La Repubblica, giovedì 20 ottobre 2011). Qui si vede bene che lo Scalfari odia il Tremonti più di quanto odi il Berlusconi (il quale, poverino, secondo lo Scalfari ha subìto e subisce). Che lo odi si sapeva, che lo odi così tanto è una scoperta di questi giorni (gli stessi, guarda caso, in cui lo Scalfari ha preso a sermoneggiare su La Repubblica anche tre volte alla settimana). Scoperta che spiega anche perché lo odi: non, come lo odiano il Berlusconi e la quasi totalità dei berluscisti, perché il Tremonti non sgancia un euro per accontentare i loro elettori a costo di distruggere il Paese, ma bensì perché il Tremonti non è servo della Banca centrale europea e del Draghi quanto lo Scalfari, e non solo lui, vorrebbe che fosse. Dopo di che, cosa ci resta da sperare? Di rimanere nella padella tremontiana per non cadere nella brace delle tirannie finanziarie globali? O che sia il Partito democratico (liberandosi dei propri servi delle tirannie finanziarie globali e del Vaticano) a offrirci un’alternativa vera a quei mostri?

 

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Per la serie "Lasciate che i bambini con gravissime patologie nascano, così poi muoiono": Giuseppe Ratzinger e Giuseppe Noia.

Per la serie Lasciate che i bambini con gravissime patologie nascano, così poi muoiono: Giuseppe Ratzinger e Giuseppe Noia.

 

Giuseppe Noia (presidente dell’Associazione medici cattolici, commentando la notizia che in Italia oltre il 70% dei medici si dichiara obiettore di coscienza, e che, se continua così, tra cinque anni non si potrà più abortire legalmente): Anche se un bambino nascerà con una sindrome gravissima, questo non ci autorizza ad ucciderlo. Al Gemelli abbiamo un centro unico, l’hospice perinatale. Qui i genitori che scelgono di far nascere bimbi di cui conoscono le gravi condizioni, possono serenamente accompagnarli alla morte. Vivono il loro dolore, ma sono pronti a ricominciare. E spesso dopo pochi mesi scoprono di attendere un nuovo bambino. (La Repubblica, giovedì 20 ottobre 2011). Sta dicendo che al Gemelli (l'ospedale che è sospettato di aver omesso i controlli e trascurato le misure di prevenzione che avrebbero potuto evitare che centinaia di bambini entrassero in contatto col virus della tubercolosi) altri bambini sono messi al mondo perché in breve tempo muoiano? E che certi genitori, dopo, escono da lì come Anna Maria Franzoni uscì per l’ultima volta dalla villetta di Cogne, chiedendo al marito di andare a farne un altro? Davvero non c’è limite all’orrore.

 

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Umberto Bossi: Flavio Tosi è uno str....: ha tirato nella Lega Nord un sacco di fascisti, cosa che non potrà essere sopportata ancora per molto; abbiamo altri progetti. (La Repubblica, mercoledì 19 ottobre 2011). Il classico bue che dà del cornuto all’asino.

 

Andarono dietro alla Morte... e portarono l'Italia con sé.

 

Per la serie "Trasversalmente vaticani": il Castagnetti e il Sacconi.Per la serie "Trasversalmente vaticani": il Castagnetti e il Sacconi.

Per la serie Trasversalmente vaticani: il Castagnetti e il Sacconi.

 

Pierluigi Castagnetti (piddino vaticano) e Maurizio Sacconi (pidiellìno vaticano) uniti nella lotta: Il Pd deve fare i conti con la necessità di superare, nella relazione con la Chiesa, un’attenzione troppo rapsodica e opportunistica, sottovalutando il contributo che essa può offrire alla società italiana alle prese con un cambiamento culturale, antropologico e politico probabilmente epocale (Pierluigi). Il tema è che possono e devono venire dalla cultura cristiana, dalla forza della nostra tradizione, le idee con cui affrontare il cambiamento che stiamo vivendo. Persona, famiglia, comunità sono i valori che possono orientarci nel difficile attraversamento del guado dal vecchio al nuovo mondo (Maurizio). (La Repubblica, mercoledì 19 ottobre 2011). Niente vi divide, se non il viziaccio vaticano di tenervi in partiti diversi: fate ’sto partito cattolico, una buona volta, e liberate tutti gli altri dalle pelose attenzioni dei vostri amici in tonaca.

 

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Pier Luigi Bersani e Giuseppe “Beppe” Fioroni (commentando la sconfitta alle elezioni in Molise): Il segretario democratico attacca Beppe Grillo e il suo Movimento 5 stelle (al cui candidato è andato il 5,6% dei voti molisani): “A chi ha voce in capitolo dico che c’è Cota in Piemonte e Iorio in Molise... non mi pare un gran risultato”. E Fioroni osserva: “È ora di scegliere l’alleanza con l’Udc come prioritaria. (La Repubblica, mercoledì 19 ottobre 2011). L’Uddiccì si mette coi berluscisti e li fa vincere, il Fioroni ne approfitta per colpire la sinistra del partito, e Pier Luigi si accoda? Pier Luigi, Pier Luigi: se esistono i grillini, e prendono voti che sarebbero potuti andare al Pd, è proprio perché il Pd si è messo nelle mani dei servi del Vaticano e dei servi delle tirannie finanziarie globali. Tornate a essere un partito di sinistra, liberatevi di certi individui, e vedrete che molti di quelli che avete deluso faranno pace con voi.

 

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Per la serie "Quelli che credono che ce la beviamo": la Spinelli, er Draghi e er Pelliccia.Per la serie "Quelli che credono che ce la beviamo": la Spinelli, er Draghi e er Pelliccia.Per la serie "Quelli che credono che ce la beviamo": la Spinelli, er Draghi e er Pelliccia.

Per la serie Quelli che credono che ce la beviamo: la Spinelli, er Draghi e er Pelliccia.

 

Barbara Spinelli (figlia di Altiero Spinelli, compagna di Tommaso Padoa Schioppa, già collaboratrice de La Stampa): Non è rimasto che Mario Draghi, a mostrare passione politica e a dire le parole che aiutano: “I giovani hanno ragione a essere indignati. (...) Se la prendono con la finanza come capro espiatorio, li capisco, hanno aspettato tanto: noi all’età loro non lo abbiamo fatto”. E proprio perché ha capito, ha commentato amaramente (“È un gran peccato”) la manifestazione truffata. Nessun politico italiano ha parlato con tanta chiarezza. (La Repubblica, martedì 18 ottobre 2011). Fa impressione che la signora Spinelli, che stupida non sembra, non capisca che quelle parole del Draghi son del tutto equivalenti (dal punto di vista della coerenza tra parole, atti e scelte di vita) a quelle del tiratore di estintori romano che ha dichiarato che stava cercando di spegnere un incendio. Ma forse non è questione di ingenuità: forse la signora Spinelli pensa che noi, piuttosto, siamo così stupidi da farci incantare dai suoi inni per individui come il Draghi.

 

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Per la serie "Quelli che sempre più gente capisce quanto valgano e cosa abbiano fatto al Paese": la faccia del Veltroni il 21 agosto 2009 e oggi.Per la serie "Quelli che sempre più gente capisce quanto valgano e cosa abbiano fatto al Paese": la faccia del Veltroni il 21 agosto 2009 e oggi.

Per la serie Quelli che sempre più gente capisce quanto valgano e cosa abbiano fatto al Paese: la faccia del Veltroni il 21 agosto 2009 e oggi.

 

(su) Walter Veltroni: Si è poi in presenza di una crisi del sistema politico, la cui rappresentanza parlamentare non è mai stata così debole sul piano dell’autorevolezza e tanto spostata a destra. Nel 2008, tra gli sciagurati effetti della cosiddetta vocazione maggioritaria, nel forzoso tentativo di rendere l’Italia non solo bipolare, ma anche bipartitica, è scattato il meccanismo del voto utile che ha cancellato la sinistra radicale dal Parlamento. Essa, anche negli anni più bui del terrorismo, ha sempre rappresentato un punto di riferimento per l’antagonismo extraparlamentare, un’area di compensazione, di mediazione e di dialogo venuta meno all’improvviso, prosciugando lo spazio tra istituzioni e società, Palazzo e movimenti. (Miguel Gotor su La Repubblica di martedì 18 ottobre 2011).

 

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Per la serie "Quelli che godono a farsi asfissiare": Giuseppe “Beppe” Fioroni.

Per la serie Quelli che godono a farsi asfissiare: Giuseppe “Beppe” Fioroni.

 

Giuseppe “Beppe” Fioroni: Il pressing su noi cattolici nel Pd comincia ora, e sarà asfissiante. (La Repubblica, martedì 18 ottobre 2011). Si sente già tutto eccitato, povero cocco, all’idea che la domanda cattofascista di -oni del Pd superi la già pingue offerta.

 

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Per la serie "Quelli che si fanno dare la sveglia (cattolica) al collo": Enrico Letta.

Per la serie Quelli che si fanno dare la sveglia (cattolica) al collo: Enrico Letta.

 

Enrico Letta: Il Forum dei cattolici a Todi è una sveglia suonata alla politica italiana e all’intero Paese, e quindi ai due principali partiti. (La Repubblica, martedì 18 ottobre 2011).

 

Andarono dietro alla Morte... e portarono l'Italia con sé.

 

Per la serie "Continuano gli abbandoni della nave berluscista": Raffaele Bonanni.

Per la serie Continuano gli abbandoni della nave berluscista: Raffaele Bonanni.

 

Raffaele Bonanni (compar di karaoke del Sacconi e segretario della Cisl, durante la conferenza stampa conclusiva dell’incontro di Todi): Si pensava che un uomo solo al comando ci liberasse dai guai, invece è la cosa che ci inguaia. Finisce la lunga stagione del silenzio dei cattolici, che torneranno ad essere protagonisti nel territorio con iniziative forti, per un impegno esclusivamente nel pre-politico. Ma serve un governo più forte, quello attuale non è adeguato. (La Repubblica, martedì 18 ottobre 2011). E le scuse quando, Raffaele?

 

Andarono dietro alla Morte... e portarono l'Italia con sé.

 

Per la serie "Gesuiti, Lottacontinuisti, Atei fasulli e Atei devoti per le Tirannie finanziarie mondiali": il Draghi, il Sofri, lo Scalfari e il Ferrara.Per la serie "Gesuiti, Lottacontinuisti, Atei fasulli e Atei devoti per le Tirannie finanziarie mondiali": il Draghi, il Sofri, lo Scalfari e il Ferrara.Per la serie "Gesuiti, Lottacontinuisti, Atei fasulli e Atei devoti per le Tirannie finanziarie mondiali": il Draghi, il Sofri, lo Scalfari e il Ferrara.Per la serie "Gesuiti, Lottacontinuisti, Atei fasulli e Atei devoti per le Tirannie finanziarie mondiali": il Draghi, il Sofri, lo Scalfari e il Ferrara.

Per la serie Gesuiti, Lottacontinuisti, Atei fasulli e Atei devoti dalla parte delle Tirannie finanziarie mondiali: il Draghi, il Sofri, lo Scalfari e il Ferrara.

 

Adriano Sofri (ex leader di Lotta Continua, condannato in via definitiva a 22 anni di carcere come mandante dell’assassinio del commissario Calabresi, oggi collaboratore de La Repubblica e, guarda un po’, de Il Foglio, uomo-in-comune di Eugenio Scalfari e Giuliano Ferrara) su Mario Draghi (sul quale, per leggere qualcosa di meno prono di quel che scrive il Sofri, vedi qui): Il governatore Draghi ha detto due cose ottime. Prima, che i giovani arrabbiati hanno ragione. Dopo, che è stato un peccato. Draghi era diventato l’avversario principale della manifestazione, lui e Trichet e la lettera di istruzioni. Che ha precetti insopportabili, e un orizzonte assai discutibile. Però fa le veci di un inesistente governo politico e dunque economico europeo. La Banca centrale europea (Bce) sta all’economia italiana come la Procura di Milano stette alla politica. Piuttosto sbrigativamente, il “movimento” ha fatto di un’estrema ipotesi (l’uscita dall’euro e la disdetta del debito) addirittura uno slogan. Rivendicando di fatto la restituzione della politica confiscata dalla finanza agli Stati e ai governi nazionali: prospettiva tristissima. Magari la “confisca” delle scelte nazionali avvenisse ad opera di un governo federale europeo. Il quale, nonostante i passi indietro e le frustrazioni per la supplenza della Bce, deve restare l’obiettivo di un’alternanza alla crisi e allo scioglilingua della crescita. È un peccato, come direbbe Draghi, che nelle sinistre ereditarie e in nuovi lanciatori di sassi torni ogni volta il riflesso condizionato delle sovranità statali: che si tratti del diritto internazionale o dell’invadenza finanziaria. (La Repubblica, lunedì 17 ottobre 2011). Che bel discorsetto, dal pulpito lottacontinuista: Draghi, il migliore amico dei giovani arrabbiati! Draghi, il Francesco Saverio Borrelli d’Europa! Draghi, duce dell’Unione europea in mancanza di un governo federale! Ci manca solo che lo candidi a papa. Sì, davvero un bel discorsetto: per il Sofri scalfaro-ferrariano, meglio schiavi delle tirannie finanziarie globali che la prospettiva tristissima della restituzione della politica agli Stati e ai governi nazionali. Un discorsetto così fa sembrare un male minore perfino continuare a essere amministrati da Tremonti: dall’estrema destra antiStato di tutto il mondo (criminalità finanziaria globale compresa) il Sofri avrebbe diritto almeno a una mancetta.

 

Andarono dietro alla Morte... e portarono l'Italia con sé.

 

Per la serie "Scambiare la propria emergenza umana per un'emergenza antropologica": Sorbi, Barcellona, Vacca e Tronti.Per la serie "Scambiare la propria emergenza umana per un'emergenza antropologica": Sorbi, Barcellona, Vacca e Tronti.Per la serie "Scambiare la propria emergenza umana per un'emergenza antropologica": Sorbi, Barcellona, Vacca e Tronti.Per la serie "Scambiare la propria emergenza umana per un'emergenza antropologica": Sorbi, Barcellona, Vacca e Tronti.

Per la serie Scambiare la propria emergenza umana per un’emergenza antropologica: Sorbi, Barcellona, Vacca e Tronti.

 

Paolo Sorbi (docente di sociologia all'Università Europea di Roma e curatore dei programmi di Radio Maria), Pietro Barcellona (ex parlamentare del Pci che poi ha incontrato Gesù), Giuseppe Vacca (già membro del Comitato centrale del Pci, dal 1988 direttore dell’Istituto Gramsci) e (ahinoi!) Mario Tronti (uno che è partito da Marx e da Galvano Della Volpe, pensa un po’, ma che attraverso Karl Schmitt è arrivato a Ratzinger e a Bagnasco): Ci vuole una nuova alleanza per l’emergenza antropologica... Cercando di andare oltre tutti gli steccati... La definizione della nuova laicità e l’assunzione di una responsabilità più avvertita della Chiesa per le sorti dell’Italia, esigono uno sviluppo dell’iniziativa politica e culturale volta non solo a interloquire con il mondo cattolico, ma anche a cercare forme nuove di collaborazione con la Chiesa, nell’interesse del Paese... Il rischio incombente, per un centrosinistra rassegnato a seguire derive radicali, è di non riuscire a elaborare una cultura di governo all’altezza delle gigantesche sfide del nostro tempo. (La Repubblica, lunedì 17 ottobre 2011). Aspiranti chierichetti fuori tempo massimo, non si rendono conto di essere ormai un po’ troppo stagionati per interessare certi preti? O invece sì, se ne accorgono, e discorsi come questi esprimono proprio la rassegnazione con cui si son decisi, in compenso, a consegnare a certi preti Noi e i nostri Figli? Giù le mani e state indietro, anzianacci.

 

Andarono dietro alla Morte... e portarono l'Italia con sé.

 

Per la serie "Gente che scambia un Essere umano per una lepre": Flavio Tosi.

Per la serie Gente che scambia un Essere umano per una lepre: Flavio Tosi.

 

(su) Flavio Tosi (portatore di moccichino verde e sindaco di Verona): Sparando a una lepre, Flavio Tosi ha ferito un giovane incaricato del recupero delle prede: è successo sabato, alle 12.30, in una tenuta di caccia privata a Terzo d’Aquileia, in provincia di Udine. Il ragazzo, colpito da sette pallini, ha riportato ferite non gravi. Alcune sfere di piombo gli sono state asportate dal polso e dal ginocchio con un intervento chirurgico all’ospedale di Monfalcone. Alla polizia il giovane ha fornito una spiegazione un po’ confusa dell’accaduto e il suo racconto non è sembrato credibile. Per questo la Squadra mobile ha deciso di fare ulteriori indagini nella riserva privata di Gianni Zonin, presidente della Banca popolare di Vicenza, e ha individuato in Tosi l’uomo che aveva sparato. (La Repubblica, lunedì 17 ottobre 2011). Bene: sul Tosi (già noto a queste righe per aver chiuso una moschea, per aver detto: Abbiamo ripulito il centro da accattoni e lavavetri, per essere stato condannato dalla Corte d’appello di Venezia a due mesi di reclusione (pena sospesa) e a tre anni di divieto di partecipare a competizioni elettorali (pena sospesa) per propaganda di idee fondate sulla superiorità o sull’odio razziale o etnico e per le sue campagne contro le prostitute) il quadro delle conoscenze atte a valutarlo si completa. Al povero giovane da lui impallinato, tutta la stima e il rispetto di ScuolAnticoli per essersi confuso rispondendo alle domande della Squadra mobile: magari ogni vittima si confondesse come lui, quando tenta di proteggere chi ha le fatto del male.

 

Andarono dietro alla Morte... e portarono l'Italia con sé.

 

Per la serie "Vecchiaie indecorosamente berlusciste dopo maturità forsennatamente anticomuniste": Giacinto Pannella, detto "Marco".

Per la serie Vecchiaie indecorosamente berlusciste dopo maturità forsennatamente anticomuniste: Giacinto Pannella, detto Marco.

 

(su) Marco Pannella: Allontanato dal corteo degli Indignati per il comportamento dei Radicali nell’ultima fiducia al governo. Marco Pannella, al grido di “venduto, venduto” è stato scacciato dalla manifestazione: “Mi hai tradito!” gli ha detto uno dei manifestanti. “Quanti soldi avete preso da Berlusconi?” gli ha chiesto un ragazzo. Poi, tra insulti e sputi, il leader radicale si è allontanato dal gruppo di piazza dei Cinquecento. (La Repubblica, lunedì 17 ottobre 2011).

 

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La Russa secondo Santanchè.

La Russa secondo Santanchè e...

La Russa secondo "left".

...La Russa secondo left.

 

Ignazio La Russa: Se in Parlamento si usano i metodi estremi, l’Aventino e cose del genere, se i toni sono quelli del “tutto si può fare purché Berlusconi, il male dell’Italia, se ne vada”, è chiaro che chi cerca un alibi, la scorciatoia della violenza, approfitta di questi atteggiamenti cercando giustificazioni nella caccia al capo del governo. (La Repubblica, domenica 16 ottobre 2011). Vuole un buon consiglio, Ignazio? Si dedichi a quel che sa fare meglio, ché le analisi sofisticate non fanno per lei. Né l’Italiano, si direbbe.

 

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Per la serie "Così poco?! Che sollievo, temevo molto di più!": Umberto Bossi e Silvio Berlusconi.

Per la serie Così poco?! Che sollievo, temevo molto di più!: Umberto Bossi e Silvio Berlusconi.

 

(su) Umberto Bossi e non solo: Ho atteso per una decina di giorni che qualcuno commentasse le dichiarazioni rilasciate a Lucia Annunziata (Rai3, 1/2 ora) da Gigi Moncalvo, giornalista ed ex direttore de La Padania, sui rapporti fra Berlusconi e Bossi. Moncalvo ha parlato dell’esistenza di documenti che proverebbero un vero e proprio contratto, fra i due, di natura economico-finanziaria (prestiti, fideiussioni, saldo di debiti, ecc.). Ho atteso invano. Con tutto quello che succede non è che m’interessi più di tanto, ma è davvero singolare. (Lettera a La Repubblica di domenica 16 ottobre 2011). C’è da temere che un domani, se e quando riusciremo a sapere davvero tutto, si possa scoprire che la metà (più uno) dei politici italiani di livello nazionale (quelli che bastano per mettere in difficoltà, o addirittura paralizzare, tutti i partiti avversari) erano sul libro-paga del Berlusconi.

 

Andarono dietro alla Morte... e portarono l'Italia con sé.

 

Per la serie "Tirare il sasso e nascondere la mano": Gli scontri di oggi a Roma e Mario Draghi, oligarca finanziario dalla parte dei giovani.

Per la serie Tirare il sasso e nascondere la mano: Gli scontri di oggi a Roma e Mario Draghi, oligarca finanziario dalla parte dei giovani.

 

Mario Draghi: Le manifestazioni degli Indignati? Se siamo arrabbiati noi per la crisi, figuriamoci loro che sono giovani, che hanno venti o trent'anni e sono senza prospettive. Qualche ora dopo: Ah, ci sono stati degli scontri? Un gran peccato. (La Repubblica-sito, sabato 15 ottobre 2011). Con questa frase fasulla, untuosa, da prete ipocrita, il Draghi (che non solo è uno dei principali esponenti delle tirannie finanziarie globali che ci stanno distruggendo, ma è stato anche educato dai Gesuiti) ha probabilmente aizzato la rabbia dei giovani più fragili e contribuito a provocare gli scontri di oggi. (Sul Draghi, vedi anche qui, qui e qui).
 

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Prime immagini del futuro governo Montezemolo-Pomicino?Prime immagini del futuro governo Montezemolo-Pomicino?

Prime immagini del futuro governo Montezemolo-Pomicino?

 

(su) Pierferdinando Casini, Pier Luigi Bersani, Luca Montezemolo (secondo il Berlusconi): “La trappola era pronta a scattare: se avessimo avuto due voti in meno, quelli erano pronti a salire al Quirinale con la lista dei ministri”. Silvio Berlusconi è convinto di aver sventato per un soffio una manovra micidiale. Si è convinto che “quelli”, ovvero Pierferdinando Casini e Pier Luigi Bersani, fossero pronti davvero a dar vita a un governo di transizione. Senza le liturgie della prima Repubblica, senza tentennamenti, andando sùbito da Napolitano con l’accordo in mano. “Casini”, sussurra un uomo del premier, “girava fra i nostri allettandoli con la prospettiva di un altro governo per portare a termine la legislatura”. “Montezemolo”, ha rivelato Berlusconi ad alcuni ministri, “ha provato a convincere Catia Polidori a mollarci. Per questo sono stato costretto a nominarla viceministro”. Casini, Bersani, Montezemolo. Questi gli attori della “congiura di palazzo” secondo lintelligence del Cavaliere. A cui si sono aggiunti outsider come Paolo Cirino Pomicino. (La Repubblica, sabato 15 ottobre 2011). Speriamo che non sia vero. L’idea di un Bersani pronto a sostenere un governo Montezemolo-Pomicino è da brividi. A meno che il Montezemolo, nel governo d’irresponsabilità nazionale (cosiddetto perché sarebbe del tutto irresponsabile dinanzi ai Cittadini e potrebbe farne ciò che vuole in nome e per conto delle tirannie finanziarie globali e del Vaticano) non abbia soltanto il ruolo del bello attempato adibito a rastrellare le tante catiepolidori avvinte al Berlusconi come l’edera. Così potrebbe anche starci. Già, ma... e il Cirino Pomicino? Che ruolo avrebbe, il Cirino Pomicino, fra gli irresponsabili nazionali? Un po’ come il Cicchitto e simili, l’adescatore (politicamente parlando) di socialisti craxiani?

 

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Per la serie "La politica come sfregio?": Antonio Razzi.

Per la serie La politica come sfregio?: Antonio Razzi.

 

(su) Antonio Razzi (ex dipietrista, oggi pidiellìno): In una trasmissione radio che va per la maggiore, e ama esibire i casi umani della politica italiana (il deputato razzista, quello analfabeta, quello nazista, quello mafioso) come “numeri” divertenti, l’altra sera ho sentito una lunga, incredibile intervista all’onorevole Razzi. Per quanto avvezzi al progressivo sfacelo del Paese, non si poteva fare a meno di rimanere sgomenti di fronte alle sgrammaticature, agli errori di sintassi, all’italiano disperato di questo signore. Non indovina un ausiliare, ha detto “non avrei andato” e il concetto più articolato espresso è stato questo: “devolgo i soldi a costruire una chiesa distrutta”. Si possono immaginare gli sghignazzi di chi l’ha nominato (per puro, incontrovertibile dolo) membro della commissione Cultura della Camera: uno sfregio che deve piacere molto anche a Vittorio Sgarbi, presente in trasmissione, che ha molto lodato il Razzi ricorrendo a quel gongolante cinismo che la destra italiana confonde con l’aplomb degli uomini di mondo. Parevano molto divertiti anche i due conduttori della trasmissione. A me è venuto un buco nello stomaco per la tristezza. Dato l’ottimo umore di tutti (di Sgarbi, di Razzi, dei conduttori) ho capito che quello fuori posto ero io. (Michele Serra su La Repubblica di sabato 15 ottobre 2011). Tra una Gelmini a capo della Scuola e un Razzi in commissione Cultura, non è detto che lo sfregio più violento sia quest’ultimo.

 

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Il signor Wojtila col massacratore Pinochet. Che era cileno, non argentino, ma che a Videla e Massera ha insegnato a massacrare.

Il signor Wojtila col massacratore Pinochet. Che era cileno, non argentino, ma che a Videla e Massera ha insegnato a massacrare.

 

(su) la Chiesa cattolica e i suoi spaventosi crimini: Appassionato rivelatore di verità scomode, il giornalista Horacio Verbitsky è noto in Italia per aver scoperto, provato e raccontato, nel libro Il Volo, come i militari al potere in Argentina negli anni 1976 - 1983 gettavano in mare dagli aerei persone vive. Doppio gioco (Horacio Verbitsky, Doppio gioco, Fandango, 724 pagine, 22 euro) porta avanti la ricerca cominciata in quel libro (e proseguita con L’Isola del silenzio) mettendo al centro di una vasta indagine storica la Chiesa. Attraverso un numero sorprendente di vicende rintracciate in tanti documenti ufficiali, Verbitsky dimostra che gli alti livelli della gerarchia ecclesiastica conoscevano bene ciò che facevano i militari e che gli alti prelati furono interlocutori fondamentali che Videla, Massera e gli altri golpisti tennero sempre presenti nel loro operare e nelle loro scelte. Mentre nelle diocesi del Paese i fedeli si rivolgevano a sacerdoti e vescovi per chiedere protezione dagli arresti e dalle aggressioni che l’esercito perpetrava sotto il pretesto di ristabilire l’ordine, i membri della conferenza episcopale decidevano di tenere riservate quelle notizie, di mettere a disposizione del regime informazioni e risorse, nonché di rassicurare quanti tra i militari avevano partecipato ai voli della morte e manifestavano rimorsi di coscienza spiegando loro che quella procedura era stata approvata ufficialmente dalla Chiesa, che l’aveva giudicata una forma di morte cristiana. (Recensione di Giuliano Milani su Internazionale di venerdì 14 ottobre 2011). Fa uno strano effetto, però, che il recensore parli di persone senza mai specificare che le donne e gli uomini gettati in mare vivi dagli aerei erano sempre ed esclusivamente di Sinistra. Semplice dimenticanza? Di sicuro. Ma una dimenticanza può essere davvero semplice?

 

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Il Berlusconi secondo "L'Unità" di venerdì 14 ottobre 2011 e i Radicali secondo loro stessi.

Il Berlusconi secondo "L'Unità" di venerdì 14 ottobre 2011 e i Radicali secondo loro stessi.

Il Berlusconi secondo L’Unità di venerdì 14 ottobre 2011 e i Radicali secondo loro stessi.

 

Rita Bernardini (la radicale, eletta nelle liste del Partito democratico, che con Elisabetta Coscioni, Marco Beltrandi, Matteo Mecacci e Maurizio Turco, giovedì 13 ottobre non è uscita dall’aula mentre il Berlusconi parlava, e venerdì 14 ottobre ha contribuito ad assicurargli il numero legale nella votazione della fiducia): Non voteremo la fiducia al governo, ma siamo qui per rispetto alle istituzioni. Lo facevamo anche quando parlava Almirante e tutta l’unità partitocratica se ne andava. Siamo abituati a lottare. Io, per protestare contro la situazione delle carceri, sono al trentesimo giorno di sciopero della fame. (La Repubblica, venerdì 14 ottobre 2011). Chiamarli servi di Berlusconi è divertente, ma è sbagliato. In realtà sono i servi di Ratzinger: escludendosi dal Pd hanno indebolito i laici e rafforzato i clericali. Quanto ad Almirante, non si sa se la Bernardini ci faccia o ci sia: l’Arco costituzionale, infatti (e non, come dice lei da qualunquista, l’unità partitocratica) usciva dall’Aula quando parlava quell’individuo perché quell’individuo era stato un collaborazionista dei nazisti e un fucilatore di partigiani. I radicali invece non uscivano, no: furono i primi sdoganatori del fascismo, berluscisti ante litteram, e la Storia (se avrà voglia di occuparsi di simile gentucola) glielo riconoscerà.

 

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Per la serie "In missione per conto di Ratzinger": Giuseppe "Beppe" Fioroni alla riscossa.

Per la serie In missione per conto di Ratzinger: Giuseppe “Beppe” Fioroni alla riscossa.

 

Giuseppe “Beppe” Fioroni: Certo, per Casini e i suoi la tentazione di andare da soli può essere grande. Ma noi non molliamo. Dobbiamo lavorare per un accordo forte tra Pd e Udc. Gli altri verranno, vedrete. È fondamentale, per il mio partito, rimuovere il sospetto che noi possiamo vincere, come dicono i sondaggi, ma non ce la facciamo a governare. Come dicono sempre i sondaggi. (...) Io penso questo: se il Terzo polo va alle urne da solo, non è detto che sia decisivo dopo. E non è detto che possa contribuire a una fase di ricostruzione nazionale. Con il centrosinistra, invece, è certo che la vittoria sarebbe schiacciante e i margini per un governo solido e compatto enormi. (La Repubblica, venerdì 14 ottobre 2011). Traduzione: Le elezioni, purtroppo (specie se fra pochi mesi, con la crisi ancor più grave e con questa legge elettorale) potrebbero consegnare il Paese alla maggioranza parlamentare meno serva del Vaticano che si sia mai vista dal 1922 a oggi. Casini vuole questo? Dobbiamo correre ai ripari. Nel campo dei diritti non può esserci la “valorialità fai da te”: sarebbe la codificazione del relativismo. (L’Unità, venerdì 14 ottobre 2011). Traduzione: I valori in base ai quali ci si fa un’idea di quali siano o non siano i nostri diritti, deve deciderli il papa. Per ognuno, per tutti e per sempre. Significa irregimentare l’immaginazione umana? Certo. Vorrei ricordare al direttore de L’Avvenire, Marco Tarquinio, che dice che i cattolici hanno un ruolo marginale in politica, che se la legge 40 è stata approvata, lo si deve ai popolari che l’hanno votata e sostenuta. Mentre, se le scuole paritarie e cattoliche oggi, col governo Berlusconi, hanno molti meno fondi di quelli che aveva loro garantito il governo Prodi, è segno che i cattolici del centrosinistra non sono stati affatto irrilevanti. (L’Unità, venerdì 14 ottobre 2011). Traduzione: Nessuno può dire che noi cattofascisti di finta “sinistra”, come servi del Vaticano, siamo meno zelanti ed efficienti dei cattofascisti propriamente detti. Lo siamo di più. E rivendichiamo un posto rilevante, perciò, nell’auspicabile futuro governo che finirà di distruggere il Paese moralmente (per conto della Chiesa) e fisicamente (per conto delle tirannie finanziarie globali). L’iniziativa di Todi parte da alcune riflessioni su quanto la politica ha fatto durante la seconda Repubblica. Sono tre i fondamenti su cui si è retto questo impianto che oggi il mondo cattolico ci dice di modificare profondamente. Intanto la politica ha pensato che fosse nuovo e moderno rimuovere il concetto dell’agire fondato sui valori e quindi ha scardinato identità e appartenenze. In secondo luogo ha proposto una scissione tra il desiderio e il valore, ancora a scapito di quest’ultimo. Infine ha barattato la partecipazione con l’esaltazione della comunicazione, facendo saltare il rapporto tra l’eletto e l’elettore. (L’Unità, venerdì 14 ottobre 2011). Traduzione: dobbiamo rioccupare l’immaginazione delle persone. E per farlo ci vuole la religione. Solo se la politica tornerà a essere il braccio secolare della religione, solo con una dittatura sulle menti per conto di Dio, la faremo finita una volta per tutte con l’idea satanica che gli esseri umani siano liberi, e soprattutto che siano liberi di desiderare. (Così, tra parentesi, potremo farla finita anche con la satanica libertà di esprimersi e di comunicare che produce blog come questo).

 

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Per la serie "La cultura dei cattolici": Andrea Riccardi (a sinistra).

Per la serie La cultura dei cattolici: Andrea Riccardi (a sinistra).

 

Andrea Riccardi (fondatore della Comunità di sant’Egidio): Se Todi può essere l’inizio di una risposta al dopo Berlusconi? Vedo che si parla di elezioni nel 2012. Gli italiani hanno bisogno di risposte alle loro domande. Siamo in un periodo grave, con un tessuto sociale lacerato e a rischio di tensioni conflittuali. Ci vuole una transizione verso un nuovo ciclo politico: responsabile, paziente e pensata. Ci siamo trovati, negli ultimi dieci anni, in quella che chiamo la triste epoca. Forse in Italia una vera cultura di destra non c’è mai stata. Quella di sinistra si trova in crisi. Non è così, però, per la cultura dei cattolici. Che in questi anni, come si vede, è sempre stata alimentata e promossa. (La Repubblica, venerdì 14 ottobre 2011).

 

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Per la serie "Il cerchio tragico": Maurilio Canton.

Per la serie Il cerchio tragico: Maurilio Canton.

 

(su) Umberto Bossi, Roberto Maroni e tutti i portatori di moccichino verde: Il sito de La Provincia di Varese (capoluogo dove domenica è andato in scena un congresso di fuoco segnato dal diktat di Bossi in favore di un uomo del Cerchio magico, Maurilio Canton), ha pubblicato una lista nera, attribuita proprio ai cerchisti, con i militanti da espellere. Tutti maroniani. Tra questi compare anche il sindaco Attilio Fontana, unico leghista ad avere riportato una vittoria di peso alle elezioni della scorsa primavera e soprattutto vicinissimo a Maroni. Con lui anche Stefano Candiani, ex segretario provinciale odiato dal Cerchio. Una guerra tra le due anime del Carroccio che, in caso di elezioni nel 2012, sulle liste potrebbe diventare totale. (La Repubblica, venerdì 14 ottobre 2011).

 

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Bello il privato, eh?

 

Bello il privato, eh? Il conto per il salvataggio delle banche occidentali dal crac continua ad aggiornare i suoi record. Dal fallimento della Lehman (settembre 2008) fino al 5 giugno scorso, certifica R&S Mediobanca, i contribuenti europei e americani avevano già staccato un assegno da 2.700 miliardi per puntellare i bilanci degli istituti (privati) di credito. Una montagna d’oro pari al debito di Italia, Spagna e Grecia messe insieme. E da allora il tachimetro del salva-banche non ha smesso di correre: Parigi e Bruxelles hanno appena messo sul piatto 95 miliardi per evitare il fallimento di Dexia. E Copenhagen ha inondato il mercato interbancario nazionale con 54 miliardi di liquidità per scongiurare la chiusura di 75 banche danesi (su 90) vaticinata dal Financial stability board. La bolletta degli aiuti pubblici alla grande finanza è arrivata così a un soffio dai 3.000 miliardi in tre anni, qualcosa come 2,6 miliardi al giorno. E il pressing per convincere il nascituro Fondo salva Stati a lanciare un salvagente al credito continentale dovrebbe consentire di superare in agilità e in tempi brevi anche questa astronomica soglia. (Ettore Livini, La Repubblica, venerdì 14 ottobre 2011). Il presidente Nicolas Sarkozy e il cancelliere Angela Merkel si sono incontrati a Berlino giorni fa e hanno annunciato che i loro Paesi faranno il possibile per salvare le banche dell’Eurozona. Innanzitutto punteranno a ricapitalizzarle, cioè ad accrescere il capitale di cui esse dispongono come riserva, a fronte d’una montagna di crediti a rischio e di debiti da pagare. Detto altrimenti, le banche sono riuscite a convincere gli amici che siedono nel consiglio direttivo della Banca centrale europea (Bce) a creare al computer tutto il denaro che occorre per toglierle dalla situazione in cui si sono cacciate da sole, contraendo debiti in misura di molto superiore a quanto permetterebbero le loro riserve. (...) Ammettiamo pure che al punto in cui è giunta la crisi non ci fossero alternative al salvataggio delle banche. Anche se non è vero, perché se l’aiuto della Bce equivale o supera il valore d’una banca, tanto varrebbe nazionalizzarla. (...) Senza una riforma radicale del sistema finanziario, andremo a sbattere presto in una crisi ancora peggiore. Per tre motivi principali: il sistema finanziario è troppo grosso, complesso e opaco per venire assoggettato a qualsiasi forma di efficace regolazione. Così com’è, non solo fa tutto quello che gli pare; impone pure i propri interessi ai governi, come mostra pure ai ciechi il caso attuale dell’austerità imposta ai Paesi dell’Unione europea. I gruppi finanziari salvati dagli Stati a suon di trilioni di dollari e di euro spesi o impegnati (più di 15 in Usa, almeno 3 nella Ue) sono così diventati, in termini di attivi in bilancio, grandi il doppio. I primi venti del mondo hanno ciascuno attivi fra 1 e 2 trilioni di dollari, cifre che si collocano, come equivalenza, tra il 50 e il 100% del Prodotto interno lordo (Pil) dell’Italia. Ci provi, un qualsiasi governo, a opporsi ai voleri di simili colossi. (Luciano Gallino, La Repubblica, venerdì 14 ottobre 2011).

 

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Per la serie "La luna piena dell’Avvenire": alcune espressioni intensamente pensose di Marco Tarquinio.

Per la serie La luna piena dell’Avvenire: alcune espressioni intensamente pensose di Marco Tarquinio.

 

Marco Tarquinio (dipendente di Joseph Ratzinger con l’incarico di direttore de L’Avvenire, scrivendo a proposito del meeting “La buona politica per il bene comune - I cattolici protagonisti della politica italiana” che si terrà a Todi a partire dal 17 ottobre, e al quale parteciperanno “Acli, Movimento cristiano lavoratori, Compagnia delle opere, Cisl, Confcooperative, Coldiretti, Confartigianato, l’amministratore delegato della banca Intesa Corrado Passera, il rettore dell’Università cattolica Lorenzo Ornaghi, il sociologo Giuseppe De Rita, l’economista Stefano Zamagni, il segretario della Cisl Raffaele Bonanni, monsignor Paglia e Andrea Riccardi, fondatore della comunità di sant’Egidio): Le poche novità della politica? Terzo polo, la vecchia-nuova sinistra di Sel, i movimenti antipolitici dei grillini e le forze associative cattoliche e non solo. (La Repubblica, giovedì 13 ottobre 2011). Questo è un genio del comico: le forze nuove, secondo lui, son quel che resta del neofascismo postbellico, quel che resta del comunismo e quel che resta di una superstizione bimillenaria. Complimenti vivissimi e standing ovation.

 

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Per la serie "La divina Provvidenza": la divina Provvidenza come la vede Giuseppe "Beppe" Fioroni.

Per la serie La divina Provvidenza: la divina Provvidenza come la vede Giuseppe “Beppe” Fioroni.

 

(su e di) Giuseppe “Beppe” Fioroni: “Dovremmo andare tutti a casa per qualche giorno. E lasciare che la divina Provvidenza lavori per noi. Sarebbe meglio”, osserva il fatalista “Beppe” Fioroni. Ieri mattina, in segreteria, Matteo Orfini e Stefano Fassina si sono scagliati contro l’ipotesi che il Pd possa sostenere un governo con Scajola dentro e sulla linea della Banca centrale europea (Bce). Bersani li ha rassicurati: “Abbiamo le idee chiare. Per un nuovo governo c’è bisogno di discontinuità assoluta. Di personale e di politiche”. Ma Fioroni dice che il piatto si prepara con quello che passa il convento: “Prima viene il problema dell’Italia. I dubbi servono solo ad andare alle elezioni anticipate. O peggio a tenere in piedi Berlusconi. (La Repubblica, giovedì 13 ottobre 2011). È la prima volta, se non andiamo errati, che qualcuno si raccomanda alla divina Provvidenza per andarsene in vacanza per qualche giorno... Ma forse, povero “Beppe”, lo stiamo calunniando: parla seriamente, lui vorrebbe davvero mandare a casa il Parlamento e insediare al suo posto un alto comitato di dipendenti della multinazionale Ratzinger. Per conto della divina Provvidenza, naturalmente. (Curioso che l’ingenuo giornalista lo chiami, per questo, fatalista. Chissà le risate da Gatto e Volpe di Pinocchio che si sarà fatto, il Fioroni, leggendo questo aggettivo...)

 

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Per la serie "Teorizzatori del superuomo": il pidiellìno ex marxista Aurelio Misiti.

Per la serie Teorizzatori del superuomo: il pidiellìno ex marxista Aurelio Misiti.

 

Aurelio Misiti (ex marxista, ex comunista, ex dipietrista, oggi viceministro pidiellìno alle Infrastrutture): Di Pietro è astuto, ha l’occhio svelto, ma l’orizzonte limitato. Furbo quanto Berlusconi. Solo che questo possiede dieci miliardi di euro, è su un altro pianeta, vive la vita con un sentimento singolare, un po’ inafferrabile per noi umani. (La Repubblica, giovedì 13 ottobre 2011). I soldi fanno il superuomo? Non è diverso dal dire che lo fa l’etnia. Gratta il marxista-comunista, specialmente se ex, e facilmente troverai il nazista.

 

Andarono dietro alla Morte... e portarono l'Italia con sé.

 

Per la serie "Di fuori come (su) un balcone": il Renzi e il Meloni.Per la serie "Di fuori come (su) un balcone": il Renzi e il Meloni.

Per la serie Di fuori come (su) un balcone: il Renzi e il Meloni.

 

(su) Matteo Renzi: Si accende la discussione attorno al Big Bang di Renzi. Il sindaco di Firenze, oltre a rispondere che “lo diranno le primarie” se Bersani è il leader del Pd, ironizza sul fatto che il partito abbia organizzato “casualmente” le giornate di formazione a Napoli per duemila ragazzi del Sud “nei giorni della Leopolda” (“cose che càpitano, si capisce”). Risposte e ironie che non sono piaciute al responsabile del Pd per l’Economia, Stefano Fassina, per il quale “più che un Big bang si preannuncia un Big bluff”: “Renzi ripropone come innovative ricette ideologiche vecchie di vent’anni e clamorosamente fallite. Se si fosse, nella sua vita, confrontato almeno una volta con il mondo del lavoro vero, oltre che con la carriera politica (nonché con Comunione & liberazione e con Mike Bongiorno, aggiunge ScuolAnticoli), avrebbe capito che favorire il licenziamento dei padri non aiuta affatto i figli”. Un altro esponente della segreteria del Pd, il responsabile per l’Università Marco Meloni, lo giudica però “un giudizio eccessivo”. (L’Unità, giovedì 13 ottobre 2011).

 

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Per la serie "Credono forse che la loro testolina migliori una veduta di Santa Maria del Fiore?": Dario Nardella.

Per la serie Credono forse che la loro testolina migliori una veduta di Santa Maria del Fiore?: Dario Nardella.

 

(su) Matteo Renzi e il suo vicesindaco, Dario Nardella: Solo made in Italy sui banchi dei mercati turistici. Niente più souvenir asiatici, magliette confezionate in Cina, pelletteria indiana: “Chiederemo ai mercati turistici fiorentini di vendere solo il made in Italy: non è più possibile che sulle bancarelle dei raggruppamenti turistici, dove passano centinaia di migliaia di visitatori, si trovino solo magliette e prodotti made in China o in altri paesi”, dice il vicesindaco di Firenze Dario Nardella. (La Repubblica, giovedì 13 ottobre 2011).

 

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Per la serie "Autodeterminazione della Donna": Stefano Pedica e Pierfelice Zazzera.Per la serie "Autodeterminazione della Donna": Stefano Pedica e Pierfelice Zazzera.

Per la serie Autodeterminazione della Donna: Stefano Pedica e Pierfelice Zazzera.

 

(su) Stefano Pedica e Pierfelice Zazzera (parlamentari dell’Iddivvù): Una promessa di lavoro: “Lavoreremo per farti assumere all’ufficio legislativo del Parlamento”. Almeno due incontri a base di sesso in alberghi della provincia di Taranto. E un’archiviazione: si è concluso così il sexygate che ha travolto due parlamentari dell’Italia dei valori, l’onorevole Pierfelice Zazzera e il senatore Stefano Pedica. “La signora,” motiva il gup Marco Guida nel suo provvedimento, “ha raccontato di non aver subìto alcuna costrizione, minaccia o violenza: ha acconsentito a normali rapporti sessuali perché mossa dalla speranza di ottenere in cambio il lavoro promessole. Si è trattato di un’espressione della libertà di autodeterminazione della donna. (La Repubblica, giovedì 13 ottobre 2011).

 

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Per la serie "Dai, non dire democrazia ché se no mi viene da ridere": Mario Draghi.

Per la serie Dai, non dire democrazia ché se no mi viene da ridere: Mario Draghi.

 

(su) Mario Draghi (ex allievo dei Gesuiti, ex direttore esecutivo della Banca mondiale, ex vicepresidente della Goldman Sachs, ex governatore della Banca d’Italia, attuale presidente della Banca centrale europea) e le tirannie finanziarie globali ed europee: Per le indicazioni molto dettagliate che contiene, la lettera che Trichet e Draghi hanno inviato al governo italiano conferma quel che alcuni hanno detto: l’Italia, di fatto, è governata da autorità sovranazionali non elette che non devono render conto davanti ai cittadini. Pur non appartenendo a un partito, non sono autorità tecniche: fanno politica in senso pieno, governano i conflitti della pòlis constatando che è malgovernata. (...) Rileggere la lettera della Bce, simile a quelle inviate a Atene e Madrid, Lisbona e Dublino, è istruttivo. Il presidente della Banca centrale non si limita a indicare parametri. Entra negli anfratti della legislazione, decide il suo farsi. Il punto saliente è quello in cui, dopo aver elencato le misure per evitare il default, raccomanda perentorio: “Vista la gravità dell’attuale situazione sui mercati finanziari, consideriamo cruciale che tutte le azioni elencate (...) siano prese il prima possibile per decreto legge, seguito da ratifica parlamentare entro la fine di settembre 2011”. Quello che si prescrive è un metodo decisionale (il decreto) che mina la democrazia rappresentativa sin qui conosciuta. (...) L’elusione del dibattito democratico classico è evidente in altri passi della lettera. Tra questi: i paragrafi riguardanti la “privatizzazione su larga scala” dei servizi pubblici (nonostante un referendum italiano ostile a tali privatizzazioni); la riforma salariale collettiva (gli accordi a livello d’impresa devono essere “più rilevanti rispetto ad altri livelli di negoziazione”); le norme sul licenziamento; la riduzione di stipendio per i dipendenti pubblici. Perfino su una questione delicata (l’introduzione nelle aziende pubbliche degli indicatori di performance) la Bce interviene senza curarsi della discussione che il tema suscita in Europa. Gli indicatori di prestazione (è scritto in numerosi rapporti di medici e psicologi francesi) vanno maneggiati con prudenza perché ledono la tenuta della società, specie in recessione. L’ondata di suicidi avvenuta nel 2009 in aziende come Telecom-France e Renault è legata all’introduzione, nel management, di queste forme di controllo. (...) A prima vista è allarmante che nella lettera della Bce manchi ogni accenno alla sostanza del modello europeo: giustizia sociale, tasse ripartite con equità e senza evasione, correzione delle disuguaglianze abnormi createsi dagli anni ’80 tra generazioni, classi, regioni. (Barbara Spinelli, La Repubblica, mercoledì 12 ottobre 2011). Vorrà dire che d’ora in poi, adottando il celebre motto dei Gesuiti, lo chiameremo Mario perinde-ac-cadaver Draghi. Augurandoci, però (e ripromettendoci di fare quanto a noi possibile per evitarlo) che non gli riesca di render tali anche noi..

 

Andarono dietro alla Morte... e portarono l'Italia con sé.

 

Per la serie "Sempre meglio che piazzale Loreto": coraggio, Silvio!

Per la serie Sempre meglio che piazzale Loreto: coraggio, Silvio!

 

(su) Silvio Berlusconi: “Possiamo seriamente sostenere che l’impunità dei grandi gruppi societari (Mediaset, n.d.r.) sia compatibile con la Costituzione?”. L’interrogativo, posto dai pm milanesi Fabio De Pasquale e Sergio Spadaro, viene girato al gup Maria Vicidomini. Sarà lei, martedì prossimo, a dover decidere se rinviare a giudizio Silvio Berlusconi e importanti manager Mediaset per una frode fiscale di circa 8 milioni (per la quale sono imputati anche Fedele Confalonieri e Piersilvio Berlusconi) o se invece proscioglierli. Al premier la procura contesta anche l’appropriazione indebita: almeno 35 milioni di euro sarebbero stati restituiti in nero su conti a lui riconducibili dal mediatore delle major Usa, Frank Agrama. (La Repubblica, mercoledì 12 ottobre 2011).

 

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Per la serie "I migliori": Salvatore Cicu, viceministro scajoliano di Ignazio La Russa.

Per la serie I migliori: Salvatore Cicu, viceministro scajoliano di Ignazio La Russa.

 

Salvatore Cicu (pidiellìno scajoliano, denominazione-scioglilingua che farebbe ridere se non avesse altri effetti meno piacevoli): Stiamo chiedendo al presidente Berlusconi, in questo momento critico e drammatico, di dare risposte al nostro elettorato formando un governo dei migliori. Chiediamo un dialogo con i moderati, l’emergenza richiede l’apertura di nuovi orizzonti. Io sarei per aprire anche ai moderati del Pd, ma capisco che forse è chiedere troppo. (La Repubblica, mercoledì 12 ottobre 2011). La dizione governo dei migliori, piena com’è di (comico) superomismo, potrebbe essere uno specchietto molto efficace per le allodole cattonazistelle dell’ala destra del Pd. Perché ti sembra di chiedere troppo, Salvatore? I vari Fioroni, Veltroni, Gentiloni e compagnia salmodiante accorrerebbero pancia a terra. E perfino scodinzolerebbero, se fossero dotati di code.

 

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Per la serie "Il Cerchio tragico": il povero Bossi cerca scampo in un gesto scaramantico al ferreo controllo e allo sguardo truce di Rosy Mauro?

Per la serie Il Cerchio tragico: il povero Bossi cerca scampo in un gesto scaramantico al ferreo controllo e allo sguardo truce di Rosy Mauro?

 

(su) Umberto Bossi e Roberto Maroni: Perché Maroni aspetta, perché rinvia l’inevitabile scontro finale con il “Cerchio magico” che ormai gestisce e manovra l’autunno del patriarca leghista? “Il personaggio di Bruto non mi è mai piaciuto”, spiega il ministro ai suoi, che scalpitano. (Curzio Maltese su La Repubblica di mercoledì 12 ottobre 2011). Perché il Maroni teme di essere paragonato a Bruto? Bruto assassinò Cesare. Forse il Maroni, nel caso che tentasse di prendere la guida della Lega Nord, ha qualche ragione (che noi ignoriamo) per temere che il Bossi possa essere ucciso? E da chi? Dal cosiddetto Cerchio magico? Ma se è questo che teme, perché il Maroni non sporge denuncia? Tanto più che è il ministro degli Interni: i crimini dovrebbe prevenirli, non esorcizzarli.

 

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Per la serie "Il bacio di Giuda": Pier Luigi Bersani e Walter Veltroni.

Il Veltroni secondo Staino su "L'Unità" del 12 ottobre. (Cliccala per ingrandirla!)

Per la serie Il bacio di Giuda: Pier Luigi Bersani e Walter Veltroni.

Il Veltroni secondo Staino su L'Unità del 12 ottobre. (Cliccala per ingrandirla!)

 

Walter Veltroni e Giuseppe “Beppe” Fioroni: Il Pd deve indicare un’alternativa positiva... Voto anticipato? I sondaggi danno la coalizione Pd-Idv-Sel in vantaggio di sei punti percentuali, ma non dimentichiamoci che nel 2006 i sondaggi dicevano che eravamo avanti di 12 punti... C’è bisogno di fare cose rudi e difficili, come fecero Ciampi e Amato, c’è bisogno di un governo che poggi su un’ampia maggioranza parlamentare (Walter). Traduzione: Dovendo massacrare i Lavoratori, le Donne, i Pensionati e lo Stato per conto delle tirannie finanziarie globali e dell’antiStato nostrano, c’è bisogno di un governo che poggi su un’ampia maggioranza parlamentare: così la Sinistra (a paragone di noi fasulli, dei centristi e dei berluscisti) sarà comunque in minoranza. Pochi governi hanno governato con la contrarietà del mondo cattolico (“Beppe”) (L’Unità, martedì 11 ottobre 2011). Traduzione: Servi del Vaticano per sempre e in eterno. Anche perché altrimenti c’è il rischio che, per uscire dalla crisi, trovi sempre più consenso l’idea di requisire le mostruose ricchezze accumulate dalla Chiesa in ottant’anni di infami privilegi. L’Italia che vogliono questi disgraziati? Per capirlo, basta guardare la Grecia (e poi immaginare una situazione molto peggiore, perché la Grecia, almeno, non deve sopportare il mostruoso parassitismo ecclesiastico che sopportiamo noi): la Grecia dove un governo di finta “sinistra” sta facendo, come vuole il Veltroni, cose rudi e difficili al servizio della Banca centrale europea del Trichet e del Draghi, e dove perciò la salute dei Greci si sta rapidamente deteriorando: si è registrato un aumento dei ricoveri (+24% nel 2010 rispetto al 2009, +8% nella prima metà del 2011 rispetto al 2010), è cresciuta del 14% la quota di cittadini che dicono di essere in cattiva o pessima salute, e i suicidi sono cresciuti del 17% e, nel 2010, del 25% sul 2009 (da Lancet, citata da L’Unità di martedì 11 ottobre 2011). Questo è ciò che vogliono per noi il Veltroni, il Fioroni, il Gentiloni e tutti i sostenitori del cosiddetto governo di responsabilità nazionale: la nostra povertà e morte, purché la Sinistra (quella vera) non vinca le elezioni.

 

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Per la serie "Quale sarà stato il succo?": Franco Frattini e Silvio Berlusconi. (Cliccali, se vuoi ingrandirli!)

Per la serie Quale sarà stato il succo?: Franco Frattini e Silvio Berlusconi. (Cliccali, se vuoi ingrandirli!)

 

Franco Frattini: Noi pensiamo che una situazione globale non si risolve con assi bilaterali... Di tutto l’incontro tra la Merkel e Sarkozy non siamo riusciti a comprendere quale sia stato il succo... Non c’era un’agenda dichiarata, non sappiamo neanche se c’era un’agenda sostanziale... Sarebbe molto meglio rilanciare il metodo comunitario, che fa sedere i 27 attorno al tavolo del Consiglio, senza perdere tutto questo tempo che rischia di far fallire la Grecia. (La Repubblica, martedì 11 ottobre 2011).

 

Andarono dietro alla Morte... e portarono l'Italia con sé.

 

(su) Francesco Nitto Palma: Il procuratore chiedeva risorse, il ministro manda gli ispettori. Il capo dei pm di Napoli, Giandomenico Lepore, aveva comunicato al ministro della Giustizia Nitto Palma di essere stato costretto ad abolire lo straordinario del personale amministrativo per mancanza di fondi. Un allarme al quale via Arenula non ha dato risposte. Adesso però il Guardasigilli si prepara a inviare gli ispettori a Bari e Napoli. (La Repubblica, martedì 11 ottobre 2011).

 

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Per la serie "Visitatori che farebbero star male anche il detenuto Manson": il Papa, il Lehner, il D'Anna, lo Iannaccone e il Moffa.Per la serie "Visitatori che farebbero star male anche il detenuto Manson": il Papa, il Lehner, il D'Anna, lo Iannaccone e il Moffa.Per la serie "Visitatori che farebbero star male anche il detenuto Manson": il Papa, il Lehner, il D'Anna, lo Iannaccone e il Moffa.Per la serie "Visitatori che farebbero star male anche il detenuto Manson": il Papa, il Lehner, il D'Anna, lo Iannaccone e il Moffa.Per la serie "Visitatori che farebbero star male anche il detenuto Manson": il Papa, il Lehner, il D'Anna, lo Iannaccone e il Moffa.

Per la serie Visitatori che farebbero star male anche il detenuto Manson: il Papa, il Lehner, il D'Anna, lo Iannaccone e il Moffa.

 

(su) Silvano Moffa, Arturo Iannaccone, Vincenzo D’Anna e Giancarlo Lehner (pidiellìni in visita a un carcerato): I parlamentari Silvano Moffa, Arturo Iannaccone, Vincenzo D’Anna e Giancarlo Lehner puntano dritti ai vertici della Procura. Per Moffa, Alfonso Papa è “un prigioniero politico”. Sarebbero gravi le sue condizioni di salute: “Ha la barba lunga, non esce per l’ora d’aria, ha perso dieci chili. Abbiamo incontrato il suo fantasma”. Non un cenno, invece, sulle condizioni degli altri 2.700 detenuti nel carcere più affollato d’Europa, mentre la legge prevede che una delegazione in visita non si concentri su una posizione in particolare. Ma Papa continua con la sua lettera di j’accuse, resa pubblica da Moffa. Dichiara di essere “vittima di estorsioni”, e su ciò Moffa annuncia una mozione parlamentare. E se Lehner descrive le condizioni di Papa come “impressionanti”, aggiungendo “sono anche giornalista, quindi ho voluto verificare prendendo da parte due compagni di cella di Papa, che mi hanno confermato che sta malissimo”, per D’Anna “siamo alla presenza di una parte della magistratura che non usa la giustizia per mantenere la pace sociale, ma per entrare in processi della società stessa in cui si dovrebbe entrare solo candidandosi”. (La Repubblica, martedì 11 ottobre 2011). Invece i quattro hanno fatto bene a non far visita ad altri: anche fra i carcerati, mica tutti hanno lo stomaco di un Alfonso Papa, che senza farsi problemi frequentava il Bisignani...

 

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Per la serie "Cattofascisti ridens": Matteo Renzi.

Per la serie Cattofascisti ridens: Matteo Renzi.

 

(su) Matteo Renzi: Si chiamerà Big Bang, (manco fosse la madre di tutte le scorregge, n.d.r.) l’appuntamento organizzato alla stazione Leopolda di Firenze da Matteo Renzi dal 28 al 30 ottobre (certo senza toccare i soldi dei Fiorentini, vero?, n.d.r.). “Ci dicevano che eravamo matti, a usare la parola rottamazione, ora lo fanno tutti” (e che ragionamento sarebbe, anche Hitler avrebbe potuto farlo: mi dicevano che ero matto, a usare la parola sterminio, ora lo fanno tutti, n.d.r.), rivendica il sindaco, che adesso vuole concentrarsi sui contenuti. Quali? Privatizzazione della Rai, case ecosostenibili, incentivi per le start-up, dimagrimento delle università (questa alla Gelmini piacerebbe, n.d.r.), dimezzamento dei costi della politica e del sindacato (per dare un’altra bella botta alla Cgil, n.d.r.). Idee che verranno dalle persone più diverse: gli scrittori Edoardo Nesi e Alessandro Baricco (quello che a Beethoven preferisce i barbari come il Berlusconi e il Bossi), il numero uno di Mtv Italia, Antonio Campo dell’Orto (ah, ecco perché la privatizzazione della Rai, n.d.r.), il produttore Giorgio Gori, il patron di Eataly Oscar Farinetti (uno che, secondo la rivista left, sarebbe un caro amico dell’Alemanno e di Gabriella Carlucci, e con loro avrebbe tentato di ottenere per il Baricco il teatro Valle di Roma, n.d.r.), l’economista Luigi Zingales (“viene apposta da Chicago”), il fondatore di Technogym, Nerio Alessandri e il regista Fausto Brizzi. Ad aprire sarà Davide Faraone, consigliere regionale siciliano e potenziale candidato a sindaco di Palermo. (La Repubblica, martedì 11 ottobre 2011). Manca solo il Berlusconi. Ma forse, per incontrarlo, andranno tutti ad Arcore. Tanto il Renzi conosce la strada.

 

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Veltroni secondo ElleKappa su "La Repubblica" del 30 aprile scorso.

Veltroni secondo ElleKappa su La Repubblica del 30 aprile scorso.

 

(su) Walter io-sto-col-papa Veltroni e Giuseppe “Beppe” Fioroni: Pd, Veltroni guida i fan del governo ponte: “Pisanu assicura che è questione di giorni”. L’ex leader, che guida insieme a Giuseppe “Beppe” Fioroni e a Paolo Gentiloni la componente dei Modem (Movimento democratico), riunisce la minoranza e tifa per il non voto. “È questione di giorni, Berlusconi non ce la fa,” gli ha confidato mercoledì alla Camera Roberto Maroni. Con Beppe Pisanu l’asse (asse: termine, guarda caso, con cui si indicò l’alleanza tra Hitler e Mussolini, n.d.r.) è solidissimo, i contatti sono quotidiani. Un anno fa hanno firmato assieme il manifesto programmatico di un governo “di decantazione”. E si sono parlati a lungo a quattr’occhi la scorsa settimana, quando il senatore Pisanu è venuto a Montecitorio per le votazioni sul giudice costituzionale. “Garantisce che ci saranno novità a breve scadenza”. Walter Veltroni, dunque, ha preparato l’assemblea di Modem, convocata per oggi a Roma, parlando con gli “avversari” attualmente più vicini. Vicini al progetto del dopo Berlusconi senza passare dalle elezioni anticipate. (...) “Bersani punta alle elezioni. Un movimento forte contro il voto è già una sua sconfessione. Se il governo di emergenza si farà, un rimescolamento di carte è inevitabile: non c’è bisogno di crocifiggere adesso il segretario,” ha detto Veltroni ai pasdaran. Come dire: in un anno e mezzo, Bersani può cadere da solo. (...) “Un governo di transizione è destinato a ridisegnare i poli. Sarebbe una rivoluzione che passa sopra la testa di Bersani e di tutti gli altri,” osserva Giuseppe “Beppe” Fioroni. Ma Veltroni salderà oggi un’intesa sul governo ponte anche con una fetta consistente della maggioranza interna: all’assemblea, infatti, parleranno sia Dario Franceschini sia il vicesegretario Enrico Letta. (...) I nomi per l’esecutivo di decantazione non saranno un problema: Mario Monti è una personalità di sicura autorevolezza. Ma il Quirinale avrebbe in serbo una carta di riserva: Giuliano Amato. (La Repubblica, lunedì 10 ottobre 2011). Bella congrega, eh? Alla lista mancano parecchi nomi, ma non importa, li conosciamo bene: sono i finti “sinistri”, in realtà berluscìsti, del Partito democratico. Che son tutti cattofascisti (più o meno mascherati), odiano tutti Pier Luigi Bersani e son tutti terrorizzati (come la multinazionale Ratzinger, il partito editoriale di Eugenio Scalfari e una parte del padronato) dalla prospettiva che si vada al voto con la legge Porcellum e che (grazie anche a quella legge, che è del Calderoli ma fu ribadita dall’accordo segreto della fine del 2007 tra il Veltroni e il Berlusconi) l’alleanza Pd-Idv-Sel ottenga un’amplissima maggioranza in Parlamento. Da qualche settimana i toni del Veltroni e dei suoi compari si son fatti molto, troppo sicuri. Segno che hanno ormai la certezza di aver di nuovo con sé la maggioranza nel Pd? Possiamo solo sperare che non sia così, altrimenti per il Partito democratico, per la Sinistra italiana e soprattutto per il Paese sarebbe davvero la fine. Ma vogliamo essere ottimisti: vogliamo credere che non sia umanamente possibile, neanche in Italia, che un individuo come il Veltroni la spunti per la seconda volta.

 

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Per la serie "Cattofascisti alla riconquista del Pd": il Gentiloni e il Veltroni.

Per la serie Cattofascisti alla riconquista del Pd: il Gentiloni e il Veltroni.

 

Paolo Gentiloni: Il Pd ha coltivato l’illusione che dandosi un’identità un po’ più precisamente delimitata a sinistra avrebbe avuto maggior terreno favorevole per le alleanze. L’idea è stata rinunciare alla vocazione maggioritaria per garantirsi un sistema di alleanze. Alla luce dei fatti però l’obiettivo non è stato raggiunto. Dobbiamo tornare ad essere fino in fondo (traduzione: fino al fondo delle definitiva distruzione della Sinistra italiana, n.d.r.) il partito del riformismo coraggioso di cui abbiamo parlato a gennaio al Lingotto, un partito interclassista che non interloquisce con solo una parte del sindacato, plurale, delle primarie (ah, come si riempiono la bocca con le primarie gli individui che fin dal primo giorno hanno ostacolato il segretario che le ha vinte a larghissima maggioranza, n.d.r.). Se invece siamo il partito che si mobilita contro Draghi non andremo lontano. Sul quale sono stati espressi giudizi che sono diventati la pietra dello scandalo. Un conto è dire che la lettera della Banca centrale europea (Bce) costituisce un terreno obbligato su cui misurarsi, come ha detto anche Bersani. E un conto, come ho sentito dire da autorevoli dirigenti del nostro partito (il responsabile per l’Economia Stefano Fassina, n.d.r.) è dire che è una sorta di manifesto dell’Europa neocapitalista contro cui dobbiamo batterci. Lo può pensare un ragazzo che scende in piazza per protestare, ma non può diventare la linea di un partito che si candida per governare. (L’Unità, lunedì 10 ottobre 2011). Cattofascista, padronista, servo delle tirannie finanziarie globali, il Gentiloni ha da oggi all’attivo (si fa per dire) anche il disprezzo (che mal dissimula l’odio) per i ragazzi che scendono in piazza per protestare. Tanto che invoca un governo che sia in primo luogo, come suo tratto distintivo, contro di essi. E, naturalmente, contro la Cgil di Susanna Camusso e a favore di individui come il Marchionne. Questa è la destra del Partito democratico. Questi sono i mestatori che stanno cercando di rovesciare la segreteria Bersani per dare al Veltroni un’altra occasione di portarci alla rovina. (O magari al Renzi, che è perfino peggio).

 

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Per la serie "Cattofascisti è peggio che fascisti e basta": Rocco Buttiglione.

Per la serie Cattofascisti è peggio che fascisti e basta: Rocco Buttiglione.

 

Rocco Buttiglione (fondamentalista cristiano, ex berluscista, presidente dell’Uddiccì): Se in Italia deve nascere il Partito popolare europeo (Ppe) serve una svolta sul piano della moralità politica. Nessuno vuol rifare la vecchia Diccì. Dicono questo per paralizzarci: per non fare la vecchia Diccì, state fermi. Noi andremo avanti, e se ci lanciano questa accusa, fatti loro. E il partito di Bagnasco non esiste. Bagnasco ha detto che fino a ieri i cattolici dovevano difendere in politica i nostri valori e qualche legittimo interesse. Ora il problema è cambiato: siamo davanti a una grande crisi e i cattolici devono difendere la nazione italiana che rischia di andare a fondo. Bagnasco vuole un movimento sociale e culturale che dialoga con la politica. Io faccio un passo avanti e dico un movimento politico. Se non vi piace politico, diciamo un movimento di cittadinanza. Indipendente da tutti, ma non equidistante da tutti. (La Repubblica, lunedì 10 ottobre 2011). No, non vuole rifare la Democrazia cristiana. Vuole la finta democrazia cattofascista trasversale.

 

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Per la serie "Sbagliare partito è umano, perseverare è berluscìsta": Umberto Buratti.

Per la serie Sbagliare partito è umano, perseverare è berluscìsta: Umberto Buratti.

 

Umberto Buratti (piddìno etnofobo sindaco di Forte dei Marmi): No ai fast food americani, no ai kebab o ai sushi bar in centro o sul lungomare. Via libera alle acciughe fritte, alla spigola al forno e, naturalmente, agli spaghetti alle arselle. Forte dei Marmi issa la bandiera del genius loci, come lo chiama il sindaco Umberto Buratti. Che non è della Lega Nord ma del Pd, e che fra poco dovrà affrontare una nuova elezioni: “Non vogliamo diventare uguali a tutti gli altri posti, questo è un regolamento necessario per difendere la nostra identità culturale,” spiega. (La Repubblica, lunedì 10 ottobre 2011). Ci siamo già occupati del Buratti nel luglio del 2008, quando vietò i venditori ambulanti, italiani o extracomunitari, abusivi o illegali, non solo di merce contraffatta, sia sulla spiaggia che in centro, nonché un mercatino etnico e potenziò la polizia urbana con il contributo economico dei commercianti (non ambulanti). Che in quel caso (contraddicendo i dati medi nazionali sull’evasione fiscale dei lavoratori autonomi) furono contentissimi di contribuire. Proposta: Umberto, perché non esci dal Pd ed entri nella Lega Nord? Sarebbe anche nel tuo interesse: potresti fare anche di peggio senza che nessuno lo trovi strano. Mica te l’avrà ordinato il dottore di far finta di essere di sinistra, no?

 

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Eugenio Scalfari quando il suo abito non faceva ancora il monaco (immagine tratta da "Segnalazioni": cliccala per ingrandirla).

Eugenio Scalfari quando il suo abito non faceva ancora il monaco

(immagine tratta da Segnalazioni: cliccala per ingrandirla).

 

Eugenio Scalfari (massimo comun divisore della Sinistra italiana): Tra le numerose e importanti esternazioni che il presidente Napolitano ha indirizzato nel suo viaggio in Piemonte e in Val d’Aosta ai cittadini che sono accorsi in gran numero a salutarlo, ce n’è una che mi ha particolarmente colpito: “Non si debbono dividere gli italiani in buoni e cattivi”. Secondo me non era un incitamento retorico alla coesione nazionale, che sta giustamente a cuore a chi rappresenta l’unità del Paese, ma conteneva un concetto assai più profondo. Bontà e cattiveria, egoismo e altruismo, interessi particolari e solidarietà sociale non descrivono una società antropologicamente spaccata in due. Sono piuttosto due vocazioni naturali, due istinti che albergano in ciascuno di noi. In ogni individuo e in tutti i luoghi della Terra quei due sentimenti sono presenti e la storia delle persone, delle comunità, delle nazioni, altro non è che il confronto dialettico tra quelle due forze che si contrastano. Talvolta prevale l’una, altre volte l’altra, senza tuttavia che la forza soccombente sia eliminata. Se questo avvenisse, l’antropologia della specie risulterebbe radicalmente trasformata: l’umanità della nostra natura diventerebbe in un caso una natura bestiale, nell’altro una natura angelica. L’uomo non è né una bestia selvaggia né un’essenza angelicata. (...) Il vento nuovo che spira con sempre maggior lena in tutto il Paese muove in questa direzione: non spinge verso l’una o l’altra delle parti politiche in accesa competizione tra loro, ma spinge verso il futuro, verso una nuova modernità che congiunge insieme sobrietà, efficienza, sviluppo, solidarietà. (La Repubblica, domenica 9 ottobre 2011). Lo Scalfari è un adepto della Setta del massacro: noi Umani, per lui, siamo tutti legni storti, mentalmente malati per natura. Quindi, se adesso si degna di “spiegarci” che non intendeva dire che siamo bestie selvagge, è solo perché si è accorto, finalmente (o qualcuno lo ha indotto ad accorgersi) che sostenere ciò era un negare insensatamente la realtà, chè sotto gli occhi di tutti, che tra le bestie selvagge e noi qualche differenza c’è. Perciò finge di correggersi, e dal suo cartaceo soglio pontificio annuncia Urbi et Orbi che no, tranquilli, l’Essere umano non è una bestia selvaggia, ma “solo” una sorta di chimera di belva e angelo. Poiché allo Scalfari, alla fin fine, quel che importa non è tanto convincerci che siamo mostri, quanto soprattutto che lo siamo abbastanza perché ogni trasformazione (e nuovi rapporti, e una nuova Società) siano per noi impossibili. Convincerci che ognuno di noi ha dentro anche una belva e se la deve tenere. Questo gli preme: la necessità del controllo e dell’autocontrollo. Cioè del potere, religioso e ideologico e culturale e politico, che da fuori e da dentro, con le buone o con le cattive, “raddrizza” e “umanizza” individui che hanno troppo della bestia, dentro, perché ci si possa fidare di loro. Tutto come al solito, dunque, nell’omelia scalfariana di oggi? Al contrario: è insolita (e dà l’idea di un’urgenza, per così dire, fisiologica) la volgarità con cui, questa volta, il vetusto dogma della comune malformazione umana viene piegato, nella miglior tradizione delle chiacchiere da bar, agli immediati bisognini politici della congrega cattofascista di cui lo Scalfari è uno dei primi ispiratori: il vento nuovo, dice Eugenio (e notiamo, en passant, la livida malignità con cui un’espressione a noi cara, il vento nuovo, è stravolta a significare l’esatto contrario) non spinge verso l’una o l’altra delle parti politiche. Il che, tradotto, significa che il vento nuovo deve spingere (o su di lui anatema) verso il cosiddetto governo di responsabilità nazionale che avrà un solo, vero, compito: procrastinare l’incognita elettorale (da cui potrebbe venire un vento nuovo sul serio) finché non si sarà portato a termine il nostro massacro (e la distruzione dello Stato ch’è nostro) per conto delle tirannie finanziarie globali. (Per poi concludere, con altrettanta volgarità, che il Forza Gnocca berlusconiano non è una battuta ma un appello ai peggiori istinti che, appunto, albergano in ciascuno di noi: la volgarità dinsultarci tutti, di dar del berluscista dentro a ciascuno di noi, pur di tramutare il nostro sangue in acqua per il mulino del potere).

 

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Per la serie "Cresciuti alla scuola della dissimulazione gesuitica che nondimeno talvolta si tradiscono": Mario Draghi (con Jean-Claude Trichet).Per la serie "Cresciuti alla scuola della dissimulazione gesuitica che nondimeno talvolta si tradiscono": Mario Draghi (con Jean-Claude Trichet).

Per la serie Cresciuti alla scuola della dissimulazione gesuitica che nondimeno talvolta si tradiscono: Mario Draghi (con Jean-Claude Trichet).

 

(su) Mario Draghi: L’obiettivo, annunciato dal governo e dalla Funzione pubblica, è quello di tagliare oltre 300.000 posti tra il 2008 e il 2013... Come scritto nella lettera che la Banca centrale europea (Bce) ha inviato al governo per suggerirgli di valutare una riduzione significativa dei costi del pubblico impiego e di ridurre, se necessario, gli stipendi. (Susanna Camusso citata da La Repubblica di domenica 9 ottobre 2011). E bravo Draghi, il cocchetto del Vaticano, ex alunno dei Gesuiti, che va a parlare nelle abbazie, si commuove per il futuro dei giovani e intanto, zitto zitto, fa propaganda per la distruzione dello Stato. Che dei giovani (e di tutti noi) è l’unica difesa dalla prepotenza delle tirannie finanziarie globali che il Draghi rappresenta.

 

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Giorgio Napolitano: Non c’è una parte del Paese che può sollevare la bandiera della virtù scaricando sull’altra parte l’infamia del vizio. (La Repubblica, sabato 8 ottobre 2011). Facciamo schifo tutti, allora? Per la serie Eh, signora mia, l’uomo è una bestia...

 

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Putin e Berlusconi secondo "L'Unità" di domenica 9 ottobre 2011.

Putin e Berlusconi secondo L’Unità di domenica 9 ottobre 2011.

 

(su) Silvio Berlusconi: Nell anniversario dell’assassinio di Anna Politkovskaja, Putin festeggia il compleanno e Berlusconi vola da lui per un party nella dacia di Stalin. Ci sarà anche l’ex cancelliere (e capo della finta sinistra tedesca, n.d.r.) Schroeder nel ruolo di ospite d’onore, però anche stipendiato (assai) da Putin in quanto presidente del consorzio che ha realizzato il gasdotto North Stream... In attesa degli ospiti, Putin ha ringraziato una setta che nella regione di Nizhny Novgorod ha preso ad adorarlo come la reincarnazione di san Paolo. (Filippo Ceccarelli su La Repubblica di sabato 8 ottobre 2011).

 

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Per la serie "Talvolta è evidentissimo che noi e le grandi scimmie abbiamo un antenato in comune": Pierferdinando Casini.Per la serie "Talvolta è evidentissimo che noi e le grandi scimmie abbiamo un antenato in comune": Pierferdinando Casini.

Per la serie Talvolta è evidentissimo che noi e le grandi scimmie abbiamo un antenato in comune: Pierferdinando Casini.

 

Pierferdinando Casini: Una cosa però agli amici del Pd la voglio dire: la ricetta di Vasto (Bersani, Vendola, Di Pietro) non è adatta a risolvere i nodi italiani, rischiamo di passare dalla padella alla brace. I problemi del Paese non si dissolvono con le dimissioni del premier. O ci si rende conto che la lettera della Banca centrale europea (Bce) e l’accordo delle parti sociali costituisce la base di discussione per il dopo Berlusconi, oppure, chi vagheggia cose diverse, se non opposte, fallisce in partenza. (La Repubblica, sabato 8 ottobre 2011). Ecco un altro macellaio sociale cattofascista: via Berlusconi, dice, ma per fare un governo di cosiddetta responsabilità nazionale (come vorrebbero anche il Ratzinger, il Bagnasco, la presunta fronda pidiellìna di Pisanu e Scajola, il Veltroni, il Fioroni, il Gentiloni, i loro compari nel Pd, lo Scalfari e gran parte del padronato) che sia ancor più asservito alle tirannie finanziarie globali. Non dimentichiamo che il Casini, di secondo cognome, fa Caltagirone: pur di salvare le banche (compreso lo Ior vaticano, è ovvio) è pronto a lasciar fare contro l’Italia una guerra addirittura peggiore di quella che sta devastando la Grecia.

 

Andarono dietro alla Morte... e portarono l'Italia con sé.

 

(di e su) Pellegrino Capaldo (banchiere ed economista di Dio) e Bruno Tabacci: “L’Italia ha bisogno di un grande progetto condiviso che risvegli in tutti il senso di appartenenza e ridia entusiasmo ai cittadini”. È l’appello degli Amici dell’Istituto Luigi Sturzo, associazione presieduta da Pellegrino Capaldo e di cui fa parte, tra gli altri, Bruno Tabacci. “Con la nostra inerzia,” aggiunge il documento, “stiamo aggravando i rischi per tutti”. L’appello invita Berlusconi a lasciare (“si renda conto che non è più utile al Paese”) mettendo però sull’avviso che le dimissioni del premier non basterebbero a risolvere i problemi. (La Repubblica, sabato 8 ottobre 2011).

 

Andarono dietro alla Morte... e portarono l'Italia con sé.

 

Per la serie "'Agenti segreti' vaticani nelle tirannie finanziarie globali": Mario Draghi.

Per la serie Agenti segreti vaticani nelle tirannie finanziarie globali: Mario Draghi.

 

(di e su) Mario Draghi, Maurizio Lupi ed Enrico Letta: “La condizione di povertà economica delle famiglie con figli si è aggravata”. In uno dei suoi ultimi discorsi da governatore della Banca d’Italia, Mario Draghi avverte: “Le difficoltà dei giovani devono preoccuparci”; senza di loro, non c’è sviluppo. “La bassa crescita nazionale degli ultimi anni è anche riflesso delle sempre più scarse opportunità offerte alle giovani generazioni”. Perciò, servono riforme. “Uscire dalla stagnazione riavviando lo sviluppo con misure strutturali è oggi una priorità assoluta della politica economica del nostro Paese”. Draghi parla all’abbazia di Spineto, durante un seminario a porte chiuse organizzato dallintergruppo parlamentare di sussidiarietà di Maurizio Lupi ed Enrico Letta: è l’invitato d’onore. (La Repubblica, sabato 8 ottobre 2011). Belle parole, eh? Peccato che il Draghi vada a dirle, chissà perché, a dipendenti e servi del Vaticano, la peggior gerontocrazia del mondo: unagenzia, chiamiamola così, nelle cui fila non sono affatto rari quelli che della distruzione dei Giovani fin dalla più tenera età hanno fatto una missione. (E su Mario Draghi, banchiere ed economista della Goldman Sachs e di Dio, può essere interessante dare un’occhiatina al mio scritto L’Istituto che quasi Mi uccise. Anche se lui, personalmente, ne è solo sfiorato...)

 

Andarono dietro alla Morte... e portarono l'Italia con sé.

 

Per la serie "Il pescatore d'anime mica s'accontenta di quattro piddìni chierichetti": il Ratzinger mentre cerca (con qualche successo, a quanto sembra) di ipnotizzare Giorgio Napolitano.

Per la serie Il pescatore d’anime mica s’accontenta di quattro piddìni chierichetti:

il Ratzinger mentre cerca (con qualche successo, a quanto sembra, di ipnotizzare Giorgio Napolitano.

 

Giorgio Napolitano: C’erano state elezioni di rottura, e ci fu bisogno di un governo di tregua, proprio così venne chiamato allora. Il presidente della Repubblica, Einaudi, affidò l’incarico a Pella. Non durò a lungo, è vero, ma servì. Un insegnamento importante e positivo, che bisogna ricordare, e che segnerà poi anche gli sviluppi successivi della storia repubblicana del nostro Paese. (...) E tra le forze che operano per la coesione e il rinnovamento etico, oltre la Chiesa e tutte le organizzazioni e le ramificazioni del mondo cattolico, voglio rendere omaggio al contributo di Benedetto XVI alla causa dell’Unità d’Italia. (La Repubblica, venerdì 7 ottobre 2011). E così anche Napolitano si è schierato col governo di responsabilità nazionale e col nuovo partito cattolico.

 

Andarono dietro alla Morte... e portarono l'Italia con sé.

 

Per la serie "Il pescatore d'anime mica s'accontenta di quattro piddìni chierichetti": il Pisanu, lo Scajola, il Casini, il Formigoni, il Capaldo e il Bagnasco.Per la serie "Il pescatore d'anime mica s'accontenta di quattro piddìni chierichetti": il Pisanu, lo Scajola, il Casini, il Formigoni, il Capaldo e il Bagnasco.Per la serie "Il pescatore d'anime mica s'accontenta di quattro piddìni chierichetti": il Pisanu, lo Scajola, il Casini, il Formigoni, il Capaldo e il Bagnasco.Per la serie "Il pescatore d'anime mica s'accontenta di quattro piddìni chierichetti": il Pisanu, lo Scajola, il Casini, il Formigoni, il Capaldo e il Bagnasco.Per la serie "Il pescatore d'anime mica s'accontenta di quattro piddìni chierichetti": il Pisanu, lo Scajola, il Casini, il Formigoni, il Capaldo e il Bagnasco.Per la serie "Il pescatore d'anime mica s'accontenta di quattro piddìni chierichetti": il Pisanu, lo Scajola, il Casini, il Formigoni, il Capaldo e il Bagnasco.

Per la serie Il pescatore d’anime mica s’accontenta di quattro piddìni chierichetti: il Pisanu, lo Scajola, il Casini, il Formigoni, il Capaldo e il Bagnasco.

 

(su) le grandi manovre per il nuovo partito cattolico (o cattofascista che dir si voglia): Questo esecutivo non è in grado di affrontare la crisi, dice ormai apertamente Pisanu. Lo chiama “un governo dei migliori”, Scajola. La settimana scorsa sedevano assieme a Casini e Roberto Formigoni nel salotto del banchiere ed economista cattolico Pellegrino Capaldo. Anche lui tra gli invitati all’appuntamento che quella fetta dell’establishment cattolico si è già dato per il 17 ottobre a Todi, alla presenza del presidente della Conferenza episcopale italiana (Cei) Angelo Bagnasco. In agenda non c’è la costituzione di un partito dei cattolici, che d’altronde nemmeno la Cei ha auspicato. Quel che è certo, invece, è che dai rami secchi del Pidièlle sta per nascere qualcosa di nuovo. Sotto la regia dei due pezzi da novanta Pisanu e Scajola, ex diccì e grandi catalizzatori di voti, starebbero lavorando a una nuova formazione “Liberal democratica” da lanciare a breve. Nelle intenzioni di chi è all’opera, dovrebbe essere una forza in grado di aggregare laici e cattolici, e alla quale, oltre ai due big e ai parlamentari loro vicini, guarderebbero con interesse in tanti, da Pera a Dini. (La Repubblica, venerdì 7 ottobre 2011). (Ma sulle grandi manovre cattofasciste in corso nel Partito democratico e nel Pidièlle, vedi anche: I chierichetti del Pd alla festa neofascista Atreju11, qui; I chierichetti del Pd invece non vanno ad ascoltare Bersani a Pesaro, qui; il Fioroni dà l’alto là a Bersani, qui; il Veltroni magnifica lo Zingaretti sul Foglio di Giuliano Ferrara, e il Fioroni è contento, qui; il Veltroni, contro le elezioni, invoca un governo di responsabilità nazionale, qui; i Veltroniani chiedono una verifica sulla leadership del Pd, qui; il Bagnasco contro il berluscismo... per il cattofascismo, qui; il Fioroni parla di pre-partito cattolico, qui; veltroniani e fioroniani, nel 2013, vogliono il ciellìno Renzi candidato premier al posto di Bersani, qui; il Veltroni annuncia sul Foglio di Giuliano Ferrara che lui (il Veltroni) sta col papa, qui; il Veltroni, il Fioroni (e altri loro cloni, tutti -oni) come anaconda contro Bersani, qui; il Gentiloni e il Benigni contro Bersani e a favore del Renzi, qui; anche la Turco sta col Bagnasco, qui; lo Scalfari si schiera col Veltroni e i suoi compari, qui; Giorgio Napolitano si schiera per un governo di responsabilità nazionale e plaude al Ratzinger, qui).

 

Andarono dietro alla Morte... e portarono l'Italia con sé.

 

(su) Mariastella Gelmini: Il ministero della Pubblica Istruzione non ne infila una. A cinque giorni da un concorso per presidi che ha connotati storici (manca da sei anni, vi partecipano oltre 44.000 insegnanti) i suoi funzionari si stanno affannando a togliere 976 domande dalla griglia dei test. Le risposte sono sbagliate. Non torna nulla. Altre domande sono prolisse, non si possono leggere nel minuto a disposizione. Altre ancora sono superate, piene di refusi. I novanta espertoni esterni (tra loro consiglieri del ministro, rettori, ricercatori, avvocati dello Stato, tutti assoldati dal Miur) hanno prodotto un volume di scemenze in grado di entrare in gara con la gaffe del tunnel dei neutrini... Un concorso, per altro, che da quattro settimane è in mano alla polizia giudiziaria: c’è stata una fuga di notizie sulla griglia dei pretest. (La Repubblica, venerdì 7 ottobre 2011). Assoldar gentucola amica (e amica degli amici)non può portare che a risultati come questo. Ma cosa aspettarsi da un regimetto che sceglie così (se non peggio) perfino i ministri?

 

Andarono dietro alla Morte... e portarono l'Italia con sé.

 

Per la serie "Facciamogliela vedere, così c'è una remota possibilità che i due poveretti comincino a capire di cosa parlano": Berlusconi, la "Origine du monde" di Gustave Courbet, Mussolini.

Per la serie Facciamogliela vedere, così c’è una remota possibilità che i due poveretti comincino a capire di cosa parlano:

il Berlusconi, l’Origine du monde di Gustave Courbet (alla cui memoria chiediamo scusa) e la Mussolini.

 

Silvio Berlusconi e Alessandra Mussolini: Per il Pidièlle il nome migliore sarebbe Forza gnocca, ma non ce lo fanno fare (Berlusconi). È una splendida battuta: vuol dire che ci considera protagoniste, ci mette al centro (Mussolini). (La Repubblica, venerdì 7 ottobre 2011). Facciamogliela vedere, così c’è una remota possibilità che i due poveretti comincino a capire di cosa parlano.

 

Andarono dietro alla Morte... e portarono l'Italia con sé.

 

Per la serie "Qualcuno si è sbagliato e invece che da pollo da spennare si è vestito da bue già... spennato": il Bossi e il Trota alle sorgenti del Po.

Per la serie Qualcuno si è sbagliato e invece che da pollo da spennare si è vestito da bue già... spennato: il Bossi e il Trota alle sorgenti del Po.

 

Umberto Bossi: La Padania è una nazione stimata e conosciuta in tutto il mondo, l’Italia sta in piedi perché è da qui che pompa i soldi. (...) Mi sembra obiettivamente complicato arrivare al 2013. È difficile spennare la gente e farsi votare. Meglio andare al voto prima. A Berlusconi l’ho sempre detto, però il premier è lui. (La Repubblica, venerdì 7 ottobre 2011). Per il Bossi noi Italiani (tutti: del Nord, del Centro, del Sud e delle Isole) non siamo Esseri umani, ma polli da spennare. Ci chiama così, ci vede così, e così vuol trattarci. Ma consiglia al Berlusconi, per non rischiare che qualche pollo sfugga loro di mano, di farci votare prima di spennarci. Di berluscisti e leghini si potrà dire tutto, ma non che non parlino (e insultino) chiaro. Per loro siamo bestie. Compresi i figli, che chiamano trote.

 

Andarono dietro alla Morte... e portarono l'Italia con sé.

 

Per la serie "È la Binetti che porta il cilicio, ma ci sono altri che vorrebbero metterlo a noi": Enrico ed Enrico, Morando e Letta.Per la serie "È la Binetti che porta il cilicio, ma ci sono altri che vorrebbero metterlo a noi": Enrico ed Enrico, Morando e Letta.

Per la serie È la Binetti che porta il cilicio, ma ci sono altri che vorrebbero metterlo a noi: Enrico ed Enrico, Morando e Letta.

 

(su, tra l’altro) Enrico Letta (piddìno di Atreju e di cotanti zii) ed Enrico Morando (piddìno scilipotiano): Se l’Italia avesse uno straccio di governo autorevole, o almeno un’opposizione competente, cercherebbe di sostenere il piano Geithner. Un dibattito nel Pd si è aperto, e abbiamo letto il bravo Stefano Fassina sostenere l’intervento della Banca centrale europea (Bce). Purtroppo se la deve vedere con una destra interna, Letta e Morando (fossero solo loro!, n.d.r.) che confonde il rigore della proposta economica con moralismo e austerity: la redenzione (cristiana o laica, come volete) attraverso il cilicio (ai lavoratori). L’analisi keynesiana, con la centralità della spesa pubblica per sostenere la domanda, ha sempre avuto un connotato immorale per molti comunisti e cattolici. Dall’altra parte abbiamo Sel che in sostanza preferisce evitare di misurarsi coi problemi per rifugiarsi in vaghe e messianiche speranze di un cambiamento futuro. (Sergio Cesaratto su left 39, venerdì 7 ottobre 2011). Grazie all’economista Cesaratto e a left: ci hanno aiutato a capire come mai un cristianuccio di finta sinistra sia sempre anche un servo delle tirannie finanziarie globali.

 

Andarono dietro alla Morte... e portarono l'Italia con sé.

 

Per la serie "O il Pd si mette in testa che deve liberarsi di certa gente o è già morto e non lo sa": Lucio D'Ubaldo.

Per la serie O il Pd si mette in testa che deve liberarsi di certa gente o è già morto e non lo sa: Lucio D’Ubaldo.

 

Lucio D’Ubaldo (senatore del Pd o agente di Joseph Ratzinger nel Pd?...): Petroselli? Strumentalizzato e imposto. Oggi mi considero assente giustificato alla cerimonia voluta dai desideri o le nostalgie degli ex. (La Repubblica - Roma, venerdì 7 ottobre 2011). I tipi come il D’Ubaldo dovrebbero assentarsi dal Partito democratico una volta per tutte: allora sì che lo giustificheremmo volentieri. Per incoraggiarlo (dimostrandogli che abbiamo una memoria storica non solo per i grandi uomini, ma anche per i minuscoli individui) ricordiamogli che nel febbraio del 2009 votò con berluscìsti e leghìni l’obbligo di idratazione e alimentazione artificiale; che nell’aprile del 2009 chiese l’uscita del Pd dalla giunta del X Municipio di Roma “colpevole” di aver istituito e messo a disposizione di tutti i cittadini romani un registro dei testamenti biologici; e che poche settimane fa, verso la fine di luglio 2011, ha votato no all’arresto di Alberto Tedesco... Dai, Lucio, ammettilo: non sei di Sinistra, ma una (moscia) via di mezzo fra un cattofascista e un democristo. Che ci stai a fare nel Pd? A controllarci per conto di Ratzinger? O è solo che ti diverti a metterci i bastoncini fra le ruote? (Qualcuno potrebbe obiettare: Tutto qui? In tre anni e mezzo di legislatura il DUbaldo è finito sui giornali soltanto tre volte?... Be’, ci sarebbe anche, nel marzo scorso, una sospetta partecipazione alla Parentopoli romana, ma ci siamo astenuti dal menzionarla perché la cosa non è sicura... Sì, in effetti il Lucio non è un presenzialista mediatico. Non ama attrarre l’attenzione su quel che fa...)

 

Andarono dietro alla Morte... e portarono l'Italia con sé.

 

(su) Giulio Tremonti: Tremonti è un bambino capriccioso e un colossale imbroglione (Giuliano Ferrara). Tremonti è un problema: si dimetta, se dice che il governo è un ostacolo alla crescita. Non presenta proposte e non porta risultati: in un’azienda sarebbe già stato licenziato (Guido Crosetto). O ci sono le risorse per il rilancio di imprese, occupazione e infrastrutture, oppure questo decreto non lo votiamo (Andrea Ronchi). Tremonti? Dice colossali fesserie (Giancarlo Galan). (La Repubblica, giovedì 6 ottobre 2011). Estrema destra berluscista. Ancora più a destra del Tremonti? Sì, per incredibile che possa sembrare, ancora più a destra del Tremonti.

 

Andarono dietro alla Morte... e portarono l'Italia con sé.

 

Per la serie "Alla faccia della laicità dello Stato e degli Alunni non cattolici": il Reali col preside della Scuola media statale (?) Corrado Melone di Ladispoli.

Per la serie Alla faccia della laicità dello Stato e degli Alunni non cattolici: il Reali col preside della Scuola media statale (?) Corrado Melone di Ladispoli.

 

(su) la Scuola come piace a certi dipendenti di Joseph Ratzinger (e a chi non conosce l’Italiano): Questa la lettera del dirigente scolastico della scuola media statale C. Melone di Ladispoli (Roma): “Si comunica che il giorno venerdì 7 ottobre 2011, dalle ore 10.30 alle ore 12, Sua Eccellenza il Vescovo Mons. Gino Reali sarà ospite della nostra Scuola ed in tale occasione donerà dei crocifissi alle classi della Scuola. La struttura dell’incontro inizierà con un saluto del Vescovo, poi ci saranno delle domande da parte degli alunni che rivolgeranno al vescovo, poi la preghiera di benedizione ai crocifissi, la consegna dei crocifissi da parte del Vescovo ai professori e agli alunni delle classi e la benedizione finale del Vescovo a tutti gli alunni per il nuovo anno scolastico”. C’è qualcosa che non torna, non vi pare? (Lettera a La Repubblica di giovedì 6 ottobre 2011). C’è moltissimo che non torna. Ma anche qualcosa di utile: i Docenti d’Italiano potranno chiedere agli Alunni di individuarne i grotteschi strafalcioni, e i Ragazzi che ne troveranno di più potrebbero essere premiati... non con un crocifisso da parte del vescovo, si spera.

 

Andarono dietro alla Morte... e portarono l'Italia con sé.

 

Berlusconi secondo Altan su "La Repubblica" di giovedì 6 ottobre 2011.

Berlusconi secondo Altan su La Repubblica di giovedì 6 ottobre 2011.

 

Andarono dietro alla Morte... e portarono l'Italia con sé.

 

Per la serie "Divoratori delle Libertà": il Berlusconi, il Costa e il Contento.Per la serie "Divoratori delle Libertà": il Berlusconi, il Costa e il Contento.Per la serie "Divoratori delle Libertà": il Berlusconi, il Costa e il Contento.

Per la serie Divoratori delle Libertà: il Berlusconi, il Costa e il Contento.

 

(su) Silvio Berlusconi, Enrico Costa e Manlio Contento (pidiellìno capo e pidiellìni subordinati): Doppio colpo di scena sulle intercettazioni a Montecitorio. Pidièlle e Lega Nord la spuntano sul lodo Costa-Contento: sulle telefonate registrate sarà bavaglio, perfino nel contenuto, da quando il pm le inserisce in un suo atto a quando fissa l’udienza filtro che distingue le fondamentali dalle irrilevanti. E viene confermato che ci sarà il carcere da sei mesi a tre anni per chi pubblica conversazioni da distruggere, per quelle di terzi, e pure per quelle irrilevanti. (La Repubblica, giovedì 6 ottobre 2011).

 

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Per la serie "Grandi avvocati berluscìsti": il Paniz con Elvio Zornitta, che fu accusato di essere Unabomber e grazie al Paniz fu prosciolto con formula piena.

Per la serie Grandi avvocati berluscìsti: il Paniz con Elvio Zornitta,

che fu accusato di essere Unabomber e grazie al Paniz fu prosciolto con formula piena.

 

Maurizio Paniz (pidiellìno avvocato illustre): Chi lede gravemente la privacy della gente deve finire dentro, perché se per il furto di una mela si va in cella fino a tre anni, è giusto che succeda lo stesso per una telefonata finita ingiustamente sui giornali... E i blog? I blog sono diventati un fenomeno di vita sociale rilevante e vanno sanzionati. Non si può permettere che un sito diffami. Non può esistere franchigia, né per avvocati, né per giornalisti, né per operatori di un blog. (La Repubblica, giovedì 6 ottobre 2011).

 

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Per la serie "Attrazioni antiumane": il Veltroni e lo Scalfari.Per la serie "Attrazioni antiumane": il Veltroni e lo Scalfari.

Per la serie Attrazioni antiumane: il Veltroni e lo Scalfari.

 

Eugenio Scalfari (massimo comun divisore della Sinistra italiana): La mia personale opinione è che le elezioni immediate, in questa situazione economica e con questa legge elettorale, sarebbero una pessima soluzione. Un governo di responsabilità nazionale affidato ad una personalità di massima autorevolezza sarebbe invece una garanzia per decantare la situazione, uscire dai “protettorati” e mostrare che siamo capaci di nuotare senza salvagente riconquistando fiducia in noi stessi e ispirandola in altri. (La Repubblica, giovedì 6 ottobre 2011). Con queste parole lo Scalfari si schiera ancora una volta con Veltroni e compari. Ricordiamocelo, se e quando arriverà il momento di attribuire le responsabilità della catastrofe della Sinistra italiana e soprattutto del Paese.

 

Andarono dietro alla Morte... e portarono l'Italia con sé.

 

Per la serie "Lei non è affatto individualista, anzi: vota per due": Livia Turco.

Per la serie Lei non è affatto individualista, anzi: vota per due: Livia Turco.

 

Livia Turco: Credo sia utile tornare sul discorso pronunciato dal cardinale Bagnasco nel corso dell’ultimo consiglio permanente della Conferenza episcopale. L’aspetto che più mi ha colpito della prolusione del presidente della Cei è la cosiddetta “visione antropologica”, la critica all’individualismo e al radicalismo... (e altre 4 colonne di piombo su L’Unità di giovedì 6 ottobre 2011). Siamo giusti: si può pretendere che una Turco capisca che l’individualismo contro il quale si scagliano i dipendenti di Joseph Ratzinger è la considerazione e il rispetto per l’Essere umano? Non può capirlo, poveretta. O lo capisce benissimo e le piace? In altre parole: la Turco ci fa o c’è?

 

Andarono dietro alla Morte... e portarono l'Italia con sé.

 

Sergio Marchionne, venga a Barletta! (Staino su "L'Unità" di giovedì 6 ottobre 2011).

Sergio Marchionne, venga a Barletta! (Staino su L’Unità di giovedì 6 ottobre 2011).

 

Andarono dietro alla Morte... e portarono l'Italia con sé.

 

Bello il privato, eh?

 

Bello il privato, eh? Strage di ragazze a Barletta. Il crollo è stato causato dall’abbattimento dell’architrave del palazzo accanto, in ristrutturazione. Le quattro operaie morte non erano in regola e i locali che ospitavano l’azienda non avevano alcuna autorizzazione per farlo. Il sindaco di Barletta è del Pd. (La Repubblica, mercoledì 5 ottobre 2011).

 

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Angelino Alfano (commentando, da ex ministro della Giustizia, la sentenza d’appello che ha assolto Amanda Knox e Raffaele Sollecito): I magistrati non pagano mai per i loro errori. (La Repubblica, mercoledì 5 ottobre 2011).

 

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Per la serie "Lungaggini": Mariastella Gelmini.

Per la serie Lungaggini: Mariastella Gelmini.

 

(su) Mariastella Gelmini: Il 7 ottobre andremo in piazza per chiedere le dimissioni della Gelmini. Ha presentato i numeri riguardanti le bocciature in modo da far apparire valida la sua linea dura, ma era solo propaganda sulle spalle di studenti che vivevano il trauma della bocciatura. Questo ministro è capace solo di mentire. (L’Unione degli studenti su La Repubblica di mercoledì 5 ottobre 2011). Non è esatto che la Gelmini sia capace solo di mentire. Spesso crede davvero a quel che dice.

 

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Per la serie "Se Dio esistesse non li accoppierebbe": il Benigni, il Renzi, il Gentiloni e, alla faccia nostra, le facce degli amici loro.Per la serie "Se Dio esistesse non li accoppierebbe": il Benigni, il Renzi, il Gentiloni e, alla faccia nostra, le facce degli amici loro.Per la serie "Se Dio esistesse non li accoppierebbe": il Benigni, il Renzi, il Gentiloni e, alla faccia nostra, le facce degli amici loro.

Per la serie Se Dio esistesse non li accoppierebbe: il Benigni, il Renzi, il Gentiloni e, alla faccia nostra, le facce degli amici loro.

 

Paolo Gentiloni e Roberto Benigni: Non è scontato che Bersani sia il candidato del Pd alle future elezioni, anche se fossero nel 2012 (Paolo. E su di lui e quelli come lui vedi anche qui e qui). Matteo Renzi è un sindaco straordinario e come sapete sarà il prossimo presidente del Consiglio (Roberto). (L’Unità, mercoledì 5 ottobre 2011). Sono anni che quando vediamo o udiamo il Benigni sentiamo un sempre più forte odor di cristianucci. Ora non abbiamo più dubbi. E sapere che non si è ridotto così da solo non ci consola affatto.

 

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Renato Brunetta mentre tenta di arrivare all'altezza della Fiat, dei grandi mercati internazionali e dell'Europa.

Renato Brunetta mentre tenta di arrivare all’altezza della Fiat, dei grandi mercati internazionali e dell’Europa.

 

Renato Brunetta: Io sto con Marchionne, sto con una grande multinazionale che è la Fiat, io sto con un’azienda che si misura con i grandi mercati internazionali, io sto con l’Europa. (La Repubblica, mercoledì 5 ottobre 2011). E il bello è che il Brunetta è convinto che tutta questa gente non solo non gli sbatterà la porta in faccia senza prima aver guardato anche in basso, ma sarà addirittura lusingata e deliziata di averlo dalla sua parte.

 

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Per la serie "Nasi pallidi, nasi rossi e moccichini verdi": il Fugatti e il Franco.Per la serie "Nasi pallidi, nasi rossi e moccichini verdi": il Fugatti e il Franco.

Per la serie Nasi pallidi, nasi rossi e moccichini verdi: il Fugatti e il Franco.

 

Paolo Franco e Maurizio Fugatti (portatori di moccichino verde e parlamentari): Se, come dice Marchionne, la Confindustria fa politica, ci aspettiamo che il ministero dell’Economia chieda alle aziende di Stato di prendere atto di questa situazione e di uscire anch’esse dalla confederazione. (La Repubblica, mercoledì 5 ottobre 2011). Il Fugatti, per chi non lo ricordasse, non è solo un portatore di moccichino verde, ma anche un divoratore di carne d’orso. Altre divertenti notizie su di lui cliccando qui.

 

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Per la serie "Ogni tanto si scambiano di posto e quello davanti passa dietro": Marchioni e Berluschionne.

Per la serie Ogni tanto si scambiano di posto e quello davanti passa dietro: Marchioni e Berluschionne.

 

(su e di) Sergio Marchionne: Per la Fiat la scelta dei sindacati confederali e della Confindustria di precisare, il 21 settembre scorso, che derogheranno ai contratti nazionali solo sulle materie dell’accordo di giugno e non dunque sui licenziamenti senza giusta causa, come invece prevede l’articolo 8 della manovra, “limita fortemente la flessibilità gestionale” dell’azienda. Dunque fra tre mesi sarà addio alla Confindustria. Una decisione irrevocabile? “Certo, non facciamo entrate e uscite,” risponde Marchionne. E a chi gli chiede se nella scelta abbiano pesato gli attacchi degli industriali al governo, l’ad replica: “Il ruolo politico della Confindustria non ci interessa”. (...) Nella lettera alla Marcegaglia, poi, Marchionne parla di “un quadro di incertezze che allontanano l’Italia dalle condizioni esistenti in tutto il mondo industrializzato”. (...) Qualche sperimentazione sembrerebbe essere già in corso: secondo dati della Fiom, sui 190 lavoratori che per ora sono stati assunti nella nuova fabbrica di Pomigliano, nessuno è iscritto alla Cgil. Nella vecchia Pomigliano la Fiom aveva 600 iscritti, poco più del 10% della forza lavoro: in teoria, dunque, sui 190 nuovi assunti, una ventina dovrebbero avere la tessera dei metalmeccanici della Cgil. (...) E in Confindustria si aggiunge che “prima di considerarci una burocrazia superata, sarebbe utile che la Fiat pagasse le rate di iscrizione arretrate”. Solo pettegolezzi o c’è qualcosa di vero nella storia della Fiat morosa? (La Repubblica, martedì 4 ottobre 2011). Ammettiamolo: il Marchionne (malgrado la sua faccetta topolinesca) non è come la Marcegaglia o il Bagnasco, non abbandona la nave berluscista che affonda. Il che può voler dire: o che il Marchionne vede giusto, e la nave non affonderà; o che il Marchionne (come l’Italia migliore si augura) affonderà con essa dando al naufragio un notevole contributo di zavorra.

 

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Per la serie "Dopo i Trota, gli Anaconda": un anaconda, un ibrido Veltroni-Fioroni, un altro anaconda.Per la serie "Dopo i Trota, gli Anaconda": un anaconda, un ibrido Veltroni-Fioroni, un altro anaconda.Per la serie "Dopo i Trota, gli Anaconda": un anaconda, un ibrido Veltroni-Fioroni, un altro anaconda.

Per la serie Dopo i Trota, gli Anaconda: un anaconda, un ibrido Veltroni-Fioroni, un altro anaconda.

 

(di e su) Arturo Parisi, Walter io-sto-col-papa Veltroni, Giuseppe “Beppe” Fioroni, tutti gli altri -oni distruttori del Pd, e a rincalzo Matteo Renzi, Enrico Letta e Paolo Gentiloni: Lo dico a quelli che hanno scoperto poi che il referendum può essere un utile stimolo. Come se fosse la dolce Euchessina. Il segretario dovrebbe presentarsi dimissionario per difendersi dall’accusa di aver inferto un grave danno al partito proponendo una linea che si è dimostrata radicalmente sbagliata (Arturo Parisi). Per me valgono i fatti: abbiamo un progetto di legge che non è esattamente il Mattarellum; e siamo stati determinanti nella raccolta delle firme. (...) Il governo di transizione serve a qualcuno anche per rimescolare le carte. Ci sono dirigenti che hanno retropensieri personali. Sanno che oggi sicuramente non tocca a loro, ma se tutto torna in gioco, hanno una possibilità in più. Ci sono dirigenti che azzoppano il partito, invece di valorizzare il lavoro fatto: ma il Pd non è un optional, e io non sono il segretario di un optional. (...) Il nostro orizzonte sono le elezioni, ma non ci sottraiamo a un governo di emergenza. (...) Ci stiamo attrezzando a entrambi gli scenari, sia elezioni che governo di emergenza, però non tutto è nelle nostre mani. E comunque, anche se disponibili al governo di transizione, il nostro progetto non è quello, se no ci finiremo sotto come un camion (Pier Luigi Bersani). Serve una proposta politica chiara e inequivocabile: l’orizzonte in cui si muove il Pd non è, come pure qualcuno ha sintetizzato, quello delle elezioni, bensì quello del superamento del governo Berlusconi con un governo davvero responsabile. Le due scelte, elezioni o governo di responsabilità, non possono essere messe sullo stesso piano anche perché più si parla di elezioni più si indebolisce la prospettiva di dar vita ad un governo capace di farci uscire da questa fase politica torbida e pericolosa. Penso a un governo che abbia un ampio consenso parlamentare e una guida autorevole e autonoma, capace di fare le scelte difficili e onerose che ci consegna la crisi (Walter Veltroni). Allo stesso modo di Veltroni la pensano Walter Verini, il capogruppo Dario Franceschini (anche se la sua Area democratica, benché si sia riunita prima della Direzione e abbia espresso critiche al modo in cui è stata gestita la vicenda referendum, ha poi deciso di non unirsi all’intemerata di Parisi, che anzi è stato criticato dal capogruppo alla Camera), Beppe Fioroni, Franco Marini, Paolo Gentiloni e pure il vicesegretario Enrico Letta. Dice Beppe Fioroni: “Veltroni è tornato in campo, altroché. E l’anaconda sta stringendo al collo gli avversari di sempre, gli ex Ds. (...) La minoranza Modem ha deciso di rompere gli indugi. Veltroni lo dimostra con il suo presenzialismo mediatico e con un lavoro che secondo molti dovrebbe portare alla corsa di Matteo Renzi per le primarie del 2013, alla fine dell’esperienza del governo di transizione. (...) Ma un governatore pesante come Enrico Rossi non ha paura di sostenere Bersani con argomenti forti: “Leggo paginate, interventi. Bene: penso che certi dirigenti dovrebbero imparare quando è il momento di tacere. Per me D’Alema, Veltroni, Fioroni, Bindi vanno ringraziati, ma adesso devono ritagliarsi un ruolo da riserva della Repubblica e del partito. Mai più incarichi dirigenziali per loro, mai più posti di ministro; e se vogliono entrare in Parlamento, si sottopongano alle primarie di collegio. Intanto contro Stefano Fassina, responsabile del Pd per l’Economia, che ha dichiarato che la lettera di Trichet e Draghi contiene una ricetta “iniqua e irrealistica” e che la Bce (Banca centrale europea) è “una istituzione senza legittimazione democratica e limitata dal suo statuto al controllo dell’inflazionesi scagliano Enrico Letta e Paolo Gentiloni: “L’europeismo a intermittenza sarebbe un errore: lasciamo a Berlusconi la polemica contro la tecnocrazia europea” (Letta). “Se il nemico è la Bce, addio Nuovo Ulivo” (Gentiloni). (La Repubblica e L’Unità, martedì 4 ottobre 2011). Il Veltroni parla come se il segretario fosse lui: dove trova tanta faccia tosta? Cosa sta cambiando, a suo favore (e contro il segretario eletto a larghissima maggioranza dagli iscritti) dietro le quinte del Pd? Congiure di palazzo stanno tramutando la minoranza in maggioranza e viceversa? Se è così, la definitiva degenerazione del Partito democratico in democristiano è vicina. (Ma vedi anche qui e qui).

 

Andarono dietro alla Morte... e portarono l'Italia con sé.

 

Per la serie "La Scuola nel tunnel, e senza un neutrino": Mariastella Gelmini. (Immagine tratta dal sito "Segnalazioni")

Per la serie La Scuola nel tunnel, e senza un neutrino: Mariastella Gelmini.

(Immagine tratta da Segnalazioni).

 

(su) Mariastella Gelmini: Scuola, calano i bocciati. Dal 2008 sempre in flessione. Smentiti i comunicati del ministro. Così la Gelmini ha nascosto il flop della linea dura. (Titolo de La Repubblica di martedì 4 ottobre 2011). La prassi instaurata dal Miur in era Gelmini sembra da regime comunista: oscurare i dati, manipolarli o cocederli col contagocce, per privare docenti, analisti e osservatori del diritto democratico di sottoporre a pubblico controllo l’azione del governo... Viviamo in un mondo alla rovescia in cui i responsabili della pubblica istruzione si vergognano perché, stando ai numeri, la scuola, nonostante i tagli, adempie bene al suo compito, che è formare gli studenti, dunque portarli alla promozione, e non bocciarli. Alla Gelmini è caro il modello-azienda, ma nemmeno le imprese che invocano a gran voce una maggiore libertà di licenziare misurano la loro performance in termini di dipendenti espulsi... Che genere di messaggio trasmettiamo ai ragazzi? Se al compito di matematica i dati non tornano, devono sentirsi autorizzati a truccare le cifre? (Benedetta Tobagi su La Repubblica di martedì 4 ottobre 2011). La licenza di “uccidere” Bambini e Ragazzi, che la Gelmini conferì ai Docenti contrabbandandola per un ambiguo ritorno alla severità, era un tentativo di stornare sui più deboli la collera e la frustrazione degli Insegnanti per l’aggressione berluscista contro la Scuola. Che le bocciature non siano aumentate ci rassicura che i colleghi non sono affatto così vili come la Gelmini sembra volerli: buon segno, per la categoria e per il Paese.

 

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(su) Mariastella Gelmini: Disabili a scuola se paga la famiglia: settecento euro al mese oppure orario ridotto rispetto ai compagni di classe. Mancano docenti di sostegno e assistenti: le ore a disposizione non coprono le necessità del servizio. I genitori: ricorso contro il ministero. (La Repubblica, lunedì 3 ottobre 2011). Lo sterminio nazista, in effetti, non cominciò dagli Ebrei. Cominciò dai Disabili.

 

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Per la serie "Scomposte gare a usare il referendum non contro il Porcellum, come vorrebbero i Cittadini, ma contro Bersani": Arturo Parisi.

Per la serie Scomposte gare a usare il referendum non contro il Porcellum, come vorrebbero i Cittadini, ma contro Bersani: Arturo Parisi.

 

(su) Arturo Parisi (che attacca Pier Luigi Bersani ricordando il divieto di raccogliere le firme all’inizio e questa scomposta gara a chi se ne attribuisce il merito adesso): I referendum li fanno i comitati referendari, non i partiti. Quando ho detto che non ci mettevo il cappello ma il banchetto, intendevo dire proprio questo. (Pier Luigi Bersani, La Repubblica, lunedì 3 ottobre 2011).

 

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Per la serie "Politici ora basta. Tranne uno": Diego Della Valle e Clemente Mastella.Per la serie "Politici ora basta. Tranne uno": Diego Della Valle e Clemente Mastella.Per la serie "Politici ora basta. Tranne uno": Diego Della Valle e Clemente Mastella.Per la serie "Politici ora basta. Tranne uno": Diego Della Valle e Clemente Mastella.

Per la serie Politici ora basta, tranne uno: Diego Della Valle e Clemente Mastella.

 

(su) Diego Della Valle ed Emma Marcegaglia: La cosiddetta borghesia produttiva, concetto piuttosto evanescente in Italia, finalmente “cambia di spalla al suo fucile”. Peccato che la presidente della Confindustria, Emma Marcegaglia, lo faccia ben oltre il fischio del novantesimo minuto, e che il manifesto di Diego Della Valle, pubblicato ieri a pagamento su alcuni giornali, soffra di un lessico dozzinale (“Politici ora basta”), degno di una conversazione antipolitica da bar e non della assunzione di responsabilità di una classe dirigente che possa fregiarsi di questo nome. (...) Ora si profila l’avvento dei “migliori”, si vagheggia di un partito che non c’è, si propongono “riserve della repubblica”, da Montezemolo alla stessa Marcegaglia, dal banchiere Profumo al suo collega Passera. La riscossa della borghesia che non c’è e se c’è ha taciuto per tre lustri. Se ci sono e sono davvero caapci di salvare l’Italia ridotta com’è, ci provino senza chiedere prebende e posizioni, ponendo fine ai balletti di tattica, senza cavalcare l’onda dell’antipolitica, ma cercando di restaurare la politica “alta”, quella dell’etica e della responsabilità. Se non ora, quando. (Alberto Statera, La Repubblica, domenica 2 ottobre 2011). Troppo alta l’asticella, caro Statera. Così non ci arriveranno mai, poveretti.

 

Andarono dietro alla Morte... e portarono l'Italia con sé.

 

Bello il privato, eh?

 

Bello il privato, eh? Meno farmaci ai malati di tumore: “Soldi buttati, tanto devono morire”. Palermo, intercettazioni shock nella clinica diretta da Maria Teresa Latteri: “La Regione ci ha ridotto i rimborsi, perché dobbiamo spendere soldi?...”

(La Repubblica, domenica 2 ottobre 2011).

 

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Per la serie "C'è di peggio del berluscismo, c'è il cattofascismo": il Veltroni, il Ratzinger e il Ferrara.

Per la serie Cè di peggio del berluscismo, c’è il cattofascismo: il Veltroni, il Ratzinger e il Ferrara.

 

Walter Veltroni: Io sto col Papa. (...) Il mondo della comunicazione ovunque, della rete che ci avvolge fino a stritolarci, del successo a portata di mano, dell’Io ipertrofico e tronfio ci riempie di molto per portarci al nulla. (...) E così ci rinchiudiamo in identità spesso autorappresentative, come una coperta da stendere sul capo, per ripararsi dalla globalizzazione del mondo. (...) Nella presentazione del suo libro a Roma, Eugenio Scalfari ha ricordato la definizione di Kant dell’uomo come “legno storto” e ha giustamente ragionato sulla pericolosità e difficoltà del proposito di raddrizzarlo e dei fallimenti storici di chi se lo è proposto. Accettare i miliardi di “legni storti” spinge a creare un ambiente dove essi possano riconoscersi e rispettarsi e, per questa via, creare un contesto “laicamente” diritto. (...) Per questo io che non credo o che, come ho detto sinceramente “credo di non credere”, ho ascoltato con enorme interesse l’affascinante discorso al Parlamento tedesco di Benedetto XVI nel quale ha lanciato un invito che non può non essere raccolto. È necessaria, ha detto Papa Ratzinger, una “discussione pubblica”, in particolare in Europa, sul rapporto tra politica, diritto e ragione: “Invitare urgentemente ad essa,” ha aggiunto, “è un’intenzione essenziale di questo discorso”. Non si può non raccogliere l’invito. (...) E gli argomenti di Ratzinger sono forti. (...) C’è una sola via, sembra dire Papa Benedetto, per affrontare la crisi con spirito costruttivo. Ed è la via del dialogo aperto, del confronto trasparente, a partire dalla comune passione per l’umanità e il suo destino. 2. La riflessione proposta da Ratzinger è ormai largamente nota, soprattutto ai lettori di questo giornale. Essa ha al centro l’affermazione che la buona politica, la politica che vuole essere impegno per la giustizia e costruzione delle condizioni di fondo per la pace, è una politica subordinata al diritto. (...) E tuttavia, dire che la politica deve fondarsi sul diritto e non viceversa, significa dire che il principio di maggioranza, che in gran parte della materia da regolare giuridicamente “può essere un criterio sufficiente”, “nelle questioni fondamentali del diritto, nelle quali è in gioco la dignità dell’uomo e dell’umanità” non può bastare. E allora? Come riconoscere ciò che è giusto?. (...) Ratzinger vuole essere ancora più chiaro: “Ciò che in riferimento alle fondamentali questioni antropologiche sia la cosa giusta e possa diventare diritto vigente, oggi non è affatto evidente di per sé”. (...) La via proposta dal Papa è piuttosto quella di una riscoperta dell’idea di “diritto naturale”, per la quale sono la natura e la ragione le vere fonti del diritto: una linea di pensiero che da Atene e Roma, attraverso l’incontro col pensiero giudaico e cristiano e poi il filtro dell’Illuminismo, giunge fino alla Dichiarazione universale dei diritti umani e alle grandi costituzioni democratiche del Dopoguerra. (...) La riflessione e la proposta di Papa Ratzinger, entrambe aperte e problematiche, pur attorno a un nucleo di convinzioni forti e radicate, a me paiono di straordinario interesse e suggestione sul piano intellettuale e di potenziale fecondità sul piano politico. Tanto più in un paese come il nostro, profondamente segnato dal dialogo, ma anche dalla contrapposizione, tra laici e cattolici, tra credenti e non credenti. (...) La traccia proposta da Papa Benedetto a Berlino può risultare preziosa per dar vita, nel nostro paese, a una nuova stagione di dialogo tra credenti e non credenti e a scongiurare invece dannose e fuorvianti contrapposizioni. (...) Penso che sia vitale, per il futuro del nostro paese, incoraggiare e favorire una comune capacità, da parte di credenti e non credenti, di coltivazione dei valori comuni, sulla base di una comune fiducia nella ragione. (...) I non credenti imparino a rispettare fino in fondo i convincimenti religiosi. (...) Promuovere una nuova stagione di dialogo tra credenti e non credenti è indispensabile anche per scongiurare il rischio che, dopo la fine ormai conclamata del berlusconismo, il bipolarismo italiano si ristrutturi lungo una linea di frattura etico-religiosa, anziché politico-programmatica. (...) Per questo penso che il nuovo protagonismo dei credenti cattolici, delle loro associazioni, movimenti, opere, al servizio di un rilancio e di una ricostruzione di un paese che da decenni non era così fiaccato e umiliato, sarà tanto più fecondo, quanto più saprà irrorare tutto lo schieramento politico. Entrambi i poli (...) dovranno vedere presenti e protagonisti laici e cattolici, credenti e non credenti. Naturalmente, rendere questo possibile è compito innanzi tutto delle forze politiche. E sul versante del centrosinistra è compito innanzi tutto del Partito democratico, che mai come oggi può comprendere quanto la sua originaria vocazione a unire le diverse culture riformiste, guardando ben oltre i tradizionali confini della sinistra storica e dando vita ad una identità nuova, unitaria e plurale, l’identità democratica, sia condizione vitale per il suo stesso ruolo nel paese. (Il Foglio Quotidiano diretto da Giuliano Ferrara, sabato 1° ottobre 2011). Traduzione: I rapporti umani, anche per colpa di Internet, sfuggono a ogni controllo e si fanno sempre più liberi. Cosa pericolosissima, perché l’essere umano, come dice Eugenio Scalfari, è un legno storto che, nel suo interesse, va tenuto sotto costante controllo dall’interno (autocontrollo) e dall’esterno. Il controllo esterno, il più importante, lo deve costruire e organizzare la politica. Che da sola però non ce la fa, come dimostra la situazione attuale dell’Italia e di tutto l’Occidente. Per questo la politica ha bisogno della Chiesa cattolica: perché la Chiesa, che sa bene da sempre di quanto poca stima sia degno l’essere umano ― e quanto siano inaffidabili, quindi, la volontà della maggioranza e la sovranità popolare ― con Ratzinger sta elaborando (e può fornire anche alla politica) uno strumento formidabile per sottomettere, in un colpo solo, il singolo e la collettività, e per affievolire in modo decisivo, così, una democrazia che ormai troppa gente sta prendendo pericolosamente sul serio: non una tirannia religiosa di stampo medioevale, che nel mondo moderno non funzionerebbe, ma la dittatura invisibile, e dunque apparentemente soft, di una razionalità assolutamente lucida (e perciò, vorrei dire, spietata, ma non lo dico per non spaventarvi troppo) a cui daremo il vecchio e rassicurante (per i gonzi) soprannome di diritto naturale. Cioè, fuor di metafora, un corpus di norme duramente antiumane (per il bene di tutti, naturalmente) ma all’apparenza del tutto logiche, che gabelleremo per leggi di natura ma che saranno la Chiesa e i politici a elaborare e decidere. Bel progettino, no? Il solo problema è che in un Paese come il nostro l’impresa di sottomettere la politica alla ragion religiosa non può aver successo finché l’ostinato umanesimo della Sinistra non sarà stato definitivamente sconfitto e i due poli dello schieramento politico non saranno divenuti del tutto speculari. Ma niente paura, non è un problema grave: la Sinistra l’ho già quasi completamente distrutta io negli anni scorsi, con l’aiuto (non determinante) di Fioroni, Gentiloni, Rutelli, Fassino, Chiamparino, Renzi e qualche altro che ora non mi sovviene. Adesso, per darle il colpo di grazia, basta far fuori Bersani. (E tutto questo il Veltroni, reduce con i suoi compari dalla festa neofascista chiamata Atreju, dove va a scriverlo? Sul Foglio. Per la serie La nauseantissima trinità: il Ratzinger, il Ferrara e il Veltroni).

(Su quello che stanno combinando Veltroni e compari, vedi anche qui e qui).

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Per la serie "Vediamo chi la vince, se i padri del trota e del porcellum o i Padri della Patria": il Bossi e Giorgio Napolitano.Per la serie "Vediamo chi la vince, se i padri del trota e del porcellum o i Padri della Patria": il Bossi e Giorgio Napolitano.

Per la serie Vediamo chi la vince, se i padri del trota e del porcellum o i Padri della Patria: il Bossi e Giorgio Napolitano.

 

(su) Umberto Bossi e tutti i portatori di moccichino verde: Grida che si levano in quei prati dove non c’è il popolo padano, ma un corpo di cittadini con scarsa consapevolezza di cose come l’articolo 1 della Costituzione... Non ci può essere una via democratica alla secessione: la sovranità popolare si esercita nelle forme e nei limiti stabiliti dalla nostra Carta costituzionale... Se dalle parole, dalle grida scomposte e grottesche della secessione si dovesse passare ad atti preparatori, lo Stato italiano non esiterebbe a intervenire. È già successo in passato, in Sicilia, dove il leader indipendentista Finocchiaro Aprile venne arrestato. Ecco: quando c’è stato un pericolo reale, lo Stato lo ha fermato e scongiurato... Si pensa forse a uno Stato lombardo-veneto che si mette a fare concorrenza alla Cina, alla Russia, all’India? Grottesco... Si può strillare in un prato, ma non si può cambiare il corso della Storia... Serve però un cambiamento, serve un altro meccanismo elettorale che recuperi il rapporto di fiducia tra elettore ed eletto, che esisteva ma è stato rotto. E nessuno potrà sottrarsi a questa esigenza. (Giorgio Napolitano, citato da La Repubblica di sabato 1° ottobre 2011). La fine delle buffonate padane, dei diti medi e dei Trota si avvicina a grandi passi. Uomini avvisati, mezzi salvati.

 

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Per la serie "Facce di chi vede avvicinarsi la resa dei conti": Roberto Calderoli.

Per la serie Facce di chi vede avvicinarsi la resa dei conti: Roberto Calderoli.

 

Roberto Calderoli: Il presidente è sempre molto saggio, ma fa finta di dimenticare il diritto universalmente riconosciuto dell’autodeterminazione dei popoli... La Lega Nord da oltre vent’anni è garanzia di democrazia. (La Repubblica, sabato 1° ottobre 2011). Due scemenze. Il Popolo italiano si è già autodeterminato dandosi una Carta costituzionale. Che non prevede alcuna secessione. Mentre la Lega Nord da oltre vent’anni cerca di distruggere la Democrazia italiana, la Libertà di tutti e la Nazione stessa.

 

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Diego Della Valle: La gravità della situazione impone che le componenti della società civile più serie e responsabili, che hanno veramente a cuore le sorti del Paese (politici - mondo delle imprese - mondo del lavoro) si parlino tra loro e si adoperino e lavorino per affrontare con la competenza e la serietà necessarie questo difficile momento. (La Repubblica, sabato 1° ottobre 2011). Una delle tre componenti serie e responsabili è la più seriamente responsabile del quasi-ventennio berluscista per averlo sostenuto fino a un minuto fa: indovina quale. Un aiutino? Comincia per mondo e finisce per imprese. Prima le scuse, padroni e padroncini e padronacci, e poi vediamo.

 

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Per la serie "Sta per togliersi anche l'ultima maschera": Silvio Berlusconi, da Mussolini a Mussolini passando per Craxi.Per la serie "Sta per togliersi anche l'ultima maschera": Silvio Berlusconi, da Mussolini a Mussolini passando per Craxi.Per la serie "Sta per togliersi anche l'ultima maschera": Silvio Berlusconi, da Mussolini a Mussolini passando per Craxi.

Per la serie Sta per togliersi anche l’ultima maschera: Silvio Berlusconi, da Mussolini a Mussolini passando per Craxi.

 

Silvio Berlusconi (nella notte del suo settantacinquesimo compleanno, festeggiato rendendo omaggio a Benito Mussolini nella persona e in casa della nipote Alessandra Mussolini): Bettino Craxi è stata una grande guida per l’Italia, tanto è vero che ogni anno ventimila persone vanno a deporre garofani sulla sua tomba, mentre questo non succede nella tomba di Togliatti o di Berlinguer. Eppure, chi ora è nel Pd, ma all’epoca era nel Pci insieme a certi magistrati e a certa stampa, non gli ha permesso di tornare in Italia per curarsi. Lo hanno ucciso. E adesso quegli stessi magistrati vogliono farmi fare la stessa fine, vorrebbero mandarmi in esilio ma non ce la faranno mai... La verità è che in Italia c’è una dittatura dei magistrati... Con la dittatura delle toghe è impossibile governare, anzi inutile, perché se una legge non piace ai magistrati, questi fanno ricorso alla Corte costituzionale. Che è di sinistra... Possibile che tutte le donne che vengono a casa mia sono delle escort, mentre quelle che sono ospiti di personaggi della sinistra sono vergini e sante? (Per questo individuo le donne si dividono dunque in tre sole categorie, prostitute, vergini e sante?, n.d.r.) Come Ibrahimovic (Non sappiamo chi sia: se il Berlusconi nominandolo lo ha offeso, lo preghiamo di scusarci per non aver espunto il suo nome dalla citazione..., n.d.r.), io sono un fuoriclasse che ha salvato l’Italia dal default preparato da Prodi quando ha permesso il cambio lira-euro. Adesso siamo sotto di cinque punti, ma i nostri elettori sono solo in stand by: torneranno. (La Repubblica, venerdì 30 settembre 2011).

 

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Continuano gli abbandoni della nave berluscista: dopo la Marcegaglia, il Bagnasco e i costruttori, è la volta dei Giovani della Confindustria.Continuano gli abbandoni della nave berluscista: dopo la Marcegaglia, il Bagnasco e i costruttori, è la volta dei Giovani della Confindustria.Continuano gli abbandoni della nave berluscista: dopo la Marcegaglia, il Bagnasco e i costruttori, è la volta dei Giovani della Confindustria.Continuano gli abbandoni della nave berluscista: dopo la Marcegaglia, il Bagnasco e i costruttori, è la volta dei Giovani della Confindustria.

Continuano gli abbandoni della nave berluscista: dopo la Marcegaglia, il Bagnasco e i costruttori, è la volta dei Giovani della Confindustria.

 

Jacopo Morelli (presidente dei Giovani della Confindustria): Non inviteremo politici sul palco, ma solo ad ascoltare. Avevamo fatto proposte, abbiamo avuto zero risposte. Non vogliamo essere presi in giro. Adesso diciamo: zero risposte, zero politici. Vogliamo il dialogo, ma che sia serio. Non possiamo continuare ad avere un Paese umiliato dalle non scelte. (La Repubblica, venerdì 30 settembre 2011). Continuano gli abbandoni della nave berluscista: dopo la Marcegaglia, il Bagnasco e i costruttori, è la volta dei Giovani della Confindustria. Si accettano scommesse sui prossimi, in ordine decrescente di probabilità: la Gelmini? Il Confalonieri? Il Veltroni? I figli? La criminalità organizzata? Marinella Brambilla? La scorta?... Niente a che vedere con gli immarcescibili fedeli di Gheddafi, comunque: quelli sì che si son votati al capo fino alla morte. Sta’ a vedere che accanto al povero Berlusconi, quando il momento fatale sarà giunto, non vedremo neanche un’imitazione (per quanto modesta, formato escort) di Claretta Petacci.

 

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Mariastella Gelmini secondo "L'Unità" di venerdì 30 settembre 2011.

Mariastella Gelmini secondo L’Unità di venerdì 30 settembre 2011.

 

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